Matti Kummu

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INTERVISTA CON Matti Kummu
(Ricercatore press oil Water & Development Research Group - WDRG, Aalto University - http://www.wdrg.fi/)

Matti Kummu è un ricercatore del Water & Development Research Group (WDRG), Aalto University, Finlandia, un gruppo di ricerca interdisciplinare con una lunga tradizione nel campo della ricerca relative all’acqua, alle tematiche di sviluppo e alla gestione delle risorse idriche. Nel 2012, Matti Kummu, insieme ad altri ricercatori, ha scritto un articolo intitolato “Lost food, wasted resources: Global food supply chain losses and their impacts on freshwater, cropland, and fertilizer use” nella rivista Science of the Total Environment. In quest’articolo, sono stati analizzati per la prima volta le perdite di cibo (in termini di Kilocalorie) su scala globale nella filiera agroalimentare, e l’ammontare di risorse naturali (acqua, terreni e fertilizzanti) che vengono utilizzati per produrre tale cibo. Così come evidenziato in altri studi, secondo la ricerca di Kummu, circa ¼ del cibo prodotto viene perso lungo la filiera agroalimentare (Food Supply Chain – FSC). Evitando queste perdite (o sprechi) il numero di persone sottonutrite nel mondo  (che supero gli 800 milioni secondo la FAO) potrebbe essere drasticamente ridotto. Quindi, quali sono le cause delle perdite di cibo? Quali sono le implicazioni in termini di spreco di acqua? Supponendo che il problema venga risolto, il sistema agroalimentare sarà capace di nutrire la crescente popolazione mondiale? Matti Kummu ha risposto a queste e altre domande.
 
 
INTERVISTA - (Aprile 2013)
Intervista realizzata nel mese di Aprile 2013 e pubblicata nel mese di Maggio 2013 - (Nostra traduzione su intervista originale in inglese)
Oggetto dell’intervista: Spreco di cibo e di acqua nella filiera agroalimentare
 

1. Domanda:
Secondo il suo studio, circa un quarto del cibo prodotto (614 Kilocalorie pro capiti al giorno) viene perso lungo la filiera agroalimentare (dalla fase di raccolta a quella di consumo; cd. Food Supply Chain – FSC). Quali sono le principali cause e conseguenze di questo spreco di cibo?

Risposta:
Le cause principali delle perdite di cibo variano a seconda delle aree geografiche. Nei Paesi Sviluppati, le perdite maggiori avvengono nelle ultimi fasi della Food Supply Chain (FSC), ossia nella fase di distribuzione e di consumo del cibo. Ci sono differenti ragioni a riguardo, che vanno dalle attitudini verso il cibo agli attuali sistemi che si basano su “elevati standard di apparenza”. Nei Paesi in Via di Sviluppo, invece, grosse perdite di cibo si hanno nelle fasi di produzione, raccolta e conservazione del cibo. Ciò è dovuto principalmente ad aziende agricole caratterizzate da una cattiva gestione e da inadeguate tecnologie, nonché a inappropriati strumenti per la conservazione del cibo. Tutto questo si traduce in uno spreco di un ammontare rilevante di risorse (terreni, acqua e fertilizzanti), di energia e lavoro utilizzati per produrre tale cibo sprecato. In molte parti del mondo la perdita di cibo può essere ridotta in modo significativo attraverso le attuali tecnologie e un giusto approccio al problema.
 
 
2. Domanda: In particolare, può ordinare i seguenti fattori che causano la perdita di cibo (dal più al meno importante)?

Risposta:
Commento: Ho utilizzato una scala da 1 a 5, 5 è il fattore che ha un impatto più significativo sulla perdita di cibo.
 
Fattore Giudizio 
  Paesi Sviluppati Paesi in Via di Sviluppo
-          Un modello che dà poca importanza alla biodiversità e alle aziende agricole di piccole dimensioni 4 3
-          Globalizzazione 4 3
-          Globalizzazione non coordinata 4 3
-          Piani di produzione prudenti (i singoli coltivatori producono più di quanto la domanda richiede) 4 1
-          Mancanza di (o inadeguate) infrastrutture per la conservazione e il trasporto del cibo 1 5
-          Mancanza di strumenti per la lavorazione del cibo 1 5
-          Elevati “standard di qualità e di apparenza” per i prodotti freschi nei supermercati 5 1
-          Grandi quantità in mostra e una vasta gamma di prodotti/marche in offerta nei supermercati 4 1
-          Inadequati sistemi di mercato 3 3
-          Assenza di una cultura del “riuso” nei Paesi industrializzati 4 1
-          Cultura consumistica, dell’abbondanza e dello spreco nei Paesi industrializzati . 5 1
 
 
3. Domanda: Quali sono i Paesi (aree) che necessitano di un maggiore miglioramento nell’efficienza della FSC e perché? In particolare, quali sono i Paesi che beneficerebbero in modo maggiore da una riduzione delle perdite di cibo?

Risposta:
A mio parere, sono i Paesi dove una porzione rilevante della popolazione è sottonutrita, ad esempio l’Africa sub-sahariana e l’Asia meridionale. In queste aree, i maggiori miglioramenti potrebbero essere fatti nelle prime fasi della FSC, ossia riducendo le perdite nei campi e nella fase di  conservazione degli alimenti.
 
 
4. Domanda: Lei è un ricercatore del Water & Development Research Group (WDRG). Secondo il Global Risk 2013 Report, la carenza di acqua è uno dei maggiori rischi che l’Uomo dovrà affrontare nel prossimo future. Quanto contano la perdita di cibo e le inefficienze nel sistema agricolo nello spreco di acqua? Pensa che una migliore gestione della produzione agricola e della FCS potrebbe salvare abbastanza acqua in modo tale da abbassare la probabilità di questo rischio? Nel caso contrario, quali sono le azioni da mettere in atto per migliorare il sistema di gestione dell'acqua?
 
Risposta:
Di gran lunga la più grande porzione di acqua consumata dall'uomo è utilizzata per l'agricoltura, per una percentuale che varia tra l’85 e il 90% a seconda della fonte. Pertanto, attraverso lo sviluppo di più efficienti FSC e pratiche d’irrigazione, una notevole quantità di acqua potrebbe essere salvata e lo stress sugli ecosistemi acquatici ridotto. Ciò non solo permetterebbe di risparmiare acqua, ma anche energia, visto che prelievi di acqua consumano spesso grandi quantità di energia (ad esempio, le acque sotterranee di pompaggio). In alcune aree critiche, penso fortemente che il rischio per la grave scarsità d'acqua potrebbe essere ridotto.
 

5.
Domanda: Secondo la Food and Agriculture Organization, 868 milioni di persone nel mondo sono “sottonutrite”. Considerando gli effetti del cambiamento climatico (fenomeni di siccità sempre più frequenti e precipitazioni sempre più intense e diffuse) e la crescita della popolazione mondiale (nel 2050 supererà i 9 milioni di persone), lei pensa che il numero delle persone sottonutrite nel mondo è destinato a salire? In particolare, una migliore gestione della FSC può aiutare a ridurre il numero di persone sottonutrite nei Paesi in Via di Sviluppo?
 
Risposta:
La popolazione crescerà principalmente nelle aree che attualmente soffrono di più il fenomeno della sottonutrizione. Ne consegue che se non vengono prese azioni urgenti per migliorare  il modo in cui la FSC e l’acqua sono gestiti in queste aree, il numero di persone sottonutrite è destinato a crescere. Non ci sono azioni singole che possono migliorare la situazione, ma di sicuro il miglioramento della FSC e la riduzione del cibo perso e sprecato sono tra le azioni che possono essere di aiuto a tal fine. Altre azioni da intraprendere sono contenute nello studio di Foley et al nella rivista “Nature” di due anni fa: ridurre i gap di raccolto (yield gap) nei terreni meno produttivi, aumentare l’efficienza dei raccolti ed effettuare cambiamenti nella dieta.
 

6.
Domanda: Secondo uno studio dell’UNEP, “Assessing the Environmental Impacts of Consumption and Production, 2010”, i prodotti di origine animale, sia carne che latticini, in generale richiedono più risorse e generano maggiori emissioni di gas serra rispetto ai prodotti vegetali. Qual è la sua opinione in merito all’impatto del business della carne (specie quella bovina) sulle risorse della Terra? Pensa che un cambio nella dieta media delle persone sia necessario per affrontare l’impellente sfida di alimentare una popolazione crescente e permettere un uso più egualitario delle risorse tra i diversi Paesi del mondo?
 
Risposta:
E’ generalmente stimato che una crescita nel consumo di prodotti di origine animale aggiunge una pressione significativa sull’ambiente e sulle risorse naturali. L’attuale sistema industrializzato di allevamento dei bovini è piuttosto inefficiente dal punto di vista dell’utilizzo di risorse naturali; pertanto, minimizzare l’uso di prodotti di origine animale rappresenterebbe il modo più efficiente  per gestire le nostre risorse. Tuttavia, l’impatto della produzione di carne bovina dipende anche ampiamente dal modo in cui la carne è prodotta. Io penso che una dieta bilanciata basata su prodotti locali sarebbe il modo migliore di affrontare il problema.
 

7.
Domanda: Le 5 principali azioni da condurre al fine di alimentare una crescente popolazione senza esaurire le risorse della Terra e senza incrementare ulteriormente l’inquinamento.
 
Risposta:
i)                  Una migliore gestione dei terreni agricoli (ad esempio ridurre il gap dei raccolti);
ii)                 Una dieta più bilanciata;
iii)                Una riduzione del sovra-consumo di cibo;
iv)               Una più efficiente Food Supply Chain, riducendo perdite e spreco di alimenti;
v)                Politiche rivolte allo sfruttamento di energia sostenibile.
 

8.
Question: Cosa consiglia al singolo cittadino al fine di ridurre il suo contributo allo spreco di alimenti e di acqua?

Risposta:
Io penso che il singolo cittadino possa fare molto, in particolare nei Paesi Sviluppati, dove la maggior parte degli sprechi di alimenti avviene nelle ultime fasi della FSC, specialmente nella fase di consumo. Le azioni sono per esempio, i) comprare solo l’ammontare di cibo che verrà consumato (migliorare la pianificazione della spesa, N.D.R.), ii) non consumare più cibo di quanto è necessario (il che è anche salutare), iii) supportare i distributori commerciali che attuano iniziative volte alla riduzione degli sprechi alimentari, iv) non essere troppo restrittivi nell’uso delle scadenze e utilizzare un po’ di buon senso quando il prodotto può essere ancora utilizzato, v) supportare ristoranti che attuano iniziative volte alla riduzione degli sprechi alimentari.