Nick Galasso

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INTERVISTA CON Nick Galasso
(Membro della 'American Council of Learned Societies;' co-autore di 'Working For the Few: Political Capture and Economic Inequality,' Report sulla disuguaglianza pubblicato da Oxfam nel 2014;  http://www.oxfam.org/en/research/working-few)

 
Premessa

Nel mese di genniao 2014 Oxfam International ha pubblicato un Report, Working for the Few: Political Capture and Economic Inequality, nel quale ha lanciato un forte allarme sui crescenti livelli di disuguaglianza. Secondo Oxfam, se non messa sotto controllo, la disuguaglianza genera un ‘self-feeding process:’ nelle situazioni di elevata disuguaglianza, la classe più ricca della popolazione riesce a influenzare le decisioni politiche, ad ottenere i servizi di più elevata qualità e quindi a perpetuare le differenze economiche e sociali. Nell’ottobre del 2014, Oxfam ha pubblicato un altro Report, Even It Up: Time to end extreme inequality, confermando i risultati del Report precedente. Secondo le pubblicazioni appena citate, ‘solo 85 persone nel mondo posseggono una ricchezza pari a quella posseduta dalla metà più povera della popolazione mondiale (3,5 miliardi di persone)’ e ‘negli ultimi decenni la ricchezza è andata sempre più concentrandosi nelle mani di poche persone.’  Ancora più recentemente, durante il meeting di Davos (21-24 gennaio 2015), Winnie Byanyima, Direttore Esecutivo di Oxfam International, ha portato in risalto i risultati di un nuovo Report, ‘Wealth: Having It All and Wanting More:’ entro il 2016 l’1% della popolazione possiederà più ricchezze del restante 99%.  Il fatto che la distribuzione della ricchezza e quella dei redditi stiano diventando sempre più ‘inique’ è confermato anche da altre numerose pubblicazioni (Banca Centrale Europea, Credit Suiss, The World Top Income Database). Perché la disuguaglianza rappresenta una questione tanto importante a cui l’agenda politica globale deve dare una risposta urgente? Quali sono le cause e le conseguenze dell’attuale trend di crescita della disuguaglianza economica? E’ possibile fermare questa tendenza? Come? Nick Galasso, co-autore di Working For the Few: Political Capture and Economic Inequality, e di altri libri e articoli sul tema della disuguaglianza, ha risposto a queste e a ad altre domande.   

 
Nick Galasso: Nick Galasso è membro dell’American Council of Learned Societies; lavora per Oxfam America come ricercatore e come consulente delle linee di policy. E’ responsabile degli studi di Oxfam in tema di disuguaglianza economica. E’ co-autore di Working For the Few: Political Capture and Economic Inequality, il Report in cui è emerso che le 85 persone più ricche del mondo posseggono una ricchezza pari a quella posseduta dalla metà più povera della popolazione mondiale. Nick ha un  PhD in Global Governance.


Oxfam International:
 
Oxfam International è un’organizzazione non-profit, composta da 18 sedi in 17 Paesi; la sua missione è ‘lottare per un mondo senza povertà,’ un mondo dove le persone sono valutate e trattate in modo equo, godono dei propri diritti in quanto cittadini a pieno titolo, e sono messi nelle condizioni di influenzare le decisioni che producono effetti sulla loro vita. Oxfam International, nella sua lotta contro la povertà, utilizza un approccio integrato fra programmi di sviluppo, interventi di emergenza, campagne di opinione e iniziative educative per migliorare le condizioni di vita di migliaia di persone nel mondo. Essa combatte le cause strutturali dell’ingiustizia e della povertà, e lavora insieme ad alleati e partner a livello locale e globale. Oxfam è impegnata nel combattere le seguenti sfide: cambiamento climatico, carestia e crisi alimentari, crisi umanitarie, limitazioni energetiche, proliferazione di armi, urbanizzazione, e mancanza di risorse naturali. Questi i report più recenti di Oxfam International:

-          Time to end extreme inequality;
 
Per visualizzare tutte le pubblicazioni di Oxfam, è possibile visitare la sezione appropriata del sito di Oxfam International.
 

INTERVISTA - (Dicembre 2014)
L'intervista è stata realizzata nel mese di Dicembre 2014 e pubblicata nel mese di Gennaio 2015 - (Nostra traduzione su intervista originale in inglese)
Oggetto: Disuguaglianza economica e ‘Political Capture’

 
 

Highlight 

  • Oggi, il posto in cui sei nato o vivi ha un ruolo determinante nel decidere la tua posizione all’interno della distribuzione globale dei redditi!
  • 85 persone posseggono una ricchezza pari a quella posseduta dalla metà più povera della popolazione mondiale.
  • Lo 0,7% della popolazione possiede il 41 per cento della ricchezza globale. 
  • l’1,75%della popolazione mondiale possiede un reddito aggregato pari a quello del 77% della popolazione che guadagna di meno.
 
 
 

Domanda 1: Salve Nick, lei è co-autore del Report Working For the Few: Political Capture and Economic Inequality. Con questo Report, Oxfam International ha lanciato un forte allarme sui crescenti livelli di disuguaglianza economica nel mondo. Può fornirci una fotografia del fenomeno? Perché dobbiamo avere tanta paura della disuguaglianza? Quali sono le sue conseguenze?

Risposta:

Bene, per quanto sia un fenomeno caratterizzato da molte sfaccettature, proverò a fornirne una descrizione quanto più esaustiva della disuguaglianza economica. Vediamo innanzitutto qual è lo ‘stato della conoscenza’ che abbiamo su di essa. A riguardo, rispetto al passato le statistiche sulla disuguaglianza sono aumentate e migliorate; tuttavia, non possiamo ancora dire che ci troviamo di fronte a una scienza esatta per diversi motivi:

1) i sondaggi utilizzati per valutare il reddito, la ricchezza, e le distribuzioni del consumo nel mondo sono complessi da realizzare e quindi ci sono margini di errori;

2) in tali sondaggi i ricchi tendono ad essere sottorappresentati; è difficile sapere quanto veramente possiedono le persone ricche.

3) non tutta la ricchezza posseduta emerge! I paradisi fiscali e altri modi per nascondere la ricchezza rendono gli studi sulla disuguaglianza ancora più problematici.

Fatta questa premessa, quali sono i principali risultai e le principali convergenze degli studi finora condotti sul tema della disuguaglianza? Sono ormai molti gli studi che evidenziano che una notevole quantità della ricchezza globale è concentrata nelle mani di poche persone. Ad esempio, nel report ‘Working For the Few,’ pubblicato da Oxfam nel mese di gennaio 2014, io e il mio collega Ricardo Fuentes abbiamo calcolato che le 85 persone più ricche del mondo possiedono una ricchezza pari a quella posseduta dalla metà più povera della popolazione mondiale. Pochi mesi dopo, la rivista Forbes ha rivisto questa cifra al ribasso, da 85 a 66 persone. Credit Suisse, nella sua Piramide della Ricchezza, ha affermato che lo 0,7% più ricco della popolazione mondiale (circa 32 milioni di persone) possiede il 41 per cento della ricchezza globale (quindi, meno dell’1% della popolazione possiede quasi metà della ricchezza mondiale). Al contrario, il 69 per cento più povero possiede solo il 3% della ricchezza globale. Branko Milanovic propone un modo diverso per misurare la disuguaglianza e lo fa attraverso il reddito: ha diviso il reddito globale in cinque parti uguali; ne è risultato che una di queste parti è posseduta dall’1,75% della popolazione mondiale e un’altra di queste cinque parti è posseduta dal 77% della popolazione; quindi l’1,75% possiede un reddito aggregato pari a quello del 77%!

Perché dobbiamo temere il crescere della disuguaglianza?

1) La ricchezza è fonte di potere e il potere perpetua la disuguaglianza: grazie alle proprie risorse economiche, in una società iniqua, poche persone (le élite più ricche) possono influenzare le decisione pubbliche; la politica tenderà a rappresentare solo i loro interessi (gli interessi di una minoranza) e la democrazia finisce di esistere! Se questo processo non viene posto sotto controllo, la disuguaglianza diventa qualcosa di ‘strutturale:’ i privilegi sociali, economici e politici vengono trasmessi di generazione in generazione; la migliore educazione, la migliore assistenza sanitaria, e le migliori aliquote fiscali diventano appannaggio esclusivo dei figli dei ricchi; per i bambini che nascono in famiglie povere diventa sempre più difficile la scalata economica e sociale.

2) In presenza di maggiore disuguaglianza, la violenza, l’insoddisfazione e la sfiducia sono più elevati. La società diventa un posto più difficile in cui vivere.

3) Infine, e qui veniamo ad un aspetto nuovo sul tema, secondo il Fondo Monetrio Internazionale (FMI), livelli estremi di disuguaglianza ostacolano la crescita economica.

In conclusione, la le società più eque sono posti più armoniosi e belli in cui vivere; per questo vale la pena battersi contro il crescere della disuguaglianza

 

Domanda 2: Scendiamo più nel dettaglio sul tema. Esistono due tipi di disuguaglianza: la disuguaglianza  tra i Paesi e la disuguaglianza interna ai Paesi? Qual è, tra le due, la più preoccupante? Quali sono i Paesi dove la disuguaglianza sta crescendo in modo maggiore? 

Risposta:

Personalmente ritengo entrambe molto preoccupanti... Oggi c’è ancora una forte disuguaglianza nello sviluppo economico tra i vari Paesi del mondo e a questa non viene data la giusta importanza…. C’è un’opinione diffusa che la globalizzazione e la crescita economica abbiano favorito un processo di convergenza economica tra i Paesi in Via di Sviluppo e le Economie Avanzate. In effetti, un po’ di convergenza c’è stata, ma c’è ancora un enorme divario da colmare e occorre continuare ad investire molto per sradicare la povertà e aumentare gli standard di vita in molte popolazioni del mondo.

Inoltre, in gran parte dei Paesi in Via di Sviluppo che sono cresciuti negli ultimi decenni, la disuguaglianza interna è aumentata.  Il problema è che raramente i benefici della globalizzazione e della crescita economica vengono equamente condivisi all’interno delle popolazione: alcuni segmenti (quelli posizionati nella parte medio alta della distribuzione dei redditi) traggono grande beneficio dalla crescita del Paese, mentre ben poco viene lasciato alle persone più povere. La Cina offre un chiaro esempio di quanto appena detto.

Quali sono allora i Paesi dove la disuguaglianza sta crescendo in modo maggiore?

Quindi, la disuguaglianza sta aumentando maggiormente nei Paesi in Via di Sviluppo che hanno osservato buoni livelli di crescita negli ultimi decenni, Paesi spesso dove  la disuguaglianza era già a livelli molto elevati. Ma la disuguaglianza non è solo un problema dei Paesi più poveri: in molti Paesi Avanzati la disuguaglianza economica è cresciuta negli ultimi decenni. Ciò emerge con evidenza dalle pubblicazioni di Piketty e Saez che forniscono una base consistente di dati sul fenomeno della disuguaglianza negli Stati Uniti e in altri Paesi ad alto reddito pro capite. In conclusione:

1) a partire dai primi anni ’80, la disuguaglianza economica è cresciuta in molti Paesi;

2) il problema è maggiormente sentito nei Paesi in Via di Sviluppo;

3) le economie avanzate dovrebbero prestare maggiore attenzione ai recenti aumenti della disuguaglianza;

4) tuttavia, esse hanno anche le risorse e la capacità istituzionale di ridurre la disuguaglianza;

5) ciò di cui dovremmo preoccuparci di più, non è tanto la crescita della disuguaglianza all’interno dei singoli Paesi, ma l’enorme divario economico che rimane tra i Paesi ricchi e Paesi in Via di Sviluppo.

    

Domanda 3: Adesso parliamo della ‘disuguaglianza interna ai Paesi.’ Ci sono due tipi di disuguaglianza: a) disuguaglianza della ricchezza; b) disuguaglianza dei redditi. Quale delle due lei considera più pericolosa?

Risposta:

La disuguaglianza nella ricchezza è molto più ‘robusta’ rispetto a quella nel reddito! La ricchezza, infatti, ha il potenziale di consolidare la disuguaglianza attraverso le generazioni per via ereditaria. Questo è già accaduto in passato e, nel corso della storia, molti Paesi hanno adottato misure per ridistribuire i beni dopo la morte in modo da evitare l'insorgere di ‘dinastie.’ Oggi, al contrario, si dibatte ancora sul tema sia negli Stati Uniti (dove la ricchezza è tassata molto meno rispetto al reddito), sia nei Paesi in Via di Sviluppo in cui stanno iniziando ad emergere i primi ultra-ricchi, milionari e miliardari.

 

Domanda 4: Lei ha anche pubblicato (con Oxfam) un Report specifico sui driver della disuguaglianza, The drivers of economic inequality: A primer. Quindi, quali sono le cause dei crescenti livelli di disuguaglianza nel mondo?

Risposta:

I driver della disuguaglianza economica sono numerosi, e spesso si sovrappongono e si rafforzano l’uno con l’altro. Alcuni di essi si basano su credenze e caratteristiche sociali (ad esempio sesso ed etnia). Il fattore geografico è probabilmente il driver più importante, sia per quanto riguarda la disuguaglianza ‘tra i Paesi’ che quella ‘interna ai singoli Paesi.’ Oggi, il posto in cui sei nato o vivi ha un ruolo determinante nel decidere la tua posizione all’interno della distribuzione globale dei redditi! I bambini nati nei Paesi poveri affrontano un gap economico che non dipende alcunché dal loro potenziale, competenze, o intelletto. Lo stesso accade all'interno dei singoli Paesi: le opportunità economiche e i redditi sono molto più elevati nei centri urbani piuttosto che nelle aree rurali. Ma non è solo questo…Io e Ricardo Fuentes,  in  Working For the Few abbiamo dato particolare evidenza alla capacità delle élite di influenzare i politici (political capture) nel perpetuare la disuguaglianza sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri.

 

Domanda 5: Come lei ha anticipato nella precedente risposta, nel Report, Working For the Few, si da particolare importanza al concetto di  ‘political capture,’ grazie al quale la parte più ricca della popolazione (l’élite economica) è in grado di ‘catturare’ il ‘meglio’ dai provvedimenti pubblici. Ci può spiegare più in dettaglio come funziona questo fenomeno?

Risposta:

Influenzare e intercettare le decisioni politiche in modo da ottenerne sostanziali benefici. Chi è che non vorrebbe avere questa capacità? Questo è il concetto di ‘political capture,’ ed è sempre esistito fin da quando la società civile ha iniziato ad organizzarsi in unità politiche. Purtroppo, e logicamente, questa capacità è un’esclusiva delle persone e gruppi di persone che posseggono maggiori risorse finanziarie. Il risultato finale è che, specie in quelle società in cui la disuguaglianza economica è già elevata, le norme emanate tenderanno a favorire gli interessi di tali persone: la disuguaglianza di oggi si trasferisce alle generazioni future…. Ora, si può parlare di democrazia in un sistema siffatto? Certamente no! La democrazia dovrebbe garantire un’equa rappresentanza a tutti i cittadini, a prescindere dal loro stato sociale e dai loro livelli di ricchezza. La lotta tra ‘grandi ricchezze’ ed ‘equa rappresentanza politica’ ha caratterizzato l’esperienza democratica fin dal 18simo secolo. Quando un sistema democratico è influenzabile da chi detiene la ricchezza, il processo politico viene ‘catturato’ (nel vero senso della parola) dagli interessi dell’élite e le differenze di classe si ampliano.

 

Domanda 6: A questo punto, quali soluzioni propone per ridurre la disuguaglianza economica nel mondo?  

Risposta:

Innanzitutto, occorre dare maggiore importanza al fenomeno; la lotta alla disuguaglianza economica dovrebbe rappresentare una priorità fondamentale nella politica dei governi. Purtroppo non è così! Gli sforzi in questa direzione sono attualmente insufficienti sia nei singoli Paesi che a livello internazionale.

Quali sono gli strumenti migliori per combattere la disuguaglianza?

Dipende…Dipende soprattutto dal contesto locale. Una cosa però è certa. Occorre che le organizzazioni della società civile facciano pressione sui governi e sul settore privato a che intraprendono azioni forti e di lungo periodo per combattere la disuguaglianza.  Sono di cruciale importanza misure volte a supportare i salari e i redditi dei più poveri. Ciò significa: 1) portare più persone nel mercato del lavoro legale; 2) garantire un salario minimo di sussistenza che venga periodicamente adeguato all’andamento dell’inflazione; 3) vengano concessi sussidi monetari ai più poveri. Tali sussidi monetari dovrebbero essere erogati a condizione che i bambini all’interno della famiglia beneficiaria frequentino la scuola e ricevano adeguata assistenza medica. Allo stesso modo, occorrerebbe destinare maggiori risorse allo sviluppo del ‘capitale umano,’ rendendo l’istruzione e la formazione professionale più accessibili ai gruppi emarginati.

Ora ci si chiede: possono i Paesi sostenere finanziariamente programmi del genere? Si! Ma occorre porre il sistema fiscale al centro di tali politiche. Esso deve essere più efficace e prevedere le seguenti linee di azioni: 1) arginare l'evasione fiscale; 2) sviluppare accordi internazionali che ostacolino l’uscita illecita di flussi monetari prima che questi abbiano dato il dovuto contributo al proprio Paese.

In alcuni Paesi, c’è il forte bisogno che i sistemi fiscali abbiano come obiettivo principale quello di ‘sostenere i poveri;’ eliminando il ‘welfare aziendale,’ e applicando aliquote fiscali proporzionali agli effettivi guadagni economici degli individui.

 

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