“L’alimentazione vegetariana è naturale. Noi siamo vegetariani non perché seguaci di una setta, non perché fedeli a una dottrina. Siamo vegetariani, perché la meditazione ci rende più umani, più vicini al cuore. È la sensibilità, la consapevolezza estetica, che ci rende vegetariani…” (Osho, rivisitato da P.D’A.)
Qualche bioregionalista di scuola americana insiste nel dire che si può tranquillamente continuare a mangiar carne e definirsi egualmente ecologisti, poiché la carne è cibo per l’uomo da tempo immemorabile.
Forse l’uomo preistorico e gli aborigeni che potevano sostenersi solo con la caccia avranno avuto una qualche ragione a considerarsi in armonia con la natura, poiché il loro “cacciare” teneva sempre conto del mantenimento della vita selvatica. Ma oggi? Con l’aumento spropositato della popolazione e con la spinta verso il carnivorismo della società dei consumi (e conseguente avanzamento di sistemi industriali inquinanti preposti alla produzione di foraggio per gli animali d’allevamento) non si può più affermare che “mangiar carne sia una abitudine in sintonia con l’ecologia”.
Tanto per dirne qualcuna…
Secondo il Meat Atlas, ingenti somme di denaro vengono versate nelle casse delle grandi multinazionali del settore zootecnico per incentivare la produzione di prodotti che, nella sostanza, oltre ad essere causa di terribili sofferenze degli animali negli allevamenti intensivi, danneggiano la salute e l’economia del Paese.
In tutto ciò occorre aggiungere il danno della distruzione dell’ambiente. Se per produrre un solo kg di carne bovina si sacrificano 12 mq di foresta, e considerato che da un bovino si ricavano circa 300-400 kg di carne, ognuno che mangia carne contribuisce alla distruzione di circa 400 mq di foresta, senza considerare l’inquinamento da veleni chimici e la diffusione ogm dell’agricoltura industriale da foraggio e l’iper produzione di co2…
Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana

