James Fergusson

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INTERVISTA CON James Fergusson
(Giornalista, Autore di “The World’s Most Dangerous Place”, un libro che rivela i veri problemi della Somalia, le minacce islamiste locali e le possibili soluzioni - http://www.jamesfergusson.info/index.html)
 
Premessa
La Somalia è uno dei Paesi più poveri al mondo: il suo Prodotto Interno Lordo (PIL) a Parità di Potere di Acquisto (Purchasing Power Parity - PPP) è pari a 5,9 miliardi di dollari (il PIL PPP degli Stati Uniti è di 15.290 miliardi) e il suo PIL pro capite (sempre in termini di PPP) è di 600 dollari all’anno (negli Stati Uniti è di 49.000 dollari e in Quatar di 104.300 dollari). La Somalia è una terra permeata da continue e stremanti guerre, dove i militari, i gruppi armati dei clan locali e gli islamisti lottano per il potere dal 1991, dopo la caduta del regime militare. Inoltre, la Somalia ha recentemente vissuto (2010-2012), una delle più severe siccità nella sua storia, che, grazie anche al contributo della guerra civile in corso, ha scatenato un’intensa carestia che ha ucciso circa 260.000 persone, metà delle quali erano bambini con età inferiore ai cinque anni. Se pur il conflitto sembra che stia volgendo verso il termine, molti problemi restano da risolvere. Che cosa distingue la guerra civile in Somalia dalle guerre civili che hanno avuto luogo in altri Paesi? Qual è il destino della Somalia? Possono essere evitate nuove carestie? Qual è la chiave per la rinascita di questo Paese e su quali risorse esso può contare? James Fergusson ha viaggiato a lungo sia attraverso il Paese che nei luoghi della sua diaspora con la scommessa di trovare una soluzione a questi importanti domande.
 
James Fergusson iniziò la sua carriera da giornalista nel 1989 nella rivista londinese “Independent”. Da allora ha scritto per molte pubblicazioni sui problemi di attualità in Europa, nel Nord-Est dell’Africa, nel lontano oriente, nei Caraibi e, in modo particolare, nell’Asia Centrale e in Afghanistan.  Per tre anni è stato anche il redattore politico del giornale di Robert Maxwell, "The European". Ha scritto diversi libri, tra cui il pluripremiato A Million Bullets, un resoconto del primo dispiegamento militare britannico nel sud dell'Afghanistan nel 2006. Il suo ultimo libro, The World’s Most Dangerous Place (Transworld, gennaio 2013), si focalizza sulla Somalia, sulla sua diaspora, e sulla minaccia alla sicurezza dell’Occidente che deriva dalla presenza di gruppi islamisti in loco affiliati all’organizzazione di  Al Qaeda.


INTERVISTA - (Luglio 2013)
L'intervista è stata realizzata nel mese di Luglio 2013 e pubblicata nel mese di Settembre 2013 - Intervista originale in inglese)
Oggetto dell’intervista: La Somalia - guerra civile, Al Shabaab, diaspora e soluzioni a tali problemi
 
 
Domanda 1: Come descritto nella premessa, la Somalia è uno dei Paesi più poveri al mondo. Può descrivere le principali caratteristiche economiche e sociali di questo Paese e quali sono gli ostacoli principali al suo sviluppo?

Risposta:
La Somalia non ha avuto un proprio governo centrale funzionante da quando è caduto il regime di Siad Barre nel 1991. I successivi 20 anni di guerra civile hanno causato la migrazione di circa 2 milioni di persone, ossia di un quarto della popolazione. Le infrastrutture fisiche e sociali della Somalia sono state completamente distrutte, facendo guadagnare alla Somalia l’appellativo di “Lo Stato più fallito del mondo”. Il Paese si è diviso in un mosaico di piccoli stati dominati da clan locali che ancora oggi persistono. Il piano attuale è quello di trasformare la Somalia in una confederazione controllata dal centro, con il sostegno delle Nazioni Unite e l'Unione Africana (UA).
Essendo una società fatta da nomadi del deserto, la Somalia non è mai stata un Paese molto ricco, con un’economia tradizionalmente basata sulla pastorizia, alcune miniere e sulla pesca. L'espansione di questi settori economici rimane difficile, a causa soprattutto della continua insicurezza che caratterizza molte parti del Paese, in modo particolare il sud; inoltre, sia la pesca che il commercio marittimo internazionale sono stati duramente colpiti dalla crescita della pirateria lungo la costa centrale e settentrionale. La disoccupazione rimane molto elevata in una popolazione con un'età media di soli 17,8 anni.


Domanda 2
: Il titolo del tuo ultimo libro è “The most dangerous place of the world”; il posto di cui parla il libro è la Somalia. Di che tipi di pericoli si tratta e perché lei pensa che la Somalia sia così pericolosa?

Risposta:
Circa 500.000 persone sono state uccise durante la lunga guerra civile in Somalia, generando una società profondamente traumatizzata, e, in alcuni importanti aspetti, assuefatta a livelli estremi di violenza. Per un gran numero di somali oggi, “la vita è terribilmente a buon mercato”. La campagna di cinque anni per il controllo del Paese da parte degli Al Shabaab, il gruppo di islamisti affiliati ad Al Qaeda, si è caratterizzata per enormi barbarie. Gli Attentati terroristici sono ancora un fenomeno comune a Mogadiscio, e gli Al Shabaab sono ancora imbattuti e controllano gran parte del sud del Paese. Il gruppo degli Al Shabaab rappresenta un pericolo costante per gli interessi di sicurezza dei Paesi occidentali. Centinaia di musulmani occidentali hanno appoggiato la loro causa, con il rischio che alcuni di loro potrebbero tornare a commettere terrorismo nei luoghi in cui vivono. Infine, attraverso la sua vicinanza con la penisola arabica, la Somalia è anche la porta naturale verso l'Africa per le idee wahabita-salafita dell’Arabia - un pericolo che è diventato più evidente in Occidente nel corso degli ultimi 18 mesi,  per effetto degli eventi che si sono verificati in Nigeria, Mali e nel Maghreb.
 

Domanda 3
: Secondo un rapporto delle Nazioni Unite e dell’organizzazione Famine Early Warning Systems Network (Fews Net), circa 260.000 persone sono morte durante la carestia in Somalia tra il 2010 e il 2012; la metà di essi erano bambini con un’età inferiore ai 5 anni. Quali sono state le cause principali della carestia e della malnutrizione infantile in Somalia e quali sono le peculiarità della crisi alimentare somala rispetto alle crisi alimentari manifestatesi in altri Paesi africani (ad esempio quelle della regione del Sahel)?

Risposta:
Fenomeni di severa siccità in Somalia sono eventi ciclici, ma essi non portano necessariamente alla carestia. I nomadi sono sopravvissuti per centinaia di anni, scappando dalle zone gravate da siccità in nuove zone per i loro allevamenti. La carestia del 2011 è un disastro causato dall’uomo – e la colpa può essere attribuita essenzialmente agli Al Shabaab. La zona più colpita della carestia del 2011 in Somalia è stata quella meridionale, ossia quella maggiormente presidiata dagli Al Shabaab. Parti di queste zone sono normalmente fertili (rispetto ad altre zone della Somalia), grazie alla presenza degli unici due fiumi della Somalia, il Juba e lo Shabelle. Nel suo periodo di potere, tuttavia, il gruppo degli Al Shabaab non ha fatto niente per preservare la rete di canali della regione. Esso è anche responsabile per l’ampia deforestazione avvenuta nella zona, dal momento che gran parte delle loro risorse dipendono dal carbone da legna. La principale colpa degli Al Shabaab, tuttavia, risale al 2011, quando hanno negato l’esistenza della carestia, descrivendola come una propaganda dei Paesi occidentali. A causa di ragioni ideologiche, l’accesso alle zone colpite dalla carestia è stato negato alle agenzie umanitarie occidentali e ai gruppi di lavoro di emergenza; al contrario, sono ben 20 anni che il governo di Mogadiscio ha la possibilità di rispondere a crisi di questa intensità. A peggiorare la situazione, le milizie degli Al Shabaab hanno costretto a tornare indietro le comunità nomadi che hanno cercato di fuggire dalle zone colpite dalla carestia; essi hanno ordinato a tali comunità di “tornare a casa e pregare per la pioggia” – una politica che ha indubbiamente condannato decine di migliaia di nomadi somali alla morte, e ha portato al collasso dei supporti pubblici.
 

Domanda 4
: La Guerra civile in Somalia iniziò nel 1991, quando una coalizione di gruppi armati di clan portarono alla caduta del governo militare (di Siad Barre) che stava al potere da molti anni. Nel 2011, è iniziata un’operazione militare coordinata tra le milizie somale e alcune organizzazioni internazionali. Il conflitto sta per terminare?  

Risposta:
Gli Al Shabaab continuano a controllare parte della Somalia meridionale, anche se essi sono stati scacciati dalle più grandi città; quindi il conflitto non è ancora concluso. Decine di migliaia di militanti delle truppe dell’African Union, la maggior parte dell’Uganda e del Burundi, continuano a combattere gli Islamisti, con l’aiuto dell’Etiopia e del Kenya. Detto questo, una parvenza di normalità sembra essere tornata a Mogadiscio, dove il primo governo eletto da 20 anni sta spingendo verso un modello costituzionale confederale che può portare al termine delle violenze tra i clan dell’ultima generazione. Ma la Somalia è un posto imprevedibile che non ha conosciuto altro che violenza per molti anni. E’ troppo presto per predire la cessazione del conflitto.
 

Domanda 5
: Uno dei principali problemi in Somalia è la presenza di un gruppo islamista: gli Al Shabaab. Dopo la scissione dall’ Islamic Courts Union (ICU) nel 2006, si è trasformato da un movimento formato prevalentemente da giovani a un’organizzazione più complessa che continua a presidiare parte del territorio meridionale della Somalia, dove sembra aver imposto la legge dello Sharia. Qual è il ruolo che questo gruppo ha avuto nella guerra civile in Somalia e che ruolo giocherà in futuro?  

Risposta:
Al Shabaab in arabo significa “i giovani”, è nacque come un movimento nazionale di liberazione dalle forze cristiane etiopi che occupavano il territorio, che furono supportate dagli Stati Uniti nella loro opera di invasione. L’ideologia salafista che essi impongono, tuttavia, è un’importazione dall’Arabia Saudita e completamente aliena alla Somalia, la cui tradizione islamica è quella del sufismo: un ramo molto più dolce e più liberale dell'Islam. Molti analisti pensano che i somali alla fine rigetteranno la posizione islamica degli Al Shaabab. La loro maggior forza di attrazione è la legge e l’ordine che essi hanno imposto nelle aree che controllano: un potente incentivo in una società devastata dall’assenza di regole dovuta alla perdurante guerra civile. Ma la loro forma più dura dello Sharia potrebbe risultare meno attrattiva se il governo di Mogadiscio si dimostrerà capace di sradicare la corruzione e di applicare esso stesso legge e ordine nel Paese.
 

Domanda 6
: Nel suo libro indica due vie di salvezza per la Somalia: 1) Il settore dei combustibili fossili (petrolio e gas); 2) la diaspora. Può spiegare meglio cosa intende con queste due vie di uscita? In particolare, cosa possono fare i somali all’estero per aiutare la Somalia e cosa, invece, dovrebbero fare il governo nazionale, le autorità locali della Somalia e le organizzazioni internazionali al fine di sfruttare al meglio le risorse da lei indicate?
 
Risposta:
È stato a lungo sospettato che la Somalia si trova sopra grandi riserve non sfruttate di petrolio e gas. Il loro sfruttamento potrebbe capovolgere le sorti economiche di questo Paese impoverito. Ma c'è una lunga strada da fare ancora. Dopo 25 anni di guerra e di insicurezza, le imprese energetiche straniere hanno per il momento solo prospettato di insediarsi in Somalia. La diaspora può rappresentare una fonte ancora maggiore di salvezza per la Somalia. Circa 2 milioni di somali vivono all'estero, e il denaro che mandano ad amici e famiglia supera di gran lunga il valore della spesa generata dagli aiuti stranieri. La più grande risorsa della Somalia può essere rappresentata dai tanti giovani somali che sono cresciuti in Occidente, assorbendone competenze, educazione e valori e che vogliono ritornare in Somalia per ricostruire la loro patria distrutta. E 'indispensabile che i governi occidentali - in particolare gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Scandinavia, dove si concentra la maggior parte dei somali che sono in occidente - ascoltino questa generazione più giovane, e facciano tutto il possibile per favorire la realizzazione della loro visione di una Somalia migliore.
 

Domanda 7
: Lei ha lavorato anche in altri posti colpiti da guerre e problemi economici e sociali: Sarajevo e Afghanistan. Qual è la differenza che ha riscontrato tra la situazione in Somalia e quella in questi due altri Paesi?  

Risposta:
La Bosnia ha avuto il vantaggio di trovarsi ai margini dell’Europa. Quindi è stato possibile offrire ai partiti in guerra un’eventuale entrata nell’Unione Europea pur di spingerli ad abbandonare i propri interessi. La Somalia, al contrario, è una nazione situata tra due culture e due continenti, Arabia e Africa, e non appartiene a nessuno dei due per natura; l’Unione Africana, d’altro canto, è ancora un’istituzione troppo debole per offrire qualcosa di importante a un Paese come la Somalia. La fatalità della Somalia, come quella dell’Afghanistan, è quella di “essere stata invasa e combattuta da popoli stranieri per secoli”. Gli Al Shabaab e i Talibani, infatti, hanno molto in comune: entrambi sono movimenti cresciuti all’interno del Paese ed entrambi hanno offerto la salvezza della nazione attraverso la legge e l’ordine imposti tramite lo Sharia.
 

Domanda 8
: Da 1 (peggiore valutazione) a 10 (migliore valutazione), come giudica i seguenti elementi di base in Somalia?

Risposta:
Infrastrutture Materiali 1
Infrastrutture Immateriali 2
Infrastrutture per la Salute 2
Agricoltura 3
Disponibilità di cibo e sistemi di   sicurezza alimentare 2
Infrastrutture Educative 3
Politica 1
Burocrazia 2
Efficacia delle organizzazioni di   aiuto internazionali 3
Altro  
 

Domanda 9
: Più in generale, quale può essere, secondo lei, il futuro dei Paesi africani? Che cosa possono fare per emergere dalle attuali crisi e per svilupparsi?

Risposta:
Difficile a dirsi – ma l’Unione Africana (UA), la versione Africana dell’Unione Europea, dovrebbe essere incoraggiata a crescere quanto più è possibile come istituzione. La campagna dell’UA contro gli Al Shabaab ha avuto un discreto successo, e dimostra che le soluzioni per i problemi africani sono possibili – e, in questo caso, addirittura più efficaci rispetto a quelli che avrebbero potuto essere gli interventi dei Paesi Occidentali e delle forze militari degli Stati Uniti. La popolazione africana sta crescendo in modo rapido, e lo sviluppo potenziale di questo continente, leggendariamente ricco di risorse, è enorme. La più grande sfida, adesso e in futuro, è e sarà quella di soddisfare le aspettative di milioni di giovani, che vogliono solo ciò che qualsiasi giovane desidera – ossia, lavoro, istruzione, una casa, la possibilità di creare una famiglia in pace e in sicurezza. L’Occidente non può soddisfare questi bisogni, ma può forse fare molto per incoraggiare e supportare gli africani a prendersi cura di se stessi.
 
Domanda 10: In particolare, cosa suggerirebbe di fare a un giovane somalo o di un altro Paese africano al fine di migliorare le condizioni di vita nel proprio Paese?

Risposta:
La Somalia deve essere ricostruita da zero. Nel breve e medio periodo c’è molto lavoro da fare: soprattutto nell’industria delle costruzioni. Se io fossi un giovane somalo, penserei di diventare un “costruttore edile”. Mogadiscio una volta era la città “delle spiagge incontaminate e della vita notturna scintillante”, nonché, un porto regionale prosperoso, conosciuto come “la Perla dell’Africa dell’Est”. E’ il tempo che essa ridiventi la città che era una volta.
 

I libri di James Fergusson:  http://www.jamesfergusson.info/about.htm
-          The World’s Most Dangerous Place, (Transworld, January 2013)
-          A Million Bullets: The Real Story of the British Army in Afghanistan (Transworld 2008)
-          The Vitamin Murders: Who Killed Healthy Eating in Britain? (Portobello Books, 2007)
-          Kandahar Cockney: A Tale of Two Worlds (Harper Collins, 2004)