Salviamo l’Artico dalla predazione consumista…

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Mentre il ghiaccio millenario dell’Artico si sta ritirando, multinazionali e politici senza scrupoli sono già pronti ad avventarsi sulle ferite aperte di questo prezioso territorio.
Dove noi vediamo un ecosistema fragile che muore, altri vedono solo una nuova opportunità di sfruttamento. Mentre l’Artico lancia il suo ultimo grido d’allarme, c’è chi già calcola i profitti della sua fine.
Il profondo Nord del nostro Pianeta è un oceano di acqua e ghiaccio mozzafiato, dove fino a poco fa vivevano più orsi polari che uomini. Ma l’Artico si sta scaldando quasi 4 volte di più rispetto al resto del Pianeta e si stanno sciogliendo i ghiacci, spalancando le porte a una corsa spietata.
L’Artico custodisce il 30% del gas naturale e il 13% del petrolio mondiale non ancora scoperti. E mentre si scioglie, diventa sempre più facile saccheggiarlo.
Estrazione di gas e petrolio, ma anche pesca intensiva e navigazione commerciale: tutte minacce concrete per un ecosistema fragile e prezioso, casa di specie uniche come orsi polari, narvali e trichechi, e cruciale per regolare il clima dell’intero Pianeta.
Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, la Groenlandia e l’intero Artico sono visti come un “asset strategico” da acquistare per le sue risorse e la sua posizione militare.
E anche l’Italia è parte di questa partita: il governo Meloni dichiara di voler preservare l’Artico come “zona di pace”, ma lo definisce anche “strategico” per investimenti industriali ed energetici. Nel frattempo, ENI opera nel Mare di Barents, Leonardo lavora sulla “sicurezza” artica, Fincantieri costruisce navi progettate per sfruttare quei mari.
C’è una speranza concreta per fermare tutto questo. Il Trattato Globale sugli Oceani, entrato in vigore il 17 gennaio 2026, può creare Aree Marine Protette anche in acque internazionali, trasformando l’Artico in un santuario libero da estrazioni e pesca industriale.
