Saggezza virtuale poetica… vroom vroom beep beep

il maggior raccoglimento in autunno è anche e soprattutto un rinnovato senso di comunità e non solo una questione di introspezione personale. una stagione che ci invita a rallentare a riflettere e a ritrovare il piacere delle relazioni sociali e del vivere comunitario, guardando le stelle con gli occhi di un primitivo che si proietta nell’infinito e avverte in se la meraviglia e il sacro; a cogliere insieme dei ed eroi che raccontano i miti scritti nella volta stellata; a interrogarsi sul perché sia cosi importante proiettare il cielo in terra e osservarlo costantemente per cogliere il levarsi del sole, la danza delle costellazioni, il magico scorrere del tempo
metafora ne è appunto il giardino, luogo della cura e delle rispondenze, quindi esercizio non eretico consapevole del limite. è questo il momento della sezione memorie delle indie di casa nostra: ogni anno per i campi meridiani parte il tour del bracciante insaputo. sai! … è il circolo virtuoso della frutta, e degli ortaggi che si accorda al moto degli astri e delle stelle. il capitale nuovo logos perverso tutto lega e sottomette alla sua espropriazione: esseri umani, natura, stagioni, lo stesso verso prende respiro nella libertà di una quadriglia dove i ritmi stagionali le coloriture geografiche sono cadenzate dai differenti prodotti agricoli in un ampio catalogo annuale: è d’inverno che inizia il ballo son le arance i mandarini, col bel tempo i pomodorini, sono patate, sono fragole eccetera del cosiddetto miracolo economico del secondo dopoguerra, il neo schiavismo dei migranti nei lavori agricoli. una gioia nei giardini del bel paese tanto più amara perché quel piacere dell’occhio e del gusto è orrendamente impastato con lo sfruttamento, l’abiezione, lo sfinimento e la caduta di insaputi uomini e donne migranti che gli danno vita.
ciascuno è chiamato ad essere spettatore del suo sempre aperto teatro, manifestazione dell’esserci di un corpo anima che si svolge sotto gli occhi e nel suo svolgersi non solo parla, parla dei frammenti dell’esistenza con tutto il suo splendore e i suoi drammi. un involucro-corpo colmo di antenne capaci di registrare costantemente sentimenti e umori senza mai prendersi sul serio, a mostrare con parole esatte la chiara confusione dell’esistenza per un attimo eterno nello spazio dei versi, il ribollire tellurico che a ondate convulse sovverte uomini donne cose.
È proprio vero, scriveva Platone nel Timeo, che il tempo è un’immagine mobile dell’eternità, perché la storia che conta davvero è quella dell’uomo nei suoi rapporti con la natura, fatta di cicli che sempre ricominciano.
giorni fa ho conosciuto un maestro rei ki che fa chicchirichì… scrive cecilia dieci undici e dodici che se vuoi la conoscenza ogni giorno aggiungi qualcosa, se vuoi la saggezza ogni giorno togli qualcosa. quindi oggi tolgo domani aggiungo, aggiungo e tolgo, tolgo e aggiungo… (cecilia dieci lao tsu remix)
Ferdinando Renzetti

Paolo D'Arpini
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