• info@lteconomy.it
  • Naples, Italy

Terre bioregionali e biodiversità dei margini…

 

Risaie, l'importanza dei margini per la biodiversità - #piemonteparchi

Notizie da Cade il mondo. l’euforia delle dune musica di biciclette nell’ebrezza dell’asino, seduzione e gentilezza nel respiro dell’avventura, vocazione del tempo, danza delle stagioni, canto dei passi nel silenzio della strada 

Biodiversita dei margini. Un’erbaccia è semplicemente una pianta le cui virtù sono ancora da scoprire. L’allopatia o antagonismo radicale è una forma particolare di antibiosi frequente nel mondo vegetale. Molti vegetali rilasciano nel terreno metaboliti secondari che inibiscono la germinazione o lo sviluppo di piante competitrici. Tali sostanze si comportano come fitotossine radicali. [Le infestanti] gradiscono quello che facciamo al terreno: deforestazione, dissodamento, coltivazione, scarico rifiuti.

Prosperano in aree progettate dall’uomo, utilizzano i nostri sistemi di trasporto. Si avvalgono dei nuovi equilibri ecologici che siamo in grado di creare. L’aria e la terra sono impegnate a trasmettere costanti correnti di messaggi chimici (feromoni vegetali) destinati a individuare insetti predatori, sedurre gli impollinatori, limitare i concorrenti, incoraggiare le piante affini e avvisare altre piante degli attacchi di insetti. I feromoni possono essere volatili, e trasmessi nell’aria dalle foglie, oppure essudati radicali solubili in acqua e infiltrati nel terreno. Più piante sono coinvolte, più complessa diventa l’attività dei messaggi, e nelle comunità vegetali di vecchia data questa polifonia può essere uno dei meccanismi con cui intrusi quali le erbacce sono tenuti fuori. 

Le erbacce sono una sorta di sistema immunitario, organismi che entrano in gioco per riparare i tessuti danneggiati, in questo caso, la terra spogliata della vegetazione che la ricopriva. Questo, tuttavia, non significa che le erbacce si prefiggano uno «scopo», non più di quanto facciano tutti gli altri esseri viventi. L’aspetto magnifico, quasi trascendentale, della vita sulla terra è che, per esistere, gli organismi devono relazionarsi gli uni agli altri e alla terra stessa, e quindi trovarsi, se non uno scopo, qualcosa che assomigli a un ruolo. Se le erbacce sono caratterizzate da esistenze fugaci e opportunistiche è perché il loro ruolo, il compito che svolgono, è riempire gli spazi vuoti della terra, riparare la vegetazione che la natura sconvolge da milioni di anni con le frane, le alluvioni e gli incendi boschivi e che oggi è messa a dura prova dall’aggressività delle colture e da un fortissimo inquinamento. In questo processo di riempimento le erbacce stabilizzano il terreno, proteggono dall’inaridimento, forniscono riparo ad altre piante e danno il via al processo che porta all’ avvicendamento di sistemi vegetali più complessi e più stabili. 

Il suono nascosto delle cose di qua e di là sotto e sopra avanti e indietro in alto e in basso a destra e a sinistra The walk Più che un pozzo, una pozza o anche una pozzanghera come quelle che stanno sulle strade quando piove che anche se di acqua putrida e stagnante di notte riflettono luci e colori soprattutto nelle città accendono la quinta dimensione, quella che calpestiamo e in genere guardiamo poco: la strada di notte nera d’asfalto lucente di colorata acqua piovana Il mare immenso strumento musicale, la parola vi giace insonne nel luogo dove più facilmente si raccolgono le emozioni: il tempo Crogiolo alchemico “cosa cè di più semplice che mangiare una mela? Eppure, cosa potrebbe esserci di più sacro e significativo? In questo caso non stiamo solo mangiando una mela come fosse una cosa separata da noi. Entra in noi, si dissolve, ci nutre e diventa noi. Ogni mela rappresenta molto di più! Mangiandola mangiamo la pioggia le nuvole, tutti gli alberi che hanno portato alla nascita della pianta da cui è spuntata nonché le lacrime, il sudore, i corpi e i respiri delle innumerevoli generazioni di animali, piante e persone che a loro volta, sono diventati la pioggia, l’humus e il vento che hanno nutrito il melo”. 

Il nostro corpo funziona come un CROGIOLO ALCHEMICO: a partire dalla bocca, con la masticazione e la ptialina contenuta nella saliva, inizia un processi di trasmutazione energetica delle molecole degli alimenti. Tao Insomma il risultato è in conseguenza di una serie di fattori congiunti e collegati inestricabilmente gli uni agli altri. Dal punto di vista naturalistico, vediamo che la vita, nella sua assolutezza, è indipendente da ogni descrizione e senso di identificazione delle sue diverse forme e dei singoli processi vitali. Fiori, foglie, corteccia, rami, radici,pioggia, vento, sole, terra… Tutto avviene in un contesto inscindibile che possiamo chiamare “Tao” oppure… Campo morfogenetico Il campo morfogenetico letteralmente il “cantiere della creazione”. E’ un modello su cui la coscienza individuale è sintonizzata , e che crea l’illusione della solidità. Ogni materia, ogni forma di coscienza, da quelle dei pianeti a quelle dei corpi umani, si manifestano attraverso un’impronta morfogenetica composta di frequenze specifiche. 

Le forme approdano alla manifestazione ed evolvono sulla base di modelli o matrici di frequenze estratti da questi campi.In tal modo governano la forma della manifestazione della materia e l’evoluzione biologica e coscienziose. Il corpo umano è una proiezione olografia (e quindi a tre dimensioni) della coscienza che è costruita a partire dal campo morfogenetico e mediante la quale prende forma l’illusione della materialità del corpo. Il corpo umano è un congegno di proiezione olografia vivente di questi campi. sul bus capto pezzi di una comunicazione tra quattro ragazzi: ” almeno i vegetariani non sono estremisti. i vegani mangiano solo solo pasta” “i peggio sono i fruttariani, pensano di avere i superpoteri”” aspetta…e i melariani?!! e dulcis in fundo ” ci sono pure i respiriani, che se ci provano,,,respirano terra in comune lentezza valorizziamo l incontro spirito di adattamento impariamo a vivere in gruppo lasciamo fuori ansie quotidiane carichiamoci di poche aspettative trasmettiamo sensazioni e stati animo il forno sarà realizzato in un orto urbano, dove già diverse famiglie usufruiscono degli spazi..è una sorta di piccola campagna circondata da palazzi (si chiama effetto terra – Campagneros). 

Lo spazio è pubblico ma loro hanno avuto la gestione per credo sei anni attraverso un atto che si chiama patto di collaborazione..diverse attività cos’ come anche la costruzione del forno sono finanziate attraverso fondi comunali con partecipazione ai vari bandi di rigenerazione urbana della città. Ci faranno eventi serali, ed il forno sarà accesso ogni sabato o domenica mattina per la cottura del pane sociocrazia 1 efficienza 2 assenso 3 empirismo 4 miglioramento 5 equivalenza 6 trasparenza 7 responsabilità gli americani la definiscono affondance o affordanza italianizzato, la danza delle opportunità che poi appunto porta all’ emotional design, il disegno emozionale situazionale che invita al raggiungimento degli obbiettivi preposti, è la comunità che decide work in progress delle variazioni e delle invenzioni che si susseguono e vale la pena leggerle in contemporanea agli avvenimenti man mano che le difficoltà si presentano, per cercare sia intorno a noi sia dentro di noi soluzioni così ogni essere umano essere vivente non sembri più in attesa di ritrovare un senso di appartenenza. è una tesi di scienze della comunicazione che analizza i processi dell autocostruzione dove appunto committente progettista e artigiano partecipano assieme alla realizzazione dell oggetto opera costruzione che appunto si carica di valori emozionali, in senso orizzontale le difficoltà vengono affrontate di volta in volta man mano che si presentano nella vecchia scuola i processi costruttivi si esplicano a livello verticale nel senso che il committente delega il progettista che a sua volta delega l artigiano dall’alto verso il basso ne parla pure Fritjoy Capra in l’ecoalfabeto dove alla vecchia didattica calata dall’alto dall’esterno in senso verticale propone una didattica orizzontale circolare che nasca spontaneamente all interno dell unita scolastica tra genitori bambini ragazzi e insegnanti per esempio un paio di anni fa mi hanno chiamato a facilitare la costruzione di una casupola in una scuola steineriana ecco i primi giorni ho raccontato storie poi abbiamo analizzato le terre in classe e siamo passati alla scoperta del senso del luogo all esterno con nord sud freddo caldo est dove sorge il sole ovest dove tramonta e quindi la scoperta dei punti cardinali e ad ognuno abbiamo assegnato un colore poi abbiamo studiato appunto la via della luce cioè appunto guardando l arco del sole il lato più luminoso le correnti fresche e fredde quindi come proteggere e esporre la casupola nel modo miglior e infine la via delle acque cioè come recuperarle e tenerle lontane dall abitazione con un tetto largo e spiovente e sporgente sul davanti come sorta di portico per ripararsi si perché fondamentalmente questa casupola è stata pensata come piccola aula per educazione ambientale dove dal grande vetro verso sud si possono guardare la luna e le stelle e altri moti cosmici bird watching clouds watching leafes peeping davanti alla finestra all esterno sempre verso sud un grande cesto rola semenzaio per far germinare i semi che poi vengono trapiantati nei vasetti all interno anche rimessaggio attrezzi e riparo in caso di pioggia perché come dicevo l’ispirazione didattica era quella dell asilo nel bosco quindi sostanzialmente gli alunni trascorrono all aperto quasi tutta la giornata tra orto e campagna infatti assieme si era deciso di posizionare la casupola su una leggera pendenza tra l’ecosistema orto e l’ecosistema oliveto in una sorta di unione policolturale tra giochi e scoperte varie attorno alla casupola piccoli terrazzamenti con pallets e sedute in balle di paglia tale da permetterne l’uso come piccolo spazio per leggere fare lezioni all aperto suonare riposarsi… 

Nel frattempo i genitori e gli insegnanti facilitati dalla mia presenza si erano procacciati i materiali per costruire legnami paglia sabbia e quanto altro come forme per fare i mattoni in terra e paglia bio trituratore una piccola impastatrice e bidoni e recipienti vari poi pale zappe secchi cazzuole, abbiamo scelto il luogo e l’organizzazione del piccolo cantiere ecco in una decina di giorni abbiamo fatto trecento mattoni con ragazzi bambini genitori insegnanti tutti hanno partecipato poi abbiamo montato il telaio in legno di castagno abbiamo tirato sul le mura con un bravo genitore muratore soprannominato maestro giapponese issamura alzacase e in una ventina di giorni la casina scuolina aula didattica rimessaggio attrezzi riparo per la pioggia e venuta su e quindi si caricata di quei valori emozionali dell emotional design dove tutti partecipano alla realizzazione dell opera soprattutto i ragazzi e i bambini che hanno partecipato in modo diretto alla realizzazione della loro scuolina nel bosco così spesso quando dico che negli ultimi anni ho facilitato la costruzione di diverse scuole prima sono costretto a spiegare tutto questo perché poi quando vedono la piccola casupola molti pensano quale scuola pensando al concetto tradizionale di scuola, spero di essere riuscito a spiegare quel che volevo dire e l’affordance la danza delle opportunità è la danza tra il nostro corpo e quel che ci circonda le opportunità del movimento rapportato ai materiali del luogo terra paglia legno canne al clima alle sensazioni all energia e alla creatività del gruppo non mi pare difficile che poi ci sia un termine che semplifichi tutto questo sono pure contento affordance se poi tu vogliamo chiamarla amicizia… sono tutti cantieri didattici di autocostruzione dove appunto ho svolto il ruolo di facilitatore nei processi costruttivi comunitari nel senso che tiro fuori dalla comunità l’idea che la comunita ha in nuce in un percorso rapporto empatico dove tutti veniamo coinvolti chi più chi meno, per esempio nelle scuoline in genere partecipano bambini ragazzi genitori maestri insegnanti filosofia dell abitare e psicogeografia: quindi l’approccio è sempre basato sul analisi del senso del luogo punti cardinali croce a sei bracci solstizi equinozi linee solstiziali via della luce percorso delle acque aereazione, poi analisi dei materiali la terra e la paglia con i cinque sensi e alcune prove pratiche di laboratorio e poi gioco danza poesia musica yoga arte impastando la terra a piedi nudi succedono cose sempre belle e divertenti. agricoltura naturale urbana esperimento di permacultura urbana nella periferia di Pescara, talee ortaggi piante officinali oleoliti, un piccolo laboratorio dove si può impastare la terra con la paglia, coltivi anche direttamente sulle balle o sul materiale vegetale secco autoprodotto dal giardino stesso. la scorsa stagione coltivazioni di una varietà di grano solibam, robiglio, lupini, lino, qua e la tracce di forest garden, di orto sinergico e di giardino verticale; coltivi con pacciamatura acqua e biodiversità e con l’aiuto del vento e degli uccelli da diffondere nei spazi verdi residuali dei paraggi, divertente vedere quando sulla strada ai limiti dell asfalto spuntano cicorie e calendule. 

Prendersi cura di un giardino è il primo tassello nel grande mosaico della biodiversita, sulla via trascorro gran tempo nell osservazione di quel che succede nell’intreccio inestricabile delle piante, mi piace l effetto margine sociale ed ecologico. faticoso divertente e anche assolutamente soddisfacente. questo per dire che in tutti i luoghi dove ho seguito processi di autocostruzione ci sono sempre giardini e campi coltivati biodinamici tradizionali permaculturali e naturali… da un po di tempo costruisco meridiane orizzontali o solideum, con un bastone al centro, lo gnomone, il corpo umano con la sua ombra è il nostro primo gnomone, poi si segnano i punti cardinali, con delle tavolette colorate; ho abbinato il blu al nord, inverno, elemento aria, freddo; il verde per l’est, elemento acqua, alba; colore giallo, sud, caldo, elemento fuoco; rosso scuro per l’ovest, autunno, elemento terra, tramonto. la croce dello zodiaco completata dall’alto e dal basso con lo zenit e il nadir, croce a sei bracci, entro alla quale siamo perfettamente sempre inseriti nell’arco della nostra vita e con consapevolezza può indicarci nelle attività quotidiane come orientarci per attività pratiche e spirituali, fisiche e metafisiche… ecologia sociale urbana e di margine Dedichiamo particolare attenzione alla valorizzazione dell’effetto margine ecologico e sociale. I confini tra campo e bosco e anche i confini sociali, rapporti con gli anziani e con tutte le diversità, cerchiamo di sfruttare al massimo l’osservazione e la pluralità dell’ambiente circostante dei luoghi, creando un collegamento tra le persone che vivono ai margini e dar loro possibilità di esprimersi. Facciamo rete sul territorio, comunichiamo le nostre esperienze, le relazioni sociali, le tradizioni e le appartenenze come esempi concreti. 

Mettiamo assieme queste urgenze, facciamo rete ecologica e facciamo nascere qualcosa che prima non cera, come quando su un campo incolto, il bosco si riappropria degli spazi e si sviluppano nuove piante nell’intreccio tra comunità selvatica e coltivata. In questo modo iniziamo a pensare come traghettare la società industrializzata a un nuovo modello sostenibile non dipendente solo dal petrolio. Con la blue economy che si differenzia dalla green perché non chiede di investire di più per salvare l’ambiente, gli scarti e la natura costituiscono le risorse produttive. Gli scarti diventano le materie primarie, nulla viene sprecato. La green ci chiede di usare le batterie che inquinano meno, la blu ci dice che possiamo non usare le batterie. Invece di studiare il modo di smaltire i rifiuti inquinanti evitiamo di produrne. un grande lavoro di s-cultura sociale che coinvolge tutta la comunità. empatia social gardening giardinaggio sociale e di margine, coltivazione di persone e relazioni: laboratorio incontro seminario di ecologia sociale urbana e di margine con l obiettivo fondamentale della pianificazione e la gestione delle risorse comuni: recupero delle acque piovane, autoproduzione dell’energia, i rifiuti come risorsa con recupero in autonomia di carta cartone vetro e alluminio, compostaggio dell umido, realizzazione di una serra con piante autoprodotte, tetti verdi, orti urbani ed extraurbani. un laboratorio dove tutto il nou-au viene messo a disposizione di chi vuole sperimentare e una parte può essere riservata alla trasformazione e vendita o scambio di piante bancali e piccoli giardini già pronti per terrazzi e balconi. Obiettivo fondamentale del giardinaggio sociale e di margine, laboratorio di ecologia urbana, scultura sociale, il totale coinvolgimento di tutta la comunità nella pianificazione, nella progettazione e nella gestione delle risorse comuni. green house laboratorio aperto riciclaggio materiali orti e giardini verticali raccolta acque piovane condivisione del nou-au ecologia urbana e sociale gestione comune delle risorse coperture vegetali e tetti verdi serre solari a induzione termica costruzioni con materiali naturali’ coltivazione di persone e relazioni nuova società nuova didattica uova imprenditoria nuova comunicazione nuovo modo di essere dotati di quella caratteristica definita come climatizzazione passiva. come la terra cruda per gli intonaci che come una spugna assorbe calore di giorno e di notte lo restituisce. di notte assorbe freschezza e di giorno la restituisce. mantiene l’umidita costante, e’ fono assorbente. poi e’ plastica ed elastica e si presta a tantissime rielaborazioni come costruzione di oggetti di design giocattoli per bambini, termosifoni in terra paglia ad accumulo di calore per induzione, forni. sviluppa la creatività e la fantasia. da benessere psico fisico. in tutte queste attività sviluppiamo i tre livelli di intelligenza emotiva cognitiva e sociale perché tutti gli uomini sono costruttori naturali il cibo autoprodotto in modo bio è sano e salvaguarda la salute delle persone. una persona in salute che produce il proprio cibo aumenta il Bil benessere interno lordo e abbassa il Pil che ci viene venduto come indice di benessere in realtà misura l’inefficienza della società. le malattie aumentano il Pil così come quando siamo fermi con la macchina sull autostrada o al semaforo bloccati nel traffico. il cibo autoprodotto non richiede confezionamento quindi diminuisce i rifiuti. con il cibo autoprodotto riduciamo l’inquinamento perché prodotto e consumato senza nessuna filiera. producendo il nostro cibo riduciamo il consumo dell acqua e l’utilizzo di concimi e pesticidi. acquisiamo potere perché non dipendiamo da altri per mangiare. risparmiamo denaro. accorciamo le distanze tra produzione e consumo, sia in termini fisici che umani. riscopriamo il ciclo delle stagioni e il rapporto con la terra. 

L’autosufficienza energetica ci permette di vivere in un ambiente più salubre e più sano. utilizziamo materiali già presenti in natura senza impatto ambientale legato alla produzione e al trasporto. un edificio a risparmio energetico riduce l inquinamento grazie a ridotte emissioni e al minor consumo di energia elettrica e calore. risparmiamo denaro sui consumi. calano i consumi di acqua delle centrali termo elettriche. riducendo i consumi contribuiamo a diminuire l interesse e le lotte per la spartizione delle ultime risorse del pianeta. se ci auto produciamo l energia compiamo un grande passo avanti nel vivere senza petrolio, acquisiamo potere e lo togliamo alle grandi multinazionali che gestiscono il mercato. nell’auto produzione e’ considerata anche l’autocostruzione con materiali naturali. la compagnia dell’otto Raccolgo nell’orto-giardino elicriso e lavanda per oleoliti e albicocche da mangiare, ho mietuto il grano e un po lho trebbiato a mano battendo le spighe e con gran sorpresa ho scoperto che i chicchi sono quasi tutti da decorticare penso orzo e farro. La recensione del libro “il potere dell otto” mi ha fatto tornare alla mente un gruppo di amici che si era formato anni fa che avevamo chiamato la compagnia dell’otto, avevamo deciso che chiunque avesse bisogno di aiuto ed assistenza soprattutto nei processi di autocostruzione tutto il gruppo sarebbe intervenuto a seconda dei tempi e delle possibilità di ognuno, una specie di mutuo aiuto che si poteva estendere anche ad altri campi ambiti e conoscenze, una buona pratica che rientrava all’interno dell economia del dono di cui si parlava tempo fa, poi questa pratica si è interrotta proprio perché molti hanno scelto anche legittimamente di seguire l’altra economia quella di mercato e per molti di noi è divenuta una vera occupazione e così si è interrotta quella buona condivisione che alla fin fine anche difficile da portare avanti proprio per la mancanza di finanziamenti in un mondo come quello in cui viviamo che si basa poco o niente sulla lentezza e sul riconoscimento delle attitudini individuali e corali, funzionava bene anche a livello sociale soprattutto perché all’interno del gruppo di lavoro ognuno si ritagliava un tempo e uno spazio per condividere con gli altri idee progetti esperienze canti suoni e a volte anche disagi e malesseri. Bella esperienza! Avevamo fatto pure uno stendardo su cui campeggiava un grande otto infinito rosso su una stoffa di canapa grezza incorniciata da due bambù. pensiero circolare abitare circolare energia femminile Dentro un abitazione rotonda non esistono spigoli, esiste la circolarità. ce ne accorgiamo solo quando ci siamo dentro. L’energia che le pareti determinano ci spingono a pensieri circolari e questo, in circostanze normali, accade raramente. nell architettura quadrata Il nostro sguardo incontra di continuo spigoli, triangoli, punte che interrompono la visione e quindi l’osservazione. 

I nostri pensieri sono quindi costretti a “stare” dentro linee interrotte. Nella visione interna dell abitazione rotonda il coordinamento del pensiero scorre in modo assai più fluido e se penso all abitare circolare penso immediatamente alla circolarità del pensiero.abitare circolare energia femminile. luoghi reversibili dove abitare la geografia della parola, intreccio che costruisce il luogo della reversibilità. un architetto cinese, karl chu, sostiene che l’architettura andrebbe concepita in relazione alla possibilità di inventare mondi possibili ed è dura, ancora si pensa all’architettura come scienza del cemento e del ferro, in italia poi pensano all’architettura come scienza della somma di due scienze scempio + tangente! karl è un filosofo più che architetto e ogni tanto scrive, tra le righe traspare tutta la delusione sulle condizioni attuali delle scuole e università di architettura. possiamo andare oltre chu sostenendo che è la parola e ancora meglio la scrittura, la parola scrittura veicolata scritta dal suono, a inventare mondi possibili,eliminazione dello stesso bisogno di architetture e architetti, la geografia delle mappe mentali, poca consapevolezza su questo. l’universo vivendo descrive e descrive vivendo la vita sovra descrizione del vivere. voglio dire che costruire con la paglia o con la terra è solo una moda e per niente ecologico sola una nuova fetta di mercato di quel che si chiama bioedilizia o bioarchitettura che poi appunto non è per niente bio perché le normative vigenti pretendono una base in cemento armato e una struttura fissa in legno quindi alla fine sono case quasi interamente di legname. poi è un percorso lento faticoso costoso e complicato, molto più semplice costruire con il poroton una specie di forato largo che si può usare pure per costruire muri portanti, bisogna sempre consultare il regolamento della regione lucania e vedere appunto se è una zona sismica e quanto altro, cmq il poroton è un materiale economico facile da usare veloce e pratico e si può intonacare interno esterno con la terra cruda, poi il principio fondamentale è costruire con il sole nel senso di dotare l abitazione di quel che si definisce come climatizzazione passiva in genere si segue il modello earthship, in genere tre lari chiusi e uno aperto verso sud con una larga tettoia che si può trasformare in serra solare e l’inclinazione della tettoia è studiata in modo da proteggere dai raggi solari estivi e accogliere quelli invernali o delle mezze stagioni, poi bisogna pensare al riciclo delle acque piovane aerazione naturale dell abitazione e quanto altro quindi l analisi fondamentale è quella del senso del luogo infatti io mi occupo più di filosofia dell abitare e di psicogeografia negli ultimi tempi che di costruzioni nello specifico, cioè facilito i processi costruttivi tirando fuori dalla comunità l’idea che la comunità ha in nuce tenendo presente che nei processi costruttivi contemporanei il committente il progettista e larigiano lavorano assieme in senso materiale pratico alla realizzazione dell abitazione opera o prodotto che sia, si chiama emotional design che si attua attraverso l’affordance la danza delle opportunità che si esplica attraverso la conoscenza dei materiali in uso, spero di essere stato chiaro e di essermi spiegato bene e senza confonderti, ho detto la verita di quel che penso del costruire anzi per dirla tutta sono contario in generale a qualsiasi tipo di nuova costruzione perché impattante a tutti i livelli perché come già detto per le norme vigenti nessuno si può costruire una casa organica come vuole interamente in terra o in paglia anche perché fra tempo ho adottato lo slogan stop al consumo di territorio e cemento zero e quindi preferisco le attività di restauro delle vecchie case il recupero dell esistente e il riciclo dei materiali ecologia sociale urbana e di margine Dedichiamo particolare attenzione alla valorizzazione dell’effetto margine ecologico e sociale. I confini tra campo e bosco e anche i confini sociali, rapporti con gli anziani e con tutte le diversità, cerchiamo di sfruttare al massimo l’osservazione e la pluralità dell’ambiente circostante dei luoghi, creandoun collegamento tra le persone che vivono ai margini e dar loro possibilità di esprimersi. Facciamo rete sul territorio, comunichiamo le nostre esperienze, le relazioni sociali, le tradizioni e le appartenenze come esempi concreti. Mettiamo assieme queste urgenze, facciamo rete ecologica e facciamo nascere qualcosa che prima non cera, come quando su un campo incolto, il bosco si riappropria degli spazi e si sviluppano nuove piante nell’intreccio tra comunità selvatica e coltivata. In questo modo iniziamo a pensare come traghettare la società industrializzata a un nuovo modello sostenibile non dipendente solo dal petrolio. Con la blue economy che si differenzia dalla green perché non chiede di investire di più per salvare l’ambiente, gli scarti e la natura costituiscono le risorse produttive. Gli scarti diventano le materie primarie, nulla viene sprecato. La green ci chiede di usare le batterie che inquinano meno, la blu ci dice che possiamo non usare le batterie. Invece di studiare il modo di smaltire i rifiuti inquinanti evitiamo di produrne. un grande lavoro di scultura sociale che coinvolge tutta la comunità. empatia social gardening giardinaggio sociale e di margine, coltivazione di persone e relazioni: laboratorio incontro seminario di ecologia sociale urbana e di margine con l obiettivo fondamentale della pianificazione e la gestione delle risorse comuni: recupero delle acque piovane, autoproduzione dell energia, i rifiuti come risorsa con recupero in autonomia di carta cartone vetro e alluminio, compostaggio dell umido, realizzazione di una serra con piante autoprodotte, tetti verdi, orti urbani ed extraurbani. un laboratorio dove tutto il nouau viene messo a disposizione di chi vuole sperimentare e una parte puo essere riservata alla trasformazione e vendita o scambio di piante bancali e piccoli giardini già pronti per terrazzi e balconi. Obiettivo fondamentale del giardinaggio sociale e di margine, laboratorio di ecologia urbana, scultura sociale, il totale coinvolgimento di tutta la comunità nella pianificazione, nella progettazione e nella gestione delle risorse comuni. green house laboratorio aperto riciclaggio materiali orti e giardini verticali raccolta acque piovane condivisione del nou-au ecologia urbana e sociale gestione comune delle risorse coperture vegetali e tetti verdi serre solari a induzione termica costruzioni con materiali naturali, coltivazione di persone e relazioni nuovo modo di essere nuova didattica nuova imprenditoria nuova società nuova comunicazione dotati di quella caratteristica definita come climatizzazione passiva. come la terra cruda per gli intonaci che come una spugna assorbe calore di giorno e di notte lo restituisce. di notte assorbe freschezza e di giorno la restituisce. mantiene l umidita costante, e’ fonoassorbente. poi e’ plastica ed elastica e si presta a tantissime rielaborazioni come costruzione di oggetti di design giocattoli per bambini, termosifoni in terrapaglia ad accumulo di calore per induzione, forni. sviluppa la creatività e la fantasia. da benessere psico fisico. in tutte queste attività sviluppiamo i tre livelli di intelligenza emotiva cognitiva e sociale perché tutti gli uomini sono costruttori naturali il cibo autoprodotto in modo bio è sano e salvaguarda la salute delle persone. una persona in salute che produce il proprio cibo aumenta il Bil benessere interno lordo e abbassa il Pil che ci viene venduto come indice di benessere in realtà misura l’inefficienza della società. le malattie aumentano il Pil così come quando siamo fermi con la macchina sull’autostrada o al semaforo bloccati nel traffico. il cibo autoprodotto non richiede confezionamento quindi diminuisce i rifiuti. con il cibo autoprodotto riduciamo l’inquinamento perché prodotto e consumato senza nessuna filiera. producendo il nostro cibo riduciamo il consumo dell acqua e l’utilizzo di concimi e pesticidi. 

Acquisiamo potere perché non dipendiamo da altri per mangiare. risparmiamo denaro. accorciamo le distanze tra produzione e consumo, sia in termini fisici che umani. riscopriamo il ciclo delle stagioni e il rapporto con la terra. l autosufficienza energetica ci permette di vivere in un ambiente più salubre e più sano. utilizziamo materiali già presenti in natura senza impatto ambientale legato alla produzione e al trasporto. un edificio a risparmio energetico riduce l inquinamento grazie a ridotte emissioni e al minor consumo di energia elettrica e calore. risparmiamo denaro sui consumi. calano i consumi di acqua delle centrali termo elettriche. riducendo i consumi contribuiamo a diminuire l interesse e le lotte per la spartizione delle ultime risorse del pianeta. se ci auto produciamo l energia compiamo un grande passo avanti nel vivere senza petrolio, acquisiamo potere e lo togliamo alle grandi multinazionali che gestiscono il mercato. nell’auto-produzione e’ considerata anche l autocostruzione con materiali naturali. La rivoluzione verde Negli anni 60 arrivano nelle campagne, dalle città degli intellettuali, persone che hanno studiato, architetti agronomi e veterinari e portano tante novità, concimi, fertilizzanti e antiparassitari di origine chimica, nuove tecniche di coltivazione e allevamento, il cemento armato, la plastica, soprattutto trattori e altri mezzi meccanici. Portano nuovi semi selezionati in laboratorio, scompare la pratica dell’autoriproduzione dei semi, cambia anche la riproduzione degli animali, divenuta scientifica attraverso le provette dei veterinari. Arrivano le nuove fibre dall’america, il cotone e il nylon che sostituiscono lino e canapa. Scompaiono i materiali naturali da costruzione come calce, pietre, terra, paglia e canne. Si inizia a costruire tutto con il cemento. Arriva anche l’asfalto sulle strade, assieme alle tubature dell’acqua potabile e tralicci dell’elettricita. Nel tempo si sono aggiunti anche le tubature del gas, dell’acqua della bonifica per irrigare e i fili del telefono. Un sistema a bassissimo impatto energetico, dove quasi tutto veniva autoprodotto e funzionava perfettamente, viene sconvolto, azzerato e trasformato in sistema energivoro come altri della contemporaneità. Alla cultura dominante non interessava il prodotto agricolo in quanto tale, voleva solo allargare la rete dei consumatori. Un tempo processi culturali, processi economici e processi naturali stavano sullo stesso piano, ora abbiamo una forte gerarchia piramidale, con i processi economici che influenzano in modo preponderante i processi culturali e in fondo quelli naturali. Arriva un altra importante novità, la radio nelle cucine rurali occupando con la televisione, successivamente, uno dei capisaldi della resistenza della cultura tradizionale: la cucina, luogo sacro della cultura subalterna dove quella dominante non era ancora riuscita ad arrivare. Con la radio scompaiono canti balli racconti modi di dire saperi magici giochi filastrocche e tutto cio che veniva espresso e tramandato oralmente nelle lunghe giornate invernali attorno al fuoco. Il paesaggio in poco tempo e’ cambiato tantissimo. Alla fine degli anni 70 sono giunti sempre dalla città, i figli di quegli intellettuali arrivati anni prima, erano ecologisti e ambientalisti, con l’idea forte di proteggere la natura e in particolare uccelli piccola fauna vegetazione spontanea, dimenticandosi spesso dei contadini e dei pastori che vivevano in questi territori e li avevano sempre gestiti. I contadini avevano sempre rispettato l’ambiente in cui vivevano che offriva da vivere in modo naturale e vivevano in sinergia e in simbiosi con gli altri esseri viventi animali e vegetali. Con la rivoluzione verde, così era stata definita la nuova agricoltura, portata dagli scienziati delle città, gli animali erano già scomparsi per via dei pesticidi, antiparassitari e rumori di macchine e trattori. Qualche anno fa sono arrivati dalla città pure i figli degli ecologisti e parlano di agricoltura biologica simile a quella praticata da nostri nonni, agricoltura biodinamica simile alla biologica, si differenzia per uso dei preparati naturali volti ad aumentare lo strato di humus del terreno, permacultura la progettazione sostenibile dell’ambiente naturale partendo dall’abitazione cercando di mettere tutti gli elementi in relazione tra di loro, ogni cosa ha più funzioni. Anche nell’agricoltura tradizionale da una siepe si ricavava foglie frasche per nutrire gli animali, fibre e piccoli legni per cesti ed oggetti, bacche ed erbe per curarsi, verdure da mangiare. Parlano di orti sinergici dove le piante vivono in sinergia tra di loro con l’uomo che le cura e il cielo che le nutre. Anche negli orti tradizionali si combinavano consociazioni spesso non c’era acqua per irrigare e molte piante erano selezionate e adattate alla secca. Viene da pensare, senza fare polemiche che sono movimenti di pensiero arrivati spesso dalla città e mai nati e cresciuti dal basso, dai contadini stessi che si sono visti imporre scelte non loro, ormai da cinquant’anni e sempre addotti come responsabili non si sa bene di cosa. La maggior parte di questi movimenti hanno portato tante novità e non sostanziali cambiamenti alla campagna di oggi,, Con un linguaggio unitario e un unico modo di coltivare più sano per tutti avremmo maggior possibilita di incidere la vita rurale contemporanea. Anche perché tutte queste divisioni sembrano spesso funzionali al sistema consumistico stesso che le manifesta che tende a differenziare i mercati, saziando in questo modo anche tematiche di origine etica e filosofica, è sicuramente anche una alienazione la mancanza di storia nella società urbana industriale. Nessuna volontà polemica verso la città e i cittadini mi e’ piaciuto raccontare questa storia in modo ironico. Ora arrivano nuove forme di pensiero dalle città agronomi architetti geologi biologi sociologi antropologi etnomusicologi vengono da noi e dicono: sapete forse quello che abbiamo detto ai vostri nonni cinquant’anni fa era tutto sbagliato! Ora le chiamano biotradizioni o agricoltura bio-tradizionale. La rivoluzione verde ha presentato il suo conto sotto forma di inquinamento, riduzione della biodiversità, suoli impoveriti delle sostanze organiche, falde acquifere che si sono abbassate, aumenti dei prezzi del cibo, lottizzazione del cibo e delle sementi, quindi torniamo all’agricoltura conservativa che permette di aumentare la produzione agricola, conservando acqua biodiversità e naturale fertilità dei suoli. Il sapere e’ condiviso e la sostenibilità si fonda sul rinnovamento e sulla rigenerazione della biodiversità. Lo stiamo facendo con il movimento dei neorurali che sta salendo dal basso pian piano, stiamo sperimentando materiali naturali di costruzione, ci scambiamo semi, facciamo il pane con farine di grani recuperati e lieviti madre centenari, cantiamo e balliamo i canti della tradizione, stiamo ripercorrendo quotidianamente le tracce lasciate dai nostri nonni e soprattutto coltiviamo. Come tanti piccoli ragni, stiamo creando una ragnatela sempre più grande. Lo stiamo già facendo! quando si parla di diete e filosofie di vita legate all’alimentazione ho la sensazione che la maggior parte di noi faccia scelte di vita piu per appartenere che per esserlo veramente, soprattutto nelle citta dove la mancanza di una storia personale inserita in un preciso contesto sociale ci porta a crearci un appartenenza virtuale: diventiamo qualcosa di alternativa alla vita che abbiamo normalmente condotto, spesso scelte integraliste per darci maggior convinzione, spifferandola ai quattro venti: sono diventato… è facilissimo diventare qualcosa, difficile esserlo veramente. Le persone sensibili fanno le scelte in silenzio senza condizionare e responsabilizzare la vita degli altri. Come dicono i buddisti: sii buddista per essere buddista non per diventare buddista Ferdinando concordo con te… la virtualizzazione ci porta ad affermare tante cose che in realtà non mettiamo in pratica… se vuoi scrivi qualcosa di più “compiuto” su questo argomento e poi mandamelo per email che te lo pubblico Oggi i cittadini parlano di dieta vegana, a base solo di legumi cereali e verdure priva di prodotti di origine animale per rispetto della vita naturale e anche perché la maggior causa di immissione nell’ambiente di anidride carbonica dipende proprio dagli allevamenti intensivi. 

Ci sono i vegetariani che arricchiscono la loro dieta con formaggi latte ed uova e miele. I macrobiotici che basano la loro nutrizione sulla medicina cinese legata all’equilibrio di cibi basici ed acidi e non mangiano solanacee come peperoni pomodori patate e melanzane perché alterano questo equilibrio. Ci sono i fruttariani che si nutrono solo con frutta di stagione, poi i crudisti che si alimentano con cibi crudi per non disperdere le qualità nutrizionali dei cibi nella cottura e anche i brettariani dall’inglese breath, respiro. Pare che si nutrano solo di energia cosmica. Poi mangiare solo a chilometro (quasi) zero e riscoprire la stagionalità che ha un nome ben preciso: “Locavorismo”. 

Il foraging o foraggiamento ovvero l’arte della ricerca di cibo selvatico. La moda del frugalismo, cioè di vivere con poco, importata dagli Stati Uniti, sta seducendo sempre più giovani. O la paleo dieta mangiare come l’uomo primitivo. Nella cultura tradizionale la dieta era quasi vegetariana: un tempo si mangiava solo verdura e frutta di stagione, molti legumi e pochissima carne. Comunque sono filosofie di vita che spesso si possono attuare in società opulenta come la nostra, solo andando al supermercato, Siamo d’accordo razionalmente sull’eliminazione della carne dalle nostre tavole o quanto meno una forte riduzione, solo come spingere le comunità rurali a rinunciare a millenni di conviviale socializzazione e allegria legati alla salsiccia simbolo spesso anche di benessere. 

Ferdinando Renzetti – Rete Bioregionale Italiana

Risultati immagini per Ferdinando Renzetti
ferdinandorenzetti@libero.it