Tra Calabria e Sicilia. No Ponte…

Iniziative e proteste tra Calabria e Sicilia contro gli affari all’ombra della «grande opera».
«Non basta dire no, bisogna costruire un’alternativa». Con questo programma, numerosi collettivi antagonisti meridionali, reti dell’economia solidale e associazioni per la cooperazione sociale dal basso si sono dati appuntamento alla prima settimana di agosto tra Calabria e Sicilia.
In provincia di Catanzaro, a Martirano Lombardo, nel parco Bombarda, la rete calabrese ha organizzato il festival Minamò, che si chiude oggi, con incontri, assemblee e concerti per «un altro modo di immaginare il Sud». La rassegna si pone in continuità con quanto avverrà a Messina: oggi si terrà un’assemblea sulla lotta contro il ponte e per l’acqua pubblica, domani alle 18,30 partirà il corteo No Ponte da piazza Cairoli… Infine, sempre a Messina, domenica è in programma l’assemblea politica dei «sud che si organizzano», terza tappa di un cammino iniziato nei mesi scorsi a Cosenza e proseguito poche settimane fa a Taranto, che vedrà un nuovo meeting nel prossimo autunno.
Le giornate calabresi di Minamò invitano a «minare» (agire) «mo» (adesso) e ribadiscono il rifiuto del ruolo assegnato al Mezzogiorno dalle politiche neoliberiste del governo. Le regioni meridionali, da sempre saccheggiate delle risorse naturali e della forza lavoro asservita o costretta all’emigrazione, nei piani dell’esecutivo Meloni diventano corridoi logistici di transito delle merci e giacimenti per estrarre legname, acqua, combustibili fossili, oltre che siti di installazione delle centrali energetiche ad altissimo impatto ambientale, portatrici di profitti solo per le multinazionali.
A tutto ciò, la settimana di mobilitazione tra Calabria e Sicilia contrappone il desiderio costruttivo di una “buona vita”, estranea alle lamentazioni della “resilienza”. Propone la costruzione di ponti sociali che diano risposte concrete ai bisogni materiali, quindi rilancia le lotte per il diritto alla salute e all’istruzione. Il dibattito si concentrerà anche sul potenziamento del circuito di economia solidale e sul contrasto del caporalato imposto dalle “tagliole” della grande distribuzione.
Lo slogan «Qui c’è vita» legherà le iniziative che porteranno alla manifestazione di sabato a Messina. «Quella del ponte – spiegano gli organizzatori – è una storia di sprechi, di risorse sottratte alla collettività per il tornaconto di pochi, di procedure speciali e buchi neri. Dalla legge istitutiva della Stretto di Messina spa nel 1981 alla legge obiettivo del 2001, dalla rimozione del tetto massimo per gli stipendi dei dirigenti della Stretto di Messina alle deroghe in materia di appalti introdotti dal cosiddetto decreto commissari, l’elenco è praticamente infinito».
Sotto accusa «la grande imprenditoria della devastazione». Da tenere d’occhio gli esiti dei procedimenti giudiziari, emersi negli scorsi mesi, che avranno il compito di accertare eventuali responsabilità penali, ma soprattutto importano le politiche ascrivibili a quel «blocco sociale che si nutre del ponte, non soltanto della sua eventuale realizzazione ma anche della sua interminabile progettazione, di cui fa parte l’intera governance dell’opera: politici, imprenditori, progettisti, fino, naturalmente, alla società concessionaria». Sabato una fiume umano scenderà in piazza per «liberare quei 14 miliardi tenuti in ostaggio dal miraggio del ponte», per emanare un «decreto popolare di chiusura» della Stretto di Messina spa.
Claudio Dionesalvi – Fonte il manifesto
