Philip Kotler (Ripensare il Capitalismo)

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INTERVISTA CON Philip Kotler (Ripensare il Capitalismo) 
(Professore di International Marketing, Northwestern University Kellogg Graduate School of Management in Chicago)

Premessa

Il Capitalismo. Non ci sono altre parole in campo economico tanto ampiamente utilizzate e discusse. Fin dalla sua origine (1850), questo modello economico è stato criticato da molti attivisti. Questa la critica principale: il Capitalismo conduce ad una perdita significativa del potere politico, democratico ed economico per la stragrande maggioranza della popolazione globale, per effetto della grande concentrazione di denaro e di beni nelle mani di poche persone. Altri attivisti, economisti e scienziati sostengono che il capitalismo sia la principale causa del cambiamento climatico e della più ampia crisi ecologica.

Sono valide queste due critiche? Che cosa dobbiamo incolpare? Il capitalismo in sé, oppure il modo in cui esso viene gestito? Una cosa è certa. Ora, più che mai, abbiamo bisogno di un modello economico sostenibile; un modello che garantisce stabilità ecologica, economica e sociale. Quindi la domanda è: può questo modello essere ancora rappresentato dal capitalismo? Cosa c'è di sbagliato nel capitalismo? Il capitalismo sta effettivamente erodendo i pilastri della democrazia? Philip Kotler, noto professore di marketing e autore di Democracy in Decline (2016) e Ripensare il Capitalismo (2015) ha risposto a queste e ad altre domande.
 
 
Philip Kotler è professore emerito di  International Marketing presso la Northwestern University Kellogg Graduate School of Management di Chicago. E’ considerato dal Management Centre Europe come "il più famoso esperto al mondo di marketing strategico." Kotler è noto a molti come l'autore del più autorevole testo sul marketing: Marketing Management, giunto alla sua 13° edizione. Ha scritto inoltre in veste di autore o co-autore  decine di altri importanti libri sul marketing. Tra i suoi ultimi libri:
 
Democracy in Decline (2016)
Confronting Capitalism (2015)
Winning Global Markets How Businesses Invest and Prosper in the World's High-Growth Cities (2014)
Market Your Way to Growth: 8 Ways to Win (2012)
 
 
Per maggiori dettagli, si visiti i seguenti siti-web:
 
INTERVISTA - (dicembre 2016)
Intervista realizzata e pubblicata nel mese di dicembre 2016.
Oggetto: Ripensare il Capitalismo e Democrazia in declino.

Ringraziamenti
: Si ringrazia Marina Ripoli per il suo contributo nell'elaborazione delle domande.
 
 
 

Highlight 

  • io non sono per la sostituzione del Capitalismo con il Socialismo o il Fascismo; esso va aggiustato! Va “ripensato!” Occorre un  Capitalismo più equo e stabile da cui tutti ne possano trarre beneficio..
  • "La crescente disuguaglianza dei redditi." Il cancro del Capitalismo…E se il trend prosegue, non saranno solo i poveri a farsi male!
  • Personalmente sono a favore di un sistema che interviene su un duplice binario: una combinazione tra sussidio di disoccupazione e offerta di posti di lavoro ai disoccupati che disincentiva le persone a rimanere inoccupate. Il sussidio va gradualmente ridotto, fino a che la persona non trova più attraente restare disoccupato.
  • Le imprese, le ONG e le istituzioni pubbliche ricaverebbero grandi benefici nell’investire soldi ed energie nello sviluppo delle fonti rinnovabili e della green economy... Molti altri posti di lavoro, inoltre, potrebbero venire da un serio piano di ricostruzione e salvaguardia delle infrastrutture.
  • Il “capitalismo con il cuore” bilancia la ricerca del profitto con il perseguimento del benessere e il rispetto delle persone e del pianeta. 

  • Il capitalismo sta letteralmente “mangiando” la democrazia. Esso porta i politici a favorire gli interessi delle élite, di coloro che hanno soldi e potere, invece di fare gli interessi dei poveri e della classe lavoratrice.

 

 
Domanda 1: Salve Prof. Philip Kotler e benvenuto. Prima di tutto vorrei congratularmi con lei per i suoi due ultimi interessantissimi libri (Ripensare il Capitalismo e Democrazia in declino). Nel primo libro lei si propone di affrontare alcuni noti problemi del Capitalismo e nel titolo lei utilizza il termine “ripensare”. Perché occorre "Ripensare il Capitalismo"?
 
Risposta
Ho scelto il termine "ripensare" perché la maggior parte delle persone “accetta senza alcun beneficio del dubbio” il sistema capitalista; lo considerano una situazione di fatto da cui tutti ne traggono beneficio. In realtà, almeno per come è concepito adesso, il Capitalismo non serve gli interessi della maggioranza della popolazione; esso ha preso la forma di un gioco in cui “il vincitore prende tutto”.  Il risultato? I ricchi e coloro che hanno la possibilità di accedere a particolari tipi di istruzione riescono a captare la fetta maggiore dei suoi benefici. Ben intesi, io non sono per la sostituzione del Capitalismo con il socialismo o il fascismo; esso va aggiustato! Va “ripensato”! Occorre un  Capitalismo più equo e stabile da cui tutti ne possano trarre beneficio. A tal proposito ho creato un blog, fixcapitalism.com, in cui vengono pubblicati articoli e iniziative che mirano a cambiare l’attuale modello di funzionamento del Capitalismo.  
 
 
Domanda 2: Alcuni noti autori (si pensi a Jerry Mander e Naomi Klein) vedono questo modello economico come la causa degli attuali principali mali sociali (povertà, disuguaglianza, disoccupazione, bassa natalità) e ambientali (cambiamenti climatici e impronta ecologica ). Che cosa ne pensa a riguardo? La sua critica al capitalismo è differente da quella dei suddetti autori?
 
Risposta
Condivido molte di queste critiche e le affronto in maniera dettagliata nel libro. Tuttavia, la mia non è soltanto una critica; nel libro propongo soluzioni concrete per correggere i vari difetti del capitalismo.
 
 
Domanda 3: Nel suo libro lei effettua una dettagliata analisi del Capitalismo, e ne delinea 14 difetti. Uno di questi è la disuguaglianza economica (si veda a riguardo Thomas Piketty). Perché il capitalismo genera disuguaglianza? Occorre una maggiore uguaglianza affinché il sistema capitalistico possa essere sostenibile? Come raggiungere questo obiettivo?
 
Risposta
Mi lasci dire che nel porre la domanda lei ha citato proprio il principale problema del Capitalismo, il cancro del Capitalismo: "La crescente disuguaglianza dei redditi." Thomas Piketty ha fatto un’analisi molto dettagliata a riguardo; ha evidenziato come in tutti i Paesi del mondo la ricchezza e i redditi si stiano progressivamente concentrando nelle mani di poche persone. E se il trend prosegue, non saranno solo i poveri a farsi male! Se la capacità di acquisto delle fasce più basse della popolazione continua a calare, la domanda complessiva di beni si ridurrà e con essa si ridurranno i fatturati e i profitti complessivi delle imprese; molte imprese saranno costrette a chiudere. Il ricorso al debito privato (carte di credito) è un sistema tampone temporaneo. A un certo punto, se non si risolve il problema dell’iniqua distribuzione dei redditi, il debito non farà altro che crescere fin al punto da far collassare l’economia:  solo i banchieri alla fine saranno fuori da questo eccesso di indebitamento e la recessione sarà inevitabile. La mia tesi consiste nel pagare “il salario minimo” ai lavoratori. Tutti i loro extra-guadagni alimenteranno l’acquisto di beni e servizi a beneficio dei produttori, generando in questo modo un circolo virtuoso di opportunità economiche.  
 
 
Domanda 4: Proseguiamo con la questione sociale. Sembra che il Capitalismo non sia più in grado di risolvere il problema della disoccupazione. La soluzione consiste in un restyling dell’attuale modello capitalista? O abbiamo bisogno di una rinnovata e più forte politica di welfare (si legga Reddito di cittadinanza)?
 
Risposta
Bene, prendiamo innanzitutto in considerazione i vari approcci al problema della disoccupazione.  1) In base alla vecchia teoria del Capitalismo,  il problema della crescente disoccupazione si risolve da solo: essa genera una flessione dei salari e dei prezzi che, a loro volta, rendono nuovamente conveniente alle aziende assumere più lavoratori. Il governo non dovrebbe intervenire. 2) Poi è apparsa la teoria keynesiana, in base alla quale quando la spesa dei privati (lavoratori e imprese) risulta insufficiente per la crescita/ripresa, il governo deve intervenire; deve cioè aumentare la spesa per gli investimenti e per  l'assistenza ai disoccupati, e richiedere l’ampliamento della base monetaria (N.D.R., emissione di nuova moneta). Tutto questo dà una spinta iniziale (un kickstart) all’economia e si risolve in una crescita dell’occupazione.  Anche se lo stimolo del governo produce nuovi posti di lavoro, alcune persone potrebbero preferire di rimanere disoccupati, vivere con le loro famiglie, dedicarsi ai loro interessi, e assumere lavori occasionali. Il governo dovrebbe fornire un livello di assistenza sufficiente a coprire i bisogni essenziali delle persone attraverso buoni pasto, assegni di disoccupazione, assegni di invalidità, e molti altri programmi.
 
Detto questo, molti economisti hanno proposto l'eliminazione di un consistente numero di programmi pubblici di assistenza. Personalmente sono a favore di un sistema che interviene su un duplice binario: una combinazione tra sussidio di disoccupazione e offerta di posti di lavoro ai disoccupati, tale da disincentivare le persone a rimanere inoccupate. In altre parole, il sussidio va gradualmente ridotto, specie in occasione di rifiuto di posti di lavoro, fino a che la persona non trova più attraente restare disoccupato.
 
 
Domanda 5: Alcuni economisti (in particolare, Jeremy Rifkin) argomentano che gli investimenti nell’economia sostenibile (fonti rinnovabili e green economy) daranno origine ad una nuova (probabilmente ultima) ondata di occupazione. Che ne pensa a riguardo?
 
Risposta
Concordo pienamente su questo aspetto. Le imprese, le ONG e le istituzioni pubbliche ricaverebbero grandi benefici nell’investire soldi ed energie nello sviluppo delle fonti rinnovabili e della green economy. Ogni sforzo deve essere indirizzato verso la riduzione dei rifiuti, il riciclo e riuso dei beni, e la tutela della qualità dell'aria e dell'acqua. Molti altri posti di lavoro, inoltre, potrebbero venire da un serio piano di ricostruzione e salvaguardia delle infrastrutture.
 
 
Domanda 6: Nel suo libro sostiene che i cittadini possono scegliere fra tre tipi di sistemi economici: il capitalismo non regolamentato, il capitalismo con il cuore e il socialismo rigido. Lei ha scelto il capitalismo con il cuore. Perché?
 
Risposta
Partiamo dal capitalismo non regolamentato (ampiamente supportato dagli economisti liberisti): le imprese operano come macchine; il loro unico scopo è quello di realizzare profitti; ecco perché sono alla ricerca continua di costi più bassi nella manodopera, nell’energia, nella terra e nel capitale. Questo è anche il capitalismo senza cuore: non si tiene conto delle ripercussioni di scelte profit-driven su altri aspetti, sociali e ambientali in primis.  Il capitalismo con il cuore bilancia la ricerca del profitto con il perseguimento del benessere e il rispetto delle persone e del pianeta. Mi piace molto a riguardo il movimento (nato da poco) che prende il nome di capitalismo consapevole; esso promuove la creazione di aziende solidali e responsabili, che, oltre a servire gli interessi dei loro investitori, mostrano grande attenzione verso i propri dipendenti, i partner e le comunità in cui l’impresa è inserita.
 
 
Domanda 7: passiamo ora al suo ultimo libro: il declino della democrazia. In cosa consiste questo declino? Possiamo sostenere che questo fenomeno è in qualche modo legato al fallimento del capitalismo?
 
Risposta
 
La democrazia si basa sull’assunto un cittadino/un voto: ogni cittadino con oltre 18 anni di età può votare nelle elezioni comunali, nazionali e (N.D.R., eventualmente) federali. Questo vuol dire uomini e donne di razza a nazionalità diverse, purché siano cittadini. La domanda che dobbiamo porci è: questo principio viene rispettato? La risposta è che esso in realtà viene violato con sempre maggiore intensità in diversi modi:
 
1. Alcuni Stati praticano lo strumento della soppressione degli elettori: essi limitano il numero di ore di voto a disposizione e negano il diritto al voto ad alcuni cittadini perché non possono mostrare i documenti giusti per la registrazione.
2. Alcuni distretti congressuali vengono costruiti/modificati nei confini in modo tale che la platea rielegga regolarmente una prescelta carica politica. Se i distretti fossero stati costruiti in modo da rispecchiare una base elettorale più omogenea, molti storici candidati del passato non sarebbero stati probabilmente eletti.
3. Molti aspiranti candidati ricevono un'enorme quantità di denaro per condurre la loro campagna elettorale, sconfiggendo facilmente così i candidati con meno risorse finanziarie. Tali vincitori faranno ovviamente prima gli interessi dei propri donatori, poi quelli del loro partito, dei lobbisti ed infine degli elettori.
 
Il capitalismo sta letteralmente “mangiando” la democrazia. Esso porta i politici a favorire gli interessi delle élite, di coloro che hanno soldi e potere, invece di fare gli interessi dei poveri e della classe lavoratrice.
 
 
Domanda 8: Quali sono i rischi di un totale declino della democrazia? Come è possibile invertire il processo?
 
Risposta
Il rischio principale cui si va incontro è la totale impotenza del popolo. Quando il potere politico asservisce solo agli interessi dei ricchi (grandi industriali, finanzieri, banchieri, ecc.), allora non ci troviamo più in presenza di una vera democrazia, ma di fronte ad una plutocrazia! Prendiamo come esempio il discorso del neo-eletto presidente degli Usa, Donald Trump. Vuole tagliare le tasse sui ricchi (dal 39,6% al 33%) ed eliminare la tassa di proprietà. Entrambi i provvedimenti non farebbero altro che aumentare ulteriormente la disuguaglianza, rendendo i cittadini ancora più impotenti di fronte allo stra-potere del binomio politica-élite.  
Ma allora, dove va ricercata la soluzione? Occorre un sistema fiscale progressivo che chiede ai più ricchi di sostenere un onere sociale maggiore. Gli oppositori ad un tale sistema sostengono che in questo modo gli imprenditori avrebbero meno incentivi ad investire e l’economia ne risulterebbe rallentata. Non è così! Ci sono così tanti capitali in attesa di essere utilizzati e tante persone col desiderio di utilizzarli, che non c’è motivo di pensare che non ci possa essere crescita in un contesto di maggiore equa-distribuzione dei redditi.   
 
 
Domanda 9: Lei è innanzitutto uno dei più grandi esperti di marketing al mondo. In questo scenario tanto incerto e ricco di cambiamenti nell’intero tessuto economico-sociale globale, come un giovane potenziale imprenditore dovrebbe investire il proprio capitale in iniziative economiche?
 
Risposta
Partiamo con il definire il ruolo dell’imprenditore nel più ampio contesto sociale. L’imprenditore è innanzitutto colui che trova la soluzione che rende un bene/servizio migliore o più economico per la società.  L’imprenditore è colui che distrugge alcuni modelli pre-stabiliti di fare le cose. Detto questo, a mio avviso ci saranno molte opportunità nel rivoluzionare il nostro sistema sanitario e quello energetico. Altri campi in cui investire i propri soldi, le proprie idee e le proprie energie sono le nanotecnologie, la robotica, la bioingegneria, l'intelligenza artificiale e la realtà virtuale.
 
 
 
 

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