Douglas Tompkins

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INTERVISTA CON Douglas Tompkins
(Foundation for Deep Ecology , Presidente, http://www.deepecology.org/index.htm; Tompkins Conservation, Presidente, http://www.tompkinsconservation.org/home.htm)
 
Premessa
Nata come disciplina di studio nella seconda metà del 900, l’Ecologia, nel corso del tempo, ha portato alla nascita di diversi movimenti ed è stata oggetto di lunghi dibattiti tra chi propone un approccio olistico alla materia e chi, invece, ha una visione riduzionista della stessa. Oggi è possibile distinguere due rami di pensiero: l’Ecologia di superficie, che propone la riduzione dell’inquinamento e la conservazione dell’ambiente naturale senza cambiare la visione della cultura occidentale (approccio antropocentrico); l’Ecologia profonda (termine coniato da Arne Naess nel 1973), che propone un cambiamento radicale nella cultura occidentale, passando definitivamente da un approccio antropocentrico a un approccio eco-centrico. Molti scienziati e molti politici sono scettici sul ruolo che “l’ecologia profonda” può avere nel migliorare il benessere dell’uomo e nel risolvere I problemi globali. La realtà è che la moderna visione antropocentrica sta danneggiando le relazioni sociali dell’uomo e i suoi rapporti con l’ambiente. Può “l’Ecologia profonda”, sia come disciplina che come movimento, giocare un ruolo chiave nel ridefinire la posizione dell’uomo nel nostro pianeta? Quali sono le principali questioni ecologiche che dovremo affrontare nel prossimo futuro? Douglas Tompkins, presidente sia della “Deep Ecology Foundation” che della “Tompkins Conservation” ha risposto a queste e ad altre domande.
 
Douglas Tompkins: Douglas Tompkins è cresciuto nel Millbrook, a New York, ma si è poi trasferito nelle regioni del west all’età di 17 anni per praticare lo sci e il climbing. Verso la fine degli anni “80 Tompkins iniziò a considerare la cultura consumistica - che in precedenza lui stesso, in qualità di imprenditore, aveva promosso - una manifestazione distruttiva di un’economia della crescita tossica per la natura. Quindi, decise di vendere la sua partecipazione nell’impresa di moda Esprit (di cui era co-fondatore) e di utilizzare la sua ricchezza per creare una fondazione con fini ambientalisti. Così, nel 1990, insieme allo scrittore e attivista, Jerry Mander, ha creato la Foundation for Deep Ecology. Da quando si è trasferito nel Sud America nel 1990, si è dedicato alla realizzazione di aree protette su vasta scala in Cile e Argentina. Tompkins ha supportato gruppi di attivisti nel Nord e nel Sud dell’America, in India, in Europa, in Australia e in Russia ed è stato di aiuto alla realizzazione di numerosi libri contro l’industria forestale, le aziende agricole e l’industria del carbone.
 
Foundation for Deep Ecology: la Foundation for Deep Ecology (FDE) è stata create nel 1990 da Douglas Tompkins, insieme allo scrittore e attivista, Jerry Mander. Fin dalla sua creazione, “la fondazione” ha incorporato l’idea che la filantropia strategica può supportare attivisti innovativi ed eco-centrici nell’affrontare le cause primarie – non I sintomi – della distruzione ecologica. La missione della FDE consiste nel supportare l’educazione e la passione per la Natura allo stato selvatico. La FDE porta avanti questa missione principalmente attraverso pubblicazioni e supportando campagne su temi specifici che riguardano il futuro della natura e dell’uomo.
 
“Noi crediamo che per fermare la crisi di estinzione globale e per raggiungere una vera sostenibilità ecologica sarà necessario ripensare i nostri valori come società. Gli attuali assunti sull’economia, sullo sviluppo, e sulla posizione degli esseri umani nell'ordine naturale devono essere rivalutati. La natura non può più semplicemente essere considerata una merce, una miniera di risorse per l’uso e il profitto dell’uomo. Essa deve essere vista come un partner modello in tutte le imprese umane."
 
Tompkins Conservation: La Tompkins Conservation organization (TC) ha creato parchi nazionali, per due decenni, recuperando la fauna selvatica in pericolo, supportando un tipo di agricoltura ecologica, promuovendo le comunità locali, e sostenendo l'attivismo d'avanguardia.  La TC ha svolto gran parte dei propri progetti in “Cile” e in “Argentina”. Secondo la fondazione, la perdita di biodiversità è la più grande crisi del nostro tempo. Se l'umanità vuole costruire un'economia veramente sostenibile, deve abbandonare la premessa della crescita economica perpetua su un pianeta finito. In questo modo si compierà il passaggio dall'economia globalizzata alle economie locali.


INTERVISTA - (Dicembre 2013) 
Intervista realizzata nel mese di Dicembre 2013 3 pubblicata nel mese di gennaio 2014 (Nostra traduzione su intervista originale in inglese)
Oggetto: Ecologia - Il ruolo dell'Ecologia Profonda; principali questioni ecologiche; l'approccio ecologico della Tompkins Conservation


Domanda 1: Lei è un forte sostenitore dell’"Ecologia Profonda". Ci può spiegare cosa significa esattamente questo concetto e quanto progresso ha fatto nella nostra società da quando è stato coniato nel 1970 da Arne Naess?
 
Risposta:
L’epistemologia e la visione del mondo, ovviamente, influenzano in modo fondamentale il nostro modo di prendere decisioni e i nostri valori dipendono dal modo in cui siamo stati educati e acculturati nel vedere e nell’interpretare il mondo che ci circonda. Data la gravità della crisi eco-sociale in cui l'umanità è intrappolata, occorre, pertanto, in via prioritaria fare un’analisi sistemica dei “valori” su cui si basa il nostro modello di sviluppo sociale, economico, culturale ed educativo; solo in questo modo possiamo capire bene che cosa  ci ha portato ad intraprendere un percorso tanto dannoso per il nostro ecosistema e che sta producendo effetti molto negativi come il “cambiamento climatico” e “la crisi di estinzione”, che io definisco “la madre di tutte le crisi”. In sintesi, Naess e altri ecologisti ipotizzano che la “condivisione del pianeta con le altre creature” è un assunto fondamentale per invertire le attuali tendenze degenerative. L’adozione di una tale visione non garantirebbe all’umanità la piena riconciliazione con la Natura, ma permetterebbe di fare un grande passo in questa direzione; viceversa, non adottarla potrebbe solo comportare un approfondimento dell’attuale crisi eco-sociale. Tale assunto non si propone di spiegare tutto ciò di cui un agire bio-centrico, o eco-centrico, avrebbero bisogno, ma rappresenta la spiegazione più diretta e succinta dell’Ecologia Profonda.
 
 
Domanda 2: Uno delle principali critiche che gli ecologisti fanno alla società moderna è la perdita delle relazioni sociali e dei rapporti con l’ambiente naturale: gli uomini si stanno sempre più isolando dalla società e dalla natura. Quali sono le cause e le conseguenze di questa tendenza e cosa possono fare le istituzioni e i cittadini per recuperare tali rapporti?
 
Risposta:
La civilizzazione, ossia la tendenza delle società umane a vivere in paesi sempre più grandi, in città e aree urbane giganti, con un'economia tecno-industriale e una struttura sociale fondata su un ottimismo mega-tecnologico, ha portato l’umanità a distaccarsi dal mondo naturale. Quest’allontanamento ha collocato l'umanità in una sorta di microcosmo del proprio processo decisionale; in questo modo si è perso il senso che la natura - l'essenza stessa che rende il mondo vivo e funzionante e da cui l'umanità dipende ineluttabilmente - sia di grande importanza per la nostra sopravvivenza e che, pertanto, debba essere assolutamente preservata. In questo modo stiamo mettendo a rischio il destino e la sua salute del nostro pianeta; naturalmente, in questo processo l'umanità - che dipende dalla salute della Terra - rischia in modo anche maggiore: in effetti, il pianeta può anche sopravvivere a lungo dopo che l'umanità si è estinta.
 
 
Domanda 3: I più grandi sostenitori dell’"Ecologia Profonda", Arne Næss ed Edward Goldsmith, hanno fortemente criticato la "globalizzazione". Potrebbe spiegare qual è la logica principale sottostante questa critica. In particolare, pensa che la "globalizzazione", e più in generale il "capitalismo", dovrebbero essere completamente eliminati o ci sono alcuni elementi che possono essere salvati?
 
Risposta:
Beh, non c'è abbastanza tempo né lo spazio per rispondere in modo esauriente a questa domanda; in termini generali, così come la visione antropocentrica del mondo dovrebbe essere scartata (in quanto sta fallendo sotto molti aspetti), la stessa cosa andrebbe fatta con la globalizzazione e con il capitalismo. A mio avviso, questi due processi devono essere osservati e giudicati attraverso la lente della “critica alla tecnologia”. L’essenza di tale critica consiste nel fatto che tutte le tecnologie e le mega-tecnologie - quali la biotecnologia, la tecnologia nucleare, l’agricoltura industriale, il calcolo ad alta velocità, le comunicazioni via satellite, la televisione, la chimica, etc. - una volta adottate, obbligano la società ad installare e mantenere una certa struttura (o architettura) di elementi funzionale a sviluppare le economie di cui tali tecnologie necessitano. Un semplice esempio è dato dalla tecnologia nucleare: le società a tecnologia nucleare devono dotarsi di determinate e specifiche strutture necessarie alla creazione e alla gestione di una centrale nucleare e diventano dipendenti da tali strutture. La logica spudorata della crescita e della centralizzazione e l’assenza di un approccio sistemico all’analisi delle implicazioni decisionali hanno portato all'adozione di tecnologie e mega-tecnologie socialmente ed ecologicamente distruttive. Il capitalismo dovrebbe essere considerato alla stregua di una mega-tecnologia e essere rigorosamente analizzato in una logica sistemica. Lo stesso vale per la globalizzazione.
 
 
Domanda 4: Uno degli elementi chiave per la ridefinizione dei rapporti tra l’uomo e l'ecosistema è l'uso delle risorse della Terra, in particolare l'energia. L'uso eccessivo di combustibili fossili sembra essere la causa principale dei cambiamenti climatici e dei problemi ambientali. Quale dovrebbe essere il giusto approccio a questo problema, sia dal lato della domanda (quanta energia usiamo) che dal lato dell'offerta (che tipo di energia usiamo per soddisfare i nostri bisogni energetici)?
 
Risposta:
Partiamo con una premessa: la manifestazione peggiore del consumismo e del tecno-industrialismo su cui si basa la nostra società, come precedentemente affermato, è rappresentata dalla “crisi di estinzione” e dal “cambiamento climatico globale”; appare quindi ragionevole, prudente e intelligente cambiare le attuali politiche di sviluppo e intraprendere un percorso che porti all’inversione delle suddette crisi; altrimenti l’essere umano rischia l’estinzione. L’attuale visione (la cui pericolosità è talmente ovvia che anche un bambino potrebbe intuire) è una pura follia, un suicidio e una sfida a ogni logica e ragione. Eppure, poche persone, soprattutto tra i leader che ci governano, sono in grado di fare una critica sistemica alla società. Per questo motivo, il tema dell’energia è discusso solo in termini superficiali. Come primo passo, pertanto, occorre un approccio di analisi sistemica, seguendo la nozione di “critica alla tecnologia” di cui si è discusso sopra: l'adozione di una data tecnologia energetica porta con sé tutta una serie di questioni, problemi e conseguenze sociali ed ecologiche che andrebbero analizzate in un’ottica sistemica.
 
 
Domanda 5: Lei è il presidente della “Tompkins Conservation”, un’organizzazione basata sull’“Ecologia Profonda”. Può dirci qual è la missione di quest’organizzazione? In particolare, quanto progresso ha fatto e quali progetti ha portato avanti da quando è stata creata?
 
Risposta:
In termini di progetti concreti, dal lato della conservazione, abbiamo creato due parchi nazionali in Cile e in Argentina, e la creazione di un terzo parco è prevista entro pochi mesi; abbiamo, inoltre, fornito il nostro aiuto alla creazione di parchi nella provincia di Misiones in Argentina, e all’espansione del parco nazionale di Perito Moreno in Argentina tramite una donazione di terre. Abbiamo, inoltre, “in progetto” la donazione di terre per la creazione di 6 altri parchi nazionali sia in Cile che in Argentina. Pertanto, la creazione di parchi nazionali rappresenta il focus della nostra attività. Tuttavia, abbiamo portato avanti anche altre attività, come la riforestazione e la restaurazione (per migliaia di ettari) di territori danneggiati; abbiamo aiutato le NGO alla realizzazione dei loro obiettivi, e realizzato altre attività nel campo dell’agricoltura agro-ecologica.
 
 
Domanda 6: Tra le attività della “Tompkins Conservation” (Creazione di parchi, restaurazione di territori, Agricoltura ecologica, Attivismo), qual è la più importante per la conservazione delle risorse della Terra?
 
Risposta:
Seguendo la linea di pensiero descritta sopra, la Tompkins Conservation si focalizza sulla tematica più rilevante per il nostro pianeta, ossia sulla “crisi di estinzione”; ci concentriamo, pertanto, nell’invertire tale crisi, proponendo un’economia che ricerca la salute di tutte le specie che compongono la “biodiversità” e dei processi e gli elementi necessari a che questo avvenga. Aria, acqua, clima, ecosistemi etc. dovrebbero essere salutari e funzionali alla conservazione dell’integrità ecologica per preservare la ricchezza (“numerosità”) e la diversità (“tutte”) delle specie con cui noi siamo obbligati a condividere il nostro pianeta. Se i nostri piani di sviluppo perseguissero questi obiettivi, allora saremmo a un buon punto nel processo d’inversione di quella che ho definito “la madre di tutte le crisi”, ossia la “crisi di estinzione”. Senza un approccio del genere, qualsiasi altra azione è irrilevante. C’è da aggiungere che ciò che la nostra società tecno-industriale e consumistica produce spesso non è desiderabile, ne tanto meno sostenibile da un punto di vista ecologico. Seguendo questa traiettoria, non stiamo facendo altro che diventare il cassonetto dell’immondizia della storia geologica.
 
 
Domanda 7: Una delle vostre attività consiste nella promozione dell’Agricoltura agro-ecologica. Sembra che passare da un’agricoltura di tipo industriale, basata sull’ampio uso di combustibili fossili, a un’agricoltura maggiormente ecologica (Agricoltura agro-ecologica, Permacultura e così via) è la chiave per garantire la sostenibilità ambientale e per alimentare una crescente popolazione (si veda il Report delle Nazioni Unite, Trade and Environment Review 2013). Qual è la sua opinione su quest’argomento? E quali sono i progetti principali che la “Tompkins Conservation” ha portato avanti nell’ambito dell’Agricoltura agro-ecologica?
 
Risposta:
Io non ho mai pensato che l’umanità abbia l’obiettivo di “alimentare una popolazione in FORTE CRECITA”.  Questo è il mantra della lobby agro-industriale nel tentativo di vendere sostanze chimiche, schemi di bioingegneria agricola, fertilizzanti artificiali, nozioni di agricoltura su larga scala e meccanizzazione. “Tutto quello che io potrei aggiungere non sono altro che dei chiodi per chiudere la tomba di Madre Natura”. La degradazione del suolo, il cambiamento climatico, il sovra utilizzo e la contaminazione dell’acqua, il cibo poco salutare, l’eccessivo uso di energia per produrre e distribuire il cibo sono alcuni dei principali problemi che questo sistema comporta.  E’ evidente che occorre un nuovo modello agricolo, richiesto e appoggiato dai governi; tale modello dovrebbe basarsi su un sistema integrato di agricoltura che rispetta e rigenera il suolo, riduce lo spreco di energia nella fase di produzione e distribuzione dei cibi e che produce cibi salutari. Secondo la nostra opinione, a meno che noi non riusciamo a cambiare l’attuale - ecologicamente distruttivo - modello agricolo, non ci sarà modo per invertire il cambiamento climatico globale e quindi, evitare  l’ESTINZIONE.
 
 
Domanda 8: La “Tompkins Conservation” ha implementato la maggior parte dei propri progetti in Sudamerica. Qui, una delle principali problematiche riguarda “come preservare la foresta amazzonica”. Può spiegare qual è l’attuale stato di conservazione di tale foresta? Quali sono le principali minacce che incombono su di essa e quali, invece, le migliori iniziative a suo supporto? In particolare, ci sono iniziative che la “Tompkins Conservation” sta portando Avanti per la conservazione di questo patrimonio naturale dell’umanità?
 
Risposta:
Noi non siamo impegnati direttamente nella conservazione della foresta amazzonica, quindi non sono la persona più adatta da consultare su questa tematica. Tuttavia, quello che posso dire è che la perdita della copertura forestale nello spartiacque delle amazzoni ha messo in grave crisi una grande porzione dell’area.
 
 
Domanda 9: Oltre al Sudamerica, ci sono altre parti del mondo in cui la “Tompkins Conservation” sta provando a diffondere il proprio approccio al fine di preservare le risorse della Terra?  
 
Risposta:
Noi ci siamo concentrate principalmente sul Cile e sull’Argentina e, dato il tempo e le risorse che abbiamo a disposizione, stiamo facendo più di quello che possiamo fare. Anzi, in realtà, spesso oensiamo che ciò che sriamo facendo è MOLTO PIU’ di quanto possiamo fare!!!
 
 
Domanda 10: Infine, molti scienziati affermano che, entro la fine di questo secolo, se lo stile di vita dell’uomo non cambia, le condizioni di vita sulla Terra cambieranno drasticamente. Qual è la sua opinione su quest’argomento? Quali sono le principali azioni da portare avanti al fine di evitare un ulteriore deterioramento del nostro pianeta?
 
Risposta:
Ci sono movimenti in atto che parlano di NTE (Near Term Extinction) e molti altri (spesso fortemente denigrati) che parlano di giudizio universale (“doomsdayers”); la diffusione di tali movimenti è cresciuta alla luce delle nuove proiezioni e implicazioni del cambiamento climatico globale, più severe rispetto al passato. Sicuramente, c’è molta speculazione e diffidenza sul fenomeno e una persona ordinaria non ha le basi scientifiche sufficienti per farsi un giudizio adeguato sull’argomento, specie alla luce della miriade di Report e di opinioni che vengono proposti e in mezzo a cui risulta molto difficile districarsi. Tuttavia, ciò di cui siamo certi è che sarebbe intelligente, saggio, prudente, cauto, logico e ragionevole fare il possibile al fine di invertire il cambiamento climatico ed evitare che le catastrofi previste possano effettivamente realizzarsi. Cosa accadrebbe se in realtà le proiezioni e le previsioni sul cambiamento climatico dovessero dimostrarsi sbagliate? Non perderemmo niente! Dall’altro lato, invece, il processo suggerito comporterebbe molte altre cose positive che porrebbero rimedio ad altri problemi che affliggono il pianeta. In conclusione, le opzioni di inazione non vanno prese assolutamente in considerazione. 
 
 
 
LINK
Foundation for Deep Ecology  - http://www.deepecology.org/index.htm