Superare sia l’antropocentrismo che l’antispecismo con l’interspecismo…

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Nel pensiero ecologista radicale e bioregionalista di Paolo D’Arpini, la proposta di superare sia l’antropocentrismo che l’antispecismo attraverso l’interspecismo rappresenta un’evoluzione cruciale per ridefinire il rapporto tra l’essere umano e il resto della comunità vivente.
D’Arpini, figura storica del bioregionalismo italiano ed esponente dell’Ecologia Profonda, individua i limiti intrinseci di entrambe le visioni tradizionali per proporre una sintesi olistica.
I Limiti delle due visioni contrapposte
- Il limite dell’Antropocentrismo: Questa visione pone l’essere umano al centro del cosmo, considerando la natura e le altre specie come mere risorse da sottomettere e sfruttare. D’Arpini e i bioregionalisti rifiutano questa prospettiva poiché rompe l’equilibrio simbiotico del pianeta.
- Il limite dell’Antispecismo: Pur nascendo come opposizione etica allo specismo e all’antropocentrismo per tutelare i diritti degli animali senzienti, l’antispecismo ideologico rischia talvolta di cadere in un “antropocentrismo alla rovescia”. Concentrandosi sulla contrapposizione rigida tra le specie o sull’equiparazione individualistica dei diritti, rischia di mantenere una separazione concettuale astratta, perdendo di vista la complessa rete ecologica in cui la vita (predazione compresa) si autogestisce.
La soluzione: L’Interspecismo Bioregionale
L’interspecismo si propone come una terza via trans-ideologica che non nega le specificità, ma integra l’uomo nella natura in modo non gerarchico:
- Integrazione Olistica: Non si tratta solo di “concedere diritti” alle altre specie, ma di riconoscere che coscienza e materia sono interconnesse. L’essere umano non è né il padrone della Terra né un intruso biologico, bensì un “organo” cosciente all’interno di un organismo più grande (la bioregione e la Terra stessa).
- Spiritualità Laica e Mutuo Appoggio: L’interspecismo si fonda sulla percezione che non vi sia reale divisione tra “l’io e l’altro”. La convivenza tra le specie si basa sul riconoscimento della vita nella sua totalità manifesta, sviluppando un’empatia naturale e non dogmatica verso piante, animali e interi ecosistemi.
- Pragmatismo Ecologico: Superando le barriere teoriche dell’antispecismo e dell’antropocentrismo, l’interspecismo bioregionale si traduce in un adattamento quotidiano e locale, dove le decisioni umane vengono prese tenendo conto del benessere e della sostenibilità di tutte le forme di vita co-presenti in un determinato territorio.
D’Arpini critica l’approccio dell’antispecismo classico, considerandolo spesso limitato o ideologico, e propone al suo posto una visione “interspecista matura”. I cardini principali di questa visione spiegano come e perché superare tale dicotomia:
1. La critica all’antispecismo ideologico
Secondo D’Arpini, l’antispecismo tradizionale tende a muoversi su base puramente morale, astratta o “emozionale” (ad esempio nel modo in cui l’essere umano si relaziona ai pets, gli animali domestici). Questa attitudine crea una falsa dicotomia ipocrita: da un lato si idealizza e si coccola l’animale da salotto, dall’altro si perpetua lo sfruttamento utilitaristico e industriale degli animali da macello o da laboratorio. L’antispecismo rischia così di rimanere una reazione intellettuale o sentimentale separata dalla realtà biologica ed ecologica.
2. Il passaggio all’Interspecismo Bioregionale
L’interspecismo, nella visione bioregionale di D’Arpini, non si limita a rifiutare la superiorità della specie umana (come fa l’antispecismo), ma propone un modello attivo di interconnessione e coesistenza tra tutte le specie viventi all’interno di un determinato territorio (la bioregione).
- L’Uomo come Animale: D’Arpini ricorda che noi stessi siamo animali. Il superamento dello specismo non deve avvenire antropomorfizzando gli altri esseri viventi, bensì spogliando l’uomo della sua pretesa di centralità distruttiva per riscoprire la propria appartenenza alla rete della vita.
- Relazione senza “Uso”: Un interspecismo maturo prevede un rapporto con la natura che non sia basato sull’utilizzo strumentale né sul dominio (delle risorse, delle piante, degli animali), ma sulla comprensione dei processi vitali condivisi. [1]
3. Ecologia Profonda e Ritorno alla Selvaticità
Superare l’antispecismo per D’Arpini significa agganciare la questione animale all’ecologia profonda, definita come la scienza dell’inscindibilità della vita. L’interspecismo si traduce in una “selvaticità interspecista”, dove l’essere umano accetta di coabitare con le altre specie rispettando il loro habitat e riducendo il proprio devastante impatto ecologico (inquinamento, sovra-popolazione, furto di spazio al selvatico).
In sintesi, per Paolo D’Arpini l’interspecismo rappresenta l’evoluzione pragmatica e spirituale dell’antispecismo: non più solo una protesta etica contro il predominio umano, ma la messa in pratica di una simbiosi ecologica e comunitaria in cui l’uomo si riconosce parte integrante del tessuto vivente della Terra.

Paolo D'Arpini
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