Matti Kummu

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INTERVISTA CON Matti Kummu
(Ricercatore press oil Water & Development Research Group - WDRG, Aalto University - http://www.wdrg.fi/)

Matti Kummu è un ricercatore del Water & Development Research Group (WDRG), Aalto University, Finlandia, un gruppo di ricerca interdisciplinare con una lunga tradizione nel campo della ricerca relative all’acqua, alle tematiche di sviluppo e alla gestione delle risorse idriche. Nel 2012, Matti Kummu, insieme ad altri ricercatori, ha scritto un articolo intitolato “Lost food, wasted resources: Global food supply chain losses and their impacts on freshwater, cropland, and fertilizer use” nella rivista Science of the Total Environment. In quest’articolo, sono stati analizzati per la prima volta le perdite di cibo (in termini di Kilocalorie) su scala globale nella filiera agroalimentare, e l’ammontare di risorse naturali (acqua, terreni e fertilizzanti) che vengono utilizzati per produrre tale cibo. Così come evidenziato in altri studi, secondo la ricerca di Kummu, circa ¼ del cibo prodotto viene perso lungo la filiera agroalimentare (Food Supply Chain – FSC). Evitando queste perdite (o sprechi) il numero di persone sottonutrite nel mondo  (che supero gli 800 milioni secondo la FAO) potrebbe essere drasticamente ridotto. Quindi, quali sono le cause delle perdite di cibo? Quali sono le implicazioni in termini di spreco di acqua? Supponendo che il problema venga risolto, il sistema agroalimentare sarà capace di nutrire la crescente popolazione mondiale? Matti Kummu ha risposto a queste e altre domande.
 

Mathis Wackernagel

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INTERVISTA CON Mathis Wackernagel
(Global Footprint Network, Presidente - http://www.footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/)

Mathis Wackernagel è il co-ideatore dell’Ecological Footprint e Presidente del Global Footprint Network, un think-tank internazionale in tema di sostenibilità. Il Global Footprint Network si focalizza nel portare avanti un modello economico sostenibile in cui tutti possano vivere entro i confini dei mezzi messi a disposizione dalla Terra. Esso propone l’Ecological Footprint (Impronta Ecologica) - che misura quanto capitale naturale utilizziamo e quanto capitale naturale abbiamo a disposizione - quale mezzo per portare i limiti ecologici al centro delle decisioni ovunque. Recentemente il Global Footprint Network è stata nominata (per il secondo anno consecutivo) come una delle prime 100 organizzazione non governative del mondo dal Global Journal. Secondo i risultati dell’edizione del 2011, attualmente l’umanità sta utilizzando l’equivalente di un pianeta più grande della Terra (per la precisione, grande 1 volta e mezzo la Terra) per procurarsi le risorse di cui ha bisogno e per far assorbire i rifiuti che produce. Che cosa significa tutto questo?E cosa possiamo fare per salvare il nostro pianeta dall’esaurimento delle risorse? Abbiamo chiesto a Mathis Wackernagel queste e altre domande.
 

Peter Wadhams

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INTERVISTA CON Peter Wadhams
(Direttore del "Polar Ocean Physics Group", University of Cambridge)

Peter Wadhams ScD (nato il 14 Maggio del 1948), è professore di Fisica Oceanica,  e Capo del Polar Ocean Physics Group nel Dipartimento di Matematica Applicata nell’Università di Cambridge. Egli è meglio noto per i suoi lavori sul ghiaccio marino. Dal 1970 al 1974 ha studiato per un PhD allo Scott Polar Research Institute nell’Università di Cambridge su “Gli effetti della copertura del ghiaccio marino sulle onde della superficie oceanica”.  Ora, con più di 40 anni di esperienza negli studi sul ghiaccio marino e sui cambiamenti dell’Oceano Artico, il professor Wadhams copre diversi ruoli legati allo scioglimento dei ghiacci ed al cambiamento climatico. In una recente intervista per il The Guardian" ha detto che “entro il 2015-16, l’Artico in estate (Agosto-Settembre) diventerà libero da ghiaccio”. Cosa possiamo fare per scampare a questa previsione? E quali saranno le conseguenze di breve e di lungo termine dello scioglimento dei ghiacci Artici? Peter Wadhams risponderà a queste e altre domande.
 

Mark Serreze

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INTERVISTA CON Mark Serreze
(NationalSnow and Ice Data Center - NSIDC, Direttore - http://nsidc.org/)

Mark Serreze è professore presso il Dipartimento di Geografia dell’ University of Colorado Boulder (CU) e direttore del CU National Snow and Ice Data Center (NSIDC), un centro di ricerca specializzato sulla rilevazione remota di neve e ghiaccio, sull’analisi del clima Artico, del terreno gelato, delle lastre di ghiaccio e dei ghiacciai. Il NSIDC ha iniziato ad operare come centro di informazione e come archivio analogico, il centro dati mondiale di Glaciologia, per l’archivio di dati e informazioni dal 1957-1958, anno internazionale di Geofisica. Da allora, il NSIDC si è evoluto al fine di gestire i dati relative alla Criosfera, che spaziano da piccoli file di testo a enormi file di rilevazione remota dal sistema di osservazione della Terra della NASA. Con il riscaldamento globale e lo scioglimento dell’Artico,  le analisi dello NSIDC diventano sempre più importanti al fine di monitorare lo stato dell’Artico e gli effetti del riscaldamento globale. Secondo tali dati, l’Artico si sta riscaldando ad un ritmo doppio rispetto alla media del nostro Pianeta. Perché l’Artico è più vulnerabile al cambiamento climatico rispetto alle altre aree della Terra? Quali sono le conseguenze principali (locali e globali) dei cambiamenti nell’Artico? Cosa possono fare gli Uomini per invertire il processo di scioglimento dei ghiacci Artici? Mark Serreze ha risposto a queste e ad altre domande.
 

Giuseppe Onufrio

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INTERVISTA CON Giuseppe Onufrio
(Greenpeace Italia – Direttore generale - http://www.greenpeace.org/italy/it/)

Premessa
Greenpeace è un'organizzazione globale indipendente che sviluppa campagne e agisce per cambiare opinioni e comportamenti, per proteggere e preservare l'ambiente e per promuovere la pace. Diverse oggi sono le problematiche che (più che mai) minacciano la stabilità del nostro Pianeta: i cambiamenti climatici (ed il problema energetico ad essi correlati), la pesca commerciale che minaccia l’estinzione di diverse specie marine e gli equilibri Oceanici; la deforestazione e la perdita di biodiversità; il ricorso alle armi nucleari e le guerre civili, nonché i conflitti terroristici; la presenza di prodotti estremamente tossici a forte componente chimica;  agricoltura irresponsabile e ricorso agli OGM. Ma su quali di queste tematiche oggi Greenpeace si focalizza maggiormente? Qual è oggi il problema che minaccia in modo maggiore l’equilibrio del nostro Pianeta? Cosa possono fare gli Stati per arrestare il cambiamento climatico e cosa i singoli cittadini? Giuseppe Onufrio è qui per rispondere a queste ed ad altre domande.