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Matrimonio e prostituzione od ecologia sociale e famiglia comunitaria?

 
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Il ripristino della “famiglia comunitaria”, com’era strutturata nel mesolitico, è una delle soluzioni possibili  per contrastare il deterioramento sociale e del sistema sociale  corrente che tanti danni sta procurando alla società.  Il degrado è iniziato con l’avvio del patriarcato e l’abbandono dell’organizzazione  gilanica della famiglia comunitaria o tribale. A mano a mano che la “civilizzazione” e l’urbanizzazione avanzavano  condussero la società a strutturarsi  gerarchicamente con  la formazione di  nodi, partendo dal nucleo familiare gestito dai maschi fino alle altre strutture superiori  di potere.  
 
A partire dalla fine del  19° secolo  con l’avvento dell’industrializzazione e della ulteriore urbanizzazione   aumentò anche lo scollamento familiare che, con il deterioramento del sistema  patriarcale, sta trascinando la società umana in un imbarbarimento di rapporti inter-familiari. In questa società consumista i due genitori perlopiù lavorano entrambi all’esterno della casa, per motivi economici o di “emancipazione” femminile, come si dice oggi…
 
Il risultato è che la prole -se non è completamente assente perché da fastidio al menage- viene abbandonata a  se stessa, in istituti od in mano a baby sitters o davanti al televisore a rimbambirsi. Gli anziani, che una volta svolgevano all’interno della famiglia un importante ruolo di mantenimento della cultura e di assistenza  ai giovani, sono anch’essi emarginati e ridotti all’ospizio o se tenuti in casa sono comunque visti come mera fonte di guadagno, per via delle pensioni, e non possono esercitare il ruolo che la natura sin dai tempi più antichi aveva loro concesso, quello di trasmettitori della saggezza popolare.
 
Altro problema grave della famiglia attuale, monogama (ma per modo di dire), è che la spinta verso la virtualizzazione dei rapporti, sancita dal proliferare in tv, al cinema, sui giornali e su internet di modelli dissacratori e pornografici, ha portato anche ad un ampliamento dell’esercizio della prostituzione (maschile e femminile) in tutte le sue sfaccettature, sia virtuali che materiali.
 
Insomma i rapporti umani  sono talmente deteriorati che l’unica via di salvezza sembra proprio il ritorno alla famiglia allargata che contraddistingueva l’antica civiltà matristica, cioè prima dell’avvento del patriarcato e delle religioni monoteiste.
 
Proprio in questi giorni ho  terminato di leggere un interessante libro scritto dall’amico Carlo Consiglio, naturista e vegetariano, emerito professore di zoologia alla Sapienza di Roma. Il titolo è “L’Amore con più partner”, con prefazione di Luigi De Marchi, psicologo sociale e politologo di fama internazionale.
 
Mi sono trovato  d’accordo con quanto espresso nel testo ed ammetto che parecchie delle conclusioni alle quali è giunto l’amico Carlo le ho riconosciute come mie e rientranti nel filone dell’ecologia sociale e dell’ecologia profonda di cui mi occupo da anni. Infatti togliendo l’esclusiva al modello monogamo della famiglia si possono facilmente creare soluzione sociali più in accordo con i tempi in cui viviamo.
 
Ed a riprova di ciò vi sottopongo un articolo da me scritto alcuni anni fa proprio su questo tema.
 
L’esercizio della prostituzione non ha età, sia in forma sacrale come avveniva nei templi dedicati alla Dea, sia in forma mascherata come nel caso delle etere greche o delle geishe giapponesi, sia nel modo compassionevole come per quelle donne che occasionalmente nei paesi “assistevano” maschi non maritati in cambio di vivande e compagnia, sia nel modo così detto “volgare” cioè con l’adescamento per strada, la prostituzione peripatetica, ed ancora tanti sono i modi e le maniere della concessione carnale per soddisfare una necessità fisiologica (perlopiù dei maschi) in cambio di prebende e denaro. Certo la prostituzione è una consuetudine antica, ma non così antica come si vorrebbe far credere….
 
Infatti è solo con l’affermarsi del patriarcato, circa cinquemila anni fa, e con la pratica del “matrimonio” subentrò  nella società l’uso di “pagare” la donna. Il matrimonio stesso è una forma di accaparramento della donna, all’inizio per ottenere da lei qualche prole e successivamente per semplice sfogo sessuale. Ancora oggi in alcune civiltà asiatiche, in cui ancora si manifestano tracce del primo modello patriarcale, esistono i cosiddetti “matrimoni a tempo”, eufemismo per garantirsi i favori di una donna per un breve periodo….
 
In occidente con l’avvento del cristianesimo, che ha sancito il matrimonio come vincolo indissolubile e sacramentale, è andata vieppiù affermandosi l’esigenza della prostituzione. Insomma si può tranquillamente affermare che la prostituzione è una diretta conseguenza del vincolo matrimoniale.
 
Durante i periodi storici moralistici e fino alla legge Merlin in Italia il “turpe commercio” era stata regolato nelle così dette “case chiuse”, ovvero si erano tolte le prostitute dalla strada per evitare adescamenti scandalosi in periodi in cui i “colletti duri” nella società dettavano legge ma è stato solo un ipocrita sotterfugio. Oggigiorno con la liberalizzazione dei costumi (sarebbe meglio dire con la perdita della decenza) la prostituzione vagante, come pure quella domiciliare, telefonica, telematica ed in ogni altra forma possibile ed immaginabile, è diventata la norma nel rapporto fra i sessi. Non c’è più confine fra chi si prostituisce istituzionalmente, part time, a tempo pieno, su internet, nei pub, nella via, in famiglia, in vacanza, al cesso, che sia maschio o femmina non importa, chiunque in questa società è dedito alla prostituzione…. questa è la triste verità… Ed il risultato è solo una maggiore alienazione ed un gran senso di solitudine….
 
Trovo perciò assurda ogni pretesa dei governi di “regolamentare la prostituzione” quando nei fatti lo scopo è solo quello di reperire nuove fonti di entrata per l’erario e non per sanare i mali correnti dell’ipocrisia perbenista. Allora, se proprio si vuole affrontare il problema, in primis, evitiamo il vincolo matrimoniale che -come abbiamo visto- è la causa prima di questo scollamento sociale e della perdita di spontaneità e dignità nei rapporti fra uomo e donna. Tra l’altro non c’è nemmeno più la scusa che il matrimonio serva per proteggere i figli “che son curati e educati dalle madri che stanno in casa a far le casalinghe”, lo sappiamo tutti che quella della casalinga è una categoria in estinzione. Tutte le donne infatti se vogliono campare debbono sbattersi a cercare un lavoro, come i loro uomini, oppure prostituirsi.
 
Togliendo l’obbligo istituzionale e religioso della famiglia tradizionale, composta di marito e moglie, e recuperando una morale interpersonale di spiritualità laica, si possono facilmente ricreare soluzione fantasiose, le cosiddette famiglie aperte o “piccoli clan”, che di fatto stanno già nascendo più o meno di straforo e senza alcun riconoscimento ufficiale (il massimo al quale si è arrivati ma sempre in termini “monogamici” è l’unione fra 2 persone dello stesso genere). L’idea della famiglia allargata, con più femmine e maschi assieme od in  altra combinazione prediletta,  è l’unica speranza per risollevare le sorti della solidarietà e cooperazione fra cittadini, giovani e vecchi, che oggi non trovano una dimensione umana e culturale a loro consona. Si può definire “ecologia sociale”, una sezione dell’ecologia profonda. Tante persone mi telefonano e mi chiedono: “dov’è che c’è una comune od un eco-villaggio in cui potrei andare a vivere?”, questo è già un segnale che la famiglia allargata sta entrando nella mentalità sociale corrente. Solo che uno vorrebbe trovare la pappa fatta, ovvero la comune idilliaca già bell’è pronta e collaudata, invece per un risultato “ad personam” occorre rimettersi in gioco e soprattutto smetterla con i criteri speculativi del “do ut des” e del cercare gli stessi “conforts” della società consumista pure nelle nuove aggregazioni.
 
Basterebbe questo ad interrompere il processo “prostitutivo” maschile e femminile? Forse… se accompagnato da sincerità e pulizia di cuore e di mente. Sicuramente spariglierebbe le carte e farebbe nascere nuovi esempi di sanità pansessuale nella società umana.
 
Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana
 
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