Secondo biologi e naturalisti la specie umana potrebbe rappresentare per animali e vegetali ciò che un asteroide fu per i dinosauri 65 milioni di anni fa. L’Ispra mette in guardia sul consumo di suolo nel nostro Paese. E il ministero dell’Ambiente ammette: “Presentiamo molte carenze”.
Da parte dell’Onu l’attenzione punta sull’ecosistema delle isole, in particolar modo le più piccole, in cui vive circa un decimo della popolazione mondiale. Le isole sono un’importante cartina al tornasole della biodiversità.
E lo confermano le indagini della cosiddetta Lista rossa delle specie in pericolo, in base alle quali il 90% degli uccelli e il 75% delle specie animali che si sono estinte a partire dal 17esimo secolo vivevano in habitat insulari.
Vero e proprio “Barometro della vita”, secondo una definizione della rivista Science, la Lista, messa a punto dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (lucn), assegna a più di 70mila specie una categoria di rischio. Si va dalle specie estinte a quelle fuori pericolo, passando dagli organismi che ormai sopravvivono solo in cattività a quelli che, a vari livelli, sono minacciati di estinzione. Il biologo di Harvad Edward Owen Wilson più di un decennio fa ha quantificato in 30mila specie l’anno la perdita di biodiversità terrestre, e sintetizzato il peso dell’uomo sulla diversità biologica coniando un curioso acronimo, “HIPPO”. Parola in cui la “H” sta per “Habitat loss”, cioè la perdita di ambiente naturale in favore di coltivazioni e insediamenti umani; la “I” per “invasive species”, le specie aliene introdotte dall’uomo in ecosistemi diversi da quelli d’origine, che proliferano in maniera incontrollata fino a sterminare quelle indigene: le due “P” per “Pollution”, l’inquinamento antropico e “Population”.
“L’incremento e la diffusione delle aree urbane e delle relative infrastrutture – aggiungono gli esperti della Convenzione Onu sulla biodiversità – ha determinato un aumento dei trasporti e del consumo energetico, con la conseguente crescita delle emissioni di gas serra e inquinanti atmosferici. Inoltre – sottolineano gli studiosi di biodiversità – la trasformazione dei terreni da naturali, come le foreste, ad altre destinazioni d’uso semi-naturali come le coltivazioni, o artificiali come le infrastrutture, non solo sta provocando la permanente, e in molti casi irreversibile, perdita di suolo fertile, ma ha anche altri effetti negativi, come l’alterazione degli equilibri idrogeologici.
Secondo gli ultimi report dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, la crisi non sembra aver affatto frenato il consumo di suolo nel nostro Paese. Il fenomeno è in aumento. Negli ultimi anni sono stati divorati un migliaio di km2, un’area grande come cinque capoluoghi di regione. Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo, perdendo così la capacità di trattenere 270 milioni di tonnellate d’acqua. Oltre il 70% del territorio è ormai da considerare perso. La cementificazione – si legge inoltre nel rapporto – ha comportato l’immissione in atmosfera di milioni di tonnellate di CO2.
Eppure il nostro Paese partiva da una condizione di privilegio – L’Italia – sottolineano gli esperti Onu sulla biodiversità – grazie alla sua varietà geografica che comprende regioni alpine, continentali e mediterranee, e alle sue coste che si estendono per 7400 km, è un Paese estremamente ricco in biodiversità, con il più elevato numero e la maggiore densità di specie animali e vegetali dell’Unione Europea. La stima – in base ai dati delle Nazioni Unite – è di 58mila specie animali.
Nei recenti report si parla di “Carenze dovute ad un assetto nazionale e locale che spesso risente della mancanza di coordinamento nell’adempiere agli obblighi assunti” e di “Ritardi e scarsa incisività che spesso comportano l’apertura di procedure d’infrazione”. Si sottolinea inoltre, che “Lo stato di crisi globale, comunitaria e nazionale, non facilita l’interesse verso i temi della conservazione della biodiversità, malgrado rappresentino una risorsa fondamentale su cui fare affidamento”.
Ringrazio Daniele Patitucci da un cui articolo ho stralciato le parti a mio avviso più significative.
Prof. Luigi Campanella – A.K. Informa