John F. May

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INTERVISTA CON John F. May
(Demografo, Visiting Fellow al "Center for Global Development" e Adjunct Professor di Demografia alla "Georgetown University", autore di “World Population Policies: Their Origin, Evolution, and Impact”, New York: Springer, 2012)

John F.May, nel suo libro, spiega come una serie di conferenze internazionali sulle popolazioni, da quella di Bucharest (1974), a quella di Città del Messico (1984), a quella del Cairo (1994) hanno gradualmente sviluppato un consenso generale a favore di un approccio più ampio in termini di politiche per lo sviluppo delle popolazioni, un approccio che enfatizza: la crescita del potere delle donne, i miglioramenti nella salute delle mamme e dei bambini piccoli, la pianificazione volontaria delle famiglie incorporato in un più ampio quadro di salute riproduttiva, e la protezione del diritto di riprodursi degli individui – il cosiddetto Cairo Consensus. Egli mostra come il successo dei programmi volontari in molti Paesi, così come gli eccessi che hanno portato ad un abuso dei diritti umani in altri, hanno contribuito a questo “consenso” e come i cambiamenti demografici nel corso di due o tre decadi hanno generato nuove preoccupazioni e nuove discussioni di policy riguardo a ai bassi tassi di natalità, al rapido invecchiamento della popolazione, agli elevati tassi di migrazione internazionale, e la selezione dei sessi. Questo libro spiega come sono difficili queste tematiche nei Paesi sviluppati, siccome l’invecchiamento della popolazione mina la sopravvivenza del modello socio-economico post-industriale e l’immigrazione è spesso percepita come una minaccia alle identità nazionali. Adesso, il crescente impatto ecologico dell’umanità sul nostro Pianeta sta alimentando una questione importante: il nostro Pianeta sopravvivrà ad un ulteriore aumento della popolazione mondiale? John May risponderà a questa ed altre domande.
INTERVISTA - (Maggio 2012)
Intervista realizzata  nel mese di Maggio 2012 e pubblicata nel mese di Settembre 2012 - (Intervista originale in Inglese)
Oggetto: Popolazione: recenti e future dinamiche
 
 
1. Domanda: Fin dal 1950, la popolazione mondiale è cresciuta da 2,5 miliardi di persone a 7 miliardi nel 2011 e le stime prevedono che oltrepassi i 9 miliardi entro il 2050. Che tipo di problemi questo processo potrà portere alla Terra?
 
Risposta: 
L’impatto sulla Terra dellla rapida crescita della popolazione e la presenza di 2 miliardi di persone in più in meno di 40 anni non può dissociarsi dall’impatto dei correnti livelli e della tendenza del consumo. La sfida maggiore è che sempre più persone, nella maggior parte nei Paesi Emergenti, vogliono consumare come gli abitanti dei Paesi Industrializzati, un desiderio che è perfettamente comprensibile. Quindi, bisogna assolutamente cambiare il nostro modello di consumo e muoverci rapidamente verso un Economia “verde” o almeno “più verde” di quella attuale. Inoltre, un più ampio accesso alla pianificazione familiare, su base volontaria,  ridurrà la crescita della popolazione. Comunque, così come richiesto  dal Summit di Londra sulla pianificazione familiare dell’11 Luglio, ciò dovrebbe essere fatto con la visione di un maggior potere delle donne ed un miglioramento della salute dei loro figli.
 
 
2. Domanda: Fin dalla Teoria di Malthus, si sono sviluppati movimenti nel mondo che hanno proposto il controllo della crescita della popolazione per evitare il progressive impoverimento dell’umanità. Lei pensa che il problema sia la crescita della popolazione o qualcosa di diverso?

Risposta:
In generale, la Teoria di Malthus si è dimostrata errata nel corso della storia. Tuttavia, può dimostrarsi valida oggi, almeno in qualche parte del mondo (per esempio in Sahel). Con la rapida crescita della popolazione, essenzialmente tra i Paesi più poveri, che sono i meno capaci nell’affrontare il rapido aumento della popolazione, gli scenari Malthusiani possono verificarsi (nella forma di fallimento dello Stato per esempio). Comunque, il paradigma della popolazione oggi non è il suo “controllo”, ma, invece, quello di coprire il diritto di riprodursi degli individui e delle coppie, stabiliti nella Conferenza Internazionale sulla Popolazione e sullo Sviluppo tenutasi nel Cairo nel 1994. Inoltre, c’è una pressante domanda di molti individui nel cambiare i loro modelli di consumo. Secondo il mio punto di vista, il maggiore progresso sarà quello di pensare al tema della crescita della popolazione ed al modello di consumo simultaneamente, come raccomandato del recente report “People and the Planet” della Royal Society (Londra).
 
 
3. Domanda: Amartya Sen, nel suo libro “Sviluppo e Libertà”, sostiene che il controllo coercitivo delle nascite è inefficace e può causare effetti laterali (come in Cina dove la “One child policy” ha peggiorato il tasso di mortalità infantile e le condizione delle donne all’interno delle famiglie), mentre lo sviluppo delle “capacitazioni” (in particolare l’accesso delle donne all’istruzione  e l’indipendenza femminile) gioca un ruolo maggiore nel ridurre il tasso di natalità. Qual è la sua opinione a riguardo?

Risposta: 
Il controllo coercitivo delle nascite in Cina iniziò nel 1979, quando il tasso di fertilità era già al di sotto dei tre figli per donna in media, ma i leader cinesi erano inclini ad ottenere rapidi risultati ed utilizzarono approcci autoritari dall’alto verso il basso per fare questo. Come sostiene Amartya Sen, questa politica coercitiva ha anche portato  la maggior parte degli “effetti secondari”, come il rapido invecchiamento della popolazione, un restringimento della forza lavoro,  e la piaga della selezione dei sessi attraverso l’aborto dei feti delle donne. Al contrario, un maggior potere alle donne, attraverso l’istruzione e l’autonomia femminile, può raggiungere lo stesso risultato delle politiche di  “controllo della popolazione”, anche se i risultati possono essere più lenti a venire. La cosa più importante, comunque, è che l’emancipazione delle donne porta a risultati che sono più sostenibili nel lungo termine, senza l’impatto ostile di una politica coercitiva.
 
 
4. Domanda: Può riassumere quali sono i principali approcci in termini di politiche per la popolazione nel mondo? Quali sono le principali differenze e, nella sua opinione, quali sono i Paesi o le Aree dove queste politiche hanno avuto il maggior successo?

Risposta:
La tematica demografica principale negli anni “60 e “70 era quella di ridurre i tassi di fertilità, che erano considerati troppo alti. I programmi in Asia, America Latina, e nei Caribi ebbero successo nel “portare in basso la fertilità” così come il demografo australiano John Caldwell sostiene. Alcuni Paesi, comunque, ricorsero a pianificazioni coercitive della famiglia (come Cina ed India) e questo ha infangato il movimento globale della pianificazione delle famiglie.  Al contrario, la maggior parte dei Paesi dell’Africa sub-Sahariana non lanciarono programmi organizzati di pianificazione familiare. I loro leader credevano che lo sviluppo era la principale priorità, e che lo sviluppo da solo sarebbe stato sufficiente ad abbattere la fertilità. Sfortunatamente, lo sviluppo non è stato così rapido come essi si auspicavano e la rapida crescita della popolazione rese impossibile a molti Paesi sub-Sahariani di costruire il loro capitale umano (per esempio, istruzione e salute). Questi stanno adesso rivalutando il fattore “popolazione”, anche se con 30-40 anni di ritardo rispetto ad altre parti del mondo. Nei Paesi a bassa fertilità, invece, le policy stabilite per aumentare il tasso di natalità hanno avuto meno successo, ad eccezione della Francia e di qualche Paese Nordico.
 
 
5. Domanda: Acqua, cibo, energia, casa sono I beni basilari per vivere. Come l’uomo dovrebbe gestire ciascuno di questi beni per garantirli ad una più vasta popolazione?

Risposta:
Un approccio chiave per affrontare la tematica di questi beni comuni sarebbe quello di prezzarli. Questo è più facile a dirsi che a farsi, a causa della tematica dell’equità. Prezzare l’acqua, per esempio, necessiterebbe di prendere in considerazione la capacità di pagare da parte dei segmenti più poveri della popolazione. Parte della soluzione relativa alla scarsità dei beni basilari per la vita dovrebbe venire anche dallo sviluppo tecnologico, specialmente quando esso viene dalle nuove e pulite risorse energetiche. Nel complesso, la coesione sociale e la solidarietà dovranno giocare un ruolo cruciale, all’interno e tra i Paesi, e questo necessiterà di essere combinato con gli avanzamenti tecnologici.
 
 
6. Domanda: Il “Global Footprint Network” sostiene che attualmente l’umanità usa l’equivalente di una volta e mezzo il nostro Pianeta nell’utilizzo delle risorse e nell’assorbimento dei rifiuti. Il risultato è il collasso della vita marina, la diminuzione della copertura forestale, l’esaurimento del sistema di acqua dolce, e la crescita di emissioni di anidride carbonica. Che cosa suggerisce al fine di ridurre “l’impronta ecologica” dell’essere umano?

Risposta:
Come detto, noi dovremmo cambiare il nostro modello di consumo. Ma abbiamo anche bisogno di guardare a nuove fonti energetiche, ed all’energia pulita. Ci sono anche incentivi economici che possono essere esplorati, per esempio mettendo una tassa sulle emissioni di anidride carbonica o dando un costo all’acqua. Un lenta crescita della popolazione è anche parte della risposta. In ogni caso, la questione principale in questo caso è che nessun singolo intervento è sufficiente. Al contrario, è la combinazione di diversi interventi e politiche (ciascuna portatrici di risultati marginali) che alla fine farà una significativa differenza.
 
 
7. Domanda: In alcuni Paesi (in particolare in Italia ed in Francia) stanno emergendo I cosiddetti “movimenti della decrescita”. Lei pensa che uno stile di vita meno consumista e l’auto-produzione di beni possono rappresentare la strada per rendere la crescita della popolazione più sostenibile dal nostro Pianeta?

Risposta:
Consumare meno o in modo più intelligente è decisamente una delle risposte alla pressione della popolazione sull’ecosistema del nostro Pianeta. Il riciclaggio è una procedura già comune nei Paesi sviluppati, nonostante esso deve essere fatto più sistematicamente. L’auto-produzione di beni  può aiutare, nonostante maggiori ricerche vanno fatte sui fondamenti economici di questo approccio.
 
 
8. Domanda: Le attuali politiche internazionali sono sufficienti per evitare future immigrazioni di massa dai Paesi poveri a quelli più ricchi?

Risposta:
Questo obiettivo potrà essere raggiunto con maggiore difficoltà in futuro, visto che i fattori di spinta e di attrazione migratorie stanno aumentando. Di fatto, occorre distinguere tra Paesi “immigration-friendly” e Paesi “immigration-adverse”. I primi accolgono gli immigrati per una varietà di ragioni, non per ultima la logica economica (costo del lavoro conveniente e/o la necessità di lavoratori altamente qualificati). Gli immigration-adverse country, al contrario, stanno cercando di proteggere se stessi contro ciò che essi percepiscono come “ondate” di immigranti. Si suppone che l’Unione Europea spenda più fondi per controllare i propri confini che per fornire assistenza ai Paesi dove vivono i potenziali candidati per emigrazione verso l’Europa. Un altro argomento è l’integrazione di immigranti una volta che essi sono arrivati nei Paesi di destinazione. A riguardo, i Paesi avversi all’immigrazione non hanno buoni risultati, mentre i Paesi tradizionalmente favorevoli all’immigrazione presentano risultati decisamente migliori.
 
 
9. Domanda: Cosa pensa a riguardo del processo di urbanizzazione?

Risposta:
Il processo di urbanizzazione è ormai consolidato. Nel 2050, circa 2/3 della popolazione mondiale vivrà in città (anche se le definizioni di aree urbane differiscono ampiamente). Due fattori saranno cruciali. Primo, l’impronta ambientale delle città dovrà essere drasticamente ridotta.  Secondo, allo stesso modo, la proliferazione di quartieri poveri nelle città sviluppate dovrà essere affrontato. Politiche focalizzate sull’urbanizzazione saranno necessarie, in aggiunta alle politiche tradizionali sulla popolazione che si sono finora principalmente focalizzate sugli alti tassi di mortalità e, di li in poi, sugli alti livelli di natalità.
 
 
10. Domanda: Nel suo libro “World Population Policies”, lei sostiene che il focus dei demografi è cambiato dall’ampiezza complessiva delle popolazioni alla loro composizione – ossia, classi di età e loro relazioni, invece degli alti tassi di fertilità, I demografi studiano l’invecchiamento e l’indice di dipendenza, “il dividendo demografico”. Perché c’è stato tale cambiamento di prospettiva?

Risposta:
L’elemento chiave del cambiamento della prospettiva dovrebbe essere stato l’esame della situazione nell’Asia dell’Est, e la comprensione che i cambiamenti demografici (nella forma dei cambiamenti della struttura dell’età e di più favorevoli indici di dipendenza – chiamato “dividendo demografico”) si è dimostrato il principale motore del sorprendente successo economico di questi Paesi (circa 50 in totale). In definitiva, siccome la transizione demografica continua ed il tasso di fertilità raggiunge livelli molto bassi (sotto il tasso di sostituzione), in alcuni Paesi, le popolazioni inesorabilmente invecchieranno. Quindi, il rinnovato interesse nella tematica dell’invecchiamento della popolazione.
 
 
11. Domanda: Quali sono le principali conseguenze sociali ed economiche dell’invecchiamento della popolazione?

Risposta:
Facendo riferimento ad una regione del Belgio, il defunto demografo francese Alfred Sauvy diceva che “un Paese senza giovani è condannato a divenire un Paese di persone vecchie che meditano idee vecchie in case vecchie”. Nonostante questa visione sulle conseguenze sociali possono essere troppo estreme e la perdita della linea innovativa nelle società anziane è difficile da stabilire, le conseguenze economiche dell’invecchiamento della popolazione sono molto reali. In breve, il sistema della salute ed i fondi pensione in molti Paesi sviluppati stanno lottando per l’ottenimento di più risorse siccome l’invecchiamento della popolazione fa aumentare le loro spese esponenzialmente.
 
 
12. Domanda: Se lei potesse inviare un messaggio agli esseri umani, cosa consiglierebbe di fare al fine di preservare se stessi ed il nostro Pianeta nel lungo periodo?

Risposta:
Porta tutta la nuova vita al Pianeta Terra in modo responsabile, e consuma molto di meno.