Henk Hobbelink

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INTERVISTA CON Henk Hobbelink
(GRAIN, Fondatore e coordinatore;  http://www.grain.org/)

Premessa
nel corso degli ultimi anni le “terre fertili” dei Pasi in Via di Sviluppo hanno attratto un grande ammontare di investimenti da parte dei Paesi Sviluppati e delle “Big corporation”; le ragioni sottostanti sono varie, ma principalmente riconducibili a tre: produrre cibo per alimentare le popolazioni dei Paesi sviluppati ed emergenti, la produzione di bio-fuel, la generazione di profitto. Questi investimenti vengono spesso realizzati in modalità non trasparenti, e alle spese dei diritti e del benessere delle comunità locali. Questo fenomeno è noto con il nome di “Land Grabbing” ed è stato per la prima volta portato alla luce da “GRAIN”, un’organizzazione non-profit che supporta le attività dei piccoli coltivatori locali in tutto il mondo. Nonostante il grande sforzo di GRAIN nel rivelare e monitorare il “Land Grabbing”, il fenomeno non è ancora ben conosciuto, e non ha ottenuto la dovuta attenzione da parte dei media internazionali. Tuttavia, il Land Grabbing esiste e molto spesso calpesta gravemente i diritti delle comunità locali. Ma, cosa significa esattamente “Land Grabbing”? Quando questo fenomeno ha avuto origine? Perché? Quando un investimento estero può propriamente classificarsi come Land Grabbing? Quali sono le reali conseguenze per le comunità locali e come stanno reagendo? Quali sono gli scenari futuri in tema di Land Grabbing? Henk Hobbelink, cofondatore di GRAIN, ha risposto a queste e ad altre domande.
 
Henk Hobbelink: Henk è un agronomo. Negli anni “80 ha lavorato con i coltivatori peruviani sulla gestione sostenibile dei pesticidi e, successivamente, insieme a delle NGO europee al fine di attirare l’attenzione sull’importanza delle biodiversità agricola per il futuro dell’agricoltura. Nel 1990, ha co-fondato GRAIN, e, nel corso degli ultimi due decenni, ha lavorato sodo a che l’organizzazione creasse un network internazionale a supporto dei coltivatori locali e dei movimenti civili nelle loro battaglie per la difesa dei diritti sulle loro terre e della conservazione della biodiversità agricola. Henk è il coordinatore di GRAIN, e, in quanto tale, è responsabile per il funzionamento complessivo dell’organizzazione e la conduzione delle ricerche, delle pubblicazioni e delle attività di sensibilizzazione.
 
GRAIN: GRAIN è una piccola organizzazione non-profit internazionale che lavora a sostegno dei piccoli coltivatori e dei movimenti sociali nelle loro battaglie per i diritti sulle proprie terre e sulla biodiversità del sistema agroalimentare. Il lavoro di GRAIN consiste nella conduzione di analisi e ricerche indipendenti, nella creazione e coordinamento di network a livello locale, nazionale e internazionale, e nella cooperazione attiva e costruzione di alleanze specifiche con i movimenti locali. Per più di 20 anni, GRAIN è stato un attore molto attivo nella lotta a livello globale contro il potere delle “big corporation” sul cibo e sui mezzi di sostentamento delle persone.


INTERVISTA - (Maggio 2014) 
Intervista realizzata nel mese di Maggio 2014 e pubblicata nel mese di Luglio 2014 - (intervista originale in inglese)
Oggetto: Land Grabbing - Origine, attori ed effetti sulle comunità locali, diffusione delle piantagioni di palma da Olio in Africa Centrale

 
Domanda 1: Lei è il cofondatore di GRAIN. Può spiegarci qual è la “missione” di GRAIN, quali sono i topic su cui essa si focalizza maggiormente e, infine, in che modo conduce e realizza la propria missione?

Risposta:
GRAIN è stata fondata circa 20 anni fa in risposta ad alcuni eventi che stavano influenzando in modo negativo la struttura del sistema agro-alimentare globale: 20 anni fa, alcune grandi multinazionali hanno iniziato la propria battaglia per il controllo del mercato mondiale dei semi; ma, ancora più importante, con la perdita di centralità dei piccoli coltivatori nel sistema agro-alimentare e l’acquisizione di un grande potere da parte delle imprese multinazionali, la sostenibilità dell’intero sistema alimentare a livello globale (specialmente in termini di biodiversità, alimentazione locale e fertilità del suolo) era messo severamente a rischio. Detto questo, attualmente l’attività di GRAIN si focalizza su quattro topic. Il primo consiste nel monitorare il ruolo (e l’impatto) delle multinazionali nel sistema agro-alimentare. Il secondo consiste nel monitorare (e combattere) il fenomeno del “Land Grabbing”. Un’altra tematica riguarda la “diversità dei semi”; essa è molto importante per i coltivatori locali e il sistema agro-alimentare globale, ma, col passare del tempo, tale diversità sta progressivamente scomparendo e passando sotto il controllo di una manciata di multinazionali; GRAIN supporta fortemente i movimenti che lottano contro la privatizzazione della produzione dei semi e, allo stesso tempo, propone alternative sostenibili per il mercato dei semi. Infine, la quarta area su cui GRAIN sta lavorando è la forte relazione che c’è tra il sistema alimentare e i cambiamenti climatici: il sistema alimentare è diventato il principale contributore alla crisi climatica; i ricercatori di GRAIN hanno calcolato che oggi tra il 44% e il 57% di tutte le emissioni di gas serra proviene dal sistema alimentare; questo accade perché esso fa un uso intensivo di prodotti chimici (pesticidi e fertilizzanti), e contribuisce in modo determinante al processo di deforestazione; ma gran parte delle emissioni derivano anche da un uso massivo di mezzi di trasporto: in un sistema agro-alimentare internazionale (come è quello attuale), il cibo deve essere trasportato e conservato; ciò genera più inquinamento e incrementa le emissioni di CO2. 
GRAIN è un’organizzazione molto piccola (10 persone) e decentrata: la maggior parte dei suoi dipendenti e collaboratori vivono e lavorano in Paesi localizzati in diverse parti del mondo (Africa, Asia, America ed Europa) e collaborano strettamente con le organizzazioni sociali locali. In questo senso GRAIN è una "organizzazione a rete". In termini pratici, GRAIN persegue i suoi obiettivi in due modi: il primo consiste nella pubblicazione di un cospicuo numero di ricerche e articoli; il secondo consiste, invece, in una stretta collaborazione con le organizzazioni della società civile e i coltivatori locali (nelle loro battaglie legali contro le grandi multinazionali), al fine di sviluppare la capacità effettiva necessaria a "cambiare" il modo in cui il sistema agricolo funziona.
 

Domanda 2
: Ora stiamo per affrontare il tema del “Land Grabbing”. Nel 2008 GRAIN è stata la prima organizzazione a portare alla luce l’allarmante fenomeno del Land Grabbing (si veda il Report). Potrebbe spiegarci cosa significa esattamente “Land Grabbing”, perché i Paesi ricchi e le grandi multinazionali sono così interessati nell’acquisto di terre fertili e quali sono i principali effetti positivi (se ci sono) e negativi di questa pratica?

Risposta:
Bene. Nel 2008 ci sono stati due eventi importanti che hanno scatenato la corsa al Land Grabbing: la crisi alimentare e la crisi finanziaria. Con riferimento alla crisi alimentare, nel 2008 i prezzi del cibo in tutto il mondo erano in crescita e un certo numero di paesi, che si affidano prevalentemente alle importazioni per fornire alimenti alla propria popolazione (ad esempio i Paesi del Golfo e la Cina), sono stati gravemente colpiti dall'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Così, questi Paesi hanno cambiato strategia e hanno iniziato ad acquistare terre fertili all'estero (soprattutto in Africa), al fine di coltivare direttamente il cibo per le proprie popolazioni, invece di proseguire con l'importazione di prodotti alimentari dall'estero (una strategia suggerita per molti decenni dalla Banca Mondiale).
Per quanto riguarda, invece, la crisi finanziaria, con il crollo del mercato immobiliare, le grandi società finanziarie e le case di investimento hanno iniziato a cercare un "rifugio sicuro" (diverso dalle case) dove poter investire e realizzare facili guadagni. Tale rifugio è stato trovato nei "terreni agricoli": infatti, con l'intensificarsi del cambiamento climatico, i terreni agricoli stanno diventando sempre più scarsi, e, allo stesso tempo, una risorsa strategica per le aziende; in altre parole, il loro valore sta aumentando ed è destinato ulteriormente a crescere. Per quanto riguarda le implicazioni del Land Grabbing, noi non abbiamo trovato alcun effetto positivo. Ci sono, invece, molte implicazioni negative. Nei posti in cui si realizza il Land Grabbing, le comunità locali vengono “rimosse” dalle loro terre e gli agricoltori locali perdono la terra per produrre il cibo necessario al loro sostentamento e a quello dell’intera comunità locale. Tutto ciò porta le seguenti conseguenze: meno vivibilità e sicurezza nei luoghi colpiti, un abuso sui diritti delle comunità locali, una ridotta capacità per produrre cibo e alimentare le popolazioni locali, diritti del lavoro miseri (per le persone locali che lavorano per le grandi imprese) e così via.
 

Domanda 3
: Quando un investimento estero può essere considerate Land Grabbing? E quali sono gli attori principali che partecipano al processo?  

Risposta:
Il Land Grabbing non è un fenomeno nuovo. Esso esiste fin dai tempi delle colonizzazioni. Ciò che è nuovo sono gli attori coinvolti (grandi aziende e case di investimento) e le conseguenze geopolitiche del Land Grabbing. La forma peggiore (e più diffusa) di Land Grabbing si ha quando un investimento straniero viene realizzato in modo non trasparente e senza alcun processo di consultazione e discussione con le comunità locali sul loro futuro e quello della loro terra. Tuttavia, anche un investimento che si basa su un accordo trasparente tra la società e il governo ospitante deve essere considerato come Land Grabbing. In effetti, anche in questo caso la popolazione e gli agricoltori locali perdono la propria terra: perdono il loro alloggio, si abbassano le possibilità di nutrizione, peggiorano le condizioni lavorative, e molti dei loro diritti non vengono rispettati. Tali investimenti portano ricchezza alla multinazionale che ha investito, mentre le persone locali sono praticamente espropriati della loro casa.
 

Domanda 4
: GRAIN sta lavorando in modo intenso sul Land Grabbing attraverso la pubblicazione di molti articoli dettagliati e la costruzione di un sito web dedicato (http://farmlandgrab.org/). Potrebbe fornirci i dati principali sulla grandezza del fenomeno e quali sono i Paesi principalmente coinvolti nella pratica del Land Grabbing (sia Paesi investitori che Paesi Target)?

Risposta:
Bene, è molto difficile dare una misura precisa sul fenomeno. Nel corso degli ultimi anni, La Banca mondiale ha pubblicato alcuni report in cui ha posizionato la grandezza tra i 50 e gli 80 milioni di ettari di terreni agricoli comprati durante gli ultimi 5 anni. Altri report hanno pubblicato cifre più elevate. Giusto per dare un’idea, secondo le più autorevoli stime, l’ammontare dei terreni oggetto di Land Grabbing si accosta a circa metà dell’ammontare totale dei terreni agricoli in Europa. La maggior parte di questi terreni appartengono a Paesi poveri dell’Africa: Etiopia, Kenya, Uganda, Tanzania, Mozambico etc.. Ma il Land Grabbing sta interessando anche alcuni Paesi dell’America Latina (come l’Argentina e il Brasile) e dell’Asia. Per quanto riguarda gli investitori, il Land Grabbing è un fenomeno estremamente misto: sono interessati Paesi come gli Stati del Golfo e la Cina, così come grandi multinazionali e case di investimento localizzate a Londra, a Chicago, a New York, e anche in India, Brasile e Malaysia.
 

Domanda 5
: L’oggetto della produzione da parte delle multinazionali nei terreni acquisiti può variare di molto. Dalla produzione di cibo per l’esportazione, o per la generazione di bio-carburante; quale è secondo lei l’oggetto più comune del Land Grabbing?

Risposta:
La cosa più importante per le multinazionali è “il profitto”, a prescindere di quale sia l’oggetto dell’investimento. Quindi la terra può essere utilizzata per produrre cibo da destinare alle esportazioni, per la produzione di bio-carburante o, addirittura per ottenere crediti nella produzione di anidride carbonica; tutto ciò non ha importanza; l’unica cosa che conta è “fare profitti”. Un chiaro esempio è offerto dall’impresa “Karaturi”, specializzata nel business dei fiori: la multinazionale produce fiori in India e in Kenya, ma ha anche deciso di includere la produzione di cibo nelle sue attività, e, a tal fine, ha ottenuto un grande ammontare di terra dal governo etiope; il cibo prodotto è usato per essere esportato! Per quanto riguarda la produzione di bio-carburanti, noi stiamo osservando una forte espansione delle piantagioni di olio di palma nel mondo, dato che esso è molto economico da produrre e può essere utilizzato per produrre bio-carburanti. Tuttavia, anche le piantagioni di fiori e quelle di canna da zucchero vengono utilizzate per produrre etanolo.
 

Domanda 6
: Nel 2012, GRAIN ha pubblicato un Report molto interessante che connette la tematica del Land Grabbing con il crescente potere delle grandi imprese multinazionali agroalimentari e i recenti trend dell’economia mondiale: Who will feed China: Agribusiness or its own farmers? Decisions in Beijing echo around the world. La Cina e l’India sono i Paesi (tra quelli “Emergenti”) con la più numerosa popolazione. Può, a suo avviso, l’evoluzione che sta interessando tali Paesi (verso un’economia più “industrializzata”) aggravare ulteriormente il fenomeno del Land Grabbing? E come questo problema può essere affrontato?

Risposta:
In primo luogo, è importante riconoscere che la Cina e l'India non sono solo i Paesi con le più grandi popolazioni al mondo, ma anche quelle con il maggior numero di agricoltori (circa la metà del numero complessivo) e, in particolare, di piccoli agricoltori. Detto questo, l'articolo citato solleva il seguente punto: la Cina sta progressivamente costruendo un sistema di agricoltura di tipo industriale, con gravi danni per i piccoli agricoltori; la Cina importa sempre più soia dall'America Latina e mais dagli Stati Uniti per fornire gli alimenti necessari a supportare la sua industria della carne in crescita. In questo modo, i piccoli agricoltori in Cina sono costretti ad affrontare una forte concorrenza di prodotti a basso costo provenienti dall'estero. In definitiva, essi stanno progressivamente perdendo le possibilità di guadagno e abbandonando le proprie terre.

Come risolvere questo problema?
Per noi la soluzione è semplice: si tratta di ciò che l'organizzazione internazionale dei piccoli coltivatori "Via Campesina" definisce "Sovranità Alimentare" (Food Sovereignty). Si tratta di una politica agricola (da applicare sia all’interno dei singoli Paesi che a livello internazionale), che supporta i piccoli agricoltori in termini di accesso alle terre e produzione di cibo; la Sovranità Alimentare dà la priorità agli agricoltori locali invece che ai mercati internazionali e all'agricoltura ecologica, invece che all’agricoltura industriale. Solo in questo modo è possibile produrre il cibo necessario per sfamare la crescente popolazione mondiale.
 

Domanda 7
: GRAIN ha recentemente pubblicato una serie di interviste (con comunità locali) sulla resistenza all’espansione di piantagioni di olio di palma nell’Africa Centrale e Occidentale. Potrebbe riassumere i risultati che sono pervenuti da questa iniziativa? In particolare, quali sono i Paesi e le multinazionali maggiormente coinvolte e lo stato dell’arte in ciascun Paese?

Risposta:
Le piantagioni di palma da olio stanno causando una forte mobilitazione da parte delle comunità locali nell’Africa Centrale. La palma da olio è tradizionalmente prodotta in due Paesi: Indonesia e Malesia; in quei Paesi è utilizzata come alternativa agli oli vegetali. Tuttavia, negli ultimi 5 o 10 anni, nel contesto del Land Grabbing, le piantagioni di palma da olio sono state estese rapidamente in America Latina e in Africa. Come conseguenza principale, ora ci sono molte comunità locali, in particolare in Camerun, Liberia, Sierra Leone e in altri Paesi dell'Africa Centrale, che stanno lottando per la loro terra. Fondamentalmente, con questa iniziativa, GRAIN sta incontrando le organizzazioni della società civile e le comunità locali al fine di facilitarne lo scambio di esperienze e di supportarle nella loro lotta contro le piantagioni di palma da olio. Un esempio di successo in questo tipo di mobilitazione proviene dal Camerun: una società statunitense, Herakles, stava per iniziare a coltivare palma da olio in un'area di circa 20 mila ettari; ma, grazie alla mobilitazione nazionale e internazionale locale, il progetto è stato fermato.
 

Domanda 8
: Con riferimento ai Paesi dell’Africa Centrale e Occidentale, le grandi multinazionali, le loro lobby, le organizzazioni internazionali e i sostenitori del Land Grabbing, sostengono che gli investimenti esteri portano sviluppo economico e occupazione. E’ vero? Al di la dei diritti delle comunità locali, questi investimenti sono realmente benefici in termini di sviluppo economico?

Risposta:
In base alla nostra esperienza, no! E’ vero, quando queste multinazionali prendono il controllo di terreni agricoli nei Paesi poveri, esse portano macchinari, nuovi skill e danno occupazione a delle persone. Ma l’evidenza suggerisce che l’ammontare delle persone che viene assunta in queste imprese è molto inferiore all’ammontare delle persone che vivevano e lavoravano prima che l’investimento avesse luogo: il risultato netto è una perdita di occupazione! Inoltre, parte di questi nuovi occupati vengono dall’estero, al fine di condurre lavori che richiedono capacità che le persone del posto non possiedono. Infine, gli occupati locali spesso vengono compensati con stipendi molto bassi (ben al di sotto dei minimi salariari): noi abbiamo osservato in molti Paesi, e in modo particolare in Etiopia e in Sudan, che le persone ricevono intorno ai 60-80 centesimi al giorno (meno di 1 dollaro al giorno, che è la soglia stabilita dalla Banca Mondiale per definire la linea di povertà a livello mondiale).
Riassumendo, il Land Grabbing riduce l’occupazione locale e, le persone che vengono assunte dalle multinazionali agricole si trovano in condizioni lavorative misere. Secondo la nostra opinione, questo non è sviluppo; esso è anti-sviluppo. L’unico modo per portare uno sviluppo agricolo reale in questi Paesi consiste nel ridare la terra ai piccoli coltivatori invece di fare l’opposto così come sta accadendo con il Land Grabbing.
 

Domanda 9
: Ma, gli investimenti esteri in agricoltura sono realmente più produttivi dei piccoli coltivatori locali?

Risposta:
La maggior parte delle persone pensano che le grandi aziende industriali sono più efficienti e produttive delle piccole aziende agricole. In realtà, si tratta di un grande equivoco! Nell’ambiente accademico, gli scienziati sono arrivati ad un risultato noto come "il paradosso della produttività": essi hanno osservato che le piccole aziende agricole sono molto più produttive delle grandi aziende industriali (nel senso che, a parità di terra a disposizione riescono a produrre di più). La ragione è semplice. E 'chiaro che una famiglia che ha poca terra a disposizione, la utilizzerà nel modo più efficiente possibile e senza lasciare spazio inutilizzato; i piccoli coltivatori producono una varietà maggiore di cibo (il loro intento non è fare monocolture per il mercato) e, allo stesso tempo, preservano il paesaggio, la fertilità e la produttività del terreno. Al contrario, le grandi aziende sono interessati solo al ritorno sul loro investimento e, al fine di raggiungere tale obiettivo, cercano di minimizzare il costo della produzione (spesso sottopagando i lavoratori) ed esportare la quasi totalità del cibo che producono; in tal modo, tra l’altro, si riducono le possibilità di accesso al cibo per la popolazione locale e la loro alimentazione peggiora. Questa non è certo la soluzione per fermare la fame, le crisi alimentari e le carestie in tutto il mondo!
 

Domanda 10
: Nel mese di novembre 2013, GRAIN, insieme ad altre organizzazioni, ha sottoscritto  la Calabar Declaration, un accordo contro l’espansione del business dell’olio di palma nei Paesi poveri. Potrebbe fornirci qualche dettaglio maggiore sulle intenzioni, i contenuti e gli effetti pratici di questo accordo sulla tematica specifica del Land Grabbing?

Risposta:
L'accordo è stato sottoscritto al fine di dare vita a un nuovo livello di cooperazione tra le organizzazioni e le comunità locali coinvolte nella battaglia contro il Land Grabbing, e, in modo particolare, contro l'espansione del settore dell'olio di palma in Africa. In pratica, l'accordo sostiene la cooperazione, il coordinamento e lo scambio di esperienze tra le organizzazioni che operano in diversi Paesi dell'Africa. Nella dichiarazione di Calabar è stato esposto in che modo queste organizzazioni inquadrano il problema, quali soluzioni propongono e le azioni che intendono attuare. Le organizzazioni firmatarie hanno promesso di impegnarsi e lavorare insieme al fine di mobilitare un maggiore sostegno a livello internazionale e di meglio coordinare tutti gli attori coinvolti nella lotta contro il Land Grabbing in Africa.
 

Domanda 11
: Riassumendo i risultati della nostra discussione: 1) il Land Grabbing è principalmente generato dall’esigenza di soddisfare i bisogni energetici e alimentare nei Paesi sviluppati; 2) il Land Grabbing è uno strumento utilizzando dalle grandi multinazionali per aumentare i loro profitti; 3) dall’altro lato, le multinazionali agricole e le organizzazioni internazionali ritengono che gli investimenti esteri comportano sviluppo economico nei Paesi poveri; 4) dietro il fenomeno del Land Grabbing spesso ci sono accordi condotti in un modo non trasparente e che spesso non prendono in considerazione i diritti e gli interessi delle comunità locali. Ora il mondo deve affrontare una grande sfida: come soddisfare la domanda di alimenti di una popolazione globale in crescita. Il Land Grabbing rappresenta la giusta soluzione al problema? Se no, quale strategia propone per il superamento della suddetta sfida?

Risposta:
Focalizziamoci sul primo punto menzionato nella domanda. Secondo la nostra opinione, l’espansione dell’agricoltura industriale a cui stiamo assistendo non è il modo corretto per meglio gestire i bisogni globali alimentari ed energetici; l’industrializzazione e l’internazionalizzazione dell’agricoltura sta solo imponendo un sistema organizzato su un maggiore sfruttamento delle risorse e delle persone. Nel caso del bio-carburante, lo sviluppo delle piantagioni di palma da olio e deli altri raccolti per la produzione di bio-carburante nei Paesi poveri per alimentare le auto dei Paesi sviluppati non rappresenta di certo la soluzione alla crisi energetica; la soluzione reale al problema consiste nella riduzione del consumo di energia. Inoltre, molti studi dimostrano che la produzione di bio-carburanti sta aggravando la crisi climatica, e non la sta di certo risolvendo.

Allora, cosa propone GRAIN?
Dobbiamo sostenere lo sviluppo di piccoli agricoltori qualificati in tutto il mondo. Purtroppo, allo stato attuale, questi piccoli coltivatori stanno lottando contro molte avversità: la politica è contro di loro, i prezzi sono contro di loro, il mercato e le grandi aziende operano contro il loro interesse. Tutte queste cose andrebbero fermati e contrastati. Occorre creare un modello agricolo sostenibile; e "supportare i piccoli agricoltori e incrementarne gli skill" è l'unico modo in cui è possibile farlo!
 

Domanda 12
: Infine, da quando GRAIN è stata fondata circa 20 anni fa, la sensibilità dei governi nei confronti dei piccolo agricoltori è aumentata? O essi stanno ancora incoraggiando e supportando gli interessi delle grandi multinazionali? Quale sarà il futuro del Land Grabbing?

Risposta:
La risposta a questa domanda dipende da quanto si è ottimisti o pessimisti sullo scenario futuro. Dal lato negativo, negli ultimi decenni si è registrato un aumento del potere delle grandi multinazionali in tutti i settori dell'agricoltura; ciò è in parte dovuto al crescente sostegno che esse ricevono dalla maggior parte dei governi di tutto il mondo: questi governi hanno emanato (e continuano ad emanare) leggi che favoriscono il consolidamento del potere delle multinazionali e che consentono loro di inquinare di più invece di obbligarle a ridurre le emissioni di gas serra. In particolare, per quanto riguarda il Land Grabbing, la Banca Mondiale e altre agenzie internazionali stanno sempre più spingendo i Paesi poveri a creare sistemi di legge che favoriscono la vendita di terreni (a beneficio delle grandi imprese multinazionali).
Tuttavia, stanno emergendo anche alcune tendenze positive. Negli ultimi anni c'è stato un enorme aumento della mobilitazione nei Paesi poveri dove le comunità e le organizzazioni locali chiedono con sempre maggiore insistenza  un nuovo sistema alimentare, un sistema basato sulla "Sovranità Alimentare", che risponde alle esigenze dei piccoli agricoltori e sostiene la creazione di mercati locali diretti. Inoltre, in Italia, in Spagna e in molti altri Paesi europei vi è stato un aumento dei movimenti che sostengono lo sviluppo della vendita diretta di prodotti agricoli, e il consumo di cibo sano e prodotto in modo ecologico. Sta aumentando insomma la consapevolezza collettiva (anche nei Paesi sviluppati) di un sistema agricolo più salutare e più rispettoso della natura. E questa è una richiesta a cui i governi non potranno sottrarsi! Questo è, a mio avviso, un segnale molto incoraggiante e può essere l'origine di un nuovo sistema alimentare, un sistema che sarà in grado di sfamare tutta la popolazione mondiale, ridurre la povertà e abbattere le emissioni globali di gas serra.