Silvestro Montanaro

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INTERVISTA CON Silvestro Montanaro
(Giornalista; Ex Direttore del programma RAI ‘C’era una volta;’ supervisore del documentario Inventori di malattie,' realizzato nel 2013)

Premessa

Nel Corso degli ultimi decenni il ‘sistema medico’ ha manifestato un progressivo forte cambiamento nella sua natura: da un sistema rivolto alla ‘cura dei pazienti’ a un sistema orientato al ‘profitto.’ Oggi esso è sostanzialmente governato dalle grandi aziende farmaceutiche il cui obiettivo principale è la realizzazione del profitto spesso anche a danno della salute dei cittadini, così come dimostrano molte pubblicazioni e diversi programmi di inchiesta. Cosa ha determinato l’attivazione di questo processo? Cosa si intende quando si parla di ‘inventori di malattie?In che modo le aziende farmaceutiche inducono i Paesi e i cittadini ad acquistare farmaci spesso inutili? Quali sono le conseguenze di un eccessivo uso dei farmaci?’ Come è stata gestita l’emergenza ‘Ebola?’ Silvestro Montanaro, giornalista, supervisore di ‘Inventori di malattie,’ documentario mandato in onda nel mese di ottobre 2013 come parte del programma RAI ‘C’era una volta,’ ha risposto a queste e ad altre domande.

Silvestro Montanaro: Silvestro Montanaro ha iniziato la sua carriera giornalistica come corrispondente di Paese Sera e poi dell’Unità. In seguito ha lavorato per la Voce della Campania firmando delicatissime inchieste sui rapporti tra mafia, camorra, poteri politici ed economici. Nel 1989 firma dossier sull’immigrazione clandestina e fa da addetto stampa alla prima associazione di immigrati. Nello stesso anno entra a far parte del gruppo fondante della trasmissione televisiva Samarcanda. Lavora con Michele Santoro anche a Il Rosso e il Nero e Tempo Reale, diventandone co-autore nell’ultima fase. Nel frattempo pubblica tre libri-inchiesta, di cui uno, con Baldini e Castoldi, adottato come libro di testo in numerose scuole, sul Mozambico e i suoi bambini nel dopoguerra.  Silvestro Montanaro cura il progetto Sciuscià, ne realizza alcuni episodi, e diventa poi l’autore di Drug Stories.  Dal 1999 al 2013 è stato autore e conduttore del programma “C’era una volta” in onda su Rai Tre.


INTERVISTA - (Dicembre 2014)
L'intervista è stata realizzata nel mese di Dicembre 2014 e pubblicata nel mese di Marzo 2015 
Oggetto: Il business dei farmaci; Cosa significa inventare malattie; Ebola


 
 

Highlight 

  • Nel mondo da tempo va avanti ‘un processo di finanziarizzazione’ che ha stravolto fino alle radice più profonde tutta una serie di luoghi dell’agire umano e sociale. Tra questi non ne è rimasto illeso quello della ‘salute.’

  • Un prodotto farmaceutico vale oggi non tanto per la sua efficacia in termini di salute, quanto per la sua appetibilità nel  mercato finanziario. La missione della cura è stata completamente sostituita da quella del profitto.

  • L’influenza avaria e il Tamiflù rappresentano il tipico esempio di come sia stato creato un panico ingiustificato per generare un grande affare economico.

  • Occorre restituire alla Sanità la sua funzione vera: ‘curare i cittadini!’ A tal fine le organizzazioni civili, i consumatori, la libera informazione, i programmi di inchiesta hanno un ruolo rilevante. Ma altresì rilevante è il ruolo della ‘politica,’ la cui assenza in questo campo rappresenta qualcosa di veramente drammatico per la nostra società.

 
 
Domanda 1: Buongiorno Silvestro. Il 5 ottobre 2013 lei ha pubblicato un documentario, ‘Inventori di malattie’ nell’ambito del programma RAI ‘C’era una volta.’ All’apertura di questo documentario enuncia la seguente frase: ‘il malato oggi non è più uomo, ma consumatore; è un grande business!’ Può spiegarci meglio il significato di questa affermazione? In particolare cosa ha portato le industrie farmaceutiche a diventare un settore così ‘profit oriented’ e quali sono le sue effettive conseguenze? 
 
Risposta
 
Innanzitutto, chiarisco che ‘Inventori di Malattie’ è un prodotto realizzato, sotto la mia supervisione, da un bravissimo collega  e pubblicato in ‘C’era una volta,’ una serie di documentari che producevo quando lavoravo per la RAI in Italia. Che cosa volevamo dire con quel documentario? Il messaggio principale che volevamo dare consisteva nel fatto che nel mondo da tempo va avanti ‘un processo di finanziarizzazione’ che ha stravolto fino alle radice più profonde tutta una serie di luoghi dell’agire umano e sociale. Tra questi non ne è rimasto illeso quello della ‘salute,’ ovvero della ‘cura della salute degli esseri umani.’ Fino a 40-50 anni fa, infatti, nonostante ci fossero anche allora delle contraddizioni, la salute era considerata una specie di ‘patrimonio universale’ e il medico era il soggetto titolato a prendersene cura. Oggi le grandi aziende farmaceutiche (che governano il sistema) si preoccupano principalmente della loro ‘attrazione borsistica.’ Tant’è vero che, in queste aziende, ormai, il numero di addetti nei settori del marketing e della finanza supera il numero di addetti al settore della ricerca. Un prodotto farmaceutico vale oggi non tanto per la sua efficacia in termini di salute, quanto per la sua appetibilità per il mercato finanziario. La missione della cura è stata completamente sostituita da quella del profitto: un’azienda quotata in borsa non può avere rendimenti costanti, perché, in tal caso, a lungo andare, è un’azienda destinata a fallire; deve avere dei rendimenti crescenti; il che significa: tagli occupazionali, tagli dei costi (compresi quelli relativi alla ricerca), investimenti in marketing e grandi scommesse su prodotti vincenti.
 
 
Quando è iniziato questo processo di finanziarizzazione del sistema medico?
 
Tornando un po’ indietro negli anni si può arrivare all’evento che sta all’origine di questo processo: ‘L’AIDS.’ Infatti, l’AIDS si è rivelata un’epidemia mondiale grazie a cui diverse aziende farmaceutiche sono riuscite a moltiplicare in modo esponenziale i propri valori borsistici. Da allora c’è stato il disastro: una volta che tali aziende sono entrate nel meccanismo della finanza globale hanno dovuto garantirsi profitti crescenti e, in assenza di nuove epidemie da sfruttare economicamente, c’è stata una tendenza sempre più spinta a costruire nuove epidemie. Gli esempi sono a portata d’occhio. Ne cito uno, quello che ho indagato di più e che più di tutti ha provocato in me un forte senso di rabbia: ‘l’influenza aviaria (1997).’ All’epoca si sviluppò un allarme generalizzato che portò alla vendita di centinaia di milioni di flaconi in tutto il mondo di un farmaco spacciato quasi come un vaccino: ‘il Tamiflù.’ Tale farmaco è stato inventato da una piccola società farmaceutica americana e rivenduto a una grande azienda multinazionale del farmaco con una serie di condizioni che prevedevano il ritorno di grandi percentuali sul ricavato delle vendite alla casa detentrice del brevetto. Va ricordato che esso era un farmaco che era già stato proibito in Giappone per i suoi gravi effetti collaterali: un forte indice di mortalità tra i ragazzi sotto gli undici anni e tra gli anziani e tantissimi casi di disturbi mentali indotti. Nonostante ciò, questo farmaco è stato utilizzato come ‘vaccino’ per l’influenza aviaria. In realtà, il Tamiflù non poteva essere un vaccino per due ordini di motivi: 1) è un farmaco inutile e pericoloso (come dimostratosi in Giappone); 2) perché fin quando non c’è trasmissione di malattia da uomo ad uomo non può esserci un vaccino. Per meglio capire la portata della ‘frode,’ occorre considerare il fatto che l’aviaria, da quando ne è stato lanciato l’allarme, ha provocato nel mondo meno di un paio di migliaia di morti, meno di quanti ne causa una normalissima e banale influenza ogni anno solo in Italia. Eppure il clima di paura globale che è stato creato ha consentito alla casa farmaceutica detentrice del brevetto del Tamiflù di duplicare, se non triplicare, i propri profitti in borsa e ha consentito alla casa originaria (la piccola società farmaceutica americana) di guadagnare una marea di soldi. Il vicepresidente di questa società americana era Donald Rumsfeld, uno dei potenti signori dell’amministrazione ‘Bush;’ il che fa capire la connessione tra il sistema farmaceutico e quello politico. L’influenza avaria e il Tamiflù, in sostanza, rappresentano il tipico esempio di come sia stato creato un panico ingiustificato per generare un grande affare economico. Il fatto che il sistema farmaceutico stia ‘inventando malattie di massa’ (dico di massa perché solo malattie massive possono generare i profitti di cui si nutre la borsa) non è limitato al caso del Tamiflù ed è dimostrato da diverse ricerche. E’, ad esempio, in corso di preparazione una campagna mondiale volta a convincere le donne a liberarsi dalla maledizione mensile del ciclo mestruale: ci sarà una pillolina magica che eviterà che si verifichi questo processo che fa parte del ciclo naturale della vita. Un altro esempio: negli Stati Uniti ci sono 5-6 milioni di ragazzini vivaci trattati come ‘disturbati mentali’ e costretti a prendere uno ‘psicofarmaco’ che comporterà conseguenze sicuramente negative sul loro futuro sviluppo. Esempi del genere ce ne sono tantissimi.
 
  
Domanda 2: Nel suo documentario, Peter Rost, giornalista americano, ex vice-direttore della Pfizer, definisce il settore farmaceutico come una specie di ‘Mafia.’ Cosa significa?
 
Risposta
 
Il termine è molto forte; però non è del tutto errato! Riuscire ad immaginare e a costruire campagne mondiali di vero e autentico terrore, pur di poter vendere la propria merce (nel caso del Tamiflù, addirittura merce pericolosa), assume, infatti, a tutti gli effetti un atteggiamento assimilabile a quello delle organizzazioni mafiose. Una Sanità mondiale che obbedisce sempre più ad interessi di business e che è corrotta fino alle radici (si pensi ai premi che vengono dati ai medici in base alle quantità di prescrizioni di determinati farmaci) è sicuramente qualcosa di ‘illecito’ e ‘pericoloso.’
 
  
Domanda 3: Nel documentario viene citata una commedia realizzata negli anni ’20 in Francia: ‘Il dottor Knock e il trionfo della medicina.’ In questa commedia, il dott. Knock manipolerà l’intera comunità con l’obiettivo di far credere malato chiunque si trova in buona salute; in poche parole il dottore, tramite l’ausilio di un’attenta strategia di comunicazione, riesce a vendere farmaci alla gente sana. Che ruolo ha attualmente la ‘comunicazione’ nell’industria farmaceutica?
 
Risposta
 
La comunicazione ha un ruolo di assoluta rilevanza nel business della farmacia. Senza un’attenta campagna mediatica non sarebbe possibile allertare governi e cittadini in modo da indurli a spendere soldi per farmaci spesso inefficaci e volti a curare malattie spesso inesistenti. E il discorso non vale solo per il sistema della salute! Oggi esistono delle agenzie di comunicazione capaci di creare scenari ‘Holliwoodiani’ pur di giustificare determinate azioni o promuovere l’acquisto di determinati prodotti. Si tratta delle agenzie che ci hanno venduto la preoccupazione dell’aviaria, la preoccupazione della produzione di armi di massa in Iraq e tante altre informazioni che poi si sono rivelate delle vere e proprie ‘bufale;’ ma grazie ad esse l’opinione pubblica mondiale è stata manipolata e mobilitata, pur di raggiungere un determinato scopo. In questo processo ‘l’assenza della politica’ rappresenta un fattore drammatico; tradisce il cittadino e favorisce l’estendersi di campagne manipolatrici che spesso danneggiano il benessere sociale.
 
 
Domanda 4: Secondo Lisa Cosgrove, professoressa di psicologia all’Univerisity of Massachuset di Boston, l’industria farmaceutica Eli Lilly, quando il brevetto del Prozac, un farmaco antidepressivo, stava per scadere, ha creato un nuovo prodotto, il Sarafem, praticamente identico al Prozac, adottato però per curare un’altra malattia: il disturbo disforico pre-mestruale. In sostanza  è stata creata una nuova malattia piuttosto che un nuovo farmaco. E’ anche questo il modo di inventare malattie?  
 
Risposta
 
Assolutamente si! Per legge, dopo alcuni anni, i brevetti non producono più un grande valore monetario. D’altro canto, realizzare un prodotto nuovo e brevettarlo costa parecchio. Perché non inventarsi un nuovo male da curare con lo stesso prodotto e realizzare profitti da una malattia che prima non esisteva? Azione socialmente ingiusta, ma economicamente utile…
 
 
Domanda 5: Nel 1997, negli Stati Uniti è stata approvata una legge che consentisse alle industrie farmaceutiche la pubblicità diretta al consumatore di farmaci vendibili dietro prescrizione medica. Che ruolo ha avuto questo tipo di pubblicità nel processo di crescita delle imprese farmaceutiche?
 
Risposta
 
Ormai la tendenza è avviata: in diversi Paesi il farmaco, gli integratori etc… sono diventati oggetto di forte promozione al consumatore, da parte del medico, da parte dei media e da parte delle farmacie al dettaglio. Questo è, a mio avviso, uno degli aspetti più vergognosi del business della medicina. In Sud America (dove attualmente mi sono stabilito), ad esempio, quando si entra in una farmacia è come se si entrasse in un supermercato! Ci sono prodotti in promozione e campagne di fidelizzazione dei clienti. Oggi, a tutti i livelli del sistema medico, l’obiettivo è quello di aumentare la ‘preoccupazione’ nei ‘clienti’ affinché possano consumare sempre più prodotti e possano diventare una fonte sempre più consistente di guadagni.
 
 
Domanda 6: Alison Bass, nel suo libro ‘Side Effects’ ha portato alla luce gli effetti collaterali di molti farmaci. Nel suo documentario, in particolare, vengono citati gli effetti del Paxil, un antidepressivo creato dalla GSK per curare il disturbo di ‘Ansia Sociale.’ Si tratta di effetti gravi, quali suicidio e dipendenza dal farmaco. Può un’industria farmaceutica profit-oriented danneggiare la salute piuttosto che curarla?
 
Risposta
 
Il fatto che l’utilizzo eccessivo di farmaci generi degli effetti collaterali negativi è ormai un dato certo e comprovato. Spesso gli effetti sono gravi: dall’indebolimento del sistema immunitario ai disturbi mentali, fino alla morte. Molti malanni, soprattutto nel continente africano, sono legati all’eccessivo utilizzo di antibiotici che ha debilitato i sistemi immunitari delle popolazioni che vivono in tali aree. Inoltre, ci sono sempre più ricerche che dimostrano come la crescita esponenziale delle allergie nei Paesi Sviluppati sia legata all’abuso di una serie di farmaci. Questo è il risultato del voluto ‘processo di moltiplicazione delle paure’ sopra descritto; un processo che se non viene fermato si trasformerà in una grave tragedia umana.
 
 
Domanda 7: Dopo aver realizzato questo documentario, cosa pensa a riguardo delle campagne di vaccinazione? C’è anche li un business che può nuocere alla salute piuttosto che migliorarla?
 
Risposta
 
Tornando indietro, abbiamo fatto l’esempio del Tamiflù, dove si è creato un commercio di un prodotto fatto credere come ‘vaccino.’ Anche i vaccini, pertanto, oggi rappresentano un business. Certo, il vaccino è una conquista molto importante: con tutta una serie di riserve, i vaccini sono stati uno dei primi atti democratici di massa in campo sanitario (penso a una serie di malattie, come la poliomielite, che ferivano le parti più deboli della società mondiale). Tuttavia, proprio perché prodotti destinati alla massa, i vaccini hanno suscitato un’attenzione sempre maggiore da parte delle industrie farmaceutiche al fine di sfruttarli come fonte di profitto. Ne consegue che, per salvaguardare la salute pubblica, in futuro occorrerà un atteggiamento sempre più critico nei confronti delle campagne di vaccinazione da parte dei pazienti e delle istituzioni pubbliche. In particolare, è necessario che la politica sviluppi un atteggiamento critico e più consapevole su questo aspetto, non solo per difendere la salute dei cittadini, ma anche quella delle proprie ‘finanze pubbliche;’  infatti, come nel caso del Tamiflù, è possibile che vengano spese somme di denaro enormi per l’acquisto di vaccini spesso inutili e dannosi.
 
 
Domanda 8: Per quanto riguarda le recenti vicende sull’Ebola, qual è il suo punto di vista sulla gestione della malattia con particolare riferimento all’Africa?
 
Risposta
 
Quello che innanzitutto io mi chiedo è: C’è stata una gestione? Non credo! L’Ebola è stata ignorata e lasciata crescere a dismisura, perché è un problema che ha principalmente riguardato Paesi emarginati. La risposta attuale di fronte a una situazione che è alquanto drammatica in almeno tre Paesi (Liberia, Sierra Leone e Guinea) è, a mio avviso, miserrima; basta leggere le cronache di ‘Emergency’ o di ‘Medici Senza Frontiere’ che sono le uniche organizzazioni mediche che hanno lavorato e lavorano seriamente sul problema. La situazione è davvero grave: le strutture sanitarie locali, già di per se fatiscenti, si sono svuotate del loro organico; migliaia di operatori sanitari locali sono morti perché non hanno ricevuto gli strumenti necessari per far fronte all’emergenza; ci sono file di ammalati disperati presso le strutture di Emergency e di Medici Senza Frontiere; ci sono persone che restano a casa e muoiono perché non ci sono posti nelle strutture sanitarie locali. Insomma, la gestione dell’emergenza è stata disastrosa se non del tutto assente.
 
 
Cosa ha scatenato la diffusione del virus?
 
Quanto all’origine dell’epidemia il discorso è più complesso. Innanzitutto occorre tener presente il seguente fatto: scoppiata l’emergenza, uno dei primi provvedimenti del governo di Sierra Leone è stato quello di chiudere il laboratorio di ‘Kenema’ dove venivano effettuate ricerche su virus a rischio epidemico, tra cui appunto l’Ebola. Ora mi chiedo: E’ normale e logico che in strutture fragilissime come quelle africane ci si potesse dedicare su ricerche su tali malattie? E’ possibile che ci sia stata una fuga del virus? E’ quel laboratorio l’origine del tutto? Personalmente, considerando che fughe accadono anche in laboratori supertecnologici come è avvenuto pure negli USA, credo che una fuga ci sia stata… Ma nessuno ha indagato a fondo su questa faccenda. Inoltre, tre anni fa alcune delle aziende che lavoravano su questi progetti di ricerche erano già arrivati a delle soluzioni pronte per la sperimentazione umana ma non hanno ottenuto i dovuti finanziamenti per proseguire nelle fasi successive di ricerca. Perché? Forse perché il Dipartimento sulle Guerre Batteriologiche voleva costruire da solo il vaccino? Vorrei chiarire che io non sono un ‘complottista;’ non credo che in quei laboratori stessero cercando di creare virus per sterminare le popolazioni di quei Paesi... ma credo fortemente che sulla faccenda dell’Ebola ci siano una serie di buchi informativi spaventosi. Forse qualche informazione in più ci dovrebbe essere, per evitare che si vengano a creare nuovamente situazioni del genere.
 
 
Domanda 9: Come riportare l’intero sistema medico sulla retta strada? A chi spetta il compito principale? Governi, organizzazioni civili, consumatori? Che ruolo può avere la libera circolazione dell’informazione (Internet) in tutto questo?
 
Risposta
 
Sicuramente la rete web ha un ruolo fondamentale nel segnalare abusi, storture e veri e propri crimini, anche con riferimento al sistema medico che è ormai una delle più grandi organizzazioni mondiali, fatta di soldi, potere e corruzione. Occorre restituire alla Sanità la sua funzione vera: ‘curare i cittadini!’ A tal fine le organizzazioni civili, i consumatori, la libera informazione, i programmi di inchiesta hanno un ruolo rilevante. Ma altresì rilevante è il ruolo della ‘politica,’ la cui assenza in questo campo rappresenta qualcosa di veramente drammatico per la nostra società. La Sanità così come è attualmente costruita, è la premessa per grandi disastri; è la premessa della ‘non salute;’ se non si agisce presto, ‘nuovi stregoni’ si annunciano all’orizzonte… Ci sono stati crimini e ulteriori crimini ci saranno. Tutti questi crimini sono stati (o verranno) giustamente condannati? Al momento, no! E’ su questo e su una maggiore informazione al cittadino che bisognerebbe lavorare.
 
 
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