Giuseppe Li Rosi (Simenza)

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INTERVISTA CON Giuseppe Li Rosi (Simenza)      
(Presidente Simenza, Cumpagnìa siciliana sementi contadine)

Premessa

Difendere la biodiversità agricola è uno dei più importanti atti che si può fare nei confronti delle generazioni che ci seguiranno…Questo è quanto sta cercando di fare un gruppo di agricoltori produttori, allevatori, docenti universitari, ricercatori, e anche chef in Sicilia, dove è nata l’Associazione “Simenza – Cumpagnìa Siciliana Sementi Contadine”, che intende attuare un sistema regionale di tutela e valorizzazione della biodiversità siciliana di interesse agrario. Simenza offre non solo una protezione per la biodiversità ma anche un nuovo modello organizzativo per garantire la sopravvivenza ai piccoli agricoltori. Perché difendere la biodiversità cerealicola e vegetale è tanto importante per la Sicilia/per l’Italia/per il Mondo? Perché sta crescendo il consenso verso Simenza in Italia? Che tipo di vantaggi Simenza offre agli associati e al territorio? Giuseppe Li Rosi, Presidente di Simenza, ha risposto a queste e ad altre domande.

 

Simenza: nata il 20 febbraio 2016, Simenza è un'associazione di agricoltori custodi, valorizzatori, tecnici, ricercatori e appassionati della biodiversità siciliana di interesse agrario. Nonostante sia ancora in fase embrionale, l’originalità e la validità della missione e del modello organizzativo ne stanno accrescendo il successo non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale ed internazionale.

Giuseppe Li Rosi: Presidente di Simenza, Giuseppe Li Rosi è un’icona nell’ambito dell’agricoltura cerealicola in Sicilia. Insegnante e laureato in lingue, sceglie di dedicare la sua vita all’agricoltura ritornando a condurre l’azienda appartenuta alla sua famiglia per tre generazioni: “Terre Frumentarie”.  Su questi terreni, da circa 15 anni, coltiva con metodo esclusivamente biologico e tradizionale gli antichi grani siciliani con l’intento di proteggerli dall’estinzione ed è custode di tre varietà da conservazione con la possibilità di venderne la semente certificata che fino a qualche anno fa era una cosa impossibile per un’azienda agricola, e di valorizzare la biodiversità cerealicola siciliana attraverso la loro coltivazione e la distribuzione sul territorio nazionale ed internazionale dei prodotti lavorati e derivati. 

 
 
 
  
 
INTERVISTA - (marzo 2017)
L’intervista è stata realizzata e pubblicata nel mese di marzo 2017 e pubblicata nel mese di aprile 2017 sul sito www.lteconomy.it

Oggetto: Simenza, grani antichi, biodiversità e nuovi modelli organizzativi per gli agricoltori    

(a cura di Dario Ruggiero)
 
 

Highlight 

  • La difesa del patrimonio genetico siciliano è motivo di grande orgoglio per noi. Infatti, l’Italia possiede il 50% della biodiversità presente in Europa, e il 50% della biodiversità italiana è posseduta dalla Sicilia (1/4 della biodiversità europea).
  • Nel creare Simenza ci siamo fatti ispirare dalla Natura… La Natura, infatti, dovrebbe essere fonte di ispirazione per noi esseri umani nel riorganizzare una società ormai allo sfascio.
  • Il nostro imprenditore ideale?  1) Conserva la biodiversità; 2) la mette a disposizione degli altri; 3) raggiunge la serenità economica necessaria.
  • Il vantaggio principale è essere parte di un network… … Inoltre, il piccolo agricoltore siciliano non è più alla mercè dei molini locali che, operando in una situazione di monopsonio, così come la definiscono gli economisti, fissavano prezzo e condizioni di acquisto del grano.
  • Abbiamo restituito voce agli agricoltori ed abbiamo avuto successo mediatico non solo in Sicilia ma anche a livello nazionale e internazionale (in Spagna e in America Latina). 

  • la civiltà rurale (la più antica del pianeta) dovrebbe avere maggiore voce in capitolo in tema di sviluppo sociale e di come è concepita la vita sul Pianeta.

  • Con l’attuale modello produttivo non riusciremo mai a soddisfare le esigenze alimentari nel prossimo futuro, perché oggi occupiamo milioni di ettari di terra e produciamo cibo (mais, soia, erba medica) per dare da mangiare agli animali! Il modello proposto da Simenza si basa su questi semplici 4 principi: 1)  rispetto per l’ambiente; 2) utilizzo delle risorse genetiche; 3) rispetto per l’essere umano;  4) modifica nella dieta.

 

 
Domanda 1: Ciao Giuseppe e grazie per averci concesso l’intervista. Quando e perché nasce Simenza?
 
Simenza è nata il 20 febbraio del 2016 da un gruppo di agricoltori che avevano un duplice obiettivo: 1)  proteggere le proprie aziende messe in crisi da un’agricoltura sempre più meccanizzata, omogeneizzata e dipendente da mezzi esterni; 2) proteggere i grani locali e, più in generale, la biodiversità in Sicilia (cereali, legumi e frutta).
La difesa del patrimonio genetico siciliano è motivo di grande orgoglio per noi. Infatti, l’Italia possiede il 50% della biodiversità presente in Europa, e il 50% della biodiversità italiana è posseduta dalla Sicilia (1/4 della biodiversità europea); la Sicilia rappresenta lo 0,017% delle Terre emerse al mondo, eppure possiede l’1% della biodiversità mondiale; questo vuol dire che la biodiversità in Sicilia è 100 volte maggiore della la biodiversità  media nel mondo. Preservare questa biodiversità rappresenta un dovere per noi.
 
Perché la biodiversità è tanto importante?
 
La diversità nella nostra società non è ben vista; è spesso considerata una minaccia. In realtà non è così! La diversità in agricoltura, così come in economia e nella società è un punto di forza. Prendiamo ad esempio “un campo di grano evolutivo”. Esso è composto da tante sementi locali che si evolvono (secondo una logica simil-darwiniana) (nel breve e nel lungo periodo) in relazione all’evoluzione del terreno e del microclima. Un campo siffatto è decisamente più resiliente; ha una maggiore resistenza agli shock indotti dal cambiamento climatico rispetto ai campi mono-grano, dove, invece, un solo parassita o un particolare evento climatico può distruggere tutto il raccolto.
 
 
Domanda 2: Ci parli adesso del modello organizzativo di Simenza. Chi sono gli associati e come opera?
 
Nel creare Simenza ci siamo fatti ispirare dalla Natura… La Natura, infatti, dovrebbe essere fonte di ispirazione per noi esseri umani nel riorganizzare una società ormai allo sfascio. Osservando i campi evolutivi ci siamo accorti che essi, soprattutto in un ottica di lungo periodo, sono molto più forti dei campi normali. Quindi il primo principio di Simenza è il rispetto per la diversità! Simenza accoglie soggetti diversi, localizzati in aree diverse della Sicilia, che parlano dialetti diversi e caratterizzati da micro-culture diverse. Tutte queste differenze, in passato ci hanno portato in contrasto e in conflitto. Ma tutto questo stava erodendo la società rurale siciliana. Con Simenza abbiamo deciso di rispettare e valorizzare queste differenze. Simenza è un’associazione culturale che permette a questi soggetti di entrare in contatto, scambiarsi informazioni, scambiarsi strumenti o semi, di collaborare per affrontare problemi comuni: la relazione tra soggetti diversi porta ad un rafforzamento di entrambi.
 
Inoltre, la presenza in tutto il territorio siciliano permette di aggiornarci quotidianamente. Ci si onora a vicenda, si fa massa e si appoggiano le istituzioni per istruirle sulle possibilità di sviluppo basate sulla conservazione della biodiversità.
 
 
Domanda 3: La base associativa di Simenza è composta solo da agricoltori oppure anche da altri soggetti della filiera?
 
La maggioranza dei membri sono agricoltori. E’ grazie ad essi che è nata Simenza. Successivamente, hanno aderito al progetto molini, panifici, pastifici, valorizzatori (chef, scuole di cucina, scuole alberghiere, scuole di agraria), allevatori, professori, giornalisti, scienziati , casalinghe etc… In tutto (ad oggi) Simenza conta 130 associati e a breve se ne dovrebbero aggiungere altri 30. Il concetto di  filiera e la valorizzazione dei prodotti lungo l’intera filiera sono elementi su cui stiamo lavorando duramente. E’ in progetto infatti la creazione di un marchio di garanzia che certifichi il prodotto dell’associato. Ci sarà a riguardo una commissione di controllo composta da aziende e consumatori a rotazione semestrale in modo da evitare collusioni tra controllori e controllati.
 
 
Domanda 4: Si può dire a questo punto che Simenza è un modello economicamente valido per il territorio: essa valorizza l’imprenditorialità piccola e diffusa. Ma quali caratteristiche deve avere l’imprenditore ideale secondo Simenza?
 
Effettivamente la nostra associazione tutela il piccolo imprenditore. Questo è il modo più adatto per realizzare il nostro obiettivo principale che consiste nel preservare la biodiversità e la fertilità dei terreni in Sicilia.
 
Il nostro imprenditore ideale?  1) Conserva la biodiversità; 2) la mette a disposizione degli altri; 3) raggiunge la serenità economica necessaria. Si tratta di un imprenditore resiliente, in grado di autoprodurre la maggior parte dei fattori produttivi di cui ha bisogno (semi, energia, acqua etc…). La nostra è una risposta chiara ed efficace alle minacce portate da una Green Revolution eccessivamente sbilanciata a favore del benessere delle multinazionali; una Green Revolution che stava portando alla disperazione i nostri agricoltori che, in massa, chiudevano o si convertivano al grano convenzionale.
 
 
Domanda 5: Bene Giuseppe. Puoi citarci allora alcuni dei principali vantaggi che ottiene chi decide di associarsi a Simenza?
 
Il vantaggio principale è essere parte di un Network. Grazie a Simenza, si condividono informazioni ed esperienze, si creano amicizie, si scambiano semi (come si faceva in passato), si creano nuove imprese/iniziative, si diffonde cultura e, a livello ancora più pratico, si risolvono problemi comuni, come ad esempio l’acquisto in comune di un macchinario costoso.
 
I benefici sono anche rilevabili in termini monetari. Il piccolo agricoltore siciliano non è più alla mercè dei molini locali che, operando in una situazione di monopsonio, così come la definiscono gli economisti, fissavano prezzo e condizioni di acquisto del grano. Oggi non è più così! Grazie a Simenza l’agricoltore ha acquisito potere contrattuale e riesce anche a vendere il proprio grano in luoghi esterni alla propria regione. Questo si traduce in un vantaggio notevole in termini di sicurezza commerciale e valore monetario del raccolto.
 
Ricordiamo, inoltre, che tutti i membri di Simenza producono in modo biologico/biodinamico e Simenza è in grado di valorizzare meglio questa importante qualità che rende il prodotto decisamente più salubre.
 
Infine, la cosa più importante consiste nel fatto che chi si associa entra a far parte di un progetto più grande: far rinascere il patrimonio agricolo della Sicilia, riportando serenità economica ai piccoli agricoltori e creando sviluppo sostenibile nella regione.
 
 
Domanda 6: Ad un anno dalla sua costituzione, come giudichi i risultati raggiunti da Simenza?
 
Il lavoro è stato molto duro, ma abbiamo raggiunto ottimi risultati. Gli associati sono molto soddisfatti e abbiamo stimolato le istituzioni locali; abbiamo restituito voce agli agricoltori ed abbiamo avuto successo mediatico non solo in Sicilia ma anche a livello nazionale e internazionale (in Spagna e in America Latina). Colgo l’occasione per dire che, a mio avviso, la civiltà rurale (la più antica del pianeta) dovrebbe avere maggiore voce in capitolo in tema di sviluppo sociale e di come è concepita la vita sul Pianeta. Noi (gli agricoltori Siciliani), per fortuna, non abbiamo ancora perso quel “senso della Terra” proprio delle civiltà rurali, altrove invece è stato perso, ma che risulta indispensabile per creare quel rapporto intimo con la natura necessario al benessere di tutti, esseri umani, animali e vegetali.
 
Aggiungo, inoltre, che se la Sicilia producesse tutto biologicamente, si creerebbero almeno altri 200mila posti di lavoro! Infatti, su 11 miliardi di cibo che consumiamo, 7 miliardi li acquistiamo esternamente; se li producessimo internamente, allora verrebbe a crearsi una domanda significativa nel settore agricolo, in grado di produrre un’ondata di occupazione significativa.
 
Simenza è, infine un modello di successo. E lo dimostra il fatto che sta suscitando interessi anche in altre regioni di Italia, sta portando ad una riscoperta dei grani antichi in Italia e all’estero e, infine, è in procinto di essere utilizzato come benchmark per la creazione di associazioni analoghe nel comparto della canapa, che sta recentemente osservando uno sviluppo notevole. 
 
 
Domanda 7: Il modello agricolo di Simenza è in grado di soddisfare le esigenze alimentari di tutto il mondo?
 
Secondo me (ma non sono il solo a pensarlo) si! Con l’attuale modello produttivo non riusciremo mai a soddisfare le esigenze alimentari nel prossimo futuro, perché oggi occupiamo milioni di ettari di terra e produciamo cibo (mais, soia, erba medica) per dare da mangiare agli animali! Questo è un modello che non funziona: 1) è inefficiente (con il suolo occupato potrebbero essere nutriti molti più essere umani); 2) rovina il suolo a causa soprattutto della mancanza di tecniche di rotazione agricola, della monocoltura e dell’uso eccessivo di elementi chimici (fertilizzanti ed pesticidi). E’ un sistema, inoltre, che impoverisce i piccoli agricoltori fino ad espropriarli dei propri terreni (fenomeno noto col nome di Land Grabbing). Se invece si adotta un modello che preserva il patrimonio genetico (la biodiversità) del territorio, allora si che si potrà non solo produrre cibo salubre (cibo coltivato su terreni più fertili e nel rispetto delle caratteristiche micro-ambientali) ma anche in quantità maggiori (perché quando il cibo viene coltivato nel rispetto delle caratteristiche territoriali, allora la Terra ci ripaga con abbondanza - un tempo l’agricoltore spendeva 1 per ottenere 16; oggi spendo 7 per ricavarne 1).
 
Il modello proposto da Simenza si basa su questi semplici 4 principi: 1)  rispetto per l’ambiente; 2) utilizzo delle risorse genetiche; 3) rispetto per l’essere umano (che ben venga il macchinario purché questo non sostituisca il valore dell’essere umano e non distrugga il contatto tra uomo e natura); 4) modifica nella dieta dell’essere umano con una riduzione nel consumo di carne e latte.
 
Solo mettendo al centro il rispetto dell’uomo e della natura l’agricoltura potrà tornare a fornirci cibo di qualità e posti di lavoro.
 
 
 
 

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