Luca Alinovi

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INTERVISTA CON Luca Alinovi
(Direttore dell’ufficio della Food Agricultural Organization of the United Nations in Somalia - www.faosomalia.org)

Premessa
La Somalia è uno dei Paesi più poveri al mondo: il suo Prodotto Interno Lordo (PIL) a Parità di Potere di Acquisto (Purchasing Power Parity - PPP) è pari a 5,9 miliardi di dollari (il PIL PPP degli Stati Uniti è di 15.290 miliardi) e il suo PIL pro capite è di 289 dollari all’anno (a parità di potere di acquisto, esso è pari a circa 600 dollari all’anno; negli Stati Uniti è di 49.000 dollari e in Quatar di 104.300 dollari). La Somalia è una terra permeata da continue e stremanti guerre, dove i militari, i gruppi armati dei clan locali e gli islamisti lottano per il potere dal 1991, dopo la caduta del regime militare. Inoltre, la Somalia ha recentemente vissuto (2010-2012) una delle più gravi siccità nella sua storia, che, grazie anche al contributo della guerra civile in corso, ha scatenato un’intensa carestia che ha ucciso circa 258.000 persone (pari a al 2,5% dell’intera popolazione somala), metà delle quali erano bambini con età inferiore ai cinque anni. Perché la Somalia è tanto povera? Possono i giovani somali cambiare le sorti del proprio Paese? Possono essere evitate nuove carestie? Quali priorità devono essere seguite al fine di generare una rinascita della Somalia? Luca Alinovi, direttore dell’ufficio della Food Agricultural Organization of the United Nations in Somalia ha risposto a queste e ad altre domande.
 
Luca Alinovi è il direttore dell’ufficio della Food Agricultural Organization of the United Nations in Somalia. In precedenza, è stato economista senior della Divisione Agricola e dello Sviluppo Economico della Food Agricultural Organization of the United Nations. Ha condotto programmi di ricerca in materia di sicurezza alimentare e di analisi di politica agricola in zone caratterizzate da crisi prolungate negli ultimi 15 anni, sia nella sede centrale che a livello locale, nei Paesi africani orientali e occidentali. Alinovi ha lavorato come food security analyst ed economista agricolo per la FAO, la Cooperazione Italiana allo Sviluppo, aziende del settore privato e per l'Università di Firenze; ha pubblicato documenti su sicurezza alimentare e su emergenze complesse con l' Accademia dei Lincei, ODI Disasters, e di recente è stato guest editor sia per il numero speciale di Disasters on food security and complex emergencies, sia per il libro "Beyond Relief: Food Security in Protracted Crises”. Ha seguito e ottenuto un Master presso l'Università di Firenze, Facoltà di Agricoltura Tropicale (Economia Agraria) e un dottorato di ricerca in Economa delle risorse agricole e naturali.
 

INTERVISTA - (Novembre 2013)
Intervista realizzata e pubblicata nel mese di Novembre 2013 - (Nostra traduzione su intervista originale in inglese)
Oggetto
: Somalia - Carestia: cause, conseguenze e proposte di soluzione 


Domanda 1: Come descritto in premessa, la Somalia è uno dei Paesi più poveri al mondo. Potrebbe descrivere le principali caratteristiche sociali ed economiche di questo Paese e quali sono i più importanti ostacoli al suo sviluppo?
 
Risposta:
L'economia in Somalia dipende fortemente dalle risorse naturali, soprattutto dall'esportazione di bestiame (e, in alcuni casi, dei loro sottoprodotti), seguita dalla produzione e dall’esportazione di carbone. Circa il 60 per cento della popolazione pratica uno stile di vita nomade o semi-nomade basato sull’agro-pastorizia, mentre il 17 per cento sono agricoltori. Nel complesso, la scala delle esportazioni e del commercio di bestiame influenza il livello di sicurezza alimentare del popolo somalo.
Il Paese ha un Prodotto Interno Lordo (PIL) pro capite di 284 dollari, che lo rende uno dei Paesi più poveri del mondo. La povertà colpisce circa il 73 per cento della popolazione (61 per cento nei centri urbani e 80 per cento nelle zone rurali).
Per più di due decenni, il conflitto, gli urti e le rotture hanno portato alla miseria, alle migrazioni, alla fame, alla malattia, alla morte e alla disgregazione delle famiglie e delle comunità. La ristretta base economica, il fallimento dello Stato, il conflitto prolungato, i frequenti periodi di siccità e la mancanza di investimenti in infrastrutture socio-economiche sono i principali ostacoli allo sviluppo in Somalia e limitano fortemente la crescita economica e le opportunità di lavoro del Paese.
 

Domanda 2
: Alcuni dei principali problemi per la popolazione somala sono la crisi alimentare e la salute. Secondo un report commissionato dalla Food Security and Nutrition Analysis Unit (FSNAU) della FAO e dall’organizzazione Famine Early Warning Systems Network (FewsNet), sono morte quasi 260.000 persone durante la carestia che ha colpito la Somalia nel 2011; la metà di essi era costituito da bambini con un’età inferiore ai cinque anni. Quali sono le reali cause della fame e della malnutrizione infantile in Somalia e quali sono le sue peculiarità rispetto ad altre crisi alimentari in Africa (come quelle che colpiscono l’area del Sahel)? Quali sono le principali conseguenze nel breve e nel lungo periodo della carestia in Somalia?
 
Risposta:
La Somalia, uno dei Paesi con la più elevata insicurezza alimentare nel mondo, ha vissuto diversi periodi di carestia e di crisi alimentari (soprattutto nel 1991-1992, 2006, 2008 e 2011). Gli anni di conflitto hanno generato una situazione di emergenza lunga e complessa che ha eroso i mezzi di sussistenza, contribuendo agli elevati livelli di malnutrizione e di insicurezza alimentare .
La carestia del 2011 è stata provocata ed aggravata da una combinazione di fattori. Prima della carestia, una percentuale significativa della popolazione nel sud e nel centro della Somalia era già stata colpita da una prolungata crisi alimentare; la popolazione era stata indebolita da frequenti shock e aveva sperimentato due stagioni consecutive di siccità tra l'ultimo trimestre del 2010 e il secondo trimestre del 2011, che hanno portato a un forte aumento dei prezzi alimentari.
Il conflitto ha aggravato ulteriormente la crisi alimentare ostacolando la circolazione delle merci e la fornitura di assistenza umanitaria alla popolazione più vulnerabile. Nonostante i credibili avvisi di ”early warning”, non si è avuta una risposta tempestiva e adeguata al problema fino a che non è stata dichiarata la carestia. La combinazione di tutti questi fattori - tra loro collegati - ha portato ad un peggioramento della carestia che ha causato la perdita stimata di oltre 250 mila persone in Somalia.
 

Domanda 3
: Più del 90% dei decessi stimati hanno riguardato la Somalia meridionale e centrale, in modo particolare gli sfollati interni e le popolazioni fluviali del Lower Shabelle, Bay e delle regioni del Banadir. Perché quelle popolazioni sono state maggiormente colpite rispetto ad altre?
 
Risposta:
Con il peggioramento della crisi alimentare, le persone povere e vulnerabili delle zone colpite dalla siccità hanno iniziato a muoversi verso il basso Shebelle, Bay e Banadir per accedere a opportunità di lavoro e all’assistenza umanitaria. Molti di essi si sono indeboliti lungo il viaggio e sono morti prima che potessero accedere all’assistenza umanitaria iniziata dopo la dichiarazione di carestia.
 
 
Domanda 4: Da 1 (meno importante) a 10 (più importante), che posizione da ai seguenti fattori causali della crisi alimentare in Somalia:  
 
 
Siccità 9
Sistemi agricoli inadeguati 7
Volatilità dei prezzi alimentari 8
Riserve alimentari inadeguate 5
Mezzi di magazzinaggio e di trasferimento dei beni alimentari inadeguati 6 (La Somalia registra il 40% di perdite nella fase di post-raccolto)
Disponibilità di cibo 2
Qualità degli aiuti 4
Mancanza di finanziamenti per far fronte a problemi di lungo termine 7
Rivolte civili 10
Assenza di un governo stabile 6
Altri fattori  
 
 
 
Domanda 5: Un elemento importante per risolvere i problemi legati alle crisi alimentari e per affrontare e prevenire le carestie è un’efficace presenza delle Organizzazioni Internazionali sul campo, che aiutano il governo sia nella gestione delle informazioni che nella soluzione concreta al problema. Quali sono le principali organizzazioni internazionali coinvolte nella risoluzione delle crisi alimentari in Somalia. In particolare, può spiegare il ruolo della FAO nel prevenire e affrontare la crisi alimentare in Somalia?
 
Risposta:
C’è un certo numero di organizzazioni internazionali che sostengono la Somalia nella gestione del problema della sicurezza alimentare. Esse comprendono tutte le principali agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni non governative internazionali (ONGI) e le organizzazioni non-governative (ONG).
Il ruolo della FAO si esplica principalmente in due parti: supporto tecnico per la promozione dello sviluppo agricolo sostenibile; fornitura di informazioni e di analisi riguardanti la sicurezza alimentare, la nutrizione, l'acqua e l’uso del terreno e fornitura di aiuti agricoli immediati in caso di rapida insorgenza di emergenze agricole.
Vale la pena menzionare che, ad aprile 2012, la FAO, il PAM e l'UNICEF hanno lanciato una Strategia Congiunta di Resilienza che ha stabilito come priorità l’obiettivo di garantire la resilienza delle famiglie e delle comunità, rifocalizzando le modalità di reciproco impegno, migliorando i progetti di analisi congiunta ed effettuando il monitoraggio e la valutazione delle responsabilità all'interno di un quadro comune. I tre elementi della strategia sono:
 
  • Rafforzamento dei settori produttivi
  • Servizi di base per proteggere il capitale umano
  • Promuovere reti di sicurezza per assicurare un minimo di protezione sociale.
 
Il programma si basa sul riconoscimento del fatto che ripetuti interventi umanitari di breve termine hanno fallito nel garantire la resilienza delle famiglie e delle comunità agli shock ricorrenti, e che è necessario un cambio di paradigma verso un supporto di lungo periodo, che tiene in considerazione la probabilità che differenti shock possano ripresentarsi di nuovo, inclusi i fenomeni di siccità.
 
 
Domanda 6
: Pensa che i fenomeni di carestia stiano aumentando in Africa? Perché?  
 
Risposta:
I fenomeni di carestia non stanno aumentando in Africa, nonostante invece stia aumentando la frequenza delle siccità. Gli investimenti fatti nei sistemi di early warning, a partire dalla carestia degli anni “80, insieme ai meccanismi di coordinamento che consentono risposte ragionevoli e tempestive, sono riusciti a prevenire fenomeni di carestia di vasta portata (come quelli che appunto si sono verificati nel 1980). Dalla metà degli anni “80, sono state registrate solo poche carestie in Africa, inclusa quella del South Sudan alla fine degli anni “80, quella della Somalia all’inizio degli anni “90, dell’Etiopia (regione Gode) alla fine degli anni “90 e, più recentemente, la carestia in Somalia del 2011.
 

Domanda 7
: Quale dovrebbe essere il passo iniziale e le principali azioni da seguire, al fine di prevenire futuri fenomeni di carestia come quello appena avutosi in Somalia?
 
Risposta:
Interventi sostenibili di lungo termine sono essenziali per sostenere lo sviluppo rurale e una crescita agricola equa, per garantire la disponibilità di cibo nutriente a tutti, e per la costruzione di mezzi di sussistenza che migliorino la resilienza rispetto a cicli accelerati di disastro e alla variabilità del clima. La resilienza fornisce una solida base per la crescita sociale ed economica; per esempio, la diversificazione delle opportunità di sostentamento consente di passare dalla produzione di sussistenza a quella semi-commerciale, che aiuta le famiglie a crescere economicamente e a prevenire possibili carestie future.
Il ripristino della pace e la stabilità e la creazione di strutture di governo responsabili e inclusive in Somalia sono importanti prerequisiti per prevenire future carestie. Questi interventi spianerebbero la strada per la crescita economica, la riduzione della povertà e la fornitura di servizi sociali efficaci. Altrettanto importante è la necessità sia di far fronte ai bisogni immediati e di breve termine della popolazione più vulnerabile che di soddisfare le esigenze di sviluppo di lungo periodo che contribuiscono a costruire la resilienza verso shock futuri.
Strettamente legato al precedente è la necessità di rafforzare la complessiva capacità istituzionale. In particolare, occorre rafforzare la capacità dei ministeri e dei dipartimenti governativi necessarie alla sostenibilità dei guadagni registrati nel breve termine. Attualmente, il governo federale è a corto di risorse umane qualificate che possano aiutare a coordinare il sostegno internazionale verso la ripresa economica.
 

Domanda 8
: Più in generale, quale pensa sarà il futuro dei Paesi africani? Cosa possono fare per emergere dall’attuale crisi e per svilupparsi? In particolare, cosa suggerisce di fare a un giovane che vive in Somalia, o in un altro Paese africano instabile, al fine di migliorare le condizioni di vita nel proprio Paese?
 
Risposta:
Noi consideriamo cruciale garantire alle popolazioni più vulnerabili una maggiore resilienza agli shock climatici ed economici eimplementare gli investimenti in agricoltura, aumentando la produttività agricola e aggiungendo valore ai prodotti.
Di estrema importanza sono anche il miglioramento delle infrastrutture e dei collegamenti di mercato. Tali investimenti aiutano a ridurre l'insicurezza alimentare e ad aumentare le opportunità di mezzi di sussistenza alternativi per far fronte agli shock. Per quanto riguarda i giovani africani, risulta fondamentale investire nei sistemi di educazione formale e nello sviluppo delle competenze professionali, nonché fornire meccanismi che favoriscono l’accesso al capitale di avviamento per migliorare le loro condizioni di vita.