Mark Goldring

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INTERVISTA CON Mark Goldring 
(Amministratore Delegato di Oxfam GB; www.oxfam.org.uk)

Premessa

Nel corso dell’ultimo secolo la tecnologia e l’economia hanno fatto molti progressi. Tuttavia, non siamo ancora riusciti a trovare una soluzione ad alcuni problemi che minacciano seriamente la stabilità economica, sociale ed ecologica del nostro pianeta; in base al recente rapporto della FAO, The State of Food Insecurity in the World (2014), la fame nel mondo ha continuato a ridursi, ma ancora ben 805 milioni di persone sono cronicamente sottonutrite; a livello globale, il 14,5% della popolazione vive con meno di 1,25 dollari al giorno, e la percentuale sale al 46,8% con riferimento ai Paesi dell’Africa Sub-Sahariana; la disuguaglianza economica e sociale è in crescita e le misure messe in atto dalla comunità internazionale per frenare il Cambiamento Climatico risultano insufficienti. C’è una connessione tra tutti questi elementi? Quali sono le conseguenze di una persistente povertà e di crescenti livelli di ineguaglianza nel mondo? Quali sono le reali condizioni per uno sviluppo durevole nei Paesi poveri? Come porre un freno allo sviluppo dei conflitti civili nei Paesi africani? Può un miglioramento dei diritti delle donne nei Paesi poveri essere parte della soluzione? Mark Goldring, amministratore delegato di Oxfam GB, leader mondiale in tema di politiche per lo sviluppo sociale, ha risposto a queste e ad altre domande.   

Mark Goldring: Mark Goldring ha assunto la carica di amministratore delegato in Oxfam GB a maggio del 2013. Mark ha un’esperienza decennale in tema di sviluppo internazionale: come amministratore di VSO; nello United Nations Development Programme (UNDP), nel Department for International Development (DFID) del Regno Unito, e come direttore di Oxfam Bangladesho. Prima di unirsi ad Oxfam GB, Mark è stato per cinque anni amministratore delegato di Mencap, organizzazione benefica per la disabilità; ha migliorato e incrementato i suoi servizi facendola diventare un’organizzazione leader a livello nazionale sulle politiche relative all’assistenza sociale e alle persone disabili. Mark si è laureato in legge ad Oxford e ha conseguito un master della London School of Economics in politiche sociali e pianificazione nei Paesi in Via di Sviluppo. Nel 2008 è stato premiato dalla BCE  per il suo servizio nella lotta alla povertà e al disagio sociale (la biografia completa di Mark Goldring è disponibile nell’ appropriata sezione del sito di Oxfam GB).

Oxfam GB: Oxfam GB è il braccio operativo di Oxfam per la Gran Bretagna. Essendo parte di Oxfam International, la sua missione è ‘lottare per un mondo senza povertà,’ un mondo dove le persone sono valutate e trattate in modo equo, godono dei propri diritti in quanto cittadini a pieno titolo, e sono messi nelle condizioni di influenzare le decisioni che producono effetti sulla loro vita.  Oxfam GB utilizza un approccio integrato fra programmi di sviluppo, interventi di emergenza, campagne di opinione e iniziative educative per migliorare le condizioni di vita di migliaia di persone nel mondo. Essa combatte le cause strutturali dell’ingiustizia e della povertà, e lavora insieme ad alleati e partner a livello locale e globale. Oxfam GB è impegnata nel combattere le seguenti sfide: cambiamento climatico, carestia e crisi alimentari, crisi umanitarie, limitazioni energetiche, proliferazione di armi, urbanizzazione, e mancanza di risorse naturali. Questi i report più recenti di Oxfam International:

Per visualizzare tutte le pubblicazioni di Oxfam, è possibile visitare la sezione appropriata del sito di Oxfam International. 


INTERVISTA - (Dicemnbre 2014)
L'intervista è stata realizzata nel mese di Dicembre 2014 e pubblicata nel mese di Gennaio 2015 - (Nostra traduzione su intervista originale in inglese)
Oggetto: Povertà nel mondo - Il cambiamento di scenario nella lotta alla povertà e il contributo di Oxfam


 
 

Highlight 

  • Il successo dei programmi di sviluppo dipende innanzitutto da che cosa ‘le popolazioni e le istituzioni locali’ fanno per il proprio Paese; occorre la mobilitazione e la volontà locale!

  • Gli aiuti rappresentano giusto uno strumento per, non la risposta principale alla, lotta alla povertà.

  • La povertà risulta difficile da sradicare in ‘Paesi fragili colpiti da conflitti civili.’ In questi Paesi ‘riportare la pace e un clima stabile’ rappresenta una condizione fondamentale nella lotta alla povertà.

  • In molti Paesi emergenti la ‘disuguaglianza’ sta aumentando. In questi Paesi la questione è: come creare un modello di sviluppo che non lascia nessuno indietro.

  • Il motivo per cui Oxfam è tanto determinata nella lotta alla povertà, è perché la ritiene ‘offensiva,’ piuttosto che pericolosa.

  • Il cambiamento climatico colpisce soprattutto le persone più povere nei Paesi più poveri, in particolare i piccoli agricoltori..

 
 
Domanda 1: Buongiorno Dr. Mark Goldring, lei è l’attuale amministratore di Oxfam GB, il braccio operativo nel Regno Unito di Oxfam International, una delle principali organizzazioni non-profit a livello mondiale. Ci può spiegare in parole povere la missione e il modello operativo di Oxfam? Quali sono le principali peculiarità di Oxfam GB rispetto alle altre filiali di Oxfam International?
 
Risposta
 
Bene, Oxfam è un’organizzazione internazionale che include 18 membri distribuiti in 17 diversi Paesi; la sua missione è: ‘sradicare la povertà e l’ingiustizia nel mondo.Oxfam GB è stata creata nel 1942 (Oxfam International nel 1995) da un gruppo di organizzazioni non governative e da allora ha lottato contro i fattori che favoriscono l’acuirsi e il diffondersi della povertà. Sradicare la povertà! Missione ambiziosa che viene implementata attraverso la messa in campo di diverse azioni di breve e di lungo termine: 1) assistenza umanitaria: Oxfam International da il suo sostegno nel far fronte e a prevenire le crisi umanitarie, fornendo assistenza immediata alle persone che soffrono; 2) programmi di sviluppo: in una prospettiva di più lungo periodo, Oxfam sta provando a cambiare e a migliorare le condizioni di vita nei Paesi poveri, supportando investimenti strategici e orientati allo sviluppo; 3) patrocinio e campagne: Oxfam organizza campagne contro tutti quei fattori che favoriscono il rafforzarsi di situazioni di povertà e ingiustizia.
Qual è il ruolo di Oxfam GB in tutto questo?
Oxfam Great Britain (GB) è la più grande, nonché originaria, sede operativa di Oxfam International, e ne rappresenta circa metà delle risorse finanziarie e umane. Oxfam GB opera in 50 Paesi e contribuisce alla missione di Oxfam utilizzando al meglio tutte le risorse a propria disposizione.
 
 
Domanda 2: Subito dopo aver assunto la carica di amministratore in Oxfam GB a maggio 2013, in un intervista con il ‘The Guardian’ lei ha detto: ‘lo sviluppo non è più solo, o principalmente, una questione di Aiuti.’ Può spiegarci meglio il significato di questa sua affermazione?
 
Risposta
 
Circostanziare il ruolo degli ‘aiuti’ nell’ambito delle politiche per lo sviluppo internazionale è una questione di massima importanza. Infatti, c’è una credenza profondamente radicata che la lotta al sottosviluppo e alla povertà consiste solo nel dare ‘aiuti.’ Questo secondo me è assolutamente errato! Il successo dei programmi di sviluppo dipende innanzitutto da che cosa ‘le popolazioni e le istituzioni locali’ fanno per il proprio Paese; occorre la mobilitazione e la volontà locale! E’ vero, gli aiuti possono rappresentare un utile strumento di supporto, ma, senza gli sforzi della popolazione e delle istituzioni locali, essi non riusciranno mai da soli a porre fine alla povertà e a portare reale sviluppo. Per chiarire meglio il concetto, diamo uno sguardo alla seguente evidenza: negli ultimi 20 anni, il peso percentuale degli aiuti sul reddito nazionale e sulla spesa pubblica dei Paesi si è ridotto; questo non è accaduto perché l’ammontare degli aiuti è calato; è accaduto semplicemente perché l’economia dei Paesi destinatari è cresciuta a un ritmo più veloce rispetto a quello degli aiuti. In conclusione, gli aiuti rappresentano giusto uno strumento per, non la risposta principale alla, lotta alla povertà.    
 
 
Domanda 3: quindi, Oxfam è pienamente impegnata nella lotta alla povertà. Ci può fornire un breve outlook sulla situazione della povertà nel mondo? In base alla sua esperienza, quali sono le cause principali della povertà? E perché essa è tanto pericolosa?
 
Risposta
 
Parlare sul tema della povertà è più complesso di quanto si possa immaginare. Si tratta di un fenomeno diversificato, con cause e conseguenze che variano da Paese a Paese. Tuttavia, penso che ci siano tre elementi a cui dare assoluto rilievo per capire bene il fenomeno:
 
1) In alcuni Paesi la povertà si sta riducendo. Ho appena visitato il Bangladesh; questo Paese non ha avuto una crescita impressionante nel corso degli ultimi decenni; tuttavia, è un Paese stabile e sicuro e il numero di persone povere si è ridotto rispetto a dieci anni fa. Il Bangladesh non è l’unico caso. Ci sono stati miglioramenti in molti altri Paesi in termini di riduzione della povertà, istruzione, immunizzazione e programmi anti-HIV, e in termini di riduzione del numero di persone malnutrite.
2) Tuttavia, la povertà risulta difficile da sradicare in ‘Paesi fragili colpiti da conflitti civili.’  Faccio riferimento a Paesi come il South Sudan e la Repubblica Democratica del Congo, caratterizzati da regimi politici fortemente instabili. In questi Paesi il clima conflittuale è diventato un elemento strutturale; tutto ciò che si costruisce, poco dopo viene distrutto. La povertà ha raggiunto livelli molto elevati e l’assenza di governi stabili rappresenta un ostacolo significativo alle operazioni di assistenza e supporto internazionale.
3) In molti Paesi emergenti la ‘disuguaglianza’ sta aumentando. Ci sono alcuni Paesi dove l’economia sta crescendo, ma dove i benefici della crescita non sono equamente distribuiti all’interno della popolazione.  Sto parlando di Paesi come il Pakistan, l’India, il Sud Africa, lo Zambia. Per essere chiari, in questi Paesi le persone non stanno diventando più povere; il problema è che non stanno ricevendo alcun beneficio dallo sviluppo economico.
 
In conclusione, mentre nei Paesi instabili, la condizione essenziale per eliminare la povertà consiste nello ‘stabilire un clima di pace,’ in altri Paesi l’elemento principale consiste nel ‘combattere la disuguaglianza.’ In alcuni Paesi in Via di Sviluppo la questione è: come creare un modello di sviluppo che non lascia nessuno indietro. E’ possibile? Certamente si! Occorre un sistema di tassazione più efficace, servizi pubblici migliori per i poveri, politiche a favore dell’occupazione e a favore di salari adeguati, e livelli di sicurezza sociale più elevati.
 
Perché la povertà è tanto pericolosa?
 
Il motivo per cui Oxfam è tanto determinata nella lotta alla povertà, è perché la ritiene ‘offensiva,’ piuttosto che pericolosa. Essa offende il nostro senso di umanità e di rispetto per le altre persone: ci sono molte persone sottoalimentate nel mondo, persone che vivono senza la possibilità di accedere a fonti di acqua potabile, senza l’opportunità di istruirsi; tutto questo offende la nostra dignità. E’ vero, la povertà può essere pericolosa perché comporta instabilità sociale. Ma noi di Oxfam pensiamo che essa rappresenti più una questione di moralità e di giustizia che di pericolo.   
  
 
Domanda 4: Come ha precedentemente detto, una delle cause principali della povertà è la presenza e permanenza di conflitti in alcuni Paesi. Ci sono molti Paesi in Africa e nel Medio Oriente caratterizzati da conflitti civili gravi (Libia, Siria, Gaza, South Sudan…) e a cui Oxfam sta fornendo il suo supporto. Cosa si dovrebbe fare per eliminare questi conflitti? Come Oxfam GB aiuta le persone che vivono in questi Paesi? 
 
Risposta
 
Libia, Siria, Gaza, South Sudan: tutti questi sono Paesi dove la ricchezza viene distrutta (non creata) e dove risulta estremamente difficile attivare politiche di sviluppo (talvolta anche lo sviluppo di piccole attività agricole risulta difficile). In situazioni come queste, ciò che noi possiamo fare come agenzia internazionale è prima di tutto fornire assistenza umanitaria immediata:  a Gaza abbiamo fornito acqua potabile a più di 1/3 della popolazione nel corso degli ultimi mesi;  in South Sudan stiamo portando avanti programmi di alimentazione e per l’abitazione; in Congo conduciamo una serie di attività per dare assistenza alle persone.  Oltre a fornire assistenza umanitaria, Oxfam fa il suo meglio nel promuovere la pace: in Syria abbiamo promosso colloqui di pace transfrontalieri; in Congo abbiamo portato le organizzazioni femminili a discutere direttamente con le milizie;  in South Sudan stiamo portando a una maggiore consapevolezza dei danni provocati da uno stato permanente di conflitto; infine, per quanto riguarda la guerra tra Israele e Palestina, si è in presenza di una vera e propria tragedia umanitaria: molti diritti fondamentali sono stati (e vengono ancora) negati a molte persone; Oxfam si sta impegnando seriamente nel portare all’attenzione internazionale i risultati di questa tragedia. Non siamo sicuramente in grado di portare da soli la pace in questi Paesi, ma sicuramente possiamo dare un contributo importante a che ciò avvenga. 
 
 
Domanda 5: Adesso affrontiamo più in dettaglio il tema della ‘disuguaglianza.’ A gennaio del 2014 Oxfam ha pubblicato un Report, Working for the Few, sostenendo che la disuguaglianza dei redditi è un fenomeno che si autoalimenta, grazie al quale la componente più ricca della popolazione riesce a influenzare la politica dei governi e a catturare i servizi di migliore qualità. Ad Ottobre 2014, Oxfam ha pubblicato un nuovo Report, Even It Up: Time to end extreme inequality, nel quale ha confermato i risultati del precedente Report. Ancora più recentemente durante il meeting di Davos (21-24 gennaio 2015), sono stati portati alla luce i risultati di un nuovo Report, ‘Wealth: Having It All and Wanting More:’ entro il 2016 l’1% della popolazione possiederà più ricchezze del restante 99%.  Può spiegarci quali sono le cause principali e le conseguenze della disuguaglianza nel mondo?
 
Risposta
 
Come ho detto in precedenza, la disuguaglianza rappresenta l’ostacolo principale ai programmi di sradicamento della povertà nei Paesi ‘non afflitti da conflitti.’ Infatti, è ormai noto che il numero di persone che vive in condizioni di povertà estrema (circa un miliardo) potrebbe essere stato inferiore o superiore a quello attuale se i programmi volti a ridurre la disuguaglianza fossero stati rispettivamente più o meno intensi di quelli effettivamente implementati. Nel 2014 abbiamo pubblicato una statistica che ha fatto il giro del mondo: le 85 persone più ricche del mondo possiedono una ricchezza pari a quella posseduta dalla metà più povera della popolazione (cioè, 3,5 miliardi di persone). Non occorre essere degli economisti per capire che metà della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà, giusto per compensare la maggiore ricchezza di queste 85 persone. Detto questo, come possono essere affrontati questi squilibri nella distribuzione della ricchezza? Prima di tutto occorrono sistemi di tassazione nazionali e internazionale migliori: in alcuni Paesi, come quelli ricchi di risorse naturali, solo poche persone contribuiscono alle entrate fiscali del proprio Paese e la ricchezza creata non viene equamente distribuita. Occorre aumentare la spesa pubblica per la salute e l’istruzione nei singoli Paesi, ma anche la spesa per l’agricoltura, al fine di supportare soprattutto le piccole aziende agricole. Altre importanti misure che contrastano la crescita della disuguaglianza sono la creazione di posti di lavoro (con stipendi adeguati) e lo sviluppo di reti di sicurezza sociale per le persone, che per varie ragioni, non possono lavorare. Infine, un altro tema importante è la disuguaglianza di genere: in molti casi le donne riescono ad ottenere solo una piccola fetta dei benefici generati dallo sviluppo.
 
 
Domanda 6: Lei ha appena menzionato il tema della ‘disuguaglianza di genere.’ Infatti, i ‘diritti delle donne’ sono un altro punto sul quale Oxfam si sta maggiormente battendo. Nella primavera del 2013, con l’iniziativa ‘Behind the Brands,’ Oxfam ha lanciato una campagna che spinge le grandi aziende agroalimentare ad impegnarsi nel garantire parità di trattamento e più diritti alle donne che lavorano all’interno della loro supply chain. Ci può spiegare quali sono le motivazioni e gli obiettivi di questa campagna e quali sono i risultati finora raggiunti?  
 
Risposta
 
Prima di tutto vorrei chiarire che i diritti delle donne rappresentano parte integrante dell’intera strategia di Oxfam; essi sono presenti nelle operazioni di assistenza umanitaria, nei programmi di sviluppo, nella lotta alla disuguaglianza e nelle altre campagne. ‘Behind the Brands,’ pertanto, rappresenta giusto una delle tante azioni che Oxfam sta intraprendendo per supportare i diritti delle donne. Questa iniziativa propone di migliorare l’etica e le pratiche utilizzate all’interno della supply chain delle dieci più grandi aziende agroalimentari del mondo; si basa su sette criteri (ambiente, acqua, diritti umani, relazioni con le piccole aziende agricole etc…) che danno origine a centinaia di indicatori. Finora, i risultati sembrano incoraggianti e molte aziende hanno fatto progressi notevoli dal momento in cui l’iniziativa è stata lanciata 18 mesi fa: esse hanno sottoscritto l’adozione dei migliori standard globali per quanto riguarda l’emancipazione delle donne; stanno affrontando positivamente la questione della discriminazione e stanno implementando programmi per la cura dei bambini e della famiglia; le condizioni lungo l’intera supply chain agricola stanno migliorando.
 
 
Domanda 7: Oxfam ha anche pubblicato diversi Report sul tema delle pratiche agricole. Uno di questi si concentra sull’inefficacia della iniziativa NASAN (For Whose Benefit? The G8 New Alliance for Food Security and Nutrition in Burkina Faso). Un altro (Building a New Agricultural Future Supporting agro-ecology for people and planet) supporta l’uso dell’ agro-ecologia nel mondo per garantire un modello agricolo veramente sostenibile. Perché l’iniziativa NASAN è pericolosa e perché l’agro-ecologia è la soluzione per un’agricoltura sostenibile?
 
Risposta
 
Beh, parlando di 'agricoltura' ci sono due cose sulle quali generalmente mi soffermo: 1) una è la relazione tra il cambiamento climatico e l'agricoltura; 2) l'altra è l'impatto dello sviluppo agricolo internazionale sugli agricoltori locali. Cominciamo con la relazione esistente tra agricoltura e cambiamento climatico. Noi  sappiamo che il cambiamento climatico colpisce soprattutto le persone più povere nei Paesi più poveri, in particolare i piccoli agricoltori (si veda Food, Fossil Fuels and Filthy Finance, October 2014); ma sappiamo anche che riducendo l'uso di risorse industriali in agricoltura (il che significa fare Agro-ecologia) si può contribuire positivamente alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Pertanto, il cambiamento climatico e l'agricoltura sono fortemente interconnessi. Passando ora al secondo punto, le iniziative agricole internazionali dovrebbero essere progettate e gestite in modo tale da portare benefici anche ai piccoli agricoltori, e non solo alle grandi imprese agricole. Per essere chiari, Oxfam non contesta l'agricoltura commerciale: essa può svolgere un ruolo importante nello sviluppo di molti Paesi africani; tuttavia, è importante che tali iniziative non favoriscano solo le grandi aziende; esse dovrebbero favorire anche i piccoli agricoltori ed essere ‘gender-sensitive.’ Questo è il motivo per cui Oxfam sta sviluppando programmi come 'Behind the Brands' e altre numerose iniziative sul tema dell’agricoltura.
 
 
Domanda 8: attualmente il mondo sta affrontando una crisi ecologica, economica, ambientale e sociale. Tra queste, quale pensa sia la più importante da affrontare? C’è un ‘file rouge’ che connette tutti queste crisi?
 
Risposta
 
Dobbiamo riconoscere che il mondo è un 'ecosistema' fatto da esseri umani e di ambiente. Le attività umane hanno dei limiti in termini di sostenibilità ambientale e le risorse del pianeta dovrebbero essere distribuite in modo più equo tra gli individui e le comunità di tutto il mondo. Come ho detto prima, il cambiamento climatico colpisce gravemente le parti più vulnerabili della popolazione (i poveri, i piccoli agricoltori, in particolare le donne contadine, nei Paesi poveri). Il Cambiamento climatico va affrontato; ma non c’è nessuna singola azione che può farlo da sola. Abbiamo bisogno di un ‘approccio olistico’ che metti insieme le questioni economiche, sociali e ambientali. Non si può gestire una questione a scapito di un’altra.
 
 
Domanda 9: Potremmo un giorno vivere in un mondo senza povertà, o almeno senza le forti differenze economiche come quelle attuali? Che cosa noi, come singoli cittadini nei Paesi sviluppati, possiamo fare per ridurre la povertà e la disuguaglianza nel mondo? Oxfam ha un'agenda globale per ridurre la povertà nel mondo?
 
Risposta
 
Certo, Oxfam ha una agenda globale funzionale sia a livello globale che locale. Essendo la povertà un fenomeno creato dall’uomo, un mondo senza povertà è possibile! Con questo intendo dire un mondo dove solo un piccolo numero di persone vivono in condizioni di povertà (tra l’altro ‘non permanente’). Per far questo occorre un approccio globale. Per fare un esempio, recentemente il governo in Gran Bretagna ha introdotto una nuova legge sulla evasione fiscale. Questa legge riduce l'evasione fiscale e rende il sistema di tassazione più efficace: più persone dovrebbero pagare le tasse, in modo progressivo e senza possibilità di trasferire denaro in altri Paesi per evitare le tasse. Ora, questa legge dovrebbe essere estesa a Paesi come lo Zambia, il Mozambico, l'Angola e altri. Questo è ciò che intendo quando dico che abbiamo bisogno di un approccio globale nelle nostra politica nazionale. Infine, le ‘azioni macro’ non bastano; ogni persona dovrebbe essere consapevole del fatto che può contribuire in modo determinante, attraverso le sue piccole scelte quotidiane, a cambiare il mondo, a ridurre il cambiamento climatico e a sradicare la povertà e la disuguaglianza nel mondo. Occorre essere soggetti attivi nella lotta per un mondo migliore.
 
 
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