Danny Dorling (A Better Politics)

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INTERVISTA CON Danny Dorling (A Better Politics)
(Professore di Geograpia all'Università di Oxford; autore di autore di ‘A Better Politics’  - http://www.dannydorling.org/)

Premise

Oggi siamo nuovamente con Danny Dorling. Autore di numerosi libri e articoli su tematiche sociali, Danny ha recentemente pubblicato due libri molto interessanti che indagano in profondità sulla tematica della 'diseguaglianza' (Injustice: Why Social Inequality Still Persists) e sugli effetti della Politica sulla felicità persone (A Better Politics: How Government Can Make Us Happier). Secondo Danny, la disuguaglianza, la felicità, la politica e l'economia sostenibile sono quattro tematiche fortemente correlate. Vediamo perché...

Danny Dorling: Danny è Professore di Geografia alla School of Geography and the Environment of the University of Oxford. Egli è uno dei più importanti autori e pensatori, a livello internazionale, con riferimento a tutti quegli aspetti che influenzano la tenuta del tessuto sociale nei singoli Paesi. Insieme ad alcuni colleghi, Danny ha pubblicato almeno una dozzina di libri sugli effetti della disuguaglianza economica e sociale in Gran Bretagna e nel Mondo. I suoi lavori riguardano principalmente i seguenti temi: abitazioni, salute, occupazione, istruzione e povertà. Tra i suoi libri più importanti si segnalano:

  • Injustice: Why Social Inequality Still Persists
  • A Better Politics: How Government Can Make Us Happier
  • Inequality and the 1%;
  • All That is Solid: The Great Housing Disaster;
  • Population 10 Billion;
  • Unequal Health: The scandal of our times. 
 
 
INTERVISTA - (Marzo 2016)
Intervista realizzata nel mese di Marzo 2016 
Subject
: disuguaglianza, felicità, politica ed economia sostenibile


 
 

Highlights 

  • I ‘cinque mali/convinzioni’ (che alimentano la disuguaglianza) sono 1) l’elitarismo educativo è efficiente, 2) l'esclusione sociale dei poveri (e dei ricchi) è necessaria, 3) i pregiudizi contro gli immigrati e gli altri sono naturali, 4) l'avidità è un bene per l'economia, e 5) occorre tollerare la presenza di cattive condizioni di salute, specie tra le persone meno abbienti.
  • grossa parte delle emissioni di anidride carbonica è da attribuire al comportamento errato delle persone più ricche nei Paesi più diseguali…
  • L’infelicità estrema (nella forma di ansia e depressione) è più comune nei Paesi avanzati più disuguali…
  • Cambiamenti positivi di stato generano felicità. Iniziare una nuova relazione, avere un bambino, comprare una casa, imparare qualcosa di nuovo, cambiare il lavoro. Sono tutti fattori che generano felicità…
  • Ci sono diverse tipologie di crescita. C’è la crescita economica ‘positiva’ e quella ‘dannosa.’ Aumentare la produzione di beni/servizi che ci rendono più felici e/o riducono l’inquinamento rappresenta senz’altro un incremento ‘utile/positivo’ del PIL…

  • In tutto il mondo è possibile trovare esempi di una migliore politica su ‘aspetti specifici della società.’ Per quanto riguarda le politiche a sostegno della ‘scuola’ la Finlandia è il Paese meglio organizzato; per quel che concerne l’occupazione, la ‘Better Politics’ la troviamo in Svezia; i Paesi Bassi sono un esempio di welfare molto efficiente; in Germania le politiche per l’housing sono all’avanguardia…

 
 
Domanda 1: Benvenuto Danny. Nel corso della sua carriera ha indagando a fondo sul tema della ‘diseguaglianza.’ Essa è oggi considerata una delle più importanti questioni globali (fonte: World Economic Forum). Perché la disuguaglianza è tanto pericolosa per il nostro futuro?
 
Risposta
Grazie per questa nuova intervista Dario! Bene, perché la disuguaglianza è pericolosa… Lo è perché se osserviamo il passato, è stato proprio nei momenti di maggiore disuguaglianza che i più atroci crimini umanitari sono stati commessi. Un esempio è la Germania degli anni’30. Qui di seguito riporto un grafico della quota di reddito nazionale detenuta dall’1% più ricco della popolazione in Giappone e in Germania tra il 1920 e il 2010. In Germania, la disuguaglianza è aumentata bruscamente nel 1930: i poveri si sono impoveriti ulteriormente mentre i ricchi hanno conservato i loro elevati redditi. E’ stato un periodo in cui sono stati compiuti molti crimini atroci. Ma anziché dare la colpa agli eccessivi livelli di disuguaglianza, altri fattori venivano chiamati in causai. Tuttavia, non è un caso che ogni volta che la disuguaglianza aumenta, la vita diventa più difficile per le persone povere, mentre le persone ricche, grazie alle loro rendite di posizione, riescono ad acquisire sempre maggiori ricchezze e a vivere meglio.  La Germania del 1930 è solo uno dei molti esempi storici che spiega perché eccessivi livelli di disuguaglianza sono estremamente pericolosi.
 
 
Nota: In Giappone le stime escludono i redditi da capital gain.
In Germania le stime escludono i redditi da capital gain nel periodo 1925-1938
e fanno riferimento alla sola Repubblica Federale tra il 1960 e il 1991.

Fonte: The World Top Incomes Database

 
Domanda 2: Nel suo libro ‘Injustice: Why Social Inequality Still Persists’ lei afferma: 'nei Paesi più ricchi del mondo, la disuguaglianza sociale non è causata da mancanza di risorse; essa è dovuta a convinzioni che la perpetuano nel tempo.' In particolare, lei parla di '5 mali.' Potrebbe descriverli brevemente? Quali di essi è il più pericoloso?
 
Risposta
I ‘cinque mali (convinzioni)’ sono 1) l’elitarismo educativo è efficiente, 2) l'esclusione sociale dei poveri (e dei ricchi) è necessaria, 3) i pregiudizi contro gli immigrati e gli altri sono naturali, 4) l'avidità è un bene per l'economia, e 5) occorre tollerare la presenza di cattive condizioni di salute, specie tra le persone meno abbienti che vanno addirittura incolpati perché causate dal loro comportamento. Tra queste convinzioni la più pericolosa è a mio avviso quella in base a cui dare una educazione elitaria ai propri bambini sia efficace. Questo porta a impiegare una grande quantità di denaro (e di altre risorse) per fornire una formazione migliore ad un numero limitato di bambini, pensando che siano destinati a fare grandi cose. Credete in questo e potrete credere in tante altre ingiustificate convinzioni.
 
 
Domanda 3: Perché la disuguaglianza è correlata al cambiamento climatico e alla infelicità?
 
Risposta
Il primo aspetto (legame tra disuguaglianza e cambiamento climatico) è stato brillantemente dimostrato da Thomas Piketty e dal suo collega Lucas Chancel nel mese di novembre 2015. Essi dicono che nei Paesi in cui la disuguaglianza è più alta, l’1%più ricco della popolazione inquina molto di più (ed emette molta più anidride carbonica) rispetto all’ 1% più ricco che vive nei Paesi con livelli inferiori di disuguaglianza; e lo fa in modo tale da innalzare il livello di emissione dei propri Paesi. Vede, se oggi tutte le popolazioni del mondo si comportassero come la popolazione degli Stati Uniti, avremmo bisogno di un pianeta quattro volte più grande della Terra. Se si comportassero come i giapponesi, avremmo bisogno di un pianeta con una dimensione pari a due volte la Terra (si veda: http://piketty.pse.ens.fr/files/ChancelPiketty2015.pdf). In conclusione, lo studio ci dimostra che grossa parte delle emissioni di anidride carbonica è da attribuire al comportamento errato delle persone più ricche nei Paesi più diseguali.
 
Per quanto riguarda l’altro aspetto (il legame tra disuguaglianza e infelicità) ci sono altrettanti studi molto recenti sviluppati da accademici e da istituti di statistica nazionali. Ho riportato molti di questi risultati nel secondo libro da lei menzionato (‘A Better Politics’).
 
 
Domanda 4: Passiamo quindi al suo ultimo libro: ‘A Better Politics: How Government Can Make Us Happier.’ Lei pensa che la maggior parte delle persone siano infelici oggi?
 
Risposta
Lei può scaricare gratis e senza alcuna registrazione la versione digitale del libro al seguente link: http://www.dannydorling.org/books/betterpolitics/. La rende felice questo? Cosa ci rende veramente felici? L’essere umano è una ‘specie ottimista,’ e tende a sopravvalutare la falicità indotta da certe cose (come ad esempio dalla ricchezza). In realtà uno studio pubblicato dall'Ufficio di statistica nazionale nel Regno Unito nel mese di settembre 2015 dimostra che non è l’eccesso di ricchezza che ci rende più felici. Dall’indagine risulta che per i proprietari (siano essi a titolo definitivo o con un mutuo ancora da estinguere), piccole quantità di risparmio li rendono felici, mentre elevati livelli di proprietà e di ricchezza pensionistica non ne aumentano la felicità. A conferma di questo si osserva che l’infelicità estrema (nella forma di ansia e depressione) è più comune nei Paesi avanzati più disuguali, dove risulta anche più difficile avere piccoli risparmi per le persone a basso reddito.
 
 
Domanda 5: Nel suo libro lei presenta i risultati di un’indagine condotta insieme al suo collega Dimitris Ballas sul ‘segreto della felicità:’ cosa ci rende più felici. Che cosa è emerso da questo studio?
 
Risposta
Risulta chiaro dai risultati che cambiamenti positivi di stato generano felicità. Iniziare una nuova relazione, avere un bambino, comprare una casa, imparare qualcosa di nuovo, cambiare il lavoro. Sono tutti questi fattori che generano felicità. E la felicità aumenta altresì quando si assiste a simili cambiamenti nella vita delle persone a noi più vicine (in particolare figli o nipoti)…
 
 
Domanda 6: Lei sostiene che ‘vivere in Paesi meglio organizzati ci rende più felici.’ Perché? Può darci qualche esempio?
 
Risposta
Molti pensano che le vittorie individuali in un sistema estremamente competitivo ci rendano più felici. In realtà non è così: la felicità è condizionata fortemente dall’ambiente che ci circonda e dagli avvenimenti che accompagnano la nostra vita, e questo è ampiamente dimostrato da un’ondata di nuove statistiche nazionali. Colgo l’opportunità per citare alcuni versi presi da un libro di M. Hiltzik:
 
'Il fatto di vivere in un Paese scandinavo (dove si da ampio spazio ai programmi di assistenza sociale) piuttosto che negli Stati Uniti sta assumendo un’importanza sempre maggiore (rispetto ai fattori individuali) nel determinare la percezione di benessere da parte delle persone.  Il contesto politico e ambientale sovrasta tutti i singoli sforzi che si fanno per essere più felici: avere relazioni interpersonali appaganti, avere un lavoro, possedere un reddito maggiore. Ne consegue che i Paesi in cui una maggiore porzione del Prodotto Interno Lordo è spesa dal governo presentano livelli di soddisfazione personale più elevati '. M. Hiltzik (quoting Radcliff). 2013. ‘How much are we willing to pay for the pursuit of happiness’, Los Angeles Times, 3 November (http:// lat.ms/1Klm2aQ).
 
 
Domanda 7: Lei sostiene che il modello economico classico basato sulla crescita del PIL non è più in grado di sostenere aumenti della felicità. Tuttavia, alcuni Paesi ricchi, come l’Italia, hanno bisogno di crescere al fine di mantenere le finanze pubbliche in equilibrio (a causa dell’elevato livello di debito pubblico). Come possono questi Paesi affrontare contemporaneamente il problema della felicità  e quello della crescita?  
 
Risposta
Ci sono diverse tipologie di crescita. C’è la crescita economica ‘positiva’ e quella ‘dannosa.’ Aumentare la produzione di beni/servizi che ci rendono più felici e/o riducono l’inquinamento rappresenta senz’altro un incremento ‘utile/positivo’ del PIL. I brani musicali trasmessi in digitale rappresentano un ottimo esempio di quanto sto dicendo… Al contrario, ci sono beni e servizi che, pur dando dei benefici alle casse dello Stato, risultano in realtà dannosi per il nostro benessere. Un esempio? La produzione di droni senza pilota venduti in Medio Oriente (o in qualsiasi altro posto) ed utilizzati per terrorizzare i civili in uno Stato vicino, o per implementare politiche di oppressione interna.
 
Per quanto riguarda il debito, se un debito non può essere ripagato senza ricorrere a una crescita economica dannosa, allora tale debito non dovrebbe essere rimborsato! La cosa migliore da fare sarebbe quella di spiegare ai creditori che non si è in grado di ripagare l’ammontare di denaro che si aspettano. E qualcuno prima o poi lo farà...C’è un circolo che andrebbe fermato: maggiore è il rischio di un Paese, maggiore è l’interesse richiesto sul debito…Interessi maggiori alimentano il debito…Più cresce il debito più aumenta la ricchezza posseduta dai ricchi.
 
 
Domanda 8: Molti Paesi avanzati sono alle prese con il problema della disoccupazione. Questi Paesi portano avanti una politica che promuove la produttività del lavoro. E’ una strategia efficace? In che modo i Paesi ricchi possono meglio affrontare i problemi dell’occupazione, del welfare e, più in generale, di una maggiore uguaglianza?
 
Risposta
Le politiche basate sulla produttività del lavoro in molti Paesi si stanno dimostrando efficaci. Nel 2015 il tasso di disoccupazione più basso nel mondo dei Paesi ricchi è stato registrato in Norvegia (3,5%), seguita dal Giappone (4,0%) e dalla Svizzera (4,2%); mentre il dato ufficiale per il Regno Unito è stato del 7,2% (anche se il valore vero potrebbe essere più alto), e per l'Italia è ancora maggiore, due Paesi con livelli di produttività del lavoro più bassi.
 
Occorre inoltre osservare che i tre Paesi citati (Norvegia, Giappone e Svizzera) generano anche una crescita ‘più positiva’ rispetto al Regno Unito che ha un’industria delle armi e un settore finanziario molto potenti, che creano non pochi danni al resto del mondo.
 
 
Domanda 9: In passato, un aumento generale della ricchezza ci rendeva più felici. Adesso sembra che gli uomini siano alla ricerca di bisogni di tipo immateriale. Non pensa che le politiche per la felicità dovrebbero adattarsi nel tempo?
 
Risposta
Sì, in effetti i nostri bisogni e i nostri desideri stanno cambiando rapidamente. Ormai la maggior parte dei bisogni materiali di base vengono soddisfatti e, con l’evolversi delle società, anche i nostri desideri cambiano e continueranno a cambiare… La politica deve adattarsi a questi cambiamenti.
 
 
Domanda 10: Infine, in quali Paesi è oggi possibile trovare una ‘Better Politics?’
 
Risposta
In tutto il mondo è possibile trovare esempi di una migliore politica su ‘aspetti specifici della società.’ Per quanto riguarda le politiche a sostegno della ‘scuola’ la Finlandia è il Paese meglio organizzato; per quel che concerne l’occupazione, la ‘Better Politics’ la troviamo in Svezia; i Paesi Bassi sono un esempio di welfare molto efficiente; in Germania le politiche per l’housing sono all’avanguardia; in Giappone, infine, ci sono ottimi servizi per gli anziani. E’ quindi possibile trovare le migliori politiche su aspetti specifici della vita in quasi tutti i Paesi avanzati; non è invece possibile trovare (e mai lo sarà) alcun Paese che abbia politiche adatte a soddisfare tutti gli aspetti. Come Oscar Wilde diceva tempo fa:
 
‘Una mappa del mondo che non include Utopia non merita nemmeno un’occhiata, perché lascia fuori l'unico Paese in cui l'umanità approda veramente. E quando l’ Umanità si stabilisce in questo Paese, nel momento in cui si affaccia e scorge un Paese migliore, salpa di nuovo. Il progresso altro non è che la realizzazione di utopie.’
 
Sarà sempre possibile avere politiche migliori rispetto a quelle che abbiamo adesso. E non vi è alcuna ragione per cui non dovremmo ‘salpare’ oggi! 

 

 

 
 

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