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Di chi è la responsabilità della distruzione del pianeta Terra…?

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Bene, è ormai chiaro che abbiamo perso la battaglia per mantenere il pianeta così come lo abbiamo conosciuto. Ora, sicuramente questa di seguito può essere considerata la mia personale opinione, priva di obiettività. Per questo fornirò molti dati, elementi storici e fatti, perché sia concreta. I dati e i fatti hanno una buona qualità: concentrano l’attenzione su ogni dibattito, mentre le idee no. 
 
Quindi se non amate i fatti, per favore smettete di leggere qui. Vi risparmierete un articolo noioso, perché non sto cercando di intrattenere ma di sensibilizzare. Se smettete di leggere, perderete inoltre l’opportunità di conoscere il nostro triste destino. Come è cosa comune in politica oggigiorno, gli interessi hanno preso il sopravvento sui valori e sulla visione.
 
Tutto ciò sta andando nella direzione di Trump che privilegia gli interessi degli Stati Uniti, senza mostrare la minima attenzione per il pianeta, quindi anche  l’Europa lo sta semplicemente seguendo. Di sicuro chi è vivo oggi non pagherà nessun prezzo: le prossime generazioni saranno le vittime di un mondo sempre più inospitale. 
 
Tra pochi anni la distruzione sarà irreversibile. E sarà anche chiaro che gli esseri umani sono i soli animali che non difendono né proteggono il loro habitat. (…)
 
Gli scienziati, nonostante una consistente e ben finanziata lotta da parte delle industrie di carbone e petrolio che sostengono il contrario, hanno impiegato venti anni per concludere  che i cambiamenti climatici ed ambientali sono dovuti alle attività umane. (…)
 
In altre parole il nostro pianeta si sta deteriorando e questo processo non è più reversibile. Abbiamo immesso nell’atmosfera troppi gas e inquinamento che ormai stanno agendo. Però bloccando questo processo almeno lo potremmo stabilizzare, anche se non potremo cancellare, probabilmente, per migliaia di anni ciò che ormai abbiamo causato.
 
Si considera che la rivoluzione tecnologica  industriale sia cominciata nel 1746, quando le fabbriche rimpiazzarono i tessitori individuali. Ma cominciò su larga scala nella seconda metà del XIX Secolo, con la seconda rivoluzione industriale. Questo rese necessario l’uso della scienza nella produzione, per l’invenzione di motori, ferrovie, per costruire fabbriche ed altri mezzi di produzione industriale. Abbiamo iniziato a registrare le temperature nel 1850, con l’uso diffuso dei termometri. Dunque possiamo vedere come il carbone, le fonti fossili e altri carburanti cominciarono ad interagire con l’atmosfera. 
 
Gli scienziati hanno così concluso che superando di 1.5 gradi centigradi la temperatura del 1850 si oltrepassa una linea rossa in modo irreversibile: non saremo più in grado di cambiare il processo e il clima sarà fuori controllo, con conseguenze drammatiche per il pianeta. (…)
 
Secondo le stime della Banca Mondiale, nel 2014, 1.017 miliardi di persone viveva senza elettricità, mentre solo il 20% della popolazione africana aveva accesso all’elettricità. Bisognerebbe procurare a tutte queste persone energia rinnovabile per evitare un ingente aumento delle emissioni. (…)
 
E ora affrontiamo un altro importante sporco segreto. Mentre parliamo di come ridurre l’uso delle fonti fossili, stiamo facendo esattamente il contrario. In questo esatto momento stiamo spendendo 10 milioni di dollari al minuto per sostenere l’industria fossile. Tenendo conto solamente degli aiuti economici diretti.  Il Fondo Monetario Internazionale ha accettato la visione degli economisti secondo cui gli aiuti non sono solo in denaro: è l’uso della terra e della società, come la distruzione del suolo, l’uso dell’acqua, le tariffe politiche (le cosiddette esternalità, cioè i costi che esistono ma sono fuori dal budget delle imprese).
 
Questa notizia non è comparsa da nessuna parte nei media o sui giornali. Pochi conoscono la forza dell’industria delle fonti fossili. Trump vuole incentivare la produzione di fossili, perché l’industria fossile è un forte sostenitore del partito Repubblicano. (…)
 
L’acqua è considerata anche dagli strateghi militari la prossima causa di conflitti, come lo è  il petrolio da lungo tempo. Per produrre mezzo chilo di carne di manzo ci vogliono circa 10.000 litri d’acqua. Questo significa che un hamburger è l’equivalente di due mesi di docce. 
 
E per produrre un litro di latte ce ne vogliono 100 d’acqua. Le persone in tutto il mondo utilizzano solamente 1/10 dell’acqua utilizzata per le mucche. I bovini usano il 33% di tutta l’acqua, il 45% dei terreni del pianeta e per il 91% sono la causa della deforestazione dell’Amazzonia. Producono inoltre escrementi 130 volte di più degli esseri umani. L’allevamento dei suini  sta creando seri problemi, perché l’acidità dei loro escrementi sta riducendo la terra utilizzabile a fini agricoli. E il consumo di carne sta aumentando  poiché è considerato un segno del raggiungimento del livello sociale dei paesi ricchi. Oltre a questo serio impatto sul pianeta, si aggiunge un forte paradosso di sostenibilità per l’umanità. Quasi  9 miliardi di “consumatori”.
 
La produzione alimentare complessiva in tutto il mondo potrebbe sfamare dai 13 ai 14 miliardi di persone ma una parte considerevole di essa viene buttata addirittura prima di raggiungere le popolazioni che ne farebbero buon uso (anche questo punto potrebbe da solo costituire argomento di un articolo a parte). Il cibo prodotto per gli animali potrebbe sfamare 6 miliardi di persone e nel mondo c’è un miliardo di persone che muoiono di fame. Questa è la prova di quanto lontani siamo dall’usare razionalmente le risorse per l’umanità. Abbiamo risorse per tutti ma non siamo in grado di amministrarle bene con raziocinio. Il numero di persone obese ha raggiunto il numero delle persone che stanno morendo di fame. La soluzione logica in questa situazione sarebbe raggiungere un accordo su una governance globale nell’interesse del pianeta e dell’umanità. Bene, stiamo andando nella direzione opposta. Il sistema internazionale è assediato dal nazionalismo che rende sempre più impossibile il raggiungimento di soluzioni significative. 
 
Concludiamo con un ultimo esempio: la sovrapesca. Sono ormai vent’anni che l’Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization, WTO, che non è parte delle Nazioni Unite e fu creata in contrasto con le Nazioni Unite) sta provando a raggiungere un accordo sulla sovrapesca e l’uso delle mega reti a strascico che tirano su un’enorme quantità di pesce: 2.7 mila miliardi, di cui solo 1/5 viene tenuto mentre i restanti 4/5 vengono ributtati in mare.  I grandi pesci e mammiferi marini ora sono molti meno rispetto al 1970 e stiamo sfruttando 1/3 di tutte le riserve. 
 
E’ stato stimato che la pesca illegale immette nel mercato nero tra i 10 e i 23 miliardi, secondo uno studio di 17 agenzie specializzate, con una lista completa di nomi. E ancora: diversi governi spendono miliardi l’anno per finanziare l’incremento della loro industria ittica, un altro esempio di come gli interessi vincano sul bene comune. (…)
 
Penso che ora abbiamo abbastanza dati per renderci conto dell’incapacità dei governi di assumere sul serio le proprie responsabilità, nonostante abbiano accesso alle informazioni necessarie per sapere che stiamo andando incontro ad un disastro.
 
In un mondo normale la dichiarazione di Trump che il controllo del clima è una bufala  avrebbe dovuto causare molte più reazioni a livello globale. Inoltre,  apparentemente le politiche interne di Trump sembrano una questione solo statunitense ma le sue mire egemoniche su molte altri Paesi del mondo ampliano le conseguenze globali.  L’inquinamento sta avendo ripercussioni su tutti gli abitanti del pianeta, considerando pure che Trump è stato eletto nel 2024 solo da una percentuale minoritaria  degli aventi diritto al voto: approssimativamente 76 milioni di persone su 265 milioni di  aventi diritto al voto, troppo poche per poter prendere decisioni che hanno ripercussioni su tutta l’umanità.
 
(Ed inoltre l’emulazione consumistica, la competizione tra vari poteri emergenti per il controllo  globale, la nuova tecnologia e l’industrializzazione stanno creando un aumento spaventoso del cancro ambientale con annesso rischio di una conflagrazione mondiale definitiva –  n.d.r)  
 
Stralcio di un articolo  di Roberto Savio * rivisitato ed aggiornato a cura di P.D’A.  
 
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* Roberto Savio, giornalista ed economista italo-argentino, fra i più autorevoli commentatori politici internazionali sulle politiche sociali e ambientali, si dedica da decenni al tema della governabilità della globalizzazione.