Brian Czech (Steady State Economy)

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INTERVISTA CON Brian Czech
(Presidente del CASSE – Center for the Advancement of the Steady State Economy)      
 

“E’ ARRIVATO IL TEMPO PER L’ECONOMIA DI STATO STAZIONARIO”

Premessa

Quando guardiamo le notizie diffuse in TV oppure le leggiamo sui quotidiani, spesso incontriamo titoli come quelli che seguono: l'economia degli USA sta crescendo al ritmo di...; La crescita della Cina per quest’anno è stata del... In parole povere, siamo intrappolati nel paradigma della crescita. La crescita è diventata la priorità assoluta. E questo è un grave errore. Occorre distinguere il concetto di sviluppo da quello della crescita; i due possono sostenersi a vicenda, almeno nelle prime fasi di sviluppo di un Paese, ma la crescita non può durare all’infinito. Persino i padri dell'economia moderna hanno affermato che la crescita non dovrebbe e (alla fine) non potrebbe durare all’infinito e che l’economia deve tendere verso il cosiddetto stato stazionario: Adam Smith, John Stuart Mill e persino John Maynard Keynes. Concepito negli anni '70 da Herman Daly, il concetto della Steady State Economy è diventato sempre più importante con il progredire della crisi ecologica e sociale. Perché è necessaria un'economia di stato stazionario? Quali sono gli ostacoli attuali maggiori al raggiungimento di una economia di stato stazionario? Essa è compatibile con il benessere e lo sviluppo? Perché i Paesi dovrebbero abbandonare il paradigma della crescita? Quali Paesi affrontano più ostacoli in questa prospettiva? Brian Czech, Presidente del CASSE - Center for the Advancement of Steady - ha risposto a queste e ad altre domande.

Brian Czech: Brian Czech ha un PHD in risorse naturali rinnovabili (Università dell'Arizona) e una laurea in scienze politiche. Direttore esecutivo del CASSE, Brian ha trascorso 22 anni nel governo degli Stati Uniti, principalmente nel Fish and Wildlife Service. Per 15 anni è stato anche visiting professor alla Virginia Tech, dove ha insegnato economia ecologica nella Tech’s National Capitol Region. I suoi articoli scientifici sono apparsi in diverse riviste accreditate. Tra i suoi libri: Supply Shock, Shoveling Fuel for a Runaway Train, e The Endangered Species Act. In fase di pubblicazione, Gag-Ordered No More, il quale descriverà gli sforzi del governo degli Stati Uniti nel nascondere il conflitto tra crescita economica e protezione ambientale. Brian collabora costantemente con il The Huffington Post e The Daly News, un blog dedicato a far progredire l'economia dello stato stazionario come obiettivo politico e con un ampio sostegno pubblico. 

 
http://www.steadystate.org/
  
 
Questa intervista è stata realizzata nel mese di Novembre 2017 e pubblicata in Gennaio 2018 su www.lteconomy.it
Oggetto:  Economia di stato stazionario - sviluppo sostenibile (Herman Daly)
 
a cura di Dario Ruggiero, fondatore LTEconomy e Grazia Giordano, ricercatrice e co-editor presso LTEconomy
 
Ringraziamenti
Sentiti ringraziamenti per Alessandra Sias per l’aiuto dato nell’elaborazione delle domande. 
 

Highlight 

  • Perché è così importante raggiungere la Steady State Economy? Perché è l’unico sistema economico sostenibile: né la crescita perpetua né la decrescita perpetua sono possibili. 
  • Nel XXI secolo dobbiamo abbandonare l’idea che la crescita del PIL assuma un connotato positivo…esso è un indicatore allarmante che spinge verso la crisi della nostra società (dell’essere umano).
  • La Terra, i continenti, le nazioni hanno capacità limitate rispetto alla crescita della popolazione e delle attività economiche. Violata tale capacità, la disoccupazione e l'impoverimento si sono diffusi rapidamente. Quindi alla sua domanda: La Steady State Economy è compatibile con il benessere e lo sviluppo? Le rispondo si, lo è!
  • Ci sono paesi (con diffusa povertà materiale) che hanno ancora un forte bisogno di crescita economica. Questo significa che la transizione verso un'economia di stato stazionario è principalmente nelle mani delle nazioni più ricche… Nel libro Supply Shock sostengo che occorre sviluppare la diplomazia internazionale per far fronte apertamente a queste enormi differenze di ricchezza.
  • Il debito pubblico e la disoccupazione sono questioni urgenti, ma non devono dominare il dialogo nazionale a scapito di questioni ben più importanti, in modo particolare a scapito dell’obiettivo generale macroeconomico di lungo periodo.
  • Il Bhutan ha abbandonato la crescita del PIL e persegue la ‘Gross National Happiness.’ Per decenni il Re della Thailandia (recentemente deceduto) ha abbracciato il concetto di ‘Economia di sufficienza.’ La Cina ha abbassato di 5 punti l'obiettivo di crescita del PIL nei prossimi 5 anni. 
  • Nel corso del 21 ° secolo, assisteremo ad una rapida riduzione delle nostre risorse naturali.

Sottoscrivi la posizione del CASSE sulla crescita economica al http://www.steadystate.org/act/sign-the-position/read-the-position-statement/

 
 
 
…Nel XXI secolo dobbiamo abbandonare l’idea che la crescita del PIL assuma un connotato positivo…esso è un indicatore allarmante che spinge verso la crisi della nostra società (dell’essere umano).
 
 
1. Benvenuto Brian Czech e grazie per essere qui noi. Lei è il Presidente del CASSE (Center for the Advancement of the Steady State Economy, www.steadystate.org), organizzazione leader nella promozione del paradigma economico chiamato "Stato Stazionario”. Perché è tanto importante raggiungere la Steady State Economy?
 
Ringrazio voi per avermi contattato e per l’ottimo lavoro che fate con la Long Term Economy. Perché è così importante raggiungere la Steady State Economy? Perché è l’unico sistema economico sostenibile: né la crescita perpetua né la decrescita perpetua sono possibili.
 
Sarà utile ricordare ai lettori che cosa esattamente rappresenta la crescita economica e soprattutto quali sono le sue conseguenze… Crescere vuol dire aumentare la produzione, aumentare il consumo di ‘tutti’ i beni e servizi, in altre parole…aumentare il PIL. Ma come far crescere il PIL? a) aumentando la popolazione e/o b) aumentando la produzione e il consumo pro capite.
 
Per noi al CASSE, il PIL misura in modo eccellente due fattori: la dimensione dell'economia e il grado di impatto ambientale. Nel XXI secolo dobbiamo abbandonare l’idea che la crescita del PIL assuma un connotato positivo…esso è un indicatore allarmante che spinge verso la crisi della nostra società (dell’essere umano).
 
 
2. Alcuni politici ed economisti criticano la Steady State Economy. Essi dicono che porta disoccupazione e impoverimento sociale. La Steady State Economy è compatibile con il benessere e lo sviluppo?
 
Bene, lei ha menzionato i politici. Ma… sbaglio o i politici sono ampiamente noti per non avere un pensiero di lungo termine? D’altro canto, se lo avessero, riconoscerebbero che la causa reale dei disastrosi livelli di disoccupazione, è la perpetua ricerca della crescita del PIL. La Terra, i continenti, le nazioni hanno capacità limitate rispetto alla crescita della popolazione e delle attività economiche. Violata tale capacità, la disoccupazione e l'impoverimento si sono diffusi rapidamente. Quindi alla sua domanda: La Steady State Economy è compatibile con il benessere e lo sviluppo? Le rispondo si, lo è! Anzi il passaggio da un'ossessione per la crescita a un'economia stazionaria sarà il più grande sviluppo economico del 21° secolo.
 
Perché ogni Paese dovrebbe abbandonare il paradigma della crescita?
 
 
La risposta qui non è così semplice. Ci sono paesi (con diffusa povertà materiale) che hanno ancora un forte bisogno di crescita economica. Rientrano in quest’ambito un gran numero di paesi africani:  Liberia, Malawi, la regione del Congo. In Asia, Afghanistan e Pakistan sono esempi noti. Nazioni come l'India, il Bangladesh, diversi paesi del Centro-Sud America e Haiti sono perennemente vicini alla soglia di povertà.
 
E la crescita economica in questi paesi avrà un suo impatto ambientale… Questo significa che la transizione verso un'economia di stato stazionario è una questione urgente ed è principalmente nelle mani delle nazioni più ricche che possono seriamente stabilizzare la produzione e il consumo e non essere più avare di PIL.
Nel libro Supply Shock sostengo che occorre sviluppare la diplomazia internazionale per far fronte apertamente a queste enormi differenze di ricchezza. Potremmo definirla " steady statesmanship", elemento essenziale per diffondere i principi della Steady State Economy.  
 
 
Il debito pubblico e la disoccupazione sono questioni urgenti, ma non devono dominare il dialogo nazionale a scapito di questioni ben più importanti, in modo particolare a scapito dell’obiettivo generale macroeconomico di lungo periodo.
 
 
3. Supponiamo che io sia il Primo Ministro di un paese e che voglia abbandonare il modello della crescita economica a favore di un modello di sviluppo basato sulla Steady State Economy. Ho però due problemi: l'alto debito pubblico (in particolare il debito estero come nel caso dell’Italia) e un alto tasso di disoccupazione. Che cosa mi consiglierebbe di fare? C'è qualche paese che sta seguendo con successo lo stato stazionario o un modello simile?
 
Innanzitutto che mi farebbe molto piacere se lei diventasse Primo Ministro. Il suo approccio votato all'economia di lungo periodo darebbe un nuovo respiro alla politica.
Debito pubblico e disoccupazione… Temi difficili da affrontare (qui al CASSE diamo particolare rilevanza a quello della disoccupazione) e che variano da paese a paese.
Per semplificare un po’ le cose, soffermiamoci nella zona europea…Come può un Primo Ministro dare una risposta concreta a questi due problemi? A nostro avviso ci sono diverse cose ovvie da fare.
 
1) fornire una guida morale e psicologica, una rinnovata attenzione ai pericoli che ci attendono se perseveriamo nella crescita economica. Il debito pubblico e la disoccupazione sono questioni urgenti, ma non devono dominare il dialogo nazionale a scapito di questioni ben più importanti, in modo particolare a scapito dell’obiettivo generale macroeconomico di lungo periodo.
 
Il Primo Ministro in questione deve assolutamente riconoscere che esiste un conflitto fondamentale tra crescita economica e i) protezione ambientale, ii) sostenibilità economica, iii) sicurezza nazionale e iv) stabilità internazionale. I cittadini così capiranno che  il debito e la disoccupazione non potranno che peggiorare, con la vecchia politica di crescita del PIL. E solo in questo modo il Primo Ministro potrà liquidare la retorica del XX secolo secondo cui "l’onda della crescita solleva tutte le barche". Lo sa quale è il vero problema a breve-medio termine? La distribuzione della ricchezza! Nella maggior parte dei paesi, c'è abbastanza ricchezza economica per aumentare l'occupazione.
 
2) Mostrare ferma capacità di governo nella diplomazia internazionale. Una nazione che persegue la steady state economy esce dalla politica convenzionale pro-crescita ed è a favore della cancellazione del debito. In questo progetto coinvolge tutta la squadra di governo… Prendiamo uno dei temi più dibattuti: nel contesto internazionale: l’immigrazione…Dobbiamo aprire o chiudere i nostri confini? Dipende…Chiudere i confini quando perseguiamo la crescita ci farà apparire estremamente avidi! Al contrario, la Steady State Economy legittima la chiusura dei confini nel momento in cui l’immigrazione minaccia la stabilità della popolazione, prerequisito fondamentale dello Stato Stazionario. 
 
Chi sta perseguendo politiche economiche di stato stazionario?
 
Devo dire che, almeno a livello formale, nessun paese sta perseguendo la Steady State Economy. Questo potrebbe scoraggiare alcuni lettori, ma ecciterà coloro che amano essere all'avanguardia… Tuttavia,  alcuni precedenti sono stati almeno fissati.
-  Il Bhutan ha abbandonato la crescita del PIL e persegue la ‘Gross National Happiness.’
-  Per decenni il Re della Thailandia (recentemente deceduto) ha abbracciato il concetto di ‘Economia di sufficienza.’
-  La Cina ha abbassato di 5 punti l'obiettivo di crescita del PIL nei prossimi 5 anni, esplicitamente a causa degli impatti ambientali dovuti al suo rapido tasso di crescita. Si tratta di un tasso di crescita (quello della Cina) ancora insostenibile ed ecologicamente disastroso, ma ha generato un precedente: (a differenza delle nazioni europee e americane) ha riconosciuto la necessità di un compromesso tra crescita economica e protezione dell'ambiente.
 
Possiamo anche notare che alcune nazioni hanno sperimentato un PIL relativamente stabile negli ultimi decenni: Cuba, Giappone e paesi scandinavi. Tuttavia, come sottolinea Herman Daly, il fallimento di un'economia della crescita non è la stessa cosa di uno stato stazionario di successo. Il verdetto dipenderà da quanto tali nazioni riusciranno effettivamente ad abbracciare un'economia di stato stazionario.
 
 
4. Abbiamo discusso approfonditamente della Steady State Economy. In che modo la sua organizzazione (CASSE) promuove questo modello? Avete attivato collaborazioni con qualche Paese? Che rapporti avete con l'Italia?
 
Innanzitutto il CASSE si fa promotore della propria ‘posizione’ sugli attuali modelli di sviluppo. Disponibile all'indirizzo http://www.steadystate.org/act/sign-the-position/read-the-position-statement/, essa dichiara l’incompatibilità tra crescita economica e protezione dell'ambiente e introduce il concetto di stato stazionario. I 13.000 firmatari (tra cui famosi scienziati e speaker) della nostra posizione dimostrano il crescente consenso e forniscono credibilità al nostro modello.
 
La nostra posizione non è qualcosa di effimero…E’ un progetto di vita che coinvolge noi e i nostri partner ed è uno strumento di sostenibilità durevole.
 
Ma quali sono i mezzi per comunicarla? Oltre al nostro sito (www.steadystate.org) a cui si accede agevolmente digitando su google ‘economia dello stato stazionario’ e che rappresenta la base solida per i nostri amici/follower, ci serviamo di conferenze, editoria, social media e sedi accademiche, professionali, politiche e religiose. Abbiamo un Consiglio di amministrazione e al Consiglio consultivo, ma anche una rete di speaker attivi in tutto il mondo.
 
Collaborazioni con specifici Paesi?
 
Abbiamo partecipato attivamente alla Bolivia Harmony With Nature presso le Nazioni Unite e a corsi di formazione in economia ecologica per educatori statali in Ucraina. Abbiamo poi contribuito a dibattiti e giornate di training con responsabili pubblici di vari livelli negli Stati Uniti e in Canada.
 
In realtà, grazie alla nostra rete di volontari indipendenti siamo in contatto con i governi di tutto il mondo.
 
Il CASSE ha anche partecipato a iniziative come Rio+20. In Europa abbiamo collaborato regolarmente con il movimento della Decrescita, con cui abbiamo molti punti in comune. Diversi partiti verdi in Europa hanno appoggiato la posizione del CASSE sulla crescita economica. In Italia, stiamo sviluppando una collaborazione con il Greenaccord Network dopo che ho personalmente partecipato ad una loro conferenza.
 
In questa prospettiva, siamo alla ricerca di un volunteer chapter director per questa nostra esperienza in Italia! Chiunque fosse interessato, può scrivermi a . Alcuni dei nostri volunteer chapter director sono identificati su http://steadystate.org/meet/local-chapters.
 
 
5. Abbiamo notato che gli accordi sul Cambiamento Climatico presentano una struttura simile al “gioco” che in economia prende il nome di "Dilemma del prigioniero": cooperare sarebbe la soluzione migliore per tutti, ma alla fine ogni paese persegue i propri interessi (a causa degli alti costi che comporterebbero un cambiamento strutturale nel modello energetico) e il “gioco” termina in un fallimento. Che tipo di strategie potrebbero essere messe in atto a livello internazionale dalle per portare un progresso nella lotta al Cambiamento Climatico? Pensa che l'Accordo di Parigi sia sufficiente?
 
Iniziamo con la sua ultima domanda… Non ho studiato a fondo l’Accordo, per cui non ho molto da dire a riguardo. Posso tuttavia afermare (e questo lo racconterò meglio nel mio prossimo libro) che sono stato tenuto fuori dall’Accordo dal mio ex-datore di lavoro (U.S. Fish and Wildlife Service), in quanto avrei potuto far emergere la chiara connessione che c’è tra crescita economica e cambiamenti climatici. 
 
Il Cambiamento Climatico è stato uno dei temi principali alla Greenaccord conference di Firenze (novembre 2017). Nel mio intervento ho lanciato un warning: stiamo dando eccessiva enfasi al Cambiamento Climatico e trascurando altri tipi di crisi (la perdita di biodiversità, l’esaurimento delle risorse e l’inquinamento in generale).
Ma perché questa enfasi è pericolosa? Si pensi alla persona comune (Joe the plumber lo chiamiamo negli Stati Uniti). Per la persona comune il Cambiamento Climatico è un atto di fede...almeno su tre aspetti:
 
1) Effetto serra;
2) Il Cambiamento Climatico è il risultato di cause antropogeniche (gas serra);
3) Gli impatti ecologici ed economici dei cambiamenti climatici di origine antropogenica.
 
Questi tre passaggi richiedono uno sforzo mentale eccessivo a cittadini comuni super-impegnati nelle loro faccende quotidiane (ricerca di un lavoro; il lavoro stesso; la cura della famiglia; la gestione delle risorse finanziarie).
 
Al contrario, la perdita di biodiversità, l'esaurimento delle risorse e l’inquinamento sono facilmente osservabili ed hanno spesso un impatto diretto sull’uomo comune. Inoltre, è buon senso collegare questi gravi problemi al processo di crescita economica. Il "Dilemma del prigioniero" da lei menzionato perde di forza se affrontiamo tutte queste crisi, proprio perché esse rappresentano una minaccia più diretta per i cittadini. Dobbiamo ampliare la nostra visione dei problemi senza abbandonare i nostri sforzi educativi in materia di cambiamenti climatici. E’ una questione di enfasi e proporzione.
 
Quando però si parla di cambiamenti climatici, occorrerebbe sottolineare bene il seguente innegabile fatto: in un’economia alimentata da combustibili fossili c’è uno stretto legame tra crescita economica ed emissioni di gas serra. E non comunicare il falso messaggio che è possibile uscire rapidamente da un'economia alimentata dai combustibili fossili. E invece i nostri politici aborrono dal mettere un freno alla crescita e i combustibili fossili stentano ad abbandonarci. Lo sa quando le altre fonti spiccheranno il volo? Nel momento in cui contribuiranno in modo rilevante alla crescita del PIL! 
 
 
…Nel corso del 21 ° secolo, assisteremo ad una rapida riduzione delle nostre risorse naturali.
 
 
6. Lei Ha pubblicato un libro nel 2013, ‘Supply Shock: Economic Growth at the Crossroads and the Steady State Solution.’ Che cosa intende con l’espressione "Supply Shock?" Quali sono le principali peculiarità di questo libro?
 
L'espressione "Supply Shock" è retorica economica, e si riferisce semplicemente a una rapida riduzione (cioè uno "shock") dell'offerta di un bene (ad esempio una ghiacciata precoce può causare uno shock di fornitura negli agrumi).
 
In Supply Shock, ho alzato la posta… Nel corso del 21 ° secolo, assisteremo ad una rapida riduzione delle nostre risorse naturali. E tutto questo è inevitabile…E’ inevitabile in un contesto in cui tutti i Paesi adottano politiche aggressive di crescita. Supply Shock è la madre di tutti i problemi - ambientali ed economici -. La scarsità delle risorse causerà guerre, e, come sempre, e a meno che cittadini e nazioni non riconoscano il problema nella crescita economica, considereremo la guerra come un "problema a se". È come vedere i rami ignorando le radici.
 
Veniamo alle peculiarità del libro (nuove idee/concetti). La lista è lunga per trattarla completamente in questa sede. Però…questa mi sembra la sede giusta per porre in evidenza la trophic theory of money (la teora trofica del denaro) che ho descritto nel capitolo 7. La tesi di base consiste nel fatto che l'offerta e il flusso di denaro rappresentano un indicatore accurato di impatto ambientale.
 
Ho sviluppato la trophic theory of money ricorrendo alla mia formazione in Ecologia, ed in particolare al modo in cui lavora l'economia della natura. Nell’economia della natura è necessario che esistano produttori (le piante) affinché possano esistere livelli di consumatori primari (erbivori) e secondari (predatori). Lo stesso accade nell'economia umana, dove è necessario avere settori agricoli ed estrattivi per alimentare i settori del manifatturiero e dei servizi.
 
Secondo me, la trophic theory of money è ciò che separa la Economia Ecologica forte da quella debole. Alcuni economisti ecologici sostengono che il denaro non è necessariamente legato al prodotto fisico (e quindi all'impatto ecologico). Essi non si distinguono molto dagli economisti neoclassici secondo i quali non vi è alcun limite alla crescita economica. Ovviamente l'inflazione distorce il legame tra il di denaro e l'impatto ambientale. Lo stesso vale per il progresso tecnologico e la propensione a usare il denaro come mezzo di scambio (al contrario, ad esempio, del baratto). Descrivo queste distorsioni nel libro, nel quale raccomando anche una serie di riforme politiche che non ho visto altrove.
 
 
7.Agricoltura, energia, edilizia, manifatturiero. Quale di questi settori impatta di più sull’ambiente? In quale di questi dovrebbe iniziare il cambiamento?
 
Riprendendo le lezioni dall'economia della natura, personalmente vedo l'economia umana come un tutto integrato…agricoltura, estrazione, manifatturiero fanno parte di un unicum… crescono e si restringono come parte del tutto integrato.
 
Il nostro focus qui al CASSE riguarda l'impatto della crescita economica: l’aumento della produzione e del consumo di beni e servizi nel complesso. Non facciamo raccomandazioni particolari per specifici settori. Ciò detto, vedo una tendenza particolarmente pericolosa nel settore agricolo, dove la manipolazione genetica, l’eccessiva industrializzazione e segmentazione stanno gravemente erodendo l’integrità ecologica di questo settore.
 
 
8. Infine, abbiamo parlato delle politiche internazionali e nazionali. Che cosa possono invece fare i cittadini per promuovere la Steady State Economy?
Il primo passo è sottoscrivere la ‘posizione’ del CASSE sulla crescita economica (http://www.steadystate.org/act/sign-the-position/read-the-position-statement/). E’ disponibile una versione italiana insieme ad altre 25 traduzioni.
 
Successivamente, il cittadino dovrebbe imparare tutto ciò che ragionevolmente può sull'economia di stato stazionario. Supply Shock o Introduction to Ecological Economics (il libro scritto da Herman Daly e Joshua Farley) possono essere di grande aiuto in questo. Il mio primo libro - Shoveling Fuel for a Runaway Train - è un testo più adatto a chi cerca una lettura veloce. Essi trattano le basi della crescita economica, i limiti alla crescita e le politiche per la crescita, argomenti importanti per capire e comunicare i fondamenti della Steady State Economy.
 
Molti cittadini non sono ancora sufficientemente allarmati sui limiti alla crescita. Raccomanderei in questo caso There is Still Time di Peter Seidel, The End of Growth di Richard Heinberg, o l'ultimo aggiornamento di Limits to Growth. Un cittadino consapevole potrebbe provare a donare questi libri a coloro che non lo sono.
I cittadini hanno un enorme potere di controllo sulla crescita economica con le loro abitudini di consumo. La teoria trofica del denaro ci dice proprio questo… A parità di altre condizioni, una minore spesa è migliore ai fini della sostenibilità ambientale ed economica. Naturalmente non tutte le spese sono uguali… quando potete, scegliete prodotti che sono "più verdi" (o meno marroni) di altri.
 
Secondo me aiuterà, socialmente e politicamente, sviluppare un certo atteggiamento critico verso il consumo eccessivo. Questa non è solo una mia opinione... Si consideri la teoria della leisure class di Thorstein Veblen, oppure quella sulla gerarchia dei bisogni di Abraham Maslow… Esse sono sufficienti a far comprendere che le attitudini di alcuni cittadini influenzano i comportamenti di consumo degli altri. Ho approfondito questo argomento in Shoveling Fuel for a Runaway Train.
 
In definitiva, la leadership politica sarà necessaria, a livello nazionale per appropriate politiche economiche, e a livello internazionale per portare il cambiamento. Spero sinceramente che alcuni dei tuoi lettori si avventurino nel mondo della politica, e portare il cambiamento di cui finora abbiamo discusso.  Nel frattempo, c'è molto da fare a livello locale e provinciale, in ufficio e nelle campagne.
 
Buona fortuna!
  
 
 
 

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