Erik Assadourian

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INTERVISTA CON Erik Assadourian
(Worldwatch Institute, Senior Fellow; Direttore del “The Transforming Cultures Project”, e Co-direttore di quattro edizioni del Report   “State of the World” del Worldwatch Institute)
http://www.worldwatch.org/
 
Premessa
Dal 1980 il Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale è cresciuto (in termini reali) del 175% (ciò significa che l’economia globale ora è quasi tre volte quella del 1980); nel frattempo le emissioni globali di anidride carbonica sono aumentate del 73,6% e la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha raggiunto le 400 parti per milione (ppm) (in epoca pre-industriale essa era pari a 280 ppm). Il rapporto tra l’impronta ecologica dell’uomo e la capacità della Terra di rigenerarsi (la cd. Biocapacità) è di 1,5; il che significa che la Terra non è abbastanza grande da soddisfare i bisogni e i desideri degli uomini e che, con questi ritmi di crescita del consumo, le risorse della Terra e i servizi ecosistemici sono destinati ad affrontare un declino progressivo. La crescita media annua del PIL nei Paesi avanzati tra il 1980 e il 2012 è stata del 2,3 %, mentre quella dei BRICS è stata pari al 6,2%; anche nei Paesi dell’Africa sub-sahariana il PIL reale è aumentato nel suddetto periodo (3,6 % annuo). Tuttavia, il livello di benessere (in termini di salute, relazioni sociali, felicità, uguaglianza sociale etc…) si sta riducendo: il numero di persone affette da malattie croniche sta aumentando, sia nei Paesi avanzati sia in quelli in via di sviluppo; le malattie infettive stanno iniziando a diffondersi nuovamente per effetto dei cambiamenti climatici e dell’abuso degli antibiotici che, in questo modo, diventano sempre meno efficaci; le relazioni sociali si stanno progressivamente indebolendo e il tasso di criminalità nel mondo sta aumentando; nel mondo c’è un’iniqua distribuzione della ricchezza e del consumo di risorse. Perché il sistema fondato sulla “crescita economica” non ha determinato un aumento reale del benessere umano? Può un sistema basato sulla “decrescita” rappresentare la soluzione ai maggiori problemi ecologici e sociali del mondo (cambiamenti climatici, esaurimento delle risorse, ingiustizia, povertà cronica, etc…)? Cosa si può fare per trasformare un sistema basato sulla decrescita in una realtà? Erik Assadourian, Senior Fellow presso il Worldwatch Institute, direttore di due importanti report annuali (Vital Signs e State of the World), ha risposto a queste e ad altre domande.
 
Erik Assadourian è ricercatore senior presso il Worldwatch Institute, dove, nel corso degli ultimi 11 anni, ha studiato temi inerenti al cambiamento culturale, al consumismo, alla decrescita economica, all’etica ecologica, alla responsabilità delle imprese, e alle comunità sostenibili. Erik ha diretto due edizioni di Vital Signs e co-diretto quattro edizioni di State of the World, tra cui State of the World 2013: Is Sustainability Still Possible?. Erik dirige anche il progetto Transforming Cultures, che esplora nuovi modi innovativi per trasformare intenzionalmente e in modo proattivo le norme culturali al fine di far percepire “il vivere sostenibile” tanto naturale come lo è oggi il vivere secondo lo stile consumistico. Erik è anche il co-designer del  Catan: Oil Springs, un approccio eco-educativo per il popolare gioco da tavolo The Settlers of Catan. Da quando ha avuto un figlio nel 2012, Erik ha anche iniziato a scrivere su come crescere e far sopravvivere un bambino in un mondo che cambia (www.raisinganecowarrior.net).


INTERVISTA - (Dicembre 2013)
Intervista realizzata e pubblicata nel mese di Dicembre 2013 - (Intervista originale in inglese)
Oggetto: Decrescita e Paesi sovra-sviluppati, il fallimento della società della crescita, la transizione verso la "decrescita"


Domanda 1: Lei è senior fellow al Worldwatch Institute. Può spiegare il ruolo di questa organizzazione nel promuovere la sostenibilità e quali sono le sue principali pubblicazioni?
 
Risposta:
L’istituto Worldwatch è stato fondato nel 1974 come un early warning system per l’ambiente del nostro pianeta. Nel corso degli anni l'Istituto si è evoluto ed è diventato uno dei principali think tank nel campo della sostenibilità ambientale; esso fornisce una visione per un futuro sostenibile e promuove le strategie e le politiche necessarie per farci incamminare lungo questa linea di evoluzione. Le nostre pubblicazioni annuali includono State of the World, Vital Signs e altri report. Il nostro ultimo libro è State of the World 2013: Is Sustainability Still Possible? (disponibile in italiano al seguente link: http://www.edizioniambiente.it/libri/928/state-of-the-world-2013/); esso risponde a domande su cosa si intende per sostenibilità e su come essa si misura; su come noi possiamo realmente intraprendere una strada che ci porti verso un futuro sostenibile e, nel caso ciò non sia possibile, come possiamo prepararci ad una futura turbolente transizione.  
 

Domanda 2
:
Perché la maggior parte dei Paesi nel mondo (in modo particolare i Paesi ricchi) hanno l’ossessione per la crescita economica?

Risposta: 
Nell’attuale mondo globalizzato, il potere economico si traduce in potere politico, in termini di influenza economica diretta sulle nazioni satellite, di potere militare (attraverso l'acquisto di armi grazie ai guadagni in eccesso), nonché del più ampio indiretto interesse culturale e finanziario sulle altre nazioni. Quindi, i Paesi continuano a lavorare per fortificare il loro vantaggio economico attraverso la crescita. Allo stesso tempo, a livello microeconomico, le corporation e gli individui perseguono la crescita per massimizzare i loro profitti, che – così come la crescita economica – sono considerati un bene indiscutibile. Poche persone parlano del lato oscuro del profitto: lo sfruttamento del pianeta e delle persone (sia come consumatori che come lavoratori) per ottenere tale profitto. Anche i giornali più tradizionali esaltano la crescita economica, descrivendola come indiscutibilmente positiva e attribuendo un valore assolutamente negativo alla contrazione dell’economia. Purtroppo, per  molte persone, essendo cresciute ed educate in culture che hanno sempre equiparato la crescita al progresso, risulta estremamente difficile uscire da tale cornice culturale e mettere in discussione tale equazione; figuriamoci sfidarla.
 

Domanda 3
:
La crescita economica è sempre stata considerata uno strumento per eliminare la povertà e le disuguaglianze sociali tra e all’interno dei singoli Paesi. Tuttavia, molti problemi ancora esistono (in molti Paesi avanzati la percentuale di persone e di famiglie che vivono in condizioni di povertà resta elevata, e in alcuni sta anche crescendo) e altri problemi – in modo particolare di natura sociale (come la criminalità) – si stanno intensificando. Perché i sistemi basati sulla crescita economica non sono riusciti a migliorare il benessere degli uomini?

Risposta: 
La domanda che dovremmo innanzitutto porci è: chi considera (o ha considerato) la crescita come un modo per sradicare la povertà? La crescita è stata in gran parte celebrata da coloro che traggono profitto da essa. Certamente le popolazioni indigene e quelle colonizzate non hanno tratto profitto dalla crescita negli ultimi 500 anni e spesso sono state quelle che hanno dovuto sostenere il peso e gli effetti negativi della crescita degli altri. Anche il nostro pianeta non ha certamente celebrato la crescita, visto che le sue foreste sono state abbattute,  i suoi laghi e i suoi fiumi sono stati inquinati e la sua biodiversità è stata distrutta.
C'è un detto: "se lo sviluppo non è sostenibile, esso non è sviluppo." In effetti, abbiamo essenzialmente preso a prestito dal futuro per “sviluppare” il presente – e, soprattutto, in un modio che non ha privilegiato il benessere. Abbiamo distrutto gli ecosistemi, destabilizzato il clima, ucciso gli impollinatori, inquinato le fonti di acqua dolce, acidificato l'oceano, solo per la ricerca di prodotti di consumo necessari a soddisfare  le spudorate esigenze di una popolazione umana che sta ormai esplodendo.
Tuttavia, anche se la crescita si focalizzasse completamente sul raggiungimento del reale benessere umano, farlo in modo non sostenibile avrebbe solo un effetto positivo temporaneo (siccome gli ecosistemi in seguito collasserebbero e causerebbero condizioni di miseria umana nei decenni a venire). E forse questo sarebbe un percorso ancora peggiore nel lungo termine, in quanto consentirebbe alla popolazione umana di crescere, mentre i sistemi della Terra diventerebbero sempre più fragili: tale condizione invece di sostenere una popolazione inferiore, porterebbe una popolazione più ampia a soffrire e a morire nel futuro. In altre parole, tutta questa crescita - alimentata in gran parte da combustibili fossili - ci ha permesso di crescere ben oltre i limiti della Terra e ci sarà purtroppo una resa dei conti nei decenni a venire.
Naturalmente, gran parte della crescita non è affatto incentrata sull’aumento del benessere, ma semplicemente sulla generazione di profitto. Soda, cibo spazzatura, sigarette; considerando i problemi ecologici e di salute che questi prodotti comportano, sarebbe opportuno tassarli in modo enorme al fine di limitarne quanto più l’uso: se qualcuno vuole fumare delle sigarette, in questo modo ne fumerà una o due a settimana – no un pacco al giorno che ne danneggia la salute, genera problemi alla famiglia, a causa problemi ecologici in termini di produzione smoderata di sigarette e di malattie da trattare. Purtroppo, la crescita non è finalizzata a ridurre la miseria umana, ma semplicemente alla massimizzazione del profitto .
 

Domanda 4
: messi da parte i fallimenti economici e sociali, quali sono i principali problemi che un sistema basato sulla crescita economica porta agli uomini e alla Terra nel suo complesso?

Risposta: 
Un aumento di quattro, cinque, perfino sei o più gradi Celsius della temperatura media globale. Perfino la Banca Mondiale – che è di per se uno dei principali finanziatori di progetti basati sull’utilizzo di combustibili fossili e dello sviluppo non sostenibile – ha recentemente pubblicato un report in cui mette in allarme per un aumento di 4 gradi della temperatura media globale in futuro. Questo rappresenta uno scenario al quanto terrificante: miliardi di esseri umani potrebbero essere colpiti in modo negativo e si potrebbe manifestare un’accelerazione del cambiamento climatico, dovuta a sistemi di feedback positivi, come lo scioglimento del metano congelato negli oceani di tutto il mondo. L'umanità potrebbe “scioccamente” portare a un mondo in cui solo poche centinaia di milioni di persone potrebbero vivere attorno ai poli del pianeta. Tutto questo per che cosa? Profitti e consumi di lusso di cui l'umanità ha fatto a meno per decine di migliaia di anni? Nel corso della storia altre civiltà si sono estinte per perseguire la crescita del consumo; pensate all'Isola di Pasqua e alla distruzione del loro habitat a causa della costruzione sempre più numerosa di statue Moai. Ma a differenza di questi piccoli errori storici, questa volta è tutto il pianeta che rischia la distruzione. Non andremo oltre il prossimo secolo, se non transitiamo rapidamente verso un sistema basato sulla decrescita.
 

Domanda 5: Che cosa significa “decrescita economica” e su quali principi essa si basa?  
 
Risposta:
La decrescita economica è semplicemente l’inverso della crescita economica. Nella sua definizione più semplice essa significa far contrarre l’economia in un modo proattivo e strategico al fine di migliorare il benessere degli uomini e dell’intero pianeta. Tale strategia si basa sul presupposto (reale) che una crescita continua dei consumi in un pianeta finito è autodistruttiva e deriva da un comportamento eticamente abominevole: le persone, le altre specie di esseri viventi e il sistema planetario nel suo complesso vengono distrutti nel perseguimento di tale crescita. 
 

Domanda 6
: Può spiegare la differenza tra “decrescita” e “recessione”? La decrescita si traduce necessariamente in una riduzione del PIL? Qual è la principale differenza tra la “crescita verde” e la “decrescita”?

Risposta: 
Il leader del pensiero della decrescita, Serge Latouche, spiega questa differenza nel migliore dei modi, comparando la decrescita a una dieta e la recessione all’inedia.  La prima è una scelta volontaria e salutare che porta a un miglioramento della salute, in modo particolare per le persone che sono in sovrappeso: quando una persona obesa inizia a perdere peso e il suo stato di salute migliora, può spesso ridurre o eliminare l’uso di medicine – come ad esempio quelle che tengono sotto controllo la pressione, il livello di zuccheri e di colesterolo nel sangue (ciò è salutare per l’individuo e per il pianeta siccome dovranno essere prodotti meno cibo e meno medicine). Consideriamo adesso un individuo che si trova improvvisamente a corto di cibo. Questa condizione può portare alla fame e all’inedia, ma anche alla violenza (persone che lottano per appropriarsi del cibo limitato) e alla malnutrizione, che indebolisce il sistema immunitario e può portare alla malattia e alla morte.  La metafora può essere chiaramente applicata alla società. Il cambiamento climatico può condurre (ed ha già condotto) a una sporadica riduzione della produzione agricola – come quella avvenuta in Canada, in Europa e in Russia nel 2010 che ha portato ad un improvviso rialzo del prezzo del grano. Anche il nuovo report dell’IPCC sostiene che il cambiamento climatico può seriamente condurre a una riduzione nella produzione agricola del 2% per decade. Se, diversamente, noi intenzionalmente decidiamo di ridurre i nostri consumi, miglioreremo la salute del nostro pianeta e dell’intera popolazione. Al contrario, se lasciamo che il pianeta ci forzi a contrarre i consumi, la popolazione soffrirà molto di più e il processo sarà fuori dal nostro controllo.
 
La decrescita si traduce necessariamente in una riduzione del PIL?
 
Dal momento che il PIL è contabilizzato in tutta l’economia, sì! Probabilmente, “decrescere” significa “ridurre il PIL”, almeno per i Paesi sovrasviluppati che hanno bisogno di far contrarre drasticamente la loro dimensione economica. Tuttavia, questo non significa certamente un calo del tenore di vita. Anzi, il calo razionale del PIL si potrebbe tradurre in un rapido aumento del benessere delle persone e del pianeta: se noi riducessimo il crimine, l’inquinamento, lo spreco di cibo, le cure sanitarie per le malattie croniche dovute all’obesità e all'inquinamento, si avrebbe una riduzione del PIL, ma, allo stesso tempo, ci sarebbe un miglioramento della qualità della vita delle persone. Se, d’altro canto, la società si concentrasse maggiormente sulle relazioni (e meno sui consumi) e, ad esempio, si desse la possibilità ai genitori di dedicare più tempo ai propri bambini, invece di affidarne la cura all’esterno, le famiglie potrebbero trarne un enorme vantaggio in un conteso di decrescita del PIL. Inoltre, occorre porre in evidenza il fatto che altre misure, come ad esempio il Genuine Progress Indicator (GPI), mostrano che l'economia globale non è cresciuta dal 1970 se al PIL vengono sottratti tutti questi elementi negativi, e quand’anche ad esso vengono aggiunti il valore del volontariato e la cura non pagata dei figli. Ciò denota che per decenni non siamo stati sulla strada giusta. E lo sfilacciamento dei sistemi della Terra supportano chiaramente tale conclusione.
 
Qual è la principale differenza tra la “crescita verde” e la “decrescita”?
 
Alcuni elementi della “crescita verde” contribuiscono naturalmente a realizzare una transizione verso una società basata sulla decrescita; mi riferisco in modo particolare a quel tipo di crescita verde che sostituisce la crescita ecologicamente distruttiva. Prendiamo ad esempio il trasporto. Un futuro sostenibile è quello in cui ci sono pochissime auto private; le città sono completamente navigabili a piedi, in bicicletta e/o tramite il trasporto pubblico; le comunità rurali condividono pochi veicoli tra di loro. In questo processo, le case automobilistiche dovrebbero convertirsi in produttori di autobus o di biciclette. Nel breve termine una rapida crescita del settore delle biciclette è una buona cosa se sostituisce la produzione di auto, ma, nel tempo, siccome ognuno di noi ha una bici progettata per durare 20 o più anni, anche il settore delle biciclette è destinato necessariamente a contrarsi e a lasciare spazio a servizi di manutenzione delle stesse (i negozi locali di riparazione di biciclette crescerebbero in modo notevole alimentando ulteriormente i benefici della crescita verde).
 

Domanda 7
: Che tipo di sistema energetico un’economia basata sulla decrescita richiede?

Risposta: 
Un sistema basato sull’energia umana: in una società basata sulla decrescita, il futuro sarà basato maggiormente sul lavoro umano - da lavatrici alimentate a energia umana, a officine di riparazione di biciclette, alla produzione locale di alimenti (come elemento principale di sostentamento nutritivo delle famiglie). L'era dei combustibili fossili deve essere superata il più presto possibile. L'International Energy Agency l'anno scorso ha osservato che, al fine di mantenere l'aumento della temperatura globale sotto i 2 gradi Celsius (tra l’altro con una probabilità del 50%), non dovremmo sfruttare almeno i due terzi delle riserve note di combustibili fossili fino al 2050. Occorre precisare, tuttavia, che se pur le fonti di energia rinnovabili sostituiranno in parte l’energia generata dai combustibili fossili, in futuro non potremo più permetterci di continuare a utilizzare la stessa quantità di energia globale che utilizziamo oggi. Avremo, pertanto, bisogno di ridurre il consumo energetico in maniera significativa. Parte di questa riduzione potrà essere generata da un aumento dell’efficienza, ma gran parte di essa dovrà derivare da un calo generale dei consumi energetici: niente aria condizionata, indossare più vestiti in inverno invece di sovra-utilizzare i riscaldamenti, riduzione degli sprechi nella catena alimentare, passaggio da grande consumatore a produttore in piccola scala. Immagino ed auspico che, entro un centinaio di anni, gran parte della popolazione mondiale sarà di nuovo fatta da piccoli agricoltori e da micro-artigiani che supportano le economie locali (tutto questo in un contesto di transizione proattiva e non di sofferenza per il tracollo dell’economia e dell’ecosistema mondiale).
 

Domanda 8: In “State of the World 2012” (Capitolo 2) lei parla di Paesi “sovrasviluppati”. Può spiegare il significato di quest’appellativo e quali sono i principali effetti negativi di un Paese la cui economia è “sovrasviluppata”?

Risposta: 
Obesità, malattie croniche, stress dall’eccesso di lavoro e depressione dovuta all’isolamento sociale sono conseguenze del moderno progetto della cultura consumistica. Il consumismo è direttamente equiparato allo “sviluppo” dalle corporation e dai governi che promuovono i loro prodotti e le loro politiche; in realtà, lo sviluppo reale si avvicina molto di più a quello che si è avuto a Cuba. Nonostante il Paese utilizzi circa “un pianeta” in termini di “capacità ecologica”, presenta indici di educazione e di salute simili e in alcuni casi migliori rispetto a quelli degli Stati Uniti – che, in termini pro capite, utilizzano quattro volte le effettive capacità di autorigenerazione della Terra. Noi abbiamo la possibilità di garantire una vita di elevata qualità a sette miliardi di persone se solo diamo priorità a quegli aspetti della vita che migliorano il nostro benessere: salute, educazione, coesione sociale, e sicurezza alimentare. Invece, non si fa altro che promuovere prodotti di consumo – spendendo 500 miliardi di dollari all’anno per pubblicizzare come questo sistema renda la vita degna di essere vissuta.
Ancor più degli indicatori sanitari e sociali, un grande debito ecologico rivela che un Paese è troppo sviluppato. Dal momento che il pianeta è finito, tutti i Paesi devono bilanciare i bisogni della loro popolazione con le capacità biologiche che essi possiedono. Certamente, ci possono essere degli scambi (ad esempio i Paesi con bassa densità di popolazione possono coltivare grano da mettere a disposizione di Paesi con densità demografica maggiore in cambio di prodotti che essi non sono capaci di produrre), ma nel complesso il nostro pianeta ha dei limiti e noi dovremmo vivere all’interno di questi limiti. Qualsiasi Paese che non si comporta in questo modo è “ sovrasviluppato” e dovrebbe assumersi la responsabilità di ridurre il suo debito ecologico complessivo.
 

Domanda 9
: Dalle nostre analisi emerge che la correlazione tra le emissioni di CO2 e la crescita del GDP nei Paesi emergenti è molto più elevate rispetto ai Paesi avanzati. Quindi Paesi come Cina e India avranno un ruolo importante nel modellare lo scenario economico nel prossimo futuro. Che cosa può essere fatto in questi Paesi per evitare che la loro “crescita” si traduca in una catastrofe per l’umanità? E che cosa possono fare i Paesi sviluppati al fine di incentivare i Paesi emergenti ad essere più responsabili sulla questione climatica?
 
Risposta: 
Fino a che le imprese di Marketing e di comunicazione dei Paesi sovrasviluppati  guideranno il dialogo – vendendo al resto del mondo alcol, fast food, automobili, sigarette, computer, telefoni cellulari, pannolini usa e getta, animali domestici, condizionatori d'aria, e più in generale l'idea che la gente dovrebbe rimanere al fresco in estate, dovrebbero avere la compagnia di un animale, dovrebbero mangiare la carne due o tre volte al giorno, dovrebbero viaggiare verso mete esotiche per un week-end di divertimento e di sole e cosi via – le elite di tutti i Paesi del globo combatteranno per questo “sogno consumistico.” Forse un trattato globale di marketing, nello stile del la convenzione sul controllo del tabacco della World Health Organization (WHO), potrebbe aiutare a frenare alcune di queste pressioni, ma alla fine, prima che le persone combattano per uno stile di vita non consumistico, la crescita dei prodotti di consumo e dell’output economico nel suo complesso è destinato ad aumentare ulteriormente.
 
 
Domanda 10: Una delle più importanti sfide di una società basata sulla decrescita economica consiste nel come garantire un lavoro alle persone (specialmente a coloro che lavorano in settori e in imprese non compatibili con un processo di decrescita). Un’altra sfida consiste in come preservare la sostenibilità del debito pubblico in Paesi (come l’Italia) dove esso è molto elevato. Infine, un’altra sfida consiste nel come sarà possibile raggiungere accordi internazionali sulla questione della decrescita (siccome molti Paesi hanno paura di perdere potere nelle relazioni internazionali attivando politiche di decrescita) – quest’ultimo problema nella “Teoria dei giochi” è definito “Dilemma del prigioniero” (alla fine  tutti I Paesi finiranno per prendere la decisione sbagliata) -. Come possono essere affrontate queste tre sfide? 

Risposta: 
La prima sfida sarà affrontata in modo naturale. Con il collasso dei sistemi e la scomparsa di opportunità di lavoro nell’economia del consumo, i disoccupati ritorneranno all’economia locale producendo beni che oggi le persone acquistano nei grandi magazzini. Più persone diventeranno agricoltori auto-sufficienti; molti diventeranno artigiani e impareranno ad aggiustare le cose; la vita andrà avanti, ma con molti meno beni spazzatura rispetto a oggi.
La seconda sfida sarà più difficile da affrontare; molto probabilmente Paesi come l'Italia potranno essere venduti agli investitori stranieri come è stato fatto per  l'Unione Sovietica; all’opposto,  essi potrebbero andare in default e diventare autosufficienti, se per esempio, l’unione Europea si mettesse da parte. Idealmente, i Paesi dovrebbero riconoscere il rischio implicito nell’essere una nazione debitrice e risolverlo prima che la crisi si acuisca.
La terza sfida è la più difficile. Paesi come gli Stati Uniti, la Russia e la Cina probabilmente non saranno disposti ad abbandonare il loro imperialismo economico. In questo contesto, difficilmente andremo verso la decrescita e assisteremo alla lacerazione delle società (come quella degli Stati Uniti) per effetto della degradazione climatica e della progressiva insostenibilità delle spese militari. In un primo momento, ci potrà essere un imperialismo ancora più aggressivo (per trovare nuove fonti di terreni agricoli e di energia), ma ci sarà una soglia oltrepassata la quale nessun premio coloniale varrà il pedaggio militare; molti Paesi inizieranno a smantellare gran parte dei loro eserciti e a conservarne solo la componente necessaria a  difendere i loro confini attuali. Ma questo processo probabilmente non sarà privo di traumi.


Domanda 11
:
Possono la “decrescita” e l’economia di mercato coesistere?
 
Risposta:
Se per economia di mercato s’intende la conversione del lavoro e dei beni in moneta utilizzabile poi per l’acquisto di beni e servii di cui si ha bisogno, allora si! Se, invece, per economia di mercato s’intende una struttura globale guidata dal potere delle grandi corporation e basata sulla ricerca continua di profitti, sulla speculazione finanziaria e sulla commercializzazione di prodotti non necessari o, addirittura, dannosi per la popolazione e per il pianeta, allora no! In una società della decrescita, le corporation, possono continuare a sopravvivere come istituzioni, ma solo se la loro missione passa dalla massimizzazione del profitto alla massimizzazione del benessere sociale (attualmente, le imprese sociali stanno guidando questo processo di transizione verso il futuro).


Domanda 12:
In conclusione, può dare un valore da 1 (poco importante) a 10 (molto importante) ai seguenti fattori per una transizione verso una società basata sulla decrescita?

Risposta: 
Essi sono tutti essenziali e, pertanto, non classificabili. Noi dovremmo implementarli tutti al fine di realizzare una società basata sulla decrescita.
 

 

FATTORE
IMPORTANZA PER STABILIRE UNA SOCIETA’ BASATA SULLA DECRESCITA (DA 1 A 10)
-  Choice editing: i sussidi dei governi devono essere indirizzati ai settori e ai prodotti più sostenibili
 
-  Informazione: consapevolezza del consumatore circa la sua impronta ecologica
 
-  Dieta: un cambio dalla dieta attuale basata su carne e prodotti da allevamento a una dieta maggiormente basata sul consumo di frutta e verdura
 
-  Educazione: educare I bambini con dei principi etici
 
-  Energia: il passaggio da combustibili fossili all’energia rinnovabile
 
-  Gestione dei rifiuti: passare ad un sistema basato sul riciclaggio dei rifiuti
 
-  Agricoltura: dalle monocolture industriali all’agricoltura locale (permacultura, policultura etc..)
 
-  Finanza: maggiore etica nelle istituzioni finanziare
 
-  Sistemi di misura: cambiare il modo in cui è misurato il PIL al fine di giudicare meglio la rischiosità del debito di un Paese
 
-  Deleveraging: sia nel settore privato che in quello pubblico
 
-  Consenso internazionale: accordo internazionale sulla “decrescita”
 
-  Deglobalizzazione: favorire il  ritorno all’economia locale
 
-  Impronta ecologica: giudicare i Paesi in base alla loro impronta ecologica nelle relazioni internazionali
 
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