Ramòn Vera Herrera

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INTERVISTA CON Ramòn Vera Herrera
(GRAIN, Ricercatore;  http://www.grain.org/)
(BIODIVERSIDAD, Direttore Generale, http://www.biodiversidadla.org/Autores/Ramon_Vera_Herrera)
 
Premessa
Dalla seconda metà del XIX secolo, l'umanità ha assistito ad una pericolosa perdita di biodiversità agricola che ha colpito non solo le specie coltivate (biodiversità inter-specifica) ma anche le varietà esistenti all'interno della stesse specie (biodiversità intra-specifica). La tendenza nell'uso di un numero limitato di specie di piante agricole uniformi, in difesa di un modello agricolo industrializzato e centralizzato, ha condotto verso un pericolosissimo appiattimento genetico dei semi. L’attuale tendenza verso una maggiore industrializzazione dell’agricoltura non è, pertanto, assolutamente in grado di garantire la diversità genetica necessaria ad affrontare le sfide future che ci attendono: il cambiamento climatico, l'aumento della popolazione, l’insorgere di nuove malattie e parassiti. Perché la biodiversità è così importante per il nostro pianeta? Perché si sta drasticamente riducendo? Qual è l' attuale quadro normativo in materia di privatizzazione dei semi e in che modo è influenzato dalla Convenzione UPOV? Perché in America Latina le comunità locali si oppongono così strenuamente agli effetti della convenzione UPOV nei loro Paesi? Qual è la situazione attuale in questi Paesi? Ramón Vera Herrera, direttore generale della Biodiversidad e uno dei membri di GRAIN per l'America Latina, ha risposto a queste e altre domande.
 
Ramón Vera Herrera: Ramón è il direttore generale della rivista Biodiversidad, una rivista trimestrale curata e progettata in Messico in collaborazione con 10 partner latino-americani. Collabora attivamente con GRAIN nella realizzazione dei programmi che hanno a riferimento i Paesi dell’America Latina. Ramón revisiona il giornale mensile messicano Ojarasca, traduce gli articoli degli scrittori internazionali per il quotidiano messicano La Jornada ed è attivamente coinvolto nelle lotte dei piccoli coltivatori nel suo Paese.

GRAIN:
GRAIN è una piccola organizzazione internazionale non-profit che lavora a sostegno dei piccoli agricoltori e dei movimenti sociali nelle loro lotte a supporto di un sistema agro-alimentare basato sulla biodiversità agricola e sulle piccole comunità locali. E 'stata fondata nel 1990 da Henk Hobbelink.

BIODIVERSIDAD:
Biodiversidad è una rivista trimestrale latino-americana pubblicata attraverso lo sforzo congiunto di diverse organizzazioni: GRAIN (in Cile, Argentina e Messico), REDES -AT (Amici della Terra Uruguay), La Via Campesina Seeds Campaign (organizzazione internazionale), Acción Ecológica (in Ecuador), Red de Coordinación en Biodiversità (in Costa Rica), Acción por la Biodiversità (in Argentina), CLOC Vía Campesina ( organizzazione internazionale), Sobrevivencia-AT (in Paraguay), Centro Ecologico (in Brasile), Grupo Semillas (in Colombia) e ETC Group (in Messico). Tale rivista e principalmente impegnata nella difesa della biodiversità agricola e della condizione dei contadini e delle comunità locali in America Latina.


INTERVISTA - (Aprile 2014)
L'intervista è stata realizzata nel mese di Aprile 2014 e pubblicata nel mese di Luglio 2014 - (Nostra traduzione su intervista originale in inglese)
Oggetto: Il legame indissolubile tra biodiversità e condivisione dei semi - Biodiversità, leggi sui semi e diritto alla condivisione dei semi

 
Domanda 1A partire dal 2009 lei ha iniziato a collaborare con “GRAIN”. Ci può dire di cosa si occupa principalmente questa organizzazione?

Risposta:
GRAIN è un’organizzazione internazionale impegnata a promuovere la “sovranità” delle comunità locali sui propri sistemi alimentari (tradizionali e moderni) attraverso la custodia e lo scambio dei semi antichi tradizionali. GRAIN sostiene queste comunità nella lotta per la difesa dei propri territori, della propria identità e della propria sovranità alimentare. In particolare, GRAIN fornisce a tali comunità le informazioni necessarie alle loro battaglie contro le multinazionali, i governi e gli organismi internazionali. Inoltre, l’organizzazione lavora a stretto contatto con la società civile mediante corsi formativi e collaborazioni dirette al fine di raggiungere i suddetti obiettivi.
 

Domanda 2
Lei coordina la rivista Biodiversidad. Ci potrebbe spiegare qual è l’obiettivo di questa rivista e quali sono i principali temi di cui si occupa attualmente?

Risposta:
Biodiversidad è una rivista che raccoglie riflessioni, testimonianze, esperienze, ricerche e informazioni su come le corporation, le agenzie governative e gli organismi internazionali influenzano profondamente la vita e le condizioni di molte comunità locali che vivono in simbiosi con la natura e che lottano per conservare la propria capacità di auto-sostenersi (cioè, per tutelare i propri mezzi di sostentamento e la propria sovranità alimentare). La cura dell’ambiente nel quale si vive è molto importante ed è tanto radicata nella cultura dei popoli e delle comunità locali quanto ampiamente trascurata o esplicitamente osteggiata dai responsabili delle politiche economiche e dalle corporation. In questa prospettiva, Biodiversidad supporta le diverse lotte che le comunità locali fanno contro il crescente potere e il controllo delle grandi multinazionali. La rivista Biodiversidad è distribuita a mano perché non è vista come una rivista di settore, ma come uno strumento di collegamento diretto tra le comunità, le regioni e i movimenti. In tal modo, riesce ad essere largamente letta nel mondo contadino, sia tradizionale che non.
 

Domanda 3
Adesso parliamo di “semi”. Le multinazionali stanno spingendo fortemente verso la privatizzazione dei semi al fine di monopolizzare il mercato. È una cosa negativa? Perché?

Risposta:
Questa è ovviamente una cosa terribile! I semi non dovrebbero essere privati del loro profondo significato. Ovviamente, nessuno di noi si oppone alla loro vendita, ma è anche importante capire che i semi sono il risultato di adattamenti continui e di una gestione collettiva e attenta portata avanti dai contadini per migliaia di anni. I semi rispecchiano direttamente le relazioni tra le comunità. Essi rappresentano i nodi di molti sentieri diversi e sono il punto di incontro di molte persone; essi, per i contadini, esprimono la base della vita - il potenziale del nutrimento condiviso, dei mezzi di sostentamento, della sovranità alimentare e dell’indipendenza materiale. Ecco perché così tanti popoli considerano i semi “sacri”.
La privatizzazione dei semi costituisce un attacco diretto alla possibilità di costituire sistemi alimentari indipendenti sia tradizionali che moderni. Si tratta di un’erosione diretta della biodiversità, perché qualsiasi privatizzazione, qualsiasi tipo di controllo imposto sulla custodia e sullo scambio dei semi interrompe l'infinita capacità evolutiva insita nell’agricoltura contadina da millenni. Ogni brevetto e qualsiasi tipo di diritto di proprietà intellettuale costituiscono un tentativo di esercitare il controllo sull’evoluzione di qualsiasi varietà, cosa di per sé impensabile. I semi geneticamente modificati (OGM) sono uno degli ultimi tentativi per controllare e minare i sistemi alimentari indipendenti e, infine, spazzarli via.
Questo attacco è così profondo e vasto da colpire tutte le comunità contadine. Tutta la loro vita è danneggiata, perché si tratta di un attacco fondamentale alla loro stessa esistenza e alla possibilità di raggiungere autonomamente la sovranità alimentare.
 

Domanda 4
:
Perché la biodiversità è così importante per noi?

Risposta:
La biodiversità è uno deli elementi fondamentali della vita ed è reciprocamente legata con la diversità culturale. Molti biologi e antropologi convengono sul fatto che la vita è il risultato congiunto di fattori biologici e sociali; e, in termini generali, si può dire che la biodiversità è tanto più ricca quanto più variegate e sviluppate sono le culture che la promuovono e viceversa.
 

Domanda 5
Attualmente il quadro normativo sulla produzione, condivisione e commercializzazione dei semi è piuttosto complesso. Da un lato, vi è “la convenzione UPOV” (rivista l'ultima volta nel 1991) che dà grande protezione alle varietà di semi prodotti dalle grandi multinazionali; dall’altro, in alcuni Paesi i giudici costituzionali stanno riconoscendo i diritti delle minoranze locali a gestire i propri semi. Potrebbe spiegare in parole semplici quali sono gli elementi critici del quadro normativo del "mercato dei semi"? In che modo la convenzione UPOV supporta le multinazionali nel monopolizzare il mercato e nell’aumentare i propri profitti, a scapito dei piccoli agricoltori?

Risposta:
Sì, in effetti il quadro è piuttosto complesso ed è caratterizzato da molte sfaccettature, ma il punto principale è che tutte le convenzioni, le riforme costituzionali e le leggi sulla tematica dei semi in corso di promulgazione, o già esecutive, in molti Paesi, mirano a promuovere i diritti di proprietà intellettuale. Queste norme  proteggono il diritto esclusivo di  mantenere, usare e scambiare solo alcune determinate varietà e ciò genera, nel breve periodo, un enorme monopolio delle grandi aziende multinazionali sulla produzione dei semi. In questo modo viene tutelato il diritto di imporre l’acquisto di “pacchetti” che comprendono i semi costruiti e/o modificati in laboratorio e tutti i prodotti chimici (pesticidi, attivatori, fertilizzanti) necessari alla loro coltivazione; viene consentito, inoltre, alle grandi aziende di promuovere programmi di coltivazione intensiva; il tutto mira ad instaurare un rapporto di dipendenza dei coltivatori (di mais, riso etc..) dalle multinazionali che operano nel settore agro-chimico. Queste politiche minano in modo diretto le strategie di sussistenza che hanno garantito per molti secoli il sostentamento alle comunità agricole locali. L' effetto finale è che l’attività dei piccoli coltivatori sta progressivamente diventando economicamente insostenibili e molti di essi stanno abbandonando e svendendo le proprie terre.
Tuttavia, il sistema creato dalle multinazionali è difficile da conservare nel tempo.  I semi non sono cose, sono intrecci complessi di relazioni e la loro evoluzione non può essere fermata per decreto; così le aziende hanno bisogno di assicurarsi che i semi tradizionali non prevalgano. A tal fine, si sta cercando di imporre registri obbligatori e sistemi di certificazione che garantiscano la sopravvivenza solo di determinate varietà di una stessa specie. Questo è naturalmente un altro modo di erodere il vasto universo della biodiversità agricola che, nel lungo periodo, insieme a tutte le altre “leggi dei semi”, si ritorcerà contro i suoi promotori.
 

Domanda 6
Quali sono, secondo lei, le nazioni dove le leggi internazionali sui semi e gli accordi commerciali hanno avuto un impatto maggiormente negativo, in particolare in termini di erosione della biodiversità, impoverimento dei contadini e degradazione sociale?

Risposta:
C’è stato un attacco continuo e molto duro ai sistemi agricoli tradizionali in tutto il mondo e in molti Paesi questo ha portato a conseguenze estreme. L'India è un esempio: in questo Paese i programmi di coltivazione intensiva e l’introduzione di semi creati in laboratorio ha generato un peggioramento delle condizioni economiche dei piccoli coltivatori e un notevole incremento di suicidi in questa fascia della popolazione. In Paraguay si è avuto addirittura un “colpo di Stato” al fine di rafforzare il ruolo delle multinazionali e di garantire la promozione di colture geneticamente modificate e di vaste monocolture industriali. L’Europa è stata colpita in modo ancora maggiore, rendendo i titolari dei brevetti dei veri e propri signori feudali moderni che esigono denaro per coltivare le varietà di loro proprietà. In Francia, addirittura, esistono assurdità come il pagamento "volontario - obbligatorio" per l'utilizzo di alcuni semi o materiali vegetali. Questo perché il cosiddetto “proprietario” non può, naturalmente, dimostrare che il seme piantato dal coltivatore è della varietà esatta da lui brevettata (a causa della estrema variabilità dei semi); così impone il pagamento come un sistema di controllo. I contadini dal canto loro, non possono dimostrare che le varietà da loro utilizzate  non sono quelle coperte da brevetto; quindi pagano volontariamente per non essere ulteriormente disturbati dalle multinazionali produttrici di semi brevettati.
I monopoli stanno ormai interessando tutti i mercati globali del cibo. L’ 82% di tutti i semi scambiati a fini commerciali è coperto da brevetto. Dieci società controllano il 77% del mercato. Monsanto, Syngenta e Dupont, da sole, controllano il 47% di esso. Le norme intendono rendere obbligatoria la registrazione di ogni seme e la certificazione che questo sia acquistato attraverso il sistema di canali industriali (che sappiamo è controllato dalle suddette poche multinazionali). L'effetto più negativo di queste leggi è che finiscono per “criminalizzare” il possesso, l'uso e lo scambio di qualsiasi seme che non soddisfi tali condizioni. Tutto ciò comporta lo stravolgimento di una delle più antiche pratiche dell’umanità: “la libera condivisione e coltivazione dei semi”. Tale pratica ha garantito la biodiversità alimentare, “democraticamente disponibile” e necessaria per la sussistenza di molti milioni di persone per almeno 8000 anni. Adesso essa è posta in serio pericolo dalla legge!
 

Domanda
7: In qualità di direttore generale della rivista Biodiversidad, lei è specializzato soprattutto sulla tematica dei semi e della biodiversità in America Latina. Potrebbe spiegarci quali sono i punti critici sul tale argomento in questi Paesi?

Risposta:
In realtà, noi non siamo specializzati sulle condizioni di biodiversità nei Paesi dell’America Latina. Al contrario, tutte le persone che contribuiscono alla rivista stanno cercando di mantenere una visione integrale in modo da poter collegare tutti gli aspetti che interessano il mondo dei piccoli contadini e della biodiversità. Qual è il rapporto tra Land Grabbing, cambiamento nell’uso del suolo, deforestazione, imposizione di metodi industriali in agricoltura, semi geneticamente modificati (e relative disposizioni legislative e regolamentari), avvelenamento dell’ambiente (acqua, aria, suolo, animali, piante, persone), erosione delle strategie di sussistenza, sgombero di migliaia di persone dai loro territori, crescita delle città, emarginazione sociale, e progetti di sfruttamento con cui le grandi multinazionali saccheggiano e lasciano territori ”svuotati”? Noi crediamo che ci sia “un circolo vizioso” che leghi tutti questi aspetti che, in un modo o in un altro, attaccano i contadini, la loro sovranità alimentare e i loro territori. Le leggi sui semi sono parte del quadro giuridico implementato per raggiungere l’obiettivo di controllare il sistema agro-alimentare mondiale.
Un forte esempio di questo quadro giuridico viene dalla Legge federale messicana per la produzione, certificazione e il commercio dei semi (2007) che prevede pene pecuniarie e persino detentive per chi la viola.
 

Domanda
8: Negli ultimi decenni in molti Paesi dell'America Latina, le persone e le organizzazioni locali hanno lottato fortemente per tutelare i diritti nella produzione, condivisione e commercializzare dei propri semi (si veda “GRAIN, Seed laws in Latin America: the offensive continues, so does popular resistance”). Perché in questi Paesi sembra che ci sia una sensibilizzazione maggiore sulla tematica dei semi?

Risposta:
Penso che in America Latina le persone e le comunità sono davvero molto determinati e coinvolti nella lotta contro l’offensiva delle multinazionali. Tutte le leggi e i regolamenti di cui abbiamo discusso sono sentiti per ciò che realmente essi esprimono: “una grande minaccia per le condizioni di vita delle comunità, un attacco diretto al loro futuro, un’erosione diretta del sapere locale e delle tradizioni millenarie, una minaccia contro la possibilità di produrre il proprio cibo con i propri mezzi e secondo le proprie scelte.” Questa è una minaccia contro  l’autonomia dei popoli e contro la conservazione del territorio e della cultura locale!
 

Domanda
9: In quale Paese Latino Americano la situazione è maggiormente pericolosa in termini di rischi per la biodiversità e di rivolte sociali?

Risposta:
Ci sono molti Paesi in cui si è instaurata una situazione pericolosa per il popolo e per il territorio. Il pericolo è così vario che cambia da Paese a Paese. Solo per citarne alcuni questi sono tutti Paesi in cui il rischio di perdita di biodiversità e di sovranità alimentare è elevato: Messico, Guatemala, Haiti, Honduras, El Salvador, persino il Costa Rica, nonostante il tentativo dei media di dipingerlo come un Paese felice. E ancora Colombia, Bolivia, Venezuela, Ecuador, Argentina, Paraguay. Attualmente anche in Canada, il governo e le multinazionali sono così irrispettosi nei confronti dei diritti del territorio che continuano ad attaccare le comunità locali insistendo sempre più nella pratica del “fracking” per l'estrazione del petrolio e dello shale gas.


Domanda 10:  Qual è, secondo lei, il migliore modello agricolo che può garantire allo stesso tempo la conservazione del sistema naturale e la possibilità di nutrire la crescente popolazione mondiale?

Risposta:
I modelli di agricoltura tradizionali e moderni legati alla “agro-ecologia” hanno dimostrato di essere un’alternativa reale per ridurre  l’inquinamento e lo sfruttamento incontrollato del pianeta (questo in accordo con quanto sostenuto da Vía Campesina). Questo tipo di agricoltura, o, in senso più ampio, questo modo di produrre cibo (non tutti i contadini coltivano la terra), comprende la raccolta, la caccia, la pesca, l’allevamento del bestiame o di animali da cortile, ed è caratterizzato da una forte attenzione ai tanti dettagli nel corso dell’anno intero. Questa assunzione di responsabilità verso il territorio è “unica” e rappresenta lo sforzo più generoso mai assunto dall’uomo.