Danny Dorling

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INTERVISTA CON Danny Dorling
(Professore di Geografia alla Università di Oxford; autore del libro Inequality and the 1% e di diversi altri libri sul tema della disuguaglianza sociale - http://www.dannydorling.org/)

Premessa

In base ai risultati di molti studi (Banca Centrale Europea, Credit Suiss, The World Top Income Database, Oxfam International), la distribuzione della ricchezza e dei redditi nel mondo e nei singoli Paesi sta diventando sempre più ‘iniqua.’ Secondo il Global Wealth Report 2013 di Credit Suiss è stato stimato che ‘appena l’1% della popolazione globale detiene il 41% della ricchezza globale.’ E la stima è stata recentemente aggiustata al rialzo. Un’eccessiva disuguaglianza economica può compromettere seriamente la tenuta del tessuto sociale a livello locale e globale, con conseguenze che possono rivelarsi anche drammatiche. Perché la disuguaglianza economica deve essere considerata una questione di primaria importanza per l’agenda politica globale?  Quali sono le cause e le conseguenze dell’attuale trend al rialzo della disuguaglianza economica? Quali sono i Paesi più colpiti? E’ possibile frenare questa tendenza? Come?  Danny Dorling, autore del libro Inequality and the 1%, e di molti altri libri sul tema della disuguaglianza e dei suoi effetti sulla stabilità sociale, ha risposto a queste e ad altre domande.   

Danny Dorling: Danny è Professore di Geografia alla School of Geography and the Environment of the University of Oxford. Egli è uno dei più importanti autori e pensatori, a livello internazionale, con riferimento a tutti quegli aspetti che influenzano la tenuta del tessuto sociale nei singoli Paesi. Insieme ad alcuni colleghi, Danny ha pubblicato almeno una dozzina di libri sugli effetti della disuguaglianza economica e sociale in Gran Bretagna e nel Mondo. I suoi lavori riguardano principalmente i seguenti temi: abitazioni, salute, occupazione, istruzione e povertà. Tra i suoi libri più importanti si segnalano:

  • Inequality and the 1%;
  • All That is Solid: The Great Housing Disaster;
  • Population 10 Billion;
  • Unequal Health: The scandal of our times.
 

INTERVISTA - (Novembre 2014)
L'intervista è stata realizzata nel mese di Novembre 2014 e pubblicata nel mese di Gennaio 2015 - (Nostra traduzione su intervista originale in inglese)
Oggetto: Disuguaglianza economica e sociale: cause e conseguenze


 
 

Highlight 

  • Negli Stati Uniti ogni anno l’1% della popolazione riceve il 20% del reddito nazionale… In Olanda l’1% della popolazione con i redditi più alti ottiene meno del 7% del reddito nazionale annuo.

  • I Paesi potrebbero fare sicuramente qualcosa di più per aumentare il benessere, piuttosto che massimizzare semplicemente il Prodotto Interno Lordo.

  • La disuguaglianza  va oltre l’aspetto puramente economico. Essa è ‘la cultura che divide e che rende la mobilità sociale impossibile.

  • Quando la disuguaglianza raggiunse il suo picco massimo nel 1913 (con livelli più elevati di quelli attuali), gli anni che seguirono furono caratterizzati da guerre e rivoluzioni.

 
 
 
Domanda 1: Buongiorno Professor Dorling. Lei ha pubblicato diversi libri sulle seguenti tematiche: disuguaglianza economica, housing, salute, occupazione, istruzione, povertà. In una prospettiva globale, qual è la sfida più importante da dover affrontare per evitare che si verifichi una grave crisi sociale nel prossimo futuro?
 
Risposta
 
Per quanto riguarda le tematiche sociali, la sfida più importante oggi è ‘ridurre la disuguaglianza;’ essa sta crescendo troppo rapidamente e sta raggiungendo livelli ormai insostenibili per la tenuta degli equilibri economici e sociali. Nell’introduzione alla presente intervista lei ha citato lo studio di Credit Suiss del 2013, secondo cui l’1% della popolazione più ricca detiene il 41% della ricchezza globale; tale dato è stato recentemente aggiornato (fine 2014) e, appena un anno dopo, si è portato al 48%. Se questo trend dovesse continuare, basterebbero solo 7 anni a che l’1% della popolazione arrivi a detenere l’intera ricchezza globale! Ovviamente questo è impossibile. Quindi stiamo vivendo in un periodo difficile, anormale e precario, un periodo che non può durare a lungo.
 
 
Domanda 2: Focalizziamoci quindi sul tema della ‘disuguaglianza.’ E’ possibile distinguere due tipi di disuguaglianza economica: a) disuguaglianza patrimoniale (o nella ricchezza); b) disuguaglianza reddituale. Quale delle due secondo lei è più pericolosa? Potrebbe fornirci una breve fotografia del fenomeno?  
 
Risposta
 
I due tipi di disuguaglianza sono ‘fenomeni correlati:’ quando la disuguaglianza reddituale cresce, anche quella patrimoniale è destinata a crescere. Consideriamo ad esempio gli Stati Uniti. In questo Paese, ogni anno l’1% della popolazione riceve il 20% del reddito nazionale. Il reddito di queste persone è talmente alto che non riescono a spenderlo totalmente; il risparmio si accumula in nuova ricchezza che viene re-investita e genera  entrate reddituali maggiori di quelle prodotte dalla nuova ricchezza accumulata dalle persone più povere: il gap si amplia sia nei redditi che nel patrimonio. Ma non c’è solo questo! Molte persone negli Stati Uniti sono costrette ad indebitarsi (accumulano così ricchezza negativa) per vivere, perché le loro entrate reddituali sono troppo basse. Consideriamo adesso l’Olanda: l’1% della popolazione con i redditi più alti ottiene meno del 7% del reddito nazionale annuo; la restante parte della popolazione, quindi, ha a disposizione una porzione maggiore del reddito totale. In questo Paese la possibilità che la ricchezza si accumuli eccessivamente nelle mani di poche persone è nettamente inferiore.
 
 
Domanda 3: Diversi economisti sostengono che la disuguaglianza economica è essenziale per sostenere la crescita economica e che la crescita economica è necessaria al fine di ridurre la povertà nel mondo. Che cosa ne pensa a riguardo?
 
Risposta
 
Non pochi economisti nel mondo hanno una visione sbagliata del sistema economico; ma la colpa non è loro: nel loro percorso formativo  sono stati portati a credere a vecchi concetti che ormai sono stati dimostrati essere errati. Si tratta di economisti che hanno seguito il proprio percorso di studi in Paesi caratterizzati dai più elevati livelli di diseguaglianza nel mondo, spesso Paesi che non hanno registrato particolari livelli di crescita negli ultimi decenni. Essi pensano che la massimizzazione della disuguaglianza economica comporti la massimizzazione della crescita; il che non è vero! In realtà, i Paesi potrebbero fare sicuramente qualcosa di più per aumentare il benessere, piuttosto che massimizzare semplicemente il Prodotto Interno Lordo; tuttavia, questa considerazione difficilmente può essere compresa da chi pensa che la disuguaglianza sia qualcosa di buono per la società.
 
 
Domanda 4: Nel suo ultimo libro, Inequality and the 1%, lei dice: ‘l’ineguaglianza è qualcosa che va oltre l’aspetto puramente economico. Essa è ‘la cultura che divide e che rende la mobilità sociale impossibile.’ Quali sono i link tra la disuguaglianza economica e quella sociale?
 
Risposta
 
La disuguaglianza reddituale e quella patrimoniale non si fermano alla sfera economica; esse vanno oltre e alimentano la distinzione tra le classi sociali; questo perché: 1) cresce il gap economico tra diversi gruppi etnici; 2) si innalza, altresì, il gap reddituale tra uomini e donne (alle quali si attribuisce meno valore in contesti maggiormente iniqui). Inoltre, c’è anche evidenza che nei Paesi che si caratterizzano per elevati squilibri nella distribuzione della ricchezza, gli economisti hanno maggiori difficoltà nel comprendere gli aspetti basilari della società.
 
 
Domanda 5: Cosa è più preoccupante? La disuguaglianza tra i Paesi o la disuguaglianza all’interno dei Paesi? Quali sono i Paesi che stanno registrando una crescita maggiore nei livelli di ineguaglianza?
 
Risposta
 
Entrambi i tipi di disuguaglianza sono preoccupanti. La disuguaglianza tra i Paesi è al momento un fenomeno di portata maggiore e, pertanto, desta maggiori preoccupazioni: i miliardi di persone più povere che si concentrano in pochi Paesi stanno osservando un ulteriore rapida riduzione nelle proprie capacità reddituali. Per quanto riguarda la disuguaglianza interna, negli ultimi decenni essa è cresciuta molto negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Brasile, in Sud Africa, in Russia, in India, e, in misura minore, in Cina. E’ possibile adesso che i livelli di diseguaglianza si stiano riducendo in Brasile e negli altri Paesi dove essi non hanno raggiunto livelli eccessivamente alti.
 
 
Domanda 6: Quali sono le cause e le conseguenze finali dei crescenti livelli di ineguaglianza nel mondo?
 
Risposta
 
Non essere riusciti a controllare l’avidità degli ‘avidissimi’ 1% della popolazione: questa è stata la causa principale degli attuali livelli di diseguaglianza! Quanto alle conseguenze, le società inique diventano sempre meno funzionali e possono essere colpite da turbolenze sociali: quando l’iniquità raggiunse il suo picco massimo nel 1913 (con livelli più elevati di quelli attuali), gli anni che seguirono furono caratterizzati da guerre e rivoluzioni. Attualmente siamo ancora lontani dai picchi registrati nel 1913, ma una crescente disuguaglianza non ha mai portato a felici conseguenze se lasciata crescere eccessivamente.
 
 
Domanda 7: Studi recenti del Global Footprint Network dimostrano che l’umanità chiede livelli sempre più elevati di risorse per vivere. Può una maggiore uguaglianza economica e sociale portare ad una società ecologicamente più sostenibile o comporterebbe un ulteriore aumento dell’impronta ecologica globale?
 
Risposta
 
La rispondo con degli esempi concreti: tra i 25 Paesi più ricchi del mondo (che sono anche quelli con l’impronta ecologica più elevata), i Paesi più ‘equi’ (come il Giappone) presentano un’impronta ecologica inferiore, mentre quelli più ‘iniqui’ (Stati Uniti) hanno un’impronta ecologica maggiore. In quest’ultima categoria di Paesi, inoltre, anche le persone più povere hanno un’impronta ecologica elevata al fine di mantenere il passo con i livelli di consumo delle altre persone. Nei Paesi avanzati più equi, invece, tutte le persone tendono a consumare di meno: essi consumano meno beni, meno energia e inquinano di meno. In questi Paesi, considerando che le persone più ricche posseggono di meno, quelle che stanno giusto un gradino sotto di loro non hanno bisogno di consumare molto di più per raggiungere i loro livelli. 
 
 
Domanda 8: Nel suo libro, Unequal Health: The scandal of our times, lei dice: ‘sono diversi i fattori che hanno effetti avversi sulla salute, ma nei Paesi ricchi uno sembra avere maggiore importanza: la disuguaglianza reddituale.’ Perché?
 
Risposta
 
Innanzitutto, si osserva che, a parità di reddito pro-capite, i Paesi con livelli di ineguaglianza maggiore presentano tassi di mortalità infantile più elevati. Questo accade perché dove c’è una maggiore disuguaglianza nei redditi, c’è ovviamente un numero maggiore di persone povere, persone che hanno meno possibilità di curare e crescere i propri bambini in salute. Inoltre, la dove la diseguaglianza economica è più elevata, il tema di un equo accesso ai servizi sanitari assume meno rilevanza; in questi Paesi l’incapacità di accedere a un servizio adeguato viene considerato come il risultato di un fallimento individuale. Infine, risulta molto più difficile convincere gli operatori medici (che tendono ad essere ben pagati) a vivere e lavorare nelle aree più povere del Paese. Nei Paesi più equi, invece, questa forte distinzione di classe tende a scomparire e gli operatori medici si distribuiscono meglio nelle varie aree.
 
 
Domanda 9: Nel suo libro, All That is Solid: The Great Housing Disaster, lei enfatizza come stia diventando sempre più difficile per i giovani trovare una decente sistemazione abitativa e promuove alcune interessanti linee di policy per risolvere il problema (e che indirettamente potrebbero supportare la crescita economica). Lei dice: ‘Una tassa sul valore della terra è evoluzione, no rivoluzione.’ Può spiegarci cosa intende con questa affermazione e in cosa consistono le sue proposte in tema di ‘housing?’  
 
Risposta
 
Il libro da lei menzionato riguarda la situazione specifica del Regno Unito, dove è in corso una crisi nel sistema abitativo che sta per trasformarsi in un vero e proprio disastro. I prezzi delle abitazioni a Londra sono tra i più elevati nel mondo. Allo stesso tempo, sempre più case situate nel centro di Londra restano vuote, in quanto utilizzate come mezzo di investimento, con l’intento di essere rivendute ad un prezzo più elevato. Nella periferia di Londra ci sono, inoltre, decine di milioni di camere da letto che non vengono utilizzate perché le persone continuano a conservare case eccessivamente grandi con la speranza che possano accrescersi di valore e ricavare da esse il denaro necessario ad acquistare una casa ai propri figli in futuro. Ma in questo modo non fanno altro che contribuire alla carenza di alloggi. Se venisse introdotta un’imposta sul valore del terreno, come l’attuale imposta municipale, ma con livelli di tassazione più elevati, allora non risulterebbe più conveniente continuare a vivere in case troppo grandi o a detenere case vuote per semplici ragioni speculative; i prezzi delle case inizierebbero a calare, perché ci sarebbero più persone disposte a vendere; a quel punto l’imposta potrebbe essere posizionata a un livello tale da portare i costi abitativi nel Regno unito a livelli simili agli standard europei.
 
 
Domanda 10: Popolazione: in base alle stime delle Nazioni Unite, entro il 2100 la popolazione globale raggiungerà i 10 miliardi di abitanti.  Molti studiosi considerano questa tendenza come una grande minaccia alla sostenibilità ecologica e sociale. Nel suo libro  ‘Population 10 Billion,’ lei ha una visione più ottimistica. Può descriverci quali sono i punti chiavi del suo libro?
 
Risposta
 
Gran parte dell’aumento verso i 10 miliardi di persone è da imputare a un aumento della vita media delle persone e non ad un aumento delle nascite. I tassi di natalità si sono ridotti a partire dal 1968. Abbiamo avuto il maggior numero di bambini nel mondo nel 1990; entro il 2100 (probabilmente prima) il numero di persone nel mondo inizierà a ridursi per la prima volta dopo la ‘Morte Nera*’ e, questa volta, la riduzione non sarà causata dalla presenza di una pandemia, da una guerra, o da una carestia. Io sono ottimista perché il declino nel tasso di natalità non è il risultato di una strategia di policy, ma è il risultato di miliardi di decisioni individuali di mettere al mondo meno bambini.
* Peste nera (o Grande morte o Morte nera) è il termine con il quale ci si riferisce normalmente all'epidemia di peste che imperversò in tutta Europa tra il 1347 e il 1353 uccidendo almeno un terzo della popolazione del continente.
 
 
Domanda 11: Ritornando al suo libro più recente, Inequality and the 1%, lei ha introdotto il concetto di  ‘Slow Revolution,’ la rivoluzione lenta contro la concentrazione della ricchezza globale. Che cosa intende con questo concetto?
 
Risposta
 
Una lenta rivoluzione è qualcosa che accade quando tutto cambia, ma il cambiamento non avviene rapidamente. Rivoluzione significa ‘rotazione della ruota.’ Con riferimento alla disuguaglianza, molti dei Paesi più ricchi nel mondo sono ora tanto iniqui quanto lo erano nel 1913. Tuttavia, allora iniziò una lenta rivoluzione che entro gli anni sessanta portò molti Paesi a registrare i più elevati livelli di uguaglianza economica mai registrati prima. Cinquanta anni possono sembrare tanti; in realtà non lo sono se si considera il fatto che essi hanno rappresentato il passaggio tra due estremi, un passaggio determinato in parte da vere e proprie rivoluzioni (in Russia e in Irlanda). A partire dagli anni sessanta i vari Paesi hanno viaggiato in direzioni differenti. Alcuni sono riusciti a mantenere elevati livelli di equità come la Scandinavia, la Germania, il Giappone e la Korea. Altri hanno osservato una lenta rivoluzione verso livelli di disuguaglianza sempre più elevati; è il caso degli Stati Uniti, del Portogallo, del Regno Unito, del Canada, dell’Australia, di Israele, di Singapore e della Nuova Zelanda. Essi sono attualmente tra i Paesi ricchi più iniqui al mondo. E’ molto probabile, a mio avviso, che elevati livelli di disuguaglianza in questi Paesi non saranno più sostenibili nel giro di un’altra generazione.
 
 
 
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