Giovanni Parrotta

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INTERVISTA CON Giovanni Parrotta
(AUTORE DEL LIBRO “MEGLIO MORTO CHE PRECARIO”)

Premessa
In Italia si va sempre più diffondendo il fenomeno del "precariato." Una categoria sempre più vasta di persone lavora in modo intermittente e in condizioni lavorative non in grado di garantire un futuro economico stabile. Giovanni Parrotta, giovane scrittore italiano, autore del libro "Meglio morto che precario" ha risposto ad alcune domande sulle origini, le cause, le conseguenze e le soluzioni per il fenomeno.
 
Il Libro
 
 
INTERVISTA - (Marzo 2012)
Intervista realizzata e pubblicata nel mese di Marzo 2012 - (Intervista originale in italiano)
Oggetto: Precariato: cause, conseguenze e vie di uscita
 
 
1. Domanda: Ciao Giovanni, nel tuo libro descrivi la vita di Michele, un ragazzo calabrese che a 29 anni decide di farla finita in quanto deluso dalla sua precarietà lavorativa. In realtà ciò che emerge dal tuo libro è una precarietà ed un incertezza che pervade i giovani di oggi fin dai primi anni dell’adolescenza, lungo tutto il loro percorso di formazione e successivamente durante la ricerca di un posto di lavoro. Secondo te in quale fase di tale percorso il sistema italiano fallisce di più oggi?

Risposta:
Bella domanda, comincio col dirti che secondo me il difetto non va cercato nel “sistema italiano di formazione” ma nel sistema economico che ci rende succubi, ormai tutto è diventato economia, tu vivi in funzione dell’economia e non per godere della vita che è una e che dovrebbe essere piacevole e piena di passioni, invece diventa un calvario fatto di disperazione disoccupazione e voglia di dilaniarsi di lavoro, pur di avere dei beni materiali con i quali sottoporsi ad una felicità-placebo.

 
2. Domanda: Oggi il tema del precariato abbonda nei dibattiti politici. Cosa significa in realtà per te la parola precario? 

Risposta:
Per me precario è solo uno stato transitorio tra un periodo di disoccupazione ed un altro. E’ uno stato in cui si è incapaci di ottenere indipendenza, soggetti e plagiati dalle forze esterne che ci vogliono chiusi, afflitti e senza idee.

 
3. Domanda: Il protagonista del tuo libro, depresso dalla sua condizione di lavoratore precario, ricorre ad un atto estremo (alla fine decide di suicidarsi). In realtà cosa suggerisci di fare ad un ragazzo che si trova in queste condizioni (lavoro in nero o contratti a progetto sotto-pagati)?

Risposta:
Ribellarsi, non accettare il lavoro nero e cercare di coalizzarsi con altri soggetti nelle sue stesse condizioni. Riprendersi la vita e cooperare. Questa per me è l’unica strada in qualsiasi campo si cerchi di ottenere risultati. Il tutto e subito non funziona, nessuno te lo da, bisogna faticare e accontentarsi ma di ciò che si riesce ad ottenere con tutte le forze.

 
4. Domanda: Riporto il seguente passo dal tuo libro (pag.82): “il benessere ha portato in occidente quella disparità sociale che si riassume così: il ricco, l’uomo che vive nell’opulenza di una società malata a suo uso e consumo, non può credere alla fame e alle angherie subite dal povero, il quale di tanto in tanto protesta con lo stomaco che brontola per i soprusi e la fame che lo stesso ricco lo condanna a subire per i suoi lussi”. Quanto veramente credi in questa affermazione ed a cosa porterà questo processo?

Risposta:
Credo in ciò che ho scritto con tutto me stesso, e credo che per capire a cosa porterà questo processo bisognerebbe solamente togliersi le bollette da davanti agli occhi e cominciare a  guardarsi intorno e notare tutte le disparità che ci circondano.

 
5. Domanda: Puoi definire meglio i problemi della precarietà in Italia e quali soluzioni proponi per risolverli?

Risposta:
Non sono di certo io a possedere soluzioni facili e bacchette magiche, quelle le lascio ai professori… io credo che per cominciare a risolvere il problema “precariato” bisognerebbe cominciare a dire - come faccio con i ragazzi nelle scuole di tanto in tanto quando riesco - di cercare la propria strada e di seguire le proprie passioni e che cercare l’indipendenza con un lavoro alle dipendenze è quanto mai bizzarro e si sarà sempre schiavi di qualcuno

 
6. Domanda: A tuo avviso il problema italiano è solo un esempio di un sistema economico globale che non funziona?

Risposta:
Per me il vero problema è la globalizzazione delle merci. Il mercato e la finanza stanno uccidendo le piccole produzioni importando le stesse materie da paesi esteri. I nostri nonni hanno lottato una vita per poter ottenere un pezzo di terra da coltivare ed essere indipendenti. Il vero male è essercelo scordato. Per me il discorso si riassume così: chiudi le frontiere alle merci apri le frontiere alla gente.

 
7. Domanda: Francois Hollande, candidato socialista alle elezioni presidenziali francesi del 25 aprile ha proposto un prelievo del 75% per i  redditi superiori a 1 milione. Attualmente le aliquote marginali sui redditi più alti  nei principali Paesi Europei oscillano tra il 41% (Francia) al 52% (Spagna). Che ne pensi?

Risposta:
Credo che per vincere le elezioni se ne dicano di boiate. Non credo in un sistema nazionale, e sono del tutto contrario ad ogni forma di governo. Per quanto mi riguarda gli animali si governano, gli uomini dovrebbero auto-amministrarsi. Sarei comunque favorevole al prelievo ai più ricchi ma solo a condizione di poterlo investire nei vari territori e nelle varie comunità.

 
8. Domanda: Dai un valore da 1 a 10 alle seguenti possibili cause del precariato in Italia:
 
Risposta:
a) Contratti flessibili poco regolati                                  “6”
b) Articolo 18                                                             “0”
c) Bassa crescita del Pil                                               “1”
d) Eccessivo debito pubblico                                        “8”
e) Distribuzione iniqua della ricchezza                            “9”
f) Redditi dei dirigenti e quadri troppo alti                       “7”
g) Presenza del sommerso                                          “10”
h) Classe politica ed imprenditoriale non giovane             “8”
i) Sviluppo tecnologico                                               “10”
j) Inefficace legame tra formazione e lavor                      “7”
k) Altro (specificare)