Daniel Lapedus (Rethinking Economics Movement)

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INTERVISTA CON Daniel Lapedus 
(Responsabile Communications & Funding del Rethinking Economics Movement)      
 

“UN MOVIMENTO PER ‘RIPENSARE L’ECONOMIA…’ 

Premessa

Quanto l’economia insegnata nelle università si avvicina al mondo reale? Molti studenti e professori ormai mettono in dubbio I metodi con cui l’economia viene insegnata: li considerano chiusi, intransigenti e fallenti. Tutto è iniziato in Australia quattro decenni fa. Studenti e professori dell'Università di Sydney furono i primi a mettere in luce i limiti degli insegnamenti economici e riuscirono ad aprire un dipartimento di economia politica che tuttora esiste. Nel 1992 è stata pubblicata una lettera nel American Economic Review firmata da nove premi Nobel tra cui Paul Samuelson e Robert Solow che chiede un’educazione economica più aperta.  Poi è venuto il 2007/8 - una crisi finanziaria globale che ha scosso non solo l'economia globale, ma le fondamenta dell'economia stessa. Un corpo globale di studenti si è riunito a Tubingen, in Germania nel 2012 per condividere esperienze e discutere su come cambiare le cose. I gruppi hanno cominciato a crescere a Londra (LSE, UCL), Cambridge e Manchester. Il movimento Rethinking Economics è stato poi formalmente fondato da Yang Yuan nel 2013. Da allora, una rete globale di rethinker è cresciuta in tutto il mondo ed organizza costantemente  conferenze e eventi. Ma che cosa è esattamente il Rethinking Economics Movement? Come è possibile aderirvi? Quali sono i suoi principi? Che effetti può avere sulla società? Può aiutare a risolvere sfide impellenti come il Cambiamento Climatico? Daniel Lapedus, Responsabile Communications & Funding del Rethinking Economics (RE), ha risposto a queste e ad altre domande.

Daniel Lapedus: Recentemente laureato in MA Global Development & International Political Economy, ora lavora per Rethinking Economics (RE) e il suo sister group Economy (ecnmy.org), il cui obiettivo principale è quello di democratizzare l'economia. Ha iniziato a collaborare con il RE attraverso la fondazione della OPEN Economics Leeds society, un gruppo-membro del RE, mentre studiava Economia e Filosofia all'Università di Leeds.

 

 
https://www.rethinkeconomics.org
  
 

L’intervista è stata realizzata nel mese di luglio 2017 e pubblicata nel mese di settembre  2017 sul sito www.lteconomy.it

Oggetto: Impronta Ecologica e Overshoot Day

L’intervista è stata realizzata dall’intero ‘core-team” della Long Term Economy, che include:

Dario Ruggiero (fondatore), Grazia Giordano (scrittrice/ricercatrice), Sofia Tramontano (scrittrice/ricercatrice) e Rosario Borrelli (scrittore e Media Relations) 
 
 

Highlight 

  • L'economia deve essere ripensata perché oggi il suo insegnamento nelle università è limitativo, acritico e distaccato dal mondo reale… Le prospettive alternative di guardare all’economia, ne cito alcune, quella della complessità, la femminista, quella austriaca, l’economia istituzionale, la marxista, la post-keynesiana e quella ecologica, sono quasi assolutamente assenti dalla maggior parte dei corsi.
  • Il principio di 'apertura' si riferisce a diversi valori. Innanzitutto, siamo aperti a tutti (non occorre che tu sia un accademico per partecipare) e la partecipazione è gratuita. Tutto questo si lega fortemente ad un altro nostro importante principio, quello della ‘organizzazione orizzontale.’
  • Oggi stiamo lavorando per definire una graduatoria delle università all'interno del Regno Unito… Tra le università che meglio si conformano ai nostri principi troviamo l'Università di Leeds, Greenwich, Goldsmiths, Kingston e le università di Manchester e di Cambridge…
  • Abbiamo 53 gruppi in 22 Paesi distribuiti in tutto il mondo, con centinaia di organizzatori. Di questi, 11 gruppi sono localizzati in Italia.
  • Abbiamo una forte presenza in Italia e vi siamo stati il mese scorso per prendere parte al Critical Economics Summit di Bologna! Gli interessati al Movimento, possono trovare il gruppo locale RE più vicino nella mappa interattiva.
  • Il modo migliore in cui l'economia può contribuire ad affrontare il Cambiamento Climatico consiste nell’integrare l’economia nell'ambiente anziché separarla. Alcuni di voi avranno capito che mi riferisco al dibattito tra economia ecologica e ambientale (neoclassica)… per l'economia ecologica l'economia è un sottosistema dell'ecosistema (e del sistema sociale).

 

 
Domanda 1: Benvenuto Daniel Lapedus e grazie per essere qui con noi. Lei è il Responsabile dell’ufficio Communications & Funding del Rethinking Economics Movement. Che cosa è il “Rethinking Economics Movement” e quando è stato fondato? Perché l’economia dovrebbe essere ‘ripensata?’
 
Rethinking Economics è una rete internazionale di studenti, accademici, professionisti e cittadini che intendono costruire una modello di economia migliore e questo lo fanno nelle classi e nella società reale, attraverso una mix di campagne, eventi e progetti inclusivi, che mettono in contatto le persone di tutto il mondo.
 
Ma vediamo bene come è nato. La Post-Crash Economics Society (PCES) dell'Università di Manchester è stata fondata nel 2012, ed è diventata una charity poco dopo. Nato dalla frustrazione sui programmi di economia e sulla mancanza di impegno sulle questioni reali (come la crisi finanziaria 2008), il PCES si è poi fuso nel 2014 con il Rethinking Economics - gruppo ideologicamente analogo con base a Cambridge (Londra). Dalla fusione è nata la charity che noi oggi conosciamo con il nome di Rethinking Economics.
 
Perché l'economia dovrebbe essere ripensata?
 
L'economia deve essere ripensata perché oggi il suo insegnamento nelle università è limitativo, acritico e distaccato dal mondo reale. È dogmaticamente insegnata da un’unica prospettiva (quella neoclassica), pensata come l’unica legittima per studiare l'economia. Le prospettive alternative di guardare all’economia, ne cito alcune, quella della complessità, la femminista, quella austriaca, l’economia istituzionale, la marxista, la post-keynesiana e quella ecologica, sono quasi assolutamente assenti dalla maggior parte dei corsi.[1] Non si dà adito alla discussione critica e al dibattito, indispensabili per allenare lo studente a confrontarsi con i problemi economici del mondo reale. Su 172 corsi analizzati nel Regno Unito, solo il 22% degli esami ha richiesto agli studenti di illustrare un pensiero critico o indipendente.[2] I seminari sono focalizzati sul memorizzare e rigurgitare la teoria accademica, mentre gli esami testano come gli studenti possano risolvere equazioni astratte.
 
 
Domanda 2: Supponiamo che io non sia un’economista né un accademico, ma che condivido fortemente la vostra visione. Che cosa posso fare per aiutare il Movimento? A chi è indirizzato il Movimento? Infine, come può un accademico portare il dibattito nella sua università?
 
E’ possibile unirsi al nostro Movimento (in modo gratuito) compilando un semplice format online. Ti metteremo poi in contatto con il tuo gruppo locale, e nel caso un gruppo non esista, ti aiuteremo ad avviarlo.  Il principale destinatario del nostro Movimento sono gli studenti di economia, ma dal lancio del concetto di Econocracy, abbiamo notato come la maggioranza dei nostri membri provengano dal pubblico generale.
Come può un accademico portare il dibattito nella sua università?
 
Un accademico può portare il dibattito nella sua un'università attuando due tipi di ‘pluralismo:’ Teorico/metodologico, e interdisciplinarietà nei moduli di insegnamento. Agli studenti occorre dare una gamma di prospettive e ad essi va richiesto di osservare con pensiero critico ogni prospettiva e sviluppare le proprie teorie. Dovrebbero aiutare gli studenti a sviluppare una vasta gamma di strumenti per affrontare le questioni economiche. E dovrebbero aiutarli a sviluppare diverse abilità comunicative. Pensiero analitico, problem solving, applicazione pratica delle competenze acquisite sono altri elementi essenziali del rethinking economics. Infine, essenziale risulta essere l’interdisciplinarità. Gli studenti devono poter confrontarsi con le altre scienze sociali e umanistiche, poiché l'economia rimossa dal contesto sociologico, politico, storico, etico e psicologico, non può essere completamente compresa e discussa. Collaborate con gli altri dipartimenti, in modo da poter costruire programmi interdisciplinari!
 
 
Domanda 3: Sembra chiaro che la vostra non sia una visione semplicemente accademica e teorica. Il vostro è un network/Movimento pragmatico che organizza campagne, progetti ed eventi. Può fornirci qualche esempio?
 
Le operazioni sul campo sono estremamente rilevanti. A riguardo, noi agiamo su due livelli. Innanzitutto, sosteniamo i nostri gruppi locali nelle loro azioni di lobby verso il loro dipartimento con materiale, risorse e workshop. In secondo luogo, sosteniamo i nostri gruppi nei loro eventi, nel reperimento degli speaker e nella fornitura di risorse promozionali. Spesso condividiamo le attività dei gruppi locali sui nostri social media e sul nostro sito web. Molti eventi vengono resi visibili nella pagina "Catch up" del nostro sito. Notevoli esempi includono il recente workshop RE tenuto dal nostro gruppo in Zimbabwe, la Post-Truth Economics Conference tenutasi all'Università Goldsmiths e il Critical Economics Summit svoltosi a Bologna.
 
Ospitiamo anche eventi centrali, come organiser strategy days, campaigning days, residential weekends,  e conferenze più grandi, come la annuale weekend strategy tenutasi a Edale, nel Regno Unito, o le nostre grandi conferenze tenutesi a New York nel 2014 e a Londra nel 2015. Collaboriamo Con istituzioni più grandi per ospitare eventi di portata maggiore, come la Banca d'Inghilterra e l’iniziativa Institute for New Economic Thinking’s Young Scholars (INET’s YSI). In autunno rilasceremo un manuale utile per tutti i nostri gruppi locali.
 
 
Domanda 4: Uno dei vostri princìpi più importanti, probabilmente quello che ha inspirato la vostra iniziativa fin dall’origine, è la ‘apertura (openness).’ Ci può spiegare come opera e in che modo lo portate avanti ?
 
Il principio di 'apertura' si riferisce a diversi valori. Innanzitutto, siamo aperti a tutti (non occorre che tu sia un accademico per partecipare) e la partecipazione è gratuita. Tutto questo si lega fortemente ad un altro nostro importante principio, quello della ‘organizzazione orizzontale.’ I nostri processi decisionali sono basati sul consenso e non vengono imposti dall’alto. Essi vengono attuati attraverso i nostri comitati operativi (aperti a tutti membri) su diversi aspetti: comunicazione, finanza e finanziamento, istruzione pubblica adesione e campagne. Infine, l’apertura riguarda anche il nostro approccio alla disciplina economica, pluri-metodologico ed interdisciplinare.
 
 
Domanda 5: Quindi Rethinking Economics è stato formalmente fondato nel 2013. Quanto è cresciuto il Movimento da allora? Quanti Paesi, professori, studenti e attivisti fanno parte del Movimento? Quali sono i Paesi dove il Movimento è cresciuto di più? Quali sono le università e I centri economici, che stanno proponendo nuovi approcci allo studio dell’economia?
 
Direi parecchio… Abbiamo 53 gruppi in 22 Paesi distribuiti in tutto il mondo, con centinaia di organizzatori. Di questi, 11 gruppi sono localizzati in Italia. In rete, ovviamente ne siamo moti di più… oltre 4mila abbonati alla nostra newsletter, 14.300 seguaci su Twitter, 17.700 like sulla nostra pagina principale di Facebook. Dal 2013 sono state istituite reti nazionali forti nei Paesi Bassi, in Italia e in Norvegia. Più di recente abbiamo sperimentato una crescita in Africa, Sud America e Scozia. La nostra rete nazionale più recente REIN (Rethinking Economics India) è stata fondata a febbraio e stiamo lavorando per stabilire presenze nazionali in Australia e negli Stati Uniti. RE non ha confini, la nostra ideologia trova supporto in tutto il mondo: non importa dove gli studenti, i professori, i ricercatori, le persone comuni vivono…. tutti concordano sul fatto che l'economia ha bisogno di ripensamenti.
 
E le università?
 
Oggi stiamo lavorando per definire una graduatoria delle università all'interno del Regno Unito, con una metodologia basata su quella che abbiamo usato per l'Econocrazia. Tra le università che meglio si conformano ai nostri principi troviamo l'Università di Leeds, Greenwich, Goldsmiths, Kingston e le università di Manchester e di Cambridge. Nottingham e Oxford hanno entrambi introdotto MOOC on-linea.
 
 
Domanda 6: Che cosa ha da dirmi riguardo all’Italia? Che cosa suggerisce agli italiani che vogliono unirsi al Movimento e cambiare il modo in cui l’economia è percepita nelle università e nelle istituzioni?
 
Abbiamo una forte presenza in Italia e vi siamo stati il mese scorso per prendere parte al Critical Economics Summit di Bologna! Gli interessati al Movimento, possono trovare il gruppo locale RE più vicino nella mappa interattiva. Attualmente ci sono 11 gruppi RE in Italia; qualora non ci siano gruppi nelle tue vicinanze, puoi sempre contattare il RE Movement e iniziarne uno nuovo, inviando una e-mail all’indirizzo  ! Potrai così essere aggiornato sugli eventi, organizzare eventi ed essere supportato nel fare azione di lobby nelle Università.
 
 
Domanda 7: In che modo l’economia può aiutare a risolvere alcune delle sfide più impellenti per l’umanità: 1) Crisi Ecologica e Cambiamento Climatico; 2) crescente disuguaglianza nel mondo; 3) stabilità geopolitica e pace nel mondo?
 
1) Crisi Ecologica e Cambiamento Climatico
 
Il modo migliore in cui l'economia può contribuire ad affrontare il Cambiamento Climatico consiste nell’integrare l’economia nell'ambiente anziché separarla. Alcuni di voi avranno capito che mi riferisco al dibattito tra economia ecologica e ambientale (neoclassica). Questa ultima considera il mondo ‘senza limiti,’ in cui le risorse naturali sono uno dei tanti fattori produttivi, il benessere è funzione del consumo materiale, e la crescita economica rappresenta l’obiettivo primario. Al contrario, per l'economia ecologica l'economia è un sottosistema dell'ecosistema (e del sistema sociale); il benessere è determinato da una serie di fattori, solo alcuni di essi quantificabili. L’economia ambientale neoclassica dà valore all’ambiente solo per il contributo che dà al benessere degli esseri umani; l’economia ecologica considera l’ambiente  un bene prezioso in sé.[3] Essa prende pertanto in considerazione i limiti nell’uso delle risorse e nell’emissione dei rifiuti con lo scopo di conservare la stabilità ecologica. Adottare l'economia ecologica nel processo decisionale, significa portare un cambiamento radicale nel modo in cui affrontiamo il problema del Cambiamento Climatico!
 
 
2) Crescente disuguaglianza nel mondo
 
La disuguaglianza nel mondo va innanzitutto capita e studiata a fondo ed, in questa prospettiva,  un'educazione economica critica, pluralistica e reale può fornire ai responsabili politici di domani gli strumenti giusti per affrontare questa sfida. Il dibattito deve riguardare innanzitutto la definizione stessa di disuguaglianza, capire quali sono le radici della povertà e quale il significato stesso di ‘sviluppo.’ Un esempio? Assumiamo che la crescita del GDP riduca la disuguaglianza – argomento cdi per se ampiamente dibattuto[4] - se valori eterodossi che riguardano la redistribuzione della ricchezza globale diventano parte delle correnti politiche generali di sviluppo, come la import substitution industrialization (ISI) e altre nascenti politiche industriali, allora i livelli globali di disuguaglianza tra Nord e Sud del mondo potrebbero vedersi ridotti. [5]
 
Cambiamo ottica e guardiamo adesso alle le disparità di reddito che caratterizzano il contesto nazionale. Una diversa educazione economica indurrebbe i futuri responsabili politici ad affrontare le tematiche di sviluppo secondo una visione più rispettosa delle esigenze umane e quindi indurre una riduzione della disuguaglianza.
 
3) Stabilità politica e pace
 
La teoria economica ha sicuramente una forte influenza anche sulle politiche internazionali per la pace. L'ideologia neoclassica ha finora dominato le consultazioni degli organi internazionali preposti a tal fine: le Nazioni Unite, la Banca mondiale e il FMI. Si guardi agli interventi nella ex-Jugoslavia, in Afghanistan e in Iraq. Le ONG e le imprese private sono state fornite di maggiore autonomia e maggiori quote di finanziamento nella strategia di costruzione della pace. Tuttavia, i risultati a medio e lungo termine di queste strategie sono tuttora in discussione. Non si possono più ignorare le crescenti richieste nella comunità internazionale per una maggiore partecipazione delle voci locali, un maggiore apprezzamento delle abitudini economiche e culturali locali, e una maggiore preoccupazione verso la sostenibilità degli interventi. Questi tipi di sfide possono essere affrontate solo grazie a un approccio interdisciplinare.
 
 
Domanda 8: Quali sono i suoi progetti futuri?
 
Bene, posso dire con piacere che un primo evento importante lo avremo in autunno: la international pluralist conference con INET’s YSI.  Avremo inoltre la pubblicazione del nostro manuale pluralistico e realizzeremo un evento speciale con la Banca d'Inghilterra. Nel 2018 ci saranno la nostra central conference  e una scuola estiva. Infine, non vediamo l'ora di presentare il nostro rapporto sui datori di lavoro e la nostra classifica pluralistica delle università britanniche.
 
[1] The Econocracy: The Perils of Leaving Economics to the Experts, Earle, Moran and Ward-Perkins 2016
[2] Ibid.
[3] Herman Daly, Ecological Economics
[4] See Shanin, T. (1997) The Idea of Progress, Escobar, A. (1995) Encountering Development: the making and unmaking of the Third World, Piketty, T., 2014. Capital in the 21st Century and Bush, R. (2007) Poverty and Neoliberalism: Persistence and reproduction in the global south
[5] Ha-Joon Chang (2002), Kicking Away the Ladder
 
 
 
 
 

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