Centro Italia. Le “grandi opere” che uccidono i territori e scempiano l’ambiente…
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L’immenso cantiere del Gasdotto gigante TAP dentro alle foreste e ai santuari naturali dell’Appennino, centrali eoliche senza vento con pale alte più di 200 metri come se piovessero dal cielo; impianti fotovoltaici a terra che impestano le campagne, discariche per “materiali speciali” lontane da occhi indiscreti, ecc.
Queste le attività e le proposte governative per la catena appenninica del Centro Italia.
E’ cominciato col gasdotto “Rete Adriatica” l’attacco più diretto e terribile alla montagna.
Un attacco mortale, in grado di azzerare le attività turistiche, ma ancor di più di azzerare il futuro.
A meno che non si tratti di un futuro di abbandono, nel quale si aprono ghiotte occasioni per speculatori di ogni tipo: le valli più interne, dall’aspetto “verginale”, si prestano bene ad ospitare le cose più immonde e le speculazioni più inconfessabili
Del resto, è negli intendimenti del Governo abbandonare le aree interne ad una “fine dignitosa” (qualunque cosa voglia dire).
Il gasdotto “Rete Adriatica” ha ricevuto il riconoscimento di opera di interesse nazionale che, di questi tempi, non si nega a nessuno.
Questo super gasdotto è un’opera “vecchia”, costruita nella speranza che il Nord Europa possa un giorno approvvigionarsi di gas dall’Italia: un po’ come costruire piste da sci sul Monte Catria nella speranza che nevichi…roba dell’altro mondo.
Senza contare che la rete di trasposto gas attualmente esistente in Italia è utilizzata per metà, che i consumi sono in calo dal 2008 e che è previsto un ulteriore e continuo calo per i tempi a venire.
Ma il dato sconfortante è che i cittadini non contano nulla e che le decisioni non le prende la politica, ma le multinazionali.
Tracciato gasdotto “Rete Adriatica TAP” a rischio sismico
Contro quest’opera si sono espressi Comuni, Comunità montane, Regioni, Camera dei Deputati (magari con voto unanime), ma i permessi sono sempre stati dati.
Eppure il mostro è qui, dopo anni di resistenza dei territori.
A dimostrazione che la politica è ambigua, che le regioni e gli enti intermedi sono incapaci di difendere i territori, specie quelli interni, meno interessanti elettoralmente. E che, appunto, le decisioni vengono prese altrove, in base agli interessi di pochi.
A noi che viviamo in questi territori non resta che l’estinzione; ma dopo aver pagato tasse e bollette sempre più care dove, in un modo o nell’altro, finiscono i costi di tutte queste belle opere inutili.
GrIG Marche e Umbria e Rete Bioregionale Italiana

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