Gabriele Eminente

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INTERVISTA CON Gabriele Eminente
(Direttore Generale di Medici Senza Frontiere Italia, http://www.medicisenzafrontiere.it/)

Premessa

Il ruolo del sistema medico mondiale dovrebbe essere quello di garantire le cure a tutte le persone che ne hanno bisogno e di innalzare i livelli generali di salute. Spesso però molte persone nei Paesi Sviluppati e, in modo maggiore, nei Paesi in Via di Sviluppo non riescono ad ottenere nemmeno i servizi sanitari essenziali e di emergenza. La mancanza di strutture e di un’adeguata organizzazione rappresenta uno degli elementi che più incidono sull’assenza di un’efficace sistema sanitario nei Paesi poco sviluppati e in quelli afflitti da situazioni di elevata emergenza. L’organizzazione ‘Medici Senza Frontiere’ (MSF) è nata nel 1971 proprio per rispondere a questa mancanza. Dal 1971 ad oggi ha implementato un sistema organizzativo che farebbe gola alle maggiori aziende private; estende la sua rete in quasi 70 Paesi nel mondo e conta circa 30mila operatori pronti ad intervenire nei Paesi che più hanno bisogno del suo supporto sanitario. Neutralità, indipendenza e imparzialità fanno di MSF un’organizzazione unica in questo campo. Quali sono le principali caratteristiche del modello organizzativo di MSF? In quali Paesi oggi è maggiormente operativa? Quali sono i principali ostacoli che tale organizzazione ha incontrato nei diversi Paesi in cui ha dispiegato i propri aiuti? Quali sono i principali progetti in corso? Come è stata affrontata l’emergenza ‘Ebola?’ Gabriele Eminente, Direttore Generale di Medici Senza Frontiere Italia, ha risposto a queste e ad altre domande.

Gabriele Eminente: Gabriele Eminente nasce a Napoli nel 1963 e si laurea in Economia Aziendale all’Università Bocconi di Milano. Prima di arrivare al settore non-profit, ha lavorato per oltre 15 anni in grandi aziende private del largo consumo e delle telecomunicazioni. Dal 2004 al 2008 è stato Direttore di Amnesty International Italia, importante organizzazione non governativa internazionale, attiva nel campo dei diritti umani. Da settembre 2013 è Direttore Generale di Medici Senza Frontiere Italia, dove comincia a lavorare nel 2008 come Direttore Risorse.

Medici Senza Frontiere: MSF è un’organizzazione umanitaria composta da 23 sezioni nazionali indipendenti riunite sotto un unico statuto. Gli uffici che coordinano direttamente le operazioni sul terreno (“centri operativi”) si trovano a Bruxelles, Parigi, Amsterdam, Barcellona e Ginevra. Al cuore dell’identità di MSF c’è l’impegno a essere indipendenti, neutrali e imparziali. Fondata nel 1971, oggi, MSF è la più grande organizzazione umanitaria indipendente di soccorso medico. Nel 1999 ha ottenuto il Premio Nobel per la Pace. E’ presente in 67 Paesi e conta sul contributo di circa 30mila operatori a livello mondiale.

Medici Senza Frontiere Italia: In Italia l’impegno di MSF comincia nel 1992, con una forte azione di denuncia sulla carestia che, insieme alla guerra civile, decima la popolazione in Somalia. La sezione italiana si costituisce legalmente nel 1993 ma è nel 1994, con l’emergenza del Ruanda, che la presenza di MSF si consolida anche nel nostro Paese. Nel 1998 MSF Italia si costituisce come Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale), con il riconoscimento della personalità giuridica da parte del Ministero della Sanità e nel 2002 riceve l’idoneità di Organizzazione Non Governativa (ONG) dal Ministero degli Affari Esteri.

 

INTERVISTA - (Dicembre 2014)

L'intervista è stata realizzata nel mese di Dicembre 2014 e pubblicata nel mese di Marzo 2015 
Oggetto: Modello organizzativo di MSF; Politica del personale di MSF; Strategie, policy e prospettive di MSF; scenario sull'assistenza umanitaria; problematiche operative nei Paesi in difficoltà


 
 

Highlight 

  • MSF International è composta sa 5 sezioni operative (dove vengono effettuate le decisioni sul dove e come operare) e 14 sezione partenarie (che si occupano di fund raising, reclutamento del personale e relazioni con le istituzioni).

  • La selezione del personale umanitario è molto attenta e si svolge sostanzialmente in tre fasi:  1) la candidatura spontanea;  2) la validazione dei candidati idonei;  3) l’abbinamento del candidato alla missione.

  • Ciò che spinge le persone a collaborare con MSF, non è tanto la remunerazione monetaria, quanto la motivazione, la predisposizione ad aiutare chi ne ha bisogno, il senso della sfida e la voglia di fare esperienza in campo internazionale.

  • I problemi maggiori li stiamo riscontrando nei Paesi colpiti da ‘conflitti locali.’ Storicamente, in questi Paesi siamo stati considerati un’organizzazione indipendente. Negli ultimi anni questo fattore di riconoscimento è venuto meno, minacciando l’efficacia dei nostri interventi, la vita dei nostri pazienti e quella degli operatori umanitari.

  • L’emergenza ‘Ebola’ è stata gestita male soprattutto nei primi mesi dello scoppio dell’epidemia, quando non è stato riconosciuto dalle autorità internazionali competenti l’esistenza di un effettivo rischio epidemico. Per diversi mesi MSF e organizzazioni analoghe si sono trovate da sole a dover gestire l’emergenza.

  • E’ triste dirlo, ma penso che ci sarà un bisogno crescente di MSF nel futuro. 

 
 

Domanda 1: Lei è il Direttore Generale del ramo italiano di ‘Medici Senza Frontiere’ (MSF). Può spiegarci che cos’è MSF, quali sono i princìpi a cui si ispira e come opera?

Risposta

Medici Senza Frontiere è un’organizzazione umanitaria internazionale che opera nelle zone caratterizzate da ‘emergenza sanitaria’ seguendo tre princìpi: neutralità, indipendenza, imparzialità. MSF è neutrale perché durante le emergenze non prende posizioni particolari, ma interviene a seconda delle urgenze; è imparziale perché fornisce assistenza a tutte le persone che ne hanno bisogno, indipendentemente dalle loro caratteristiche socio-credo-raziali; è indipendente in quanto la sua principale fonte di sostegno finanziario è privata e diversificata: non dipendiamo né da fondi ufficiali né da particolari sostenitori.

Come opera e come è strutturata MSF?

MSF ha una struttura particolare che la differenzia da organizzazioni analoghe: non c’è una Casa Madre ed opera attraverso due tipologie di sezioni:

1) 5 sezioni operative, in Francia, Belgio, Spagna, Svizzera e Olanda;

2) 14 sezioni partenarie (che presto diventeranno 16). 

Le prime cinque sezioni (che furono le prime strutture ad essere costituite negli anni ’70) hanno la responsabilità di decidere e coordinare le operazioni sul campo; in sostanza sono queste le strutture che decidono, di comune accordo, quali missioni intraprendere. Le altre 14 sezioni, invece, hanno responsabilità molto precise da gestire all’interno del proprio Paese, con riferimento alla raccolta dei fondi, alla comunicazione, al rapporto con le istituzioni e alla gestione del capitale umano (sono le sezioni partenarie che selezionano e gestiscono gli operatori umanitari). MSF Italia è una di queste 14 sezioni.

 

Domanda 2: In che misura MSF Italia contribuisce a questo network?

Risposta

Come detto, MSF Italia è una delle 14 strutture partenarie di MSF International e, in quanto tale, provvede alle operazioni di fund raising, comunicazione, ai rapporti con le istituzioni e alla selezione e gestione del personale. In particolare, quest’anno MSF Italia ha raccolto tra i 48 e i 50 milioni di euro: il 20% servirà a finanziare operazioni che non rientrano nella missione sociale di MSF (gestione del personale, campagna comunicativa, amministrazione etc…) e il restante 80% finanzierà le operazioni sul campo. MSF Italia ha la sede principale a Roma (con un ufficio di appoggio a Milano) che si occupa grosso modo delle 4 attività sopra citate. Le circa 60 persone che lavorano per quest’ufficio sono in gran parte dipendenti effettivi di MSF Italia. Poi ci sono gli operatori umanitari, con cui, invece, instauriamo rapporti di collaborazione, la cui durata varia da 1-2 mesi a un massimo di 2 anni a seconda delle missioni. Un operatore può fare più missioni in Paesi spesso caratterizzati da situazioni completamente diverse e ad ognuna di queste missioni è associato un contratto di collaborazione.

 

Domanda 3: ‘Il capitale umano’ assume, pertanto, un ruolo di estrema rilevanza in MSF e, data la natura di MSF, sarà gestito in un modo del tutto peculiare. Come avviene la selezione del personale in MSF? Che caratteristiche hanno i medici selezionati da MSF? A quanto ammonta mediamente la ricompensa economica di un operatore umanitario in MSF?

Risposta

La selezione del personale umanitario è molto attenta e si svolge sostanzialmente in tre fasi:

1) la candidatura spontanea;

2) la validazione dei candidati idonei;

3) l’abbinamento del candidato alla missione.

Nella prima fase riceviamo e selezioniamo i curriculum vitae che ci vengono inviati spontaneamente dagli operatori sanitari. Dopo questa prima selezione, in una seconda fase, il professionista viene valutato, attraverso sia un assessment group che un colloquio individuale, entrambi svolti nella sede di Roma; vengono in particolare valutate le capacità tecniche e le potenzialità e le motivazioni del candidato. Grosso modo su 100 curriculum che ci arrivano, ne vengono selezionati una decina e, di questi 10 candidati, 7-8 vengono valutati idonei ad andare ad operare sul campo. Una volta ritenuto idoneo, il candidato viene inserito in un database e viene chiamato per le varie missioni che si presentano nel tempo.

A quanto ammonta la remunerazione dei dipendenti e dei collaboratori di MSF Italia?

La politica retributiva di MSF si ispira ai princìpi dell’organizzazione (possiamo parlare di quasi volontariato) e, pertanto, sia per gli operatori di base (quelli che lavorano stabilmente per la struttura di Roma), che per gli operatori umanitari, le remunerazioni sono ben più modeste rispetto a quelle offerte dalle normali strutture aziendali. In particolare, per quanto riguarda la seconda categoria, la retribuzione di base per una prima missione con MSF è uguale per tutti gli operatori umanitari e si aggira intorno a un migliaio di euro al mese. Ciò che spinge tali persone a collaborare con MSF sono la motivazione, la predisposizione ad aiutare chi ne ha bisogno, il senso della sfida e la voglia di fare esperienza in campo internazionale.

 

Domanda 4: Quante persone collaborano con MSF Italia? E’ in crescita il numero di operatori? Quali sono i Paesi in cui negli ultimi 10 anni MSF ha maggiormente incrementato la sua presenza?

Risposta

Occorre ancora distinguere tra le persone che lavorano nella sede di Roma e gli operatori umanitari inviati in missione. Nella sede di Roma ci sono poco più di 60 persone (un numero contenuto se lo si confronto con quello di organizzazioni con budget simili al nostro).  Con riferimento agli operatori sul campo, si tratta di un bacino ad alto turn-over e che pertanto, va alimentato continuamente nel tempo; attualmente ci sono 400 persone validate per partire (quest’anno ci sono state 360 partenze); statisticamente, di questi 400 operatori l’anno prossimo ce ne saranno quasi un 10% che abbandoneranno MSF e che andranno sostituiti con nuovo personale. La tendenza nel numero di operatori sul campo è in crescita.

In quali Paesi opera MSF?

MSF attualmente opera in 67 Paesi, alcuni dei quali assorbono una parte rilevante delle risorse umane e finanziarie di MSF Italia; per quanto riguarda il 2014, molte risorse sono state destinate ad affrontare l’emergenza Ebola: Liberia, Sierra Leone e Guinea; ci sono poi altri Paesi in cui MSF ha una presenza più stabile: Repubblica Democratica del Congo, Pakistan, Afghanistan, Haiti, Sud Sudan, Repubblica Centroafricana. Importante è la presenza anche in zone in cui i conflitti si sono intensificati negli ultimi anni: Siria e Paesi confinanti (Libano e Giordania), Ucraina. Da non dimenticare le emergenze di carattere puntuale: si pensi al caso delle Filippine che l’anno scorso sono state colpite dal tifone Haiyan. Infine, parte dei nostri operatori sono altresì impegnati in Italia, dove da almeno due decenni interveniamo per far fronte ad emergenze sanitarie associate ai flussi migratori.

 

Domanda 5: Negli ultimi anni MSF ha organizzato missioni in diversi Paesi: nel 2011 in Libia (guerra civile) e in Somalia (emergenza nutritiva); nel 2010 in Haiti (terremoto), in Pakistan (inondazione) e in Niger (crisi nutritiva); nel 2009 c’è stato il ritorno in Afghanistan. E’ evidente che i Paesi e le ragioni sottostanti sono variegate. Quali sono le principale problematiche che avete incontrato nell’operare in questi Paesi?

Risposta

Le problematiche sono variegate; ma la problematica più importante che stiamo sperimentando soprattutto negli ultimi anni riguarda i ‘conflitti locali.’ Storicamente, nelle zone conflittuali siamo stati considerati un’organizzazione indipendente (e quindi poco attaccata) dalle parti in conflitto. Tuttavia, nel corso degli ultimi anni questo fattore di riconoscimento è venuto sempre meno;  ciò ha messo e mette in pericolo l’efficacia dei nostri interventi, la vita dei nostri pazienti e quella degli operatori umanitari. Questo è successo in situazioni di conflitto come in Siria e in Iraq, ma anche nella Repubblica Centroafricana e in Sud Sudan, dove le nostre strutture hanno subito saccheggi e rapine. Ci sono problemi poi che sono collegati al particolare tipo di missione; si pensi alla missione ‘Ebola:’ il rischio di contagio, specie fuori dalle strutture (dove i medici non indossano le dovute coperture anti-contagio), è più elevato e pericoloso del normale.  Poi ci sono tutta una serie di ostacoli (mancanza di infrastrutture, di una logistica strutturata etc…) che variano da Paese a Paese e dipendono dall’evento che ha generato l’emergenza.

 

Domanda 6: Parliamo adesso dell’emergenza più recente e che tuttora state affrontando: l’Ebola. Quali sono state le criticità che hanno caratterizzato tale emergenza? In particolare, quali errori sono stati commessi dalle istituzioni internazionali nel far fronte all’emergenza (se degli errori sono stati fatti)?

Risposta

L’emergenza ‘Ebola’ è stata gestita male soprattutto nei primi mesi dello scoppio dell’epidemia (marzo-aprile del 2014), quando non è stato riconosciuto dalle autorità internazionali competenti l’esistenza di un effettivo rischio epidemico. Per diversi mesi MSF e organizzazioni analoghe si sono trovate praticamente da sole a dover gestire l’emergenza. Solo dopo l’Estate c’è stata la mobilitazione internazionale, con l’intervento dei governi esteri e delle organizzazioni internazionali.

 

Domanda 7: L’operatività di MSF è destinata a crescere in futuro?

Risposta

E’ triste dirlo, ma penso che ci sarà un bisogno crescente di MSF nel futuro. Questo per diverse ragioni. Innanzitutto, le zone classiche in cui opera MSF non diminuiranno; faccio riferimento ai Paesi colpiti da conflitti, epidemie, necessità di vaccinazioni etc… Allo stesso tempo, ci sono nuovi bisogni che stanno emergendo; si pensi agli effetti del cambiamento climatico in termini di catastrofi naturali: tifoni sempre più violenti, inondazioni etc… Un’altra fonte di intervento umanitario viene da un numero crescente di conglomerati urbani sempre più grandi: ci sono ormai decine di megalopoli nel mondo che ospitano più di 10 milioni di persone; molte di esse sono posti caratterizzati da situazioni di povertà estrema (Dhaka, Kinshasa, Lagos e molte megalopoli indiane), dove fenomeni di violenza e la rapida diffusione di malattie sono problemi all’ordine del giorno. Si tratta di zone, pertanto, in cui c’è un crescente bisogno di organizzazioni sanitarie umanitarie. In conclusione, è amaro dirlo, ma nel corso dei prossimi anni, secondo le nostre previsioni, i bisogni umanitari nel mondo aumenteranno e, pertanto, ci sarà un bisogno sempre maggiore di Medici Senza Frontiere.