Mark Serreze

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INTERVISTA CON Mark Serreze
(NationalSnow and Ice Data Center - NSIDC, Direttore - http://nsidc.org/)

Mark Serreze è professore presso il Dipartimento di Geografia dell’ University of Colorado Boulder (CU) e direttore del CU National Snow and Ice Data Center (NSIDC), un centro di ricerca specializzato sulla rilevazione remota di neve e ghiaccio, sull’analisi del clima Artico, del terreno gelato, delle lastre di ghiaccio e dei ghiacciai. Il NSIDC ha iniziato ad operare come centro di informazione e come archivio analogico, il centro dati mondiale di Glaciologia, per l’archivio di dati e informazioni dal 1957-1958, anno internazionale di Geofisica. Da allora, il NSIDC si è evoluto al fine di gestire i dati relative alla Criosfera, che spaziano da piccoli file di testo a enormi file di rilevazione remota dal sistema di osservazione della Terra della NASA. Con il riscaldamento globale e lo scioglimento dell’Artico,  le analisi dello NSIDC diventano sempre più importanti al fine di monitorare lo stato dell’Artico e gli effetti del riscaldamento globale. Secondo tali dati, l’Artico si sta riscaldando ad un ritmo doppio rispetto alla media del nostro Pianeta. Perché l’Artico è più vulnerabile al cambiamento climatico rispetto alle altre aree della Terra? Quali sono le conseguenze principali (locali e globali) dei cambiamenti nell’Artico? Cosa possono fare gli Uomini per invertire il processo di scioglimento dei ghiacci Artici? Mark Serreze ha risposto a queste e ad altre domande.
 
INTERVISTA - (Febbraio 2013)
Intervista realizzata e pubblicata nel mese di Febbraio 2013
Oggetto: Arctic Melting e Global Warming
 
1. Domanda: A partire dal 1951, la temperature in Groenlandia è aumentata di 1,5°C, rispetto all’aumento medio globale di 0,7°C. Perché l’Artico è più vulnerabile al cambiamento climatico rispetto alle altre aree della Terra?

Risposta:
Le regioni dell’Artico sono sensibili a feedback climatici positivi – processi che accentuano il cambiamento climatico. Il più importante di questi è l’effetto albedo, dove la parola albedo significa semplicemente quanto calore la superficie è in grado di riflettere. Se noi mitighiamo l’Artico,  alcune delle coperture di ghiaccio e di neve più riflettenti si sciolgono, scoprendo le sottostanti superfici più scure (quindi meno albedo) che assorbono con maggiore intensità l’energia solare. Questo processo porta ad un ulteriore riscaldamento e ad un maggiore scioglimento dei ghiacci e della neve. I più grandi cambiamenti di temperatura si sono avuti nell’Oceano Artico, che possono essere collegati alla perdita della copertura di ghiaccio galleggiante.
 

2. Domanda:
Secondo molti scienziati, il momento in cui l’Oceano Artico sarà libero dal ghiaccio in estate potrebbe arrivare prima di quando precedentemente previsto. Ci sono ricerche che prevedono questo evento entro 30 anni e, addirittura, secondo il Prof. Peter Wadhams della Cambridge University, “il collasso finale del ghiaccio in estate si completerà entro il 2015/16”. Quando lei pensa tale evento si verificherà se l’attività dell’uomo proseguirà senza cambiamenti?

Risposta:
Io penso che l’Artico sarà completamente libero dai ghiacci in estate intorno al 2030. Tuttavia, sottolineo il fatto che stiamo parlando dell’estate – ci sarà ghiaccio in inverno per ancora un lungo periodo, perfino in un mondo surriscaldato dalle emissioni di gas serra -. Ho sentito posizioni che sostengono un completo scioglimento dei ghiacci in estate nel brevissimo termine, tuttavia, penso che questi scenari sono eccessivamente aggressivi.
 

3. Domanda:
Secondo lei, quali saranno le principali conseguenze di breve e di lungo periodo a livello locale e globale dello scioglimento del ghiaccio Artico?

Risposta:
Un’argomento giusto è immediato consiste nel fatto che la perdita del ghiaccio marino avrà effetti sull’andamento del tempo anche alle medie latitudini. Infatti, c’è una crescente evidenza su tali cambiamenti già in atto. Guardando ad un orizzonte di più lungo termine, una grande preoccupazione consiste nel fatto che il riscaldamento dell’Artico porterà al disgelo del suo permafrost. Il permafrost è suolo perennemente congelato che costituisce gran parte della terra artica. Tale disgelo porterà al rilascio di grandi quantità di carbonio attualmente imprigionata nel permafrost, innalzando così i livelli di anidride carbonica e di metano presenti nell’atmosfera, con un conseguente ulteriore innalzamento della temperatura globale. Tale fenomeno è noto col nome di permafrost-carbon cycle feedback.
 

4. Domanda:
Potrebbe descrivere quali sono gli effetti maggiori che il riscaldamento globale sta comportando sulla biodiversità dell’Artico e quali sono le specie di quest’area sottoposte a un maggiore rischio di estinzione?

Risposta:
Noi stiamo già osservando effetti diffusi sull’ecosistema Artico, dal phytoplankton ai più grandi predatori come l’orso polare. C’è una forte preoccupazione che l’orso polare non sia in grado di adattarsi ai rapidi cambiamenti climatici. Alcune specie marine potranno avere problemi. Certamente, ci saranno vincitori e perdenti. Alcune specie potranno prosperare in acque più miti, mentre altre non staranno bene. Il problema non è tanto il cambiamento climatico di per se, ma il rapido cambiamento.
 

5. Domanda:
Lo scioglimento del ghiaccio Artico può causare un “cambiamento della circolazione” delle correnti oceaniche ( lo scambio tra le acque polari e le più tiepide acque tropicali). Quali potranno essere le conseguenze di questo fenomeno?

Risposta:
Questo in realtà non è un problema così preoccupante come pensavamo in passato. E’ probabile che il ricambio di correnti oceaniche in futuro rallenterà, sia per effetto di acque settentrionali più temperate, sia per effetto dell’atteso aumento delle precipitazioni alle alte latitudini. Entrambi i fenomeni rendono le colonne di acqua più stabili. Comunque, l’idea che noi possiamo in qualche modo fermare o interrompere in modo serio lo scambio delle correnti oceaniche attraverso lo scioglimento dei ghiacci Artici sembra improbabile. Questa è una notizia positiva.
 

6. Domanda:
Tra le attività umane, quale pensa sia la causa principale dello scioglimento dei ghiacci nell’Artico?

Risposta:
La causa principale è chiaramente nostra – attraverso la combustione di fonti fossili e altre attività, stiamo provocando un aumento dei gas serra nell’atmosfera, e ciò sta causando il riscaldamento. L’evidenza è schiacciante e si basa sui principi di trasferimento di radiazioni sviluppati più di cento anni fa. Il riscaldamento nelle aree dell’Artico sono poi particolarmente forti a causa degli effetti di feedback spiegati precedentemente.
 

7. Domanda:
E’ ampiamente dimostrato che le emissioni di Co2 sono la causa principale del riscaldamento globale. Ci sono diverse proposte per ridurre tali emissioni: da un lato, ridurre la domanda di energia (Movimenti della decrescita, Città di Transizione etc….); dall’altro lato, una ristrutturazione dell’offerta di energia, passando da fonti tradizionali di energia (petrolio e carbone) verso fonti più pulite e sostenibili (vento e sole) o fonti nucleari. Ci sono perfino idee di utilizzare sistemi tecnologici in grado di ridurre il riscaldamento globale (ad esempio, piazzare specchi che riflettono la luce del sole nell’atmosfera, creare nubi artificiali e mettere nell’oceano minerali in grado di assorbire le emissioni di Co2). Quale pensi possa essere l’approccio migliore al problema?

Risposta:
Mentre noi dovremmo certamente lavorare al fine di conservare e sviluppare maggiormente le risorse rinnovabili, allo stesso tempo dobbiamo essere pragmatici – dobbiamo adattarci ad un clima più mite. Non ha importanza cosa noi facciamo, noi dipenderemo dalle fonti fossili ancora per un lungo periodo di tempo. Noi già siamo nel cammino di un mondo più caldo. In tutto questo occorre osservare che la crescita dell’utilizzo di fonti fossili in Cina e in India non mostra segni di cedimento.
 

8. Domanda:
Potrebbe indicare le 5 priorità che gli uomini (entrambi governi e cittadini) dovrebbero attuare per arrestare il processo di scioglimento dei ghiacci Artici?

Risposta:
E’ troppo tardi per arrestare il processo dell’ “Arctic-melting”, almeno con riferimento all’immediato futuro.
 

9. Domanda:
Cosa fa il NSIDC per migliorare la conservazione dell’Artico e, tra le sue attività, quale pensa sia la più importante in questa prospettiva?

Risposta:
Le cose più importanti che il NSIDC sta facendo sono l’impegno sociale ed educazione. Il Clima sta cambiando, con l’Artico in prima fila. Noi dobbiamo essere pronti al cambiamento climatico, perché più lo ignoriamo, più difficile sarà affrontarlo e adattarsi in futuro.
 

10. Domanda:
Infine, se lei potesse spedire un messaggio agli esseri umani, cosa suggerirebbe al fine di preservare se stessi e il nostro Pianeta nel lungo periodo?  

Risposta:
Niente è gratis. La nostra società e le nostre tecnologie si basano largamente sull’energia generata da fonti fossili economiche e abbondanti. Tutto, dalle automobili ai telefonini cellulari, al cibo che compriamo al supermercato è legato alle fonti fossili. La cosa che noi non abbiamo afferrato è che tutto questo è una trappola. Ipotesi stridenti ed estremiste che sostengono l’inesistenza del riscaldamento globale o che esso sia dovuto semplicemente a cause naturali sono inutili e disorientanti, così come lo sono ipotesi di estremo pessimismo. Noi abbiamo la necessità di accettare e adattarci alla realtà che siamo indirizzati verso un mondo più caldo e dobbiamo tracciare il nostro cammino in base a questa prospettiva.