Giuseppe Onufrio (Geopolitica e Cambiamento Climatico)

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INTERVISTA CON Giuseppe Onufrio
(Direttore Generale - Greenpeace Italia)          


GEOPOLITICA E CAMBIAMENTO CLIMATICO…

Premessa

Oggi, più che mai la lotta al Cambiamento Climatico e alla più generale Crisi Ecologica sta vivendo una fase critica per la sua successiva evoluzione. Da una parte, c’è una crescente consapevolezza a livello mondiale dell’effettivo deterioramento delle risorse naturali a causa dell’intervento umano (crescita movimenti ecologisti, intensità e frequenza maggiore di eventi internazionali sulla tematica, investimenti crescenti nelle rinnovabili etc…); dall’altro, lo scenario geopolitico sembra fare un po’ da deterrente a questa crescente volontà globale a supporto di un sistema economico e sociale sostenibile. Riusciranno i recenti accordi internazionali (Parigi e Marrakech) a dare un’accelerazione sostanziosa alla lotta al Cambiamento Climatico? Come Trump può effettivamente ridurre l’efficacia di tali accordi? Cosa possono fare gli altri Paesi? Giuseppe Onufrio, Direttore Generale di Greenpeace Italia ha risposto a queste e ad altre domande.

 
  
 http://www.greenpeace.org/italy/it/
  
 
INTERVISTA - (maggio 2017)
L’intervista è stata realizzata e pubblicata nel mese di maggio 2017  sul sito  www.lteconomy.it

Oggetto: Geopolitica e Cambiamento Climatico    

(a cura di Dario Ruggiero)
 
 

Highlight 

  • Diciamo che per la lotta ai cambiamenti climatici non mancano né le risorse economiche né quelle tecnologiche; la risorsa più scarsa che abbiamo è il tempo e Trump può farci perdere del tempo prezioso.
  • Credo che solo una forte ripresa dell’iniziativa dell’Unione Europea in partenariato con la Cina e altri Paesi emergenti potrebbe forse riequilibrare la situazione.
  • L’elezione di Macron è stato un fatto positivo per varie ragioni e perché conferma l’impegno della Francia e rafforza il fronte europeo. Sui contenuti della sua proposta di transizione energetica presentata in campagna elettorale, tuttavia, come Greenpeace, abbiamo espresso molte riserve…
  • Paradossalmente ad accelerare di più è in questo momento la Cina, che ha anche giocato un ruolo molto positivo dopo l’elezione di Trump.

 

 
Domanda 1: Ciao Giuseppe e grazie per la sua disponibilità. Si è da poco svolta la 47° giornata della Terra e nel novembre del 2016 si è tenuta la 22° Conference of the Parties (COP 22) sul clima a Marrakech (successivamente alla COP 21 di Parigi -2015). Secondo lei ci stiamo muovendo nella giusta direzione a livello internazionale per una seria lotta al Cambiamento Climatico?
 
Risposta
Direi di no, anche se l’aggiornamento degli impegni volontari (INDCs) è previsto nel 2018. La direzione di marcia è di fatto messa in discussione dall’elezione di Donald Trump, che ha sempre avuto una posizione negazionista. Mentre ne parliamo ancora una decisione non è stata presa.
 
 
Domanda 2: Gli scenari politici sembrano quindi avere una grande importanza nella lotta al Cambiamento Climatico. In particolare, lei ha già citato l’elezione di Donald Trump. In che modo può il neo-presidente americano impattare sull’impegno internazionale contro il Cambiamento Climatico? Ci sono vie di uscita?
 
Risposta
L’elezione di Trump potrà avere un impatto negativo, non modificherà comunque alcune cose sostanziali: i costi delle tecnologie pulite e rinnovabili continuano a scendere e il disinvestimento dalle fossili va avanti, anche se non con il ritmo necessario. Diciamo che per la lotta ai cambiamenti climatici non mancano né le risorse economiche né quelle tecnologiche; la risorsa più scarsa che abbiamo è il tempo e Trump può farci perdere del tempo prezioso.
Un altro aspetto rilevante è che l’Accordo di Parigi è importante anche per “la pace:” la cooperazione tecnologica ed economica è fondamentale – anche se non sufficiente, da sola – per consolidare relazioni pacifiche tra le nazioni. Se Trump romperà l’accordo sulle tecnologie pulite che Obama aveva stretto con la Cina – per 1000 miliardi di dollari – sarà una pessima notizia sia per la lotta al clima globale che per la pace. Credo che solo una forte ripresa dell’iniziativa dell’Unione Europea in partenariato con la Cina e altri Paesi emergenti potrebbe forse riequilibrare la situazione.
 
Domanda 3: Più in generale, quale è secondo lei l’attuale posizione degli altri Paesi (Gran Bretagna, Francia – alla luce anche della recente elezione di Emmanuel Macron Presidente -, Germania, Italia, Giappone, Cina etc…)
 
Risposta
L’elezione di Macron è stato un fatto positivo per varie ragioni e perché conferma l’impegno della Francia e rafforza il fronte europeo. Sui contenuti della sua proposta di transizione energetica presentata in campagna elettorale, tuttavia, come Greenpeace, abbiamo espresso molte riserve, giudicandola non coerente e non sufficientemente forte. Come del resto è la linea europea: l’impegno al 2030 di riduzione delle emissioni dovrebbe andare a -55% rispetto al -40% (sul 1990) com’è adesso, e sulle rinnovabili si dovrebbe passare “dall’almeno 27%” al 45% perché l’impegno europeo sia all’altezza della sfida.
 
Domanda 4: Quali sono secondo lei, i Paesi che, allo stato attuale, stanno effettivamente già implementando strategie anti-Climate-Change?
 
Risposta
Paradossalmente ad accelerare di più è in questo momento la Cina, che ha anche giocato un ruolo molto positivo dopo l’elezione di Trump. Credo che questo impegno si riverserà anche nella mobilità elettrica, cosa che potrà far abbassare i costi delle tecnologie rapidamente e renderle più accessibili sul piano globale. Su versante mobilità elettrica anche altri Paesi europei si sono mossi, l’Italia invece non batte colpo per la ritrosia di Fiat-Chrysler ad impegnarsi e per la mancanza di iniziativa, di fronte a questa ritrosia, del governo.
 
Domanda 5: Lei è il Direttore Generale di Greenpeace Italia. Ci può cortesemente dire quali sono oggi i temi più caldi per Greenpeace Italia e quali sono le principali battaglie che sta portando avanti negli ultimi mesi?
 
Risposta
Le campagne oggi attive sono la campagna “Detox” per l’eliminazione delle sostanze chimiche dal settore tessile e per denunciare l’inquinamento delle acque in Veneto, la campagna a favore delle rinnovabili e della rivoluzione energetica, quella contro i pesticidi – il glifosato, su cui è attiva una petizione europea – e i neonicotinoidi responsabili della moria di api e altri insetti impollinatori, stiamo per avviare una campagna su mobilità e qualità dell’aria nelle città, una campagna sull’inquinamento del mare da plastiche, e la campagna contro la deforestazione sia quella legata alla produzione dell’olio di palma che quella della foresta boreale attaccata dall’industria della carta.
 
 
 
 

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