Luca Mercalli (Climatologo)

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INTERVISTA CON Luca Mercalli (Climatologo)         
(Climatologo, Fondatore Rivista Nimbus)

“30 ANNI PERSI!!!”

Premessa

Il Cambiamento Climatico “causato dall’uomo” è un fenomeno di estrema pericolosità per la nostra sopravvivenza e per la stabilità del Pianeta. Si tratta, infatti, di un fenomeno “veloce” e “innaturale.” L’ecosistema non è in grado di seguire il passo di tale cambiamento con conseguenze nefaste per la biodiversità ambientale e per la salute dei Terreni. Eppure ci troviamo di fronte a un fenomeno ben conosciuto da almeno 200 anni (che ha radici negli studi di Svante Arrhenius, nobel per la chimica) e sul quale si è sviluppato un consolidato consenso scientifico e politico da almeno 30 anni, a partire dagli accordi di Rio De Janeiro nel 1992 (a cui aderirono ben 154 Paesi). Ma, ad oggi, ben poco è stato fatto per contrastarlo. Riusciranno le due ultime conferenze internazionali sul clima (Parigi 2015 – Cop21 – e Marrakech 2016 – COP22) ad accelerare il passo? Quali sono le maggiori problematiche in Italia in materia di eco-sostenibilità? Potranno le rinnovabili sostituire le fonti fossili? A chi spetta accendere e spingere il motore del cambiamento: ai cittadini o alle istituzioni? Luca Mercalli, Climatologo e fondatore della rivista Nimbus, ha risposto a queste e ad altre domande.

 
Luca Mercalli: Climatologo, si occupa di ricerca su variazioni del clima e ghiacciai delle Alpi occidentali, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, comunicazione del rischio climatico, efficienza energetica ed energie rinnovabili, sostenibilità ambientale. Nel 1993 ha rinnovato la Società Meteorologica Italiana, la maggiore associazione nazionale del settore delle scienze dell'atmosfera fondata nel 1865, della quale è presidente. Ha fondato e dirige dal 1993 la rivista internazionale di meteorologia Nimbus. Ha condotto oltre 1.700 conferenze, in Italia e all'estero, e ha partecipato a più di 1.000 interventi radiotelevisivi. In particolare, dal 2003 al 2014 ha fatto parte del cast fisso del programma RAI3 “Che tempo che fa” di Fabio Fazio. Nel 2015-16 sempre per RAI3 ha ideato e condotto due edizioni del programma di divulgazione ambientale “Scala Mercalli”; collabora inoltre con RTSI- RadioTelevisione Svizzera Italiana (Falò; Il Giardino di Albert, Laser). Dal settembre 2016 collabora con RaiNews24 con brevi video di informazione ambientale (Pillole di Mercalli). Fa parte dell’International Weather Forum (Paris) e ne ha coordinato l'edizione italiana del 2017. Ha collaborato con la World Meteorological Organization per la campagna promozionale mondiale “Centennial Observing Stations”, 2016.
 
Libri scritti da Luca Mercalli:
 
- (2016), Il mio orto tra cielo e terra. Appunti di meteorologia e ecologia agraria per salvare clima e cavoli, Aboca
- (2015), Tav No Tav. Le ragioni di una scelta, Scienza Express
- (2013), Prepariamoci a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza... e forse più felicità, Chiarelettere
- (2013), Clima bene comune ,Mondadori
- (2009), Che tempo che farà. Breve storia del clima con uno sguardo al futuro, Rizzoli

  

 http://www.nimbus.it/ 
  
 
INTERVISTA - (marzo 2017)
L’intervista è stata realizzata nel mese di marzo 2017 e pubblicata nel mese di aprile 2017 sul sito  www.lteconomy.it

Oggetto: Cambiamento Climatico, conferenze internazionali, energie rinnovabili, soluzioni per i cittadini    

 
 

Highlight 

  • Ci troviamo di fronte ad una teoria (quella del Cambiamento Climatico indotto dall’uomo) “consolidata!” Ha le sue radici nel 1800, portata avanti da un premio Nobel per la chimica, lo svedese Svante Arrhenius).
  • …già nel 1992 (con gli accordi di Rio De Janeiro), si sapeva tutto e c’era un totale consenso sul Cambiamento Climatico! Nonostante questo, i provvedimenti si sono rivelati lenti, estremamente lenti… Abbiamo sprecato 30 anni! Senza questo ritardo, adesso dovremmo fare uno sforzo molto inferiore.
  • Molti esseri umani non vogliono ancora accettare la verità della Fisica: in un pianeta limitato non è permessa una crescita illimitata!
  • Il problema principale in Italia? La contraddizione interna delle scelte politiche! L’Italia ha delle ottime punte di diamante nelle rinnovabili, nel risparmio energetico e nella raccolta dei rifiuti. Ma si tratta di iniziative/soluzioni limitate a piccoli territori, a gruppi di cittadini e singoli amministratori, contro cui il resto del Paese rema contro.
  • Le energie rinnovabili sono adattissime a un modello di generazione distribuita. Occorrerebbe però fare degli investimenti sulla rete per adattarla ad una produzione locale e intermittente di energia. 

  • La lotta al Cambiamento Climatico e alla più ampia crisi ecologica è un processo che va accelerato, tramite 1) una maggiore e più diffusa informazione; 2) una politica illuminata, 3) un’Europa che assuma la leadership nella lotta mondiale al cambiamento climatico...

 

 
Domanda 1: Benvenuto Luca e grazie per la disponibilità. Lei è uno dei più grandi sostenitori in Italia della lotta al Cambiamento Climatico. Ci può dire perché dobbiamo credere nel Cambiamento Climatico?
 
Bene. Il clima è sempre cambiato nella storia per motivi naturali. Il problema è che da più o meno 200 anni, con la combustione massiccia delle fonti fossili (carbone, petrolio, gas), stiamo cambiando artificialmente la composizione chimica dell’atmosfera, immettendo in essa gas (noti come gas ad effetto serra). Questi gas stanno causando un “innaturale” surriscaldamento del pianeta. In altre parole, stiamo cambiando il clima in modo artificiale!
 
Questo cambiamento artificiale si è sovrapposto a quello naturale; anzi lo ha addirittura cambiato di segno! Infatti, da un punto di vista naturale, in questo periodo storico (negli ultimi 150-200 anni) la temperatura doveva rimanere ferma o addirittura scendere leggermente e, invece, noi la stiamo facendo aumentare (nell’ultimo secolo la temperatura globale è aumentata di 1°C).
 
Ben intesi… Ci troviamo di fronte ad una teoria (quella del Cambiamento Climatico indotto dall’uomo) “consolidata!” Ha le sue radici nel 1800, portata avanti da un premio Nobel per la chimica, lo svedese Svante Arrhenius. E’ stata poi corroborata da più di un secolo di ricerca e statistiche sul tema.  In particolare, la prima simulazione matematica che ha confermato il surriscaldamento generato dalle emissioni di CO2 è del 1967. Tutte le successive simulazioni hanno dato un risultato analogo. Dire ancora che il Cambiamento Climatico non esiste è assolutamente errato. Il fatto che la temperatura globale abbia raggiunto il suo massimo storico nel 2016, ha dato un’ulteriore conferma di quello che ricercatori e scienziati di un secolo fa avevano già predetto.
 
 
Domanda 2: Recentemente si sono tenute due conferenze internazionali sul clima (Parigi 2015 – Cop21 – e Marrakech 2016 – COP22), considerate dai media internazionali come uno step fondamentale nella lotta al Cambiamento Climatico. Ritiene che gli obiettivi fissati in queste conferenze siano adeguati? C’è un’effettiva volontà di affrontare il problema del Cambiamento Climatico a livello internazionale?
 
In conseguenza delle conferme scientifiche di cui abbiamo appena discusso, fin dal 1992 (a partire dagli accordi di Rio De Janeiro – a cui aderirono ben 154 Paesi), ogni anno si tiene la Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (UNFCCC). Questo significa che già nel 1992 si sapeva tutto e c’era un totale consenso sul tema! Nonostante questo, i provvedimenti si sono rivelati lenti, estremamente lenti… Nel 1997 è stato siglato l’accordo di Kioto, faticosamente applicato fino al 2012 e, successivamente, è arrivato l’accordo di Parigi, nel 2015, al momento giudicato l’accordo più concreto ed efficacie mai raggiunto, ma che, a mio avviso, è ancora ben lontano dal trovare un’effettiva soluzione al problema.
 
Abbiamo sprecato 30 anni! Senza questo ritardo, adesso dovremmo fare uno sforzo molto inferiore. E’ vero, siamo 7,5 miliardi di persone e 195 governi e mettersi d’accordo non è facile. Quindi alla domanda: lei ritiene l’accordo di Parigi efficace? Le rispondo: 1) si, nell’ambito delle logiche degli “esseri umani”; 2) no, nell’ambito della “Fisica!” Occorre agire in modo molto più rapido ed organico, perché i processi fisici non attendono i nostri negoziati, vanno semplicemente avanti con i loro inesorabili tempi. E invece ancora tentenniamo… Ed, ahimè, il processo potrebbe essere ulteriormente rallentato con l’amministrazione Trump che addirittura mette in discussione l’accordo di Parigi.
 
 
Domanda 3: Intanto, qualcosa inizia a muoversi dal basso. Anche in Italia, colmando un ritardo rispetto a molti paesi europei e d’oltreoceano, spunta la figura dell’esperto in sostenibilità, con un approccio multidisciplinare (succede  nell’Università della Sostenibilità, docente il professor Tamino oppure all'Università di Parma, con il Dipartimento di Sostenibilità dove insegna Alessio Malcevschi); inoltre già da due anni si tiene un Corso di Laurea in Economia Ecologica,  all’Università di Pisa (docente  il professor Luzzati). Siamo sulla strada di un risveglio ecologico?
 
Il fatto che la tematica dell’ambiente e della sostenibilità inizino a penetrare nel sistema universitario è qualcosa di estremamente positivo, se si vuole costruire un modello economico e sociale eco-sostenibile. Ma anche in questo caso ci troviamo di fronte a processi molto lenti e localizzati. Eppure, considerando che il Cambiamento Climatico è ben noto almeno fin dal 1990, oggi la tematica della sostenibilità dovrebbe aver invaso tutto il sistema universitario; non dovrebbe limitarsi all’impegno di alcuni docenti particolarmente illuminati e sensibili al tema.
 
 
Domanda 4: Nel corso degli anni sono stati proposti diversi modelli economici orientati alla sostenibilità: la Bio-economia (di Roegen), l’Economia Ecologica (di Kapp), la Decrescita (di Latouche), la Terza Rivoluzione Industriale (di Rifkin), lo stato stazionario (di Daly). Perché questi modelli non hanno trovato campo fertile nelle loro applicazioni?
 
Semplicemente perché molti esseri umani non vogliono ancora accettare la verità della Fisica: in un pianeta limitato non è permessa una crescita illimitata! E’ un concetto così semplice che lo capiscono anche i bambini!
 
I modelli citati trovano, pertanto, scarso appeal. Invece, andrebbero messi in pratica, studiati e perfezionati. In realtà non si è avuto neanche un dibattito! Sono modelli proposti da pochi visionari che offrono proposte alternative all’economia della crescita illimitata, ma che non hanno mai trovato l’attenzione che meriterebbero.
 
 
Domanda 5: Nella sua trasmissione di successo, Scala Mercalli, nel 2016 (ripresi spesso nella sua attuale trasmissione su Rainews24, Pillole di Mercalli) ha portato alla luce i settori su cui intervenire nella lotta alla Crisi Ecologica: 1) Città ecosostenibili e rifiuti; 2) Energia rinnovabile; 3) Acqua (disponibilità ed inquinamento); 4) Cibo e agricoltura sostenibile; 5) Trasporti; 6) Cementificazione e sostenibilità dell' economia. Può dirci quale di questi fattori assume maggiore importanza nel ridurre la nostra Impronta Ecologica?
 
Ciascuno di questi fattori è importante e non può essere considerato separatamente dagli altri. Viviamo in un mondo complesso; non c’è un settore più importante di un altro! I problemi ambientali vanno affrontati in modo unitario e sistemico.
 
 
Domanda 6: Quali sono le maggiori problematiche in Italia in materia di eco-sostenibilità?
 
Il problema principale in Italia? La contraddizione interna delle scelte politiche! L’Italia ha delle ottime punte di diamante nei settori delle rinnovabili, del risparmio energetico e della raccolta dei rifiuti. Ma si tratta di iniziative/soluzioni limitate a piccoli territori, a gruppi di cittadini e singoli amministratori, contro cui il resto del Paese rema contro. Questi modelli dovrebbero diffondersi in tutto il Paese… Ma questo non accade! Le faccio alcuni esempi. In alcuni paesi del nord-Italia esistono modelli di raccolta differenziata estremamente avanzati; eppure nel sud-Italia ci sono ancora molti paesi che hanno problemi nella gestione dei rifiuti.  Qualcosa di simile accade nel settore delle energie rinnovabili: in Italia ci sono ottime aziende, ma l’applicazione e la diffusione dei loro prodotti vengono poi disincentivate da leggi che favoriscano vecchie forme di energia. Prima le incoraggiamo e poi le tassiamo!
 
Occorre quindi una strategia top-down?
 
Si perché le scelte dal basso che una parte della popolazione consapevole ha già fatto, trovano oggi il limite nell’assenza di una scelta politica coerente che dia priorità a questi temi. Io stesso, nel portare avanti le mie iniziative, mi muovo in un territorio limitato, ostacolato da provvedimenti che indeboliscono il mio potere di azione. Si deve andare tutti insieme nella stessa direzione, politica e cittadini.
 
 
Domanda 7: Di particolare rilevanza è il tema delle Energie rinnovabili. Possono sostituire le fonti fossili?
 
Oggi come oggi non ancora… ma possono farlo tra qualche anno, a patto che ci si investa sopra e si cominci questa transizione. E’ una transizione importante. Occorre stabilire un cammino, una direzione verso cui tendere entro 20-30 anni.
 
 
Domanda 8: Lei è più incline ad una produzione energetica distribuita (ciascun edificio genera la propria energia facendo ricorso a fonti rinnovabili), così come suggerisce l’economista Jeremy Rifkin, oppure ad un sistema centralizzato (con la creazione di grosse centrali eoliche e solari)?
 
Le energie rinnovabili sono adattissime a un modello distribuito. Occorrerebbe però fare degli investimenti sulla rete per adattarla ad una produzione locale e intermittente di energia (la rete esistente è stata inventata anni fa per una produzione centralizzata). La politica deve scegliere di trasferire fondi su questi investimenti, togliendoli dal mercato tradizionale delle fonti fossili. Non si tratta di aggiungere risorse. Occorre semplicemente spostarle da una fonte all’altra!
 
Occorrerà ancora produrre energia a livello centralizzato?
 
Ovviamente, una parte dell’energia dovrà essere prodotta anche a livello centralizzato per garantire stabilità alla rete. Ma i maggiori investimenti andranno fatti in quello che è il punto debole delle rinnovabili: l’accumulo di energia. La tecnologia in questo caso non è ancora matura, ma, lavorandoci sopra, si potranno sicuramente trovare delle soluzioni più che adeguate.  Ci sono Paesi che stanno investendo molto su questo aspetto. SI pensi alla Danimarca che ritiene di passare interamente a produzione di energia rinnovabile entro il 2050.
 
 
Domanda 9: Altro tema importante è quello delle Città ecosostenibili, in quanto include tutti i fattori in gioco (cibo, edifici, energia, mobilità, trasporto). Ci sono esempi nel mondo di città a basso impatto ambientale? Quali sono i Paesi che si stanno muovendo nella giusta direzione?
 
Ci si sta lavorando molto su questa tematica. Stanno anche emergendo corsi di laurea nelle facoltà di architettura e di ingegneria rivolti alla creazione di città eco-sostenibili (le smart cities). Nuovamente i Paesi del Nord-Europa (Danimarca, Svezia, Olanda, Germania) sono i modelli più maturi. Da noi di nuovo emerge il problema della contraddittorietà. Da un lato si parla molto di questo tema. Dall’altro, non si fa niente per svilupparlo. Da un lato ci sono città che hanno abbracciato con grande consenso il tema (come Bologna) ma che vengono scarsamente supportate nel loro cammino; dall’altro, ci sono città che non sanno nemmeno di cosa si tratti. E università che si occupano di resilienza climatica in urbanistica, come IUAV a Venezia, ma con l'impressione che molti studi restino poi nei cassetti invece di essere applicati concretamente.
 
 
Domanda 10: Uno dei suoi ultimi libri è una sorta di “warning” per le singole persone/famiglie: Prepariamoci a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza... e forse più felicità.  Può dirci perché ci saranno meno risorse in futuro e quali conseguenze avrà tutto questo sulla nostra società? Che suggerimento da ai singoli cittadini in un mondo con meno risorse?
 
Perché ci saranno meno risorse? Lo abbiamo già detto. Viviamo in un mondo finito in cui non possiamo crescere infinitamente! I limiti riguardano sia il consumo di risorse che l’inquinamento che produciamo. L’attuale modello economico è insostenibile nel lungo periodo! E persino la UE propone con sempre maggior enfasi il modello dell’economia circolare (il cui principio di base è “riciclare tutto”), ma si è ben lontani dal raggiungere una soluzione. Allora occorre un’alternativa per i singoli. Il mio libro propone alle famiglie delle “soluzioni pratiche” che permettono di affrontare i rischi dovuti al Cambiamento Climatico e alla Crisi Ecologica: autoprodurre energia, utilizzare l’isolamento termico per ridurre il consumo di energia, curare un proprio orto (se possibile), raccogliere acqua piovana contro i periodi di siccità, produrre meno rifiuti, in sostanza essere più autonomi e impattare meno sull'ambiente.
 
Ha parlato di rischi del cambiamento climatico. Quali sono i rischi maggiori?
 
I pericoli maggiori vengono dalle intense ondate di caldo e dalla siccità, che riducono la disponibilità di acqua e la produzione agricola. A questi si aggiungono i rischi geopolitici. In un mondo abitato da più di 7 miliardi di persone, se la quantità di risorse disponibili si riduce, automaticamente aumenteranno i rischi di guerre e di migrazione. Come sarà il mondo tra 30-40 anni quando le migrazioni interesseranno decine di milioni di persone?
 
 
Domanda 11: Recentemente ha scritto un altro libro, Il mio orto tra cielo e terra. Può chiarirci gli obiettivi di questo libro e a chi è indirizzato?
 
Questo libro espande uno dei capitoli del libro “Prepariamoci a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza... e forse più felicità,” dove suggerisco di essere il più possibile autonomi dal punto di vista della produzione alimentare.  Racconto la mia esperienza (50 anni) nell’orto; spiego come creare un orto sostenibile senza fitofarmaci e elementi chimici.
 
 
Domanda 12: Lei lavora molto con la RAI. Ha dei nuovi progetti in programma?
 
Dopo l’esperienza chiusa con Rai 3 (Trasmissione Scala Mercalli), in questo momento lavoro per Rai news 24 dove produco dei brevi video di un minuto (Pillole di Mercalli) sui temi che abbiamo appena affrontato. In effetti, in un’epoca dove le persone sono molto occupate, un breve messaggio di un minuto risulta essere molto efficace.
 
 
Domanda 13: Può fare un appello alle istituzioni e a tutti i cittadini?
 
La lotta al Cambiamento Climatico e alla più ampia crisi ecologica è un processo che va accelerato. A tal fine abbiamo bisogno di 1) una maggiore e più diffusa informazione (deve crescere il numero di persone che prende seriamente coscienza di questi temi); 2) una politica illuminata, ma su questo sono molto più dubbioso… Infine, in un contesto in cui l’America si presenta con un atteggiamento negazionista nei confronti del Cambiamento Climatico, si spera 3) che l’Europa non indebolisca i propri progetti in tema ambientale e, anzi, assuma la leadership nella lotta mondiale al cambiamento climatico.
 
 
 
 

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