Pat Roy Mooney

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INTERVISTA CON Pat Roy Mooney
(ETC Group, Cofondatore e Direttore esecutivo, http://www.etcgroup.org/)

 
Premessa
Dalla seconda metà del XIX secolo, si è verificata una pericolosa perdita di “biodiversità agricola” non solo in termini di specie coltivate (biodiversità inter-specifica), ma anche in termini di varietà esistenti all'interno delle stesse specie (biodiversità intra-specifica). Una delle principali cause di questo pericoloso processo è la crescente diffusione di tecniche industriali nelle attività agricole. Infatti, la tendenza nell'uso di un numero limitato di specie di piante agricole uniformi, in difesa di un modello agricolo industrializzato e centralizzato, ha condotto verso un pericolosissimo appiattimento genetico dei semi. Tuttavia, molti studi dimostrano che tale modello non è in grado di assicurare il livello di diversità genetica di cui ha bisogno il sistema agricolo al fine di affrontare le seguenti impellenti sfide: cambiamento climatico, aumento della popolazione mondiale, l’insorgere di nuove malattie, parassiti e insetti. Perché la biodiversità è tanto importante per il nostro pianeta? Perché il ruolo dei semi (e quindi il dibattito in corso su di essi) è cruciale per il nostro futuro? Perché l’attuale quadro normativo in materia di privatizzazione dei semi è pericoloso per la sopravvivenza della biodiversità e dei piccoli agricoltori? Le grandi aziende agricole multinazionali sono realmente migliori dei piccoli agricoltori? Pat Roy Mooney, fondatore e direttore esecutivo di ETC Group, nonché uno dei maggiori  esperti in tema di biodiversità Agricola, ha risposto a queste e ad altre domande.
 
Pat Roy Mooney: Pat Mooney ha più di 40 anni di esperienza di lavoro in organizzazioni della società civile a livello internazionale; “aiuti internazionali” e “sviluppo locale” sono i temi di cui si è occupato inizialmente Pat Mooney; successivamente si è focalizzato sulle seguenti tematiche: sistema alimentare, agricoltura e commercio. Nel 1977, insieme a Cary Fowler e Hope Shand, Mooney ha fondato il“RAFI” (Rural Advancement Fund International, rinominato ETC Group nel 2001). Nel 1985 ha ricevuto il “The Right Livelihood Award”(premio alternativo al Premio Nobel) dal Parlamento svedese e nel 1998 il “The Pearson Peace Prize” dal governo canadese; ha altresì ottenuto il "Giraffe Award", dato alle persone che “alzano e portano fuori il proprio collo.” Pat Mooney ha scritto diversi libri sulla biotecnologia e sulla biodiversità; una delle sue più importanti pubblicazioni è “Shattering: Food, Politics, and the Loss of Genetic Diversity.” Pat Mooney è considerato una delle massime autorità sulle seguenti tematiche: governance globale, concentrazione aziendale, monopolio e proprietà intellettuale, risorse genetiche vegetali e biodiversità agricola.
 
ETC Group: L’ETC Group  è un’organizzazione della società civile riconosciuta a livello internazionale che opera per risolvere i problemi socio-economici e ambientali legati all’utilizzo delle nuove tecnologie che possono esercitare un impatto sulle persone più povere e vulnerabili nel mondo. L’attività di ETC Group si focalizza sulle seguenti tematiche: erosione ecologica (compresa l'erosione delle culture e dei diritti umani), sviluppo di nuove tecnologie, governance globale, concentrazione dei mercati e commercio di tecnologie. Essa lavora a stretto contatto con le organizzazioni della società civile e i movimenti sociali, soprattutto in Africa, Asia e America Latina.
 
 
 
 
INTERVISTA - (Maggio 2014)
Intervista realizzata nel mese di Maggio 2014 e pubblicata nel mese di Luglio 2014 - (Nostra traduzione su intervista originale in inglese)
Oggetto: Biodiversità - semi e biodiversità, il ruolo delle multinazionali agricole, scenari futuri per l'agricoltura


Domanda 1: Lei è tra i fondatori di “ETC Group”.  Può spiegarci qual è la missione di ETC Group, su quali topic si concentra e in che modo viene realizzata?

Risposta:
La nostra esperienza è iniziata nel 1977, con l'istituzione del Rural Advancement Foundation International (RAFI), poi rinominata ETC Group nel 2001. Inizialmente, la nostra attività si concentrava esclusivamente sulla tematica dei semi e sull'impatto che i cambiamenti nella biodiversità agricola avevano sui popoli, i produttori e i consumatori. Oggi, trattiamo ancora la tematica dei semi; tuttavia, il mondo è cambiato e il nostro ambito di intervento si è ampliato: sono state sviluppate nuove tecnologie, l’economia si è globalizzata, le multinazionali hanno aumentato il proprio potere nei mercati internazionali, la ricchezza e il capitale si sono concentrati nelle mani di un numero sempre più esiguo di “aziende giganti”. La nostra organizzazione sta dando una crescente attenzione al tema delle nuove tecnologie e al loro impatto sulle popolazioni e sulle persone più vulnerabili. Faccio riferimento in particolare alle nanotecnologie e alla biologia sintetica (un tipo di ingegneria genetica estrema e fortemente pericolosa per il pianeta, sia in termini di danni alla biodiversità che di contributo al cambiamento climatico). Sostanzialmente portiamo avanti la nostra missione in due modi: 1) producendo e diffondendo informazioni (articoli e report) sui temi da noi trattati; 2) collaborando con le società civili locali nella lotta per proteggere i piccoli agricoltori e i popoli emarginati.
 

Domanda 2
: Adessostiamo per parlare di “biodiversità” e del ruolo dei “semi” in agricoltura. Prima di tutto però, mi lasci citare una delle sue più importanti pubblicazioni:   "Shattering: Food, Politics, and the Loss of Genetic Diversity." Questo libro è considerato come una delle guide più autorevoli in tema di “biodiversità”. Può spiegarci “che cosa è la biodiversità” e perché è così importante per il nostro futuro (e quello del nostro pianeta) preservare la diversità genetica delle piante?   

Risposta:
Gli episodi storici, crescenti evidenze e sempre più numerosi studi suggeriscono che l'umanità non può sopravvivere ai grandi cambiamenti globali (global warming, nuove malattie delle piante, erosione del terreno etc…), se non si ha la possibilità di accedere a una grande diversità (sia in termini di specie che di varietà) di bestiame e di piante. In tal senso, il dato più terrificante che vorrei proporre è il seguente: il 45% di tutta la ricerca privata nel mondo dell’agricoltura è focalizzata sulle monocolture di granturco; questo significa minore accesso alla diversità! Detto questo, ci sono molti esempi storici che dimostrano quanto sia pericoloso fare affidamento su colture che poggiano su una base genetica limitata. L’esempio più rinomato è l’Irlanda nel 1840-1850: l'intero raccolto di patate fu distrutto da una singola malattia; 1 milione di irlandesi morirono e altri 2 milioni scapparono dal Paese; ciò è successo perché il raccolto di patate aveva una base genetica ristretta e quindi l’intera varietà fu attaccata da un parassita. Ci sono molti altri esempi: tra il 1850 e il 1870, l’economia dello Sri Lanka andò praticamente in crisi per effetto di un’epidemia che distrusse quasi tutte le piantagioni di caffè del Paese; negli Stati Uniti, nel 1970, il Southern corn leaf blight (SCLB) raggiunse uno stato epidemico distruggendo il 15% dei raccolti di mais. Questi esempi mostrano semplicemente quanto sia vulnerabile un sistema agricolo povero di biodiversità.
 

Domanda 3
: Detto questo, qual è, a suo avviso, lo stato della biodiversità nel mondo? Quali sono i Paesi che stanno sperimentando le maggiori perdite di biodiversità e perché?

Risposta:
Europa e Nord America! Queste sono le aree del mondo che stanno sperimentando le maggiori perdite di biodiversità. Semplicemente perché esse sono le zone in cui si è avuta la più ampia diffusione di pratiche di agricoltura industriale. Tuttavia, a mio avviso, le zone maggiormente a rischio oggi sono: l’America Centrale, l’Etiopia e il Sud-Est asiatico. Esse sono fortemente minacciate dal diffondersi di pratiche di agricoltura industriale e di Organismi Geneticamente Modificati (OGM). Nel Sud-Est asiatico, ad esempio, sta per essere introdotta nei mercati una varietà di riso geneticamente modificata; ma anche il Messico è minacciato dall’introduzione di Organismi Geneticamente Modificati nei propri raccolti di mais.
 

Domanda 4
: Cosa ne pensa del Land Grabbing? Sta contribuendo alla perdita di biodiversità?

Risposta:
Penso di si, ma non penso che sia la causa principale! Sicuramente, il fenomeno del Land Grabbing (che si verifica quando le terre in Paesi poveri sono acquistati dai Paesi ricchi o da multinazionali, spesso senza consultare le comunità locali) è cresciuto negli ultimi anni; quindi esso (è le sue conseguenze sulle popolazioni locali) deve essere attentamente monitorato. Tuttavia, la più grande minaccia alla biodiversità non viene dal Land Grabbing, ma dalle policy in materia di “protezione intellettuale” che incoraggiano la diffusione di varietà agricole commerciali e di OGM, inclusi i cosiddetti raccolti “Terminator*”.

* La tecnologia Terminator si riferisce a piante geneticamente modificate in modo da renderne sterili i semi. Tale tecnologia va anche sotto il nome di  Genetic Use Restriction Technology (GURTS).


Domanda 5
: Proseguiamo con il tema della Biodiversità. Che cosa è “la Convenzione sulla Diversità Biologica” (Convention on Biological Diversity (CBD) e in che modo funziona?

Risposta:
Sottoscritta da 150 Paesi al “Summit sulla Terra” di Rio nel 1992, la Convention on Biological Diversity (CBD) entrò in vigore il 29 dicembre del 1993. Essa ha tre obiettivi principali: 1) la conservazione della diversità biologica; 2) l’uso sostenibile delle componenti della diversità biologica; 3) la ripartizione giusta ed equa dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche. In realtà, noi ci siamo inizialmente opposti alla convenzione, perché essa fu messa a punto in modo frettoloso e promuoveva il concetto di proprietà intellettuale sulle varietà genetiche, favorendo le grandi aziende e i Paesi ricchi a scapito dei Paesi in Via di Sviluppo e dei piccoli agricoltori. Tuttavia, nel tempo, c'è stato un miglioramento nelle strategie e negli strumenti utilizzati dalla Convenzione per proteggere la biodiversità agricola: ci sono stati passi notevoli nell’attrarre l’attenzione sul tema della biodiversità e sulle pericolosità che sta dietro l’utilizzo di biotecnologie e Organismi Geneticamente Modificati in agricoltura. 
 

Domanda 6
: Adesso parliamo del “mercato dei semi”. In che modo è cambiato tale mercato nel corso degli ultimi decenni?

Risposta:
Il mercato dei semi ha registrato un intenso processo di concentrazione nel corso degli ultimi 40 anni. Nel 1970 nessuna società fatturava più dell'1% del fatturato totale nel mercato globale delle sementi commerciali e c’erano oltre 7.000 diverse fonti di semi (pubbliche e private) in tutto il mondo. Oggi, 3 aziende (Monsanto, Syngenta e DuPont) realizzano il 54% di tutte le vendite di semi a livello mondiale; solo la Monsanto possiede il 27% del mercato globale. Inoltre, le prime 6 aziende (Monsanto, Syngenta, DuPont, BASF, Bayer, Dow) non solo controllano il 60% del mercato delle sementi, ma anche il 95% del mercato dei pesticidi.

Perché queste aziende hanno registrato un aumento così spropositato della loro quota di mercato?
Prima di tutto esse hanno una grande influenza sulla politica e sui governi. Quindi, le leggi nazionali e internazionali (inclusi la convenzione UPOV) in materia agricola sostengono tali aziende nel loro sforzo di controllare il sistema agroalimentare globale; in particolare, il quadro normativo in materia di diritti di proprietà intellettuale sulle varietà vegetali favorisce la diffusione di tecnologie che, a causa degli elevati costi di ricerca, possono essere sviluppate solo dalle grandi aziende.


Domanda 7
: Lei ha appena menzionato la convenzione “UPOV”, che rappresenta il quadro normativo internazionale per quanto riguarda la produzione, la condivisione e la commercializzazione dei semi. Può spiegarci in che modo tale convenzione esplica le sue funzioni e quali sono le sue principali implicazioni per le multinazionali, i piccoli agricoltori e l’intero sistema agricolo?

Risposta:
La UPOV (Union internationale pour la Protection des Obtentions Végétales) è una convenzione internazionale sottoscritta da 71 Paesi; essa ha come obiettivo principale la protezione di nuove varietà di piante, attraverso un sistema di “diritti di proprietà”. Fin dalla sua nascita (1961) la convenzione UPOV ha stabilito i seguenti obiettivi: 1) aumentare la diversità genetica; 2) dare ai piccoli agricoltori maggiori opportunità; 3) aumentare l’attività di coltivazione delle piante; 4) introdurre nuove specie nel sistema agroalimentare; 5) porre fine alla fame nel mondo. Dopo 50 anni, nessuno di tali obiettivi è stato raggiunto. E’ vero, dagli anni 60 ad oggi il settore dei semi commerciali ha prodotto 80mila varietà con diritto di proprietà intellettuale; ma “il 59% di queste nuove varietà sono fiori o varietà di piante non alimentari.” In realtà, se si guarda al settore alimentare, nell’intero periodo considerato non è stata introdotta nessuna nuova specie. D’altro canto, nello stesso periodo, nonostante le difficoltà di accesso al mercato, le piccole aziende agricole hanno generato “2,1 milioni di varietà vegetali” e queste varietà riguardano 7mila specie differenti. Essi hanno aggiunto diversità al sistema alimentare. In conclusione, la convenzione UPOV sta promuovendo il sistema sbagliato, un sistema basato sulla cultura dei diritti della proprietà intellettuale, sulla monopolizzazione della catena agroalimentare e sulla marginalizzazione dell’unica vera fonte di diversità, ossia dei piccoli agricoltori.
 

Domanda 8
: Molti studi e documentari sostengono che, con la monopolizzazione del mercato dei semi e l'industrializzazione dell'agricoltura, i costi di produzione (per l’acquisto di semi, fertilizzanti, pesticidi e macchinari) per i piccoli agricoltori stanno diventando insostenibili; in India ne è conseguito un notevole aumento dei suicidi tra i piccoli coltivatori.  Le condizioni economiche stanno realmente peggiorando per questa categoria imprenditoriale? I governi e i politici hanno preso realmente in considerazione il fenomeno? Cosa dovrebbero fare?

Risposta:
Senza ombra di dubbio! I piccoli agricoltori, negli ultimi 40 anni, hanno sperimentato un forte peggioramento nelle proprie condizioni economiche. Diverse sono le cause: 1) la monopolizzazione del mercato dei semi e del sistema alimentare (quindi un aumento del potere delle multinazionali alle spese sei piccoli coltivatori); 2) Land Grabbing (i piccoli agricoltori locali perdono l’accesso alla propria terra); 3) peggioramento delle condizioni di mercato. Tali processi hanno interessato tutte le parti del mondo senza importanti differenze; tuttavia, le reazioni da parte dei piccoli agricoltori sono state varie (per effetto delle differenze culturali): in alcuni Paesi, come l’India, molti contadini hanno optato per il suicidio; in altri Paesi, le comunità locali hanno preferito lottare in nome dei propri diritti (vedi l’America Latina – n.d.a.).

Cosa stanno facendo i governi?
Non penso che i governi stiamo facendo molto per proteggere gli interessi dei piccoli agricoltori. “ciò che i governi vogliono in realtà è che i contadini abbandonino le proprie terre”: molti studi sostengono che, entro il 2050, almeno il 77% della popolazione mondiale starà vivendo nelle aree urbane. I governi stanno agendo nella maniera opposta! E’ questa da considerarsi una buona strategia? Personalmente, non penso che lo sia…Così come ho già avuto modo di spiegare in precedenza, i piccoli agricoltori rappresentano la sola vera soluzione per far fronte alle sfide future in campo alimentare e in tema di crisi ecologica. Questo è il motivo per cui occorre supportarli.
 

Domanda 9
: Nel 2013 l’ETC Group ha pubblicato un Report molto interessante sull’importanza di preservare la pratica della libera condivisione dei semi tra gli agricoltori: “Tunis 2013: If we rely on corporate seed, we lose food sovereignty”. Che cos’è la “Sovranità Alimentare“ e perché l’utilizzo di semi commerciali prodotti da imprese multinazionali si traduce in una perdita di Sovranità Alimentare? Può un piccolo agricoltore utilizzare (per scopi commerciali o non commerciali) semi non registrati?
 
Risposta:
La definizione di “Sovranità Alimentare” è in continuo cambiamento. Essa si è diffusa e rafforzata da quando è stata introdotta per la prima volta dall’organizzazione internazionale di agricoltori, “Via Campesina”. “Sovranità Alimentare”, prima di tutto significa mettere il cibo al centro di qualsiasi policy in materia di “sostenibilità ambientale”. Essa chiede una più stretta relazione tra gli agricoltori e i consumatori, così come tra i contadini e la terra (e, più in generale, tra contadini e risorse naturali); Nonostante “Via Campesina” abbia fatto un lavoro apprezzabile al fine di diffondere il concetto di “Sovranità Alimentare”, esso è talvolta utilizzato in modo distorto da alcuni politici e da alcune organizzazioni internazionali. La Sovranità Alimentare è strettamente legata alla tematica dei semi, visto che, tra i fattori agricoli (semi, terra e acqua), i semi rappresentano quello più semplice da monopolizzare. La monopolizzazione del mercato dei semi significa “meno Sovranità Alimentare.”
In alcuni Paesi gli agricoltori “teoricamente” hanno il permesso di utilizzare semi non registrati. Per esempio, in Canada  e in molti Paesi dell’Europa, gli agricoltori “possono” usare semi non registrati, ma, in realtà, essi “non possono farlo”: nei mercati, infatti, sono commercializzati solo semi registrati e, in alcuni casi, ci sono solo semi geneticamente modificati.
 

Domanda 10
: L’ETC Group sta monitorando con attenzione il “disegno di legge 2007” nel Congresso brasiliano che ha lo scopo di porre fine al divieto di utilizzare i semi Terminator in Brasile (si veda Suicide at the Carnaval? Terminator is back in the Brazilian Congress). Perché è così importante per l’intero sistema agricolo globale fermare questo disegno di legge?

Risposta:
Bene, andando un po’ in dietro nel tempo, nel 2006 le grandi multinazionali agricole stavano cercando di porre fine alla moratoria sui semi Terminator stabilita dalle Nazioni Unite e in vigore dal 2000. Alcune organizzazioni, inclusa l’ETC Group, diedero battaglia a questo tentativo. In questa battaglia siamo stati supportati dal governo brasiliano che, nel 2007, ha introdotto una legge che ha posto il divieto di utilizzare i semi Terminator in Brasile. Ora, il governo brasiliano, al fine di difendere e rafforzare la sua reputazione internazionale, sta cercando di rendere possibile l’uso dei semi Terminator nel proprio Paese.  La nostra preoccupazione è che il disegno di legge (che ha l’obiettivo di porre fine al suddetto divieto) possa passare in un periodo compreso tra luglio 2014 (durante i mondiali di calcio) e ottobre 2014 (durante le elezioni in Brasile); poco dopo in Korea si terrà la Convenzione sulla Biodiversità ed è probabile che, in tale contesto, i delegati brasiliani cercheranno di modificare i termini della moratoria delle Nazioni Uniti in modo tale che il loro disegno di legge non vada in contrasto con essa. In questa prospettiva, il Brasile aprirebbe le porte all’utilizzo di semi Terminator in tutto il mondo. Questa è la vera minaccia!


Domanda 11
: In generale, qual è lo stato attuale degli OGM nel mondo? Perché gli OGM sono tanto pericolosi?

Risposta:
Ci sono 27-28 Paesi nel mondo che, sotto determinate condizioni, consentono l’utilizzo di OGM. Tuttavia, c’è da dire che gli OGM, dal momento in cui sono stati inizialmente introdotti ( circa 20 anni fa) ad oggi, non hanno riscosso il successo sperato dai loro promotori: attualmente, essi interessano solo pochi tipi di raccolti (sostanzialmente mais, soia e canola) e non si sono diffuse in molti Paesi. Una delle principali ragioni dietro questo insuccesso è l’enorme costo per il loro sviluppo. L’introduzione di una varietà di OGM può costare circa 136 milioni di dollari a un’impresa, mentre l’introduzione di una varietà convenzionale può costare in media intorno a 1 milione di dollari.
Gli OGM sono pericolosi per due motivi: 1) Essi permettono alle aziende di monopolizzare il mercato dei semi; 2) essi si basano su una tecnologia mal costruita: 20 anni or sono delle piccole start-up, pressate dai venture capitalist, introdussero una tecnologia immatura, senza un appropriata preparazione. Tuttavia, attualmente, la più grande minaccia al sistema agricolo non viene dagli OGM in se; essa arriva dalle tecnologie simili agli OGM, alle quali i media non danno adeguata importanza, ma che sono pericolose allo stesso modo degli OGM sia per i consumatori che per l’intero sistema agricolo.
 

Domanda 12
: Nel mese di settembre 2013, l’ETC Group ha pubblicato uno studio, “Who Will Feed Us? The Industrial Food Chain or the Peasant Food Webs?”, nel quale si dimostra che l’agricoltura industriale utilizza il 70% delle risorse agricole mondiali per produrre solo il 30% della fornitura agroalimentare globale, mentre i piccoli agricoltori forniscono il 70% dell’offerta agroalimentare con solo il 30% delle risorse agricole. Quindi, qual è la reale utilità dell’agricoltura industriale? Di cosa noi abbiamo realmente bisogno per fornire un’adeguata alimentazione alla crescente popolazione globale e per ridurre l’impatto ambientale dei sistemi agricoli? 

Risposta:
Il sistema agroalimentare industriale è molto costoso e comporta un notevole spreco di denaro: 8 mila miliardi di dollari all’anno! Questo è il conto al dettaglio del sistema agroalimentare industriale. Per ogni dollaro che noi spendiamo (per comprare e consumare il cibo), spendiamo altri 50 centesimi per mitigare i danni causati dall’utilizzo di tali alimenti. Non è solo una questione di denaro. Dal “campo alla forchetta”, circa il 50%* del cibo prodotto viene sprecato; infine, l’attuale sistema agro-industriale sta rendendo le popolazioni ricche obese e malate! E’ difficile immaginare un sistema peggiore di questo; esso è semplicemente un disastro! Dobbiamo riguadagnare il controllo sul nostro sistema agroalimentare. Dobbiamo supportare i piccoli coltivatori, gli unici in grado di sfamare l’intera popolazione mondiale e di raggiungere con il proprio cibo le persone più povere e vulnerabili. L’impronta ecologica dei piccoli coltivatori è molto inferiore a quella del sistema agricolo industriale: così come dimostrato nello studio citato, essi producono una quantità di cibo maggiore utilizzando meno risorse; essi consumano meno acqua, meno energia e sono molto più flessibili.

* La stima standard per lo spreco di cibo si aggira tra il 33 e il 40%; essa però non incude il cibo sprecato per effetto del “sovra-consumo”. Se accettiamo il fatto che tra il 15 e il 25% del cibo che viene consumato nei Paesi industrializzati è sprecato in quanto costituisce sovra-consumo, appare naturale pensare che la perdita totale di cibo si aggira tra il 40 e il 50% del cibo prodotto.


Domanda 13
: Riassumendo, negli ultimi decenni il potere delle multinazionali agricole è aumentato, e, con esso, è aumentata la monopolizzazione e l’industrializzazione di molte fasi della supply chain globale nel settore agroalimentare. Allo stesso tempo, i piccolo agricoltori stanno perdendo potere. Tutto questo rappresenta una seria minaccia alla possibilità di preservare un sistema agricolo sostenibile. Qual è, secondo lei, il più probabile scenario futuro del sistema agricolo, e quali sono i fattori principali da cui tale scenario dipende?

Risposta:
Penso che gli scenari potenziali sono sostanzialmente due:
1)      Lo scenario non desiderabile: questo è lo scenario supportato da molti Governi e dalle agenzie delle Nazioni Unite. Essi promuovono un sistema agroalimentare di tipo industriale. Secondo questo scenario, la produzione alimentare deve aumentare del 50% entro il 2050; l’accesso all’energia e all’acqua deve aumentare del 70%; il consumo di carne e latticini deve aumentare del 70%(e questo sarebbe catastrofico in termini di salute, di impronta ecologica e di cambiamento climatico). Secondo me, questi target sono semplicemente impossibili da raggiungere e qualsiasi sforzo per raggiungerli non farà altro che peggiorare le condizioni del nostro ecosistema.
2)      Lo scenario desiderabile: è l’unica possibilità che abbiamo per far fronte alla crisi ecologica globale e per ridurre la fame nel mondo. Tale scenario consiste nel dare supporto ai piccoli coltivatori e nell’offrire ad essi un maggiore accesso alle terre e alla diversità; esso si basa su un sistema decentralizzato, dove i piccoli agricoltori possono vendere direttamente ai consumatori; è un sistema in cui il consumo di energia e l’utilizzo di elementi chimici e di fertilizzanti sono drasticamente ridotti. 
In conclusione, “noi abbiamo a disposizione due possibili scenari, ma abbiamo una sola scelta: il secondo scenario!”

 

 

 

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