Danny Dorling

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INTERVISTA CON Danny Dorling
(Professore di Geografia alla Università di Oxford; autore del libro Inequality and the 1% e di diversi altri libri sul tema della disuguaglianza sociale - http://www.dannydorling.org/)

Premessa

In base ai risultati di molti studi (Banca Centrale Europea, Credit Suiss, The World Top Income Database, Oxfam International), la distribuzione della ricchezza e dei redditi nel mondo e nei singoli Paesi sta diventando sempre più ‘iniqua.’ Secondo il Global Wealth Report 2013 di Credit Suiss è stato stimato che ‘appena l’1% della popolazione globale detiene il 41% della ricchezza globale.’ E la stima è stata recentemente aggiustata al rialzo. Un’eccessiva disuguaglianza economica può compromettere seriamente la tenuta del tessuto sociale a livello locale e globale, con conseguenze che possono rivelarsi anche drammatiche. Perché la disuguaglianza economica deve essere considerata una questione di primaria importanza per l’agenda politica globale?  Quali sono le cause e le conseguenze dell’attuale trend al rialzo della disuguaglianza economica? Quali sono i Paesi più colpiti? E’ possibile frenare questa tendenza? Come?  Danny Dorling, autore del libro Inequality and the 1%, e di molti altri libri sul tema della disuguaglianza e dei suoi effetti sulla stabilità sociale, ha risposto a queste e ad altre domande.   

Nick Galasso

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INTERVISTA CON Nick Galasso
(Membro della 'American Council of Learned Societies;' co-autore di 'Working For the Few: Political Capture and Economic Inequality,' Report sulla disuguaglianza pubblicato da Oxfam nel 2014;  http://www.oxfam.org/en/research/working-few)

 
Premessa

Nel mese di genniao 2014 Oxfam International ha pubblicato un Report, Working for the Few: Political Capture and Economic Inequality, nel quale ha lanciato un forte allarme sui crescenti livelli di disuguaglianza. Secondo Oxfam, se non messa sotto controllo, la disuguaglianza genera un ‘self-feeding process:’ nelle situazioni di elevata disuguaglianza, la classe più ricca della popolazione riesce a influenzare le decisioni politiche, ad ottenere i servizi di più elevata qualità e quindi a perpetuare le differenze economiche e sociali. Nell’ottobre del 2014, Oxfam ha pubblicato un altro Report, Even It Up: Time to end extreme inequality, confermando i risultati del Report precedente. Secondo le pubblicazioni appena citate, ‘solo 85 persone nel mondo posseggono una ricchezza pari a quella posseduta dalla metà più povera della popolazione mondiale (3,5 miliardi di persone)’ e ‘negli ultimi decenni la ricchezza è andata sempre più concentrandosi nelle mani di poche persone.’  Ancora più recentemente, durante il meeting di Davos (21-24 gennaio 2015), Winnie Byanyima, Direttore Esecutivo di Oxfam International, ha portato in risalto i risultati di un nuovo Report, ‘Wealth: Having It All and Wanting More:’ entro il 2016 l’1% della popolazione possiederà più ricchezze del restante 99%.  Il fatto che la distribuzione della ricchezza e quella dei redditi stiano diventando sempre più ‘inique’ è confermato anche da altre numerose pubblicazioni (Banca Centrale Europea, Credit Suiss, The World Top Income Database). Perché la disuguaglianza rappresenta una questione tanto importante a cui l’agenda politica globale deve dare una risposta urgente? Quali sono le cause e le conseguenze dell’attuale trend di crescita della disuguaglianza economica? E’ possibile fermare questa tendenza? Come? Nick Galasso, co-autore di Working For the Few: Political Capture and Economic Inequality, e di altri libri e articoli sul tema della disuguaglianza, ha risposto a queste e a ad altre domande.   

 

Pat Roy Mooney

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INTERVISTA CON Pat Roy Mooney
(ETC Group, Cofondatore e Direttore esecutivo, http://www.etcgroup.org/)

 
Premessa
Dalla seconda metà del XIX secolo, si è verificata una pericolosa perdita di “biodiversità agricola” non solo in termini di specie coltivate (biodiversità inter-specifica), ma anche in termini di varietà esistenti all'interno delle stesse specie (biodiversità intra-specifica). Una delle principali cause di questo pericoloso processo è la crescente diffusione di tecniche industriali nelle attività agricole. Infatti, la tendenza nell'uso di un numero limitato di specie di piante agricole uniformi, in difesa di un modello agricolo industrializzato e centralizzato, ha condotto verso un pericolosissimo appiattimento genetico dei semi. Tuttavia, molti studi dimostrano che tale modello non è in grado di assicurare il livello di diversità genetica di cui ha bisogno il sistema agricolo al fine di affrontare le seguenti impellenti sfide: cambiamento climatico, aumento della popolazione mondiale, l’insorgere di nuove malattie, parassiti e insetti. Perché la biodiversità è tanto importante per il nostro pianeta? Perché il ruolo dei semi (e quindi il dibattito in corso su di essi) è cruciale per il nostro futuro? Perché l’attuale quadro normativo in materia di privatizzazione dei semi è pericoloso per la sopravvivenza della biodiversità e dei piccoli agricoltori? Le grandi aziende agricole multinazionali sono realmente migliori dei piccoli agricoltori? Pat Roy Mooney, fondatore e direttore esecutivo di ETC Group, nonché uno dei maggiori  esperti in tema di biodiversità Agricola, ha risposto a queste e ad altre domande.
 

Henk Hobbelink

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INTERVISTA CON Henk Hobbelink
(GRAIN, Fondatore e coordinatore;  http://www.grain.org/)

Premessa
nel corso degli ultimi anni le “terre fertili” dei Pasi in Via di Sviluppo hanno attratto un grande ammontare di investimenti da parte dei Paesi Sviluppati e delle “Big corporation”; le ragioni sottostanti sono varie, ma principalmente riconducibili a tre: produrre cibo per alimentare le popolazioni dei Paesi sviluppati ed emergenti, la produzione di bio-fuel, la generazione di profitto. Questi investimenti vengono spesso realizzati in modalità non trasparenti, e alle spese dei diritti e del benessere delle comunità locali. Questo fenomeno è noto con il nome di “Land Grabbing” ed è stato per la prima volta portato alla luce da “GRAIN”, un’organizzazione non-profit che supporta le attività dei piccoli coltivatori locali in tutto il mondo. Nonostante il grande sforzo di GRAIN nel rivelare e monitorare il “Land Grabbing”, il fenomeno non è ancora ben conosciuto, e non ha ottenuto la dovuta attenzione da parte dei media internazionali. Tuttavia, il Land Grabbing esiste e molto spesso calpesta gravemente i diritti delle comunità locali. Ma, cosa significa esattamente “Land Grabbing”? Quando questo fenomeno ha avuto origine? Perché? Quando un investimento estero può propriamente classificarsi come Land Grabbing? Quali sono le reali conseguenze per le comunità locali e come stanno reagendo? Quali sono gli scenari futuri in tema di Land Grabbing? Henk Hobbelink, cofondatore di GRAIN, ha risposto a queste e ad altre domande.
 

Giuseppe Li Rosi

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INTERVISTA CON Giuseppe Li Rosi 
(Terre Frumentarie, Imprenditore agricolo, Sicilia;  http://www.terrefrumentarie.it/)
(Terre e Tradizioni, Socio e Presidente; http://www.terretradizioni.it/)

Premessa
A partire dalla seconda metà del XIX secolo, l’umanità si è avviata verso una pericolosissima perdita di biodiversità agricola che ha interessato non solo le specie coltivate (biodiversità inter-specifica) ma anche le varietà esistenti all’interno delle stessa specie (biodiversità intra-specifica). La tendenza all’uso di specie e di varietà agricole sempre più circoscritte e uniformi, in ossequio ad una agricoltura industrializzata, centralizzata, ad alto rendimento, ha condotto ad un esiziale appiattimento genetico dei semi, del tutto inidoneo a garantire all’umanità la ricchezza e la diversità genetiche necessarie per affrontare le future sfide per l’agricoltura: i cambiamenti climatici, l’aumento della popolazione, la resistenza a nuove malattie ed insetti. Perché si è giunti ad un modello agricolo basato sull’omogeneizzazione dei semi? Perché è importante conservare la biodiversità dei semi? Che cosa sono i semi autoctoni e quali vantaggi comporterebbe un’agricoltura ecosostenibile condotta dai contadini sulla base del libero scambio dei semi tradizionali? Giuseppe Li Rosi, imprenditore agricolo siciliano che ha scelto di dedicare la sua vita alla coltivazione biologica degli antichi grani della Sicilia, ha risposto a queste e ad altre domande.