Richard DiPilla (Global Goodwill Ambassadors)

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INTERVISTA CON Richard DiPilla
(Fondatore Global Goodwill Ambassadors (GGA) sulla piattaforma Linkedin)      
 

“GGA: CIO’ DI CUI OGGI ABBIAMO PIU’ BISOGNO E’ UNA SOCIETA’ GLOBALE CIVILIZZATA”

Premessa

Vivere in un mondo di pace, abitato da una società globale e stabile non è cosa semplice quando nel mondo esistono culture diverse e la crescente, profonda disuguaglianza (economica e di accesso alle risorse naturali)  alimenta odio tra paesi, comunità e individui. Richard DiPilla, esperto di strategia, comunicazione e social media, ha cercato di dare una soluzione a questo problema creando un'iniziativa (sulla piattaforma social LinkedIn) chiamata Global Goodwill Ambassadors (GGA). Secondo Richard, la pace può essere raggiunta solo attraverso "la comprensione e l'accettazione delle diversità.” La GGA initiative ha una missione semplice: riconoscere persone di ogni nazione, razza, colore e casta, che fanno del bene agli altri. Le uniche cose di cui la GGA tiene conto nel nominare un “ambasciatore di buona volontà” sono le opere di volontariato, caritatevoli o umanitarie. Fondata quattro anni fa, la GGA è emersa come un grande gruppo strutturato, con volontari di ogni paese e di ogni ceto sociale.

Può la GGA contribuire a creare una società sostenibile? In che modo? Che cosa fa un Global Goodwill Ambassador? Come diventare un GGA? Richard DiPilla, fondatore della GGA, ha risposto a queste e ad altre domande.

Brian Czech (Steady State Economy)

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INTERVISTA CON Brian Czech
(Presidente del CASSE – Center for the Advancement of the Steady State Economy)      
 

“E’ ARRIVATO IL TEMPO PER L’ECONOMIA DI STATO STAZIONARIO”

Premessa

Quando guardiamo le notizie diffuse in TV oppure le leggiamo sui quotidiani, spesso incontriamo titoli come quelli che seguono: l'economia degli USA sta crescendo al ritmo di...; La crescita della Cina per quest’anno è stata del... In parole povere, siamo intrappolati nel paradigma della crescita. La crescita è diventata la priorità assoluta. E questo è un grave errore. Occorre distinguere il concetto di sviluppo da quello della crescita; i due possono sostenersi a vicenda, almeno nelle prime fasi di sviluppo di un Paese, ma la crescita non può durare all’infinito. Persino i padri dell'economia moderna hanno affermato che la crescita non dovrebbe e (alla fine) non potrebbe durare all’infinito e che l’economia deve tendere verso il cosiddetto stato stazionario: Adam Smith, John Stuart Mill e persino John Maynard Keynes. Concepito negli anni '70 da Herman Daly, il concetto della Steady State Economy è diventato sempre più importante con il progredire della crisi ecologica e sociale. Perché è necessaria un'economia di stato stazionario? Quali sono gli ostacoli attuali maggiori al raggiungimento di una economia di stato stazionario? Essa è compatibile con il benessere e lo sviluppo? Perché i Paesi dovrebbero abbandonare il paradigma della crescita? Quali Paesi affrontano più ostacoli in questa prospettiva? Brian Czech, Presidente del CASSE - Center for the Advancement of Steady - ha risposto a queste e ad altre domande.

Catherine McKenna (Governo del Canada)

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INTERVISTA CON Catherine McKenna
(Ministro dell’ambiente e del Cambiamento Climatico presso il governo del Canada)      
 

“IL CAMBIAMENTO CLIMATICO: UN’OPPORTUNITÀ PER MUOVERCI VERSO UN’ECONOMIA SENZA CARBONIO”

Premessa

Il Cambiamento Climatico è una questione ‘locale e globale.’ Questo è chiaro al governo canadese, che ha svolto un ruolo chiave nella stesura dell’accordo di Parigi. La sostenibilità è una priorità per il Canada, che il 9 dicembre 2016 ha adottato il Pan-Canadian Framework on Clean Growth and Climate Change, un piano per una crescita a zero-emissioni e per un adattamento al Cambiamento Climatico. In che modo va affrontato il Cambiamento Climatico? Perché è un’opportunità che ogni singolo Paese dovrebbe cogliere? Quanti e che tipo di investimenti genererà l’economia della sostenibilità? Che ruolo sta svolgendo il Canada nei trattati internazionali? Catherine McKenna, Ministro dell’ambiente e del Cambiamento Climatico presso il governo del Canada, ha risposto a queste e ad altre domande.

Kate Raworth (L’economia della ciambella)

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INTERVISTA CON Kate Raworth
(Autrice del libro ‘L’economia della ciambella. Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo’)      
 

“SARÀ LA ‘CIAMBELLA’ LA NOSTRA BUSSOLA PER IL 21° SECOLO”

Premessa

Quando per la prima volta ci si imbatte nell’espressione “Economia della ciambella”, la nostra deduzione è che: a) o ci troviamo di fronte ad uno scherzo; b) o di fronte ad un modello per gestire meglio l’acquisto e la fornitura di cibo. Non è così! Il modello economico della ciambella (la Doughnut economy) proposto dalla famosa economista di Oxford, Kate Raworth, è un qualcosa di molto più profondo, un approccio al tempo stesso filosofico e pragmatico, sulla questione dell'economia sostenibile. Pensare che ci siano due linee, due limiti, due confini, oltrepassati i quali possono scatenarsi una serie di conseguenze negative per lo sviluppo umano, è di estrema utilità e praticità per i cittadini, gli accademici, le imprese e le istituzioni di tutto il mondo. Kate Raworth, nel suo libro L’economia della “ciambella”, sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo, spiega in modo chiaro e scientifico le basi per lo sviluppo sostenibile

In questa intervista (Fonte: rivista Materiale Innovativo), Kate Raworth ha risposto ad alcune importanti domande sulla Doughnut Economy.

Per Bolund (Governo della Svezia)

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INTERVISTA CON Per Bolund 
(Ministro per i mercati finanziari e i consumatori in Svezia)      
 

“SOSTENIBILITÀ: UN FATTORE CHIAVE PER LA PROFITTABILITÀ DEGLI INVESTIMENTI NEL LUNGO TERMINE”

Premessa

La Svezia è uno dei Paesi più all’avanguardia in materia di sostenibilità. È considerata il Paese più sostenibile del mondo secondo il RobecoSAM’s Country Sustainability Ranking study. La lotta al Cambiamento Climatico è una delle tre priorità strategiche della Svezia e il nuovo disegno di legge per il Cambiamento Climatico (febbraio 2017) intende ridurre del 70% le emissioni di gas serra nel settore dei trasporti entro il 2030. Ma non è solo una questione di pianificazione... La concretezza di questi piani è sostenuta da un passato di molte iniziative che vanno in questa direzione: ne sono un esempio i cd. District Heating (come quello situate a Göteborg) che hanno l’obiettivo di ridurre drasticamente la dipendenza dal petrolio e le emissioni di CO2; nel quartiere Ålidhem di Umeå, circa 400 appartamenti residenziali - costruiti negli anni '60 e '70 - sono stati ristrutturati con l'obiettivo di ridurre il consumo energetico del 50%. Questi sono solo alcuni dei tanti esempi dell’impegno svedese in tema di sostenibilità e lotta al Cambiamento Climatico. Ma che cosa rende questo Paese così diverso? Qual è la sua futura strategia in tema di sostenibilità? La sostenibilità è un peso per lo sviluppo? Perché un Paese dovrebbe investire nella sostenibilità? Che tipo di miglioramento può essere fatto in Italia? Per Bolund, Ministro per i mercati finanziari e I consumatori in Svezia, ha risposto a queste ed altre domande.