Daniel Sperandio (Re-Bello)

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INTERVISTA CON Daniel Sperandio
(co-fondatore di ‘Re-Bello’)      
 

“COME PRODURRE CAPI DI ABBIGLIAMENTO ECO-SOSTENIBILI CON EUCALIPTO E LEGNO DI FAGGIO

Premessa

L'industria tessile (la fashion industry) è una delle più redditizie e allo stesso tempo inquinanti della Terra. Produce un fatturato annuo di 1.500 miliardi di euro e oltre un miliardo di vestiti all’anno. Se si pensa poi che la produzione mondiale di indumenti è destinata ad aumentare del 63% entro il 2030, appare ovvio che l’industria tessile avrà un impatto sempre maggiore sull’ambiente e sull’ecosistema terrestre. In questa prospettiva stanno nascendo diverse iniziative che tendono a modificare il modo in cui è concepito il processo produttivo e di consumo nel settore tessile. Una di queste è Re-Bello,  un'azienda tessile ecosostenibile che si occupa di produrre abiti innovativi e di stile con tessuti naturali a basso impatto ambientale e attraverso processi produttivi ecosostenibili…. Come nasce Re-Bello? Perché usare fibre naturali nel produrre capi di abbigliamento? Quali sono i costi/benefici per l’azienda, il consumatore e l’ambiente? Come condurre un’azienda tessile eco-sostenibile? Daniel Sperandio, co-fondatore di RE-BELLO, ha risposto a queste e ad altre domande.

Re-Bello nasce a Bolzano nel 2013 dall’ idea di tre giovani imprenditori (Daniel Tocca, Daniel Sperandio ed Emanuele Bacchin) con lo scopo di progettare un vero fashion brand ecosostenibile, capace di fondere i concetti di responsabilità, innovazione, stile e design col tema del rispetto ambientale. Re-Bello crea e produce total look fashion, uomo e donna,  esclusivamente con fibre eco-sostenibili, supportato da centri di ricerca delle più avanzate università.
 
Daniel Sperandio. Daniel si è laureato nel 2010 con lode in Marketing Management presso l’Università L. Bocconi di Milano. Subito dopo la laurea, insieme a Daniel Tocca ed Emanuele Bacchin, ha dedicato parte del suo tempo all’idea imprenditoriale Re-Bello.  Nel frattempo ha maturato esperienza in un’azienda di consulenza aziendale (Tefen Italia) lavorando su grandi progetti di turn-around in Italia, Germania, Romania e Stati Uniti (2010-2012). In seguito ha lavorato presso la Dr. Schaer SPA, leader mondiale del ‘senza glutine,’ dove si è occupato del business development di un nuovo marchio appena acquisito. A fine 2013 Daniel decide di dedicarsi completamente a RE-BELLO

 

https://www.re-bello.com

  

L’intervista è stata realizzata nel mese di agosto 2017 e pubblicata nel mese di ottobre 2017 sul sito www.lteconomy.it

Oggetto: Eco-sostenibilità e qualità nell’industria tessile 

L’intervista è stata realizzata da:

Grazia Giordano (scrittrice/ricercatrice e co-editor)
 
 

Highlight 

  • è in quel momento che ci è venuta l’idea di creare un marchio che fondesse i concetti di moda e stile con quelli di sostenibilità ambientale... Nasce così il marchio ‘Re-Bello’ che sta per ‘Rivoluzione Bella.’ Vogliamo rivoluzionare il mondo della moda, una delle più grandi espressioni di bellezza.
  • Lavorare con i tessuti sostenibili significa lavorare con tessuti nuovi, le cui caratteristiche non sono conosciute presso i partner produttivi. E’ quindi spesso necessaria fare numerosi test. …Tutto questo è una grossa sfida, la sfida di Re-Bello: dimostrare che è possibile fare moda sostenibile e accessibile senza rinunciare allo stile.
  • Ovviamente se ci paragoniamo alle grosse multinazionali ‘low cost’ della moda, fare moda sostenibile presenta costi maggiori. Tuttavia, se ci paragoniamo a marchi di qualità, l’aspetto sostenibilità non presenta un vero e proprio costo maggiore.
  • L’eucalipto e il legno di faggio sono due materie prime con una resa molto elevata e inoltre sono risorse rinnovabili in quanto ricrescono molto in fretta. Non hanno bisogno di concimi e prodotti chimici, né di irrigazioni artificiali. Inoltre crescono in zone e terreni non adatti alle coltivazioni alimentari...
  • Ad oggi siamo presenti in circa 250 punti vendita in Italia, Austria, Germania, Svizzera e Olanda. Il fatturato B2B sta crescendo bene e quello B2C (online shop e market-place) sta crescendo in maniera esponenziale. 
  • Ci tengo poi a precisare che ridurre l’inquinamento nella moda non è un’opzione, ma una necessità. Studi dimostrano che con gli attuali trend, nel giro di 50 anni avremmo bisogno delle risorse di 2,5 terre se continuiamo così...

 

 
Domanda 1. Gentile Daniel Sperandio, lei è il co-fondatore di Re-Bello. Come nasce l'idea di questa impresa? Perché il nome RE-BELLO?
 
L’idea Re-Bello nasce nel 2010 quando il mio socio e amico Daniel Tocca, che per motivi di studio si trovava in Olanda, per le strade di Amsterdam si imbatte in alcuni capi di abbigliamento fatti con materiali per lui nuovi quali la canapa e il cotone organico. Parlando con il commesso scopre che questi materiali presentano diversi vantaggi ambientali ma lo stile sembrava essere del tutto carente. Qua da noi a Bolzano si parlerebbe di “Kartoffelsack” ovvero del tipico sacco di patate J. Tuttavia i materiali sembravano molto interessanti ed è in quel momento che gli è venuta l’idea di creare un marchio che fondesse i concetti di moda e stile con quelli di sostenibilità ambientale. D. Tocca ha quindi subito contattato me ed Emanuele Bacchin ed insieme ci siamo messi a lavorare per realizzare l’idea. Nasce così il marchio Re-Bello che sta per Rivoluzione Bella. Vogliamo rivoluzionare il mondo della moda, una delle più grandi espressioni di bellezza.
 
 
Re-Bello – Alcuni capi della linea in legno di faggio e cotone biologico
                           
 
Fonte: Re-Bello
 
 
Domanda 2. L'industria tessile è la seconda causa di inquinamento al mondo. Re-Bello ha dimostrato che è possibile fare moda di qualità rispettando l'ambiente, ‘coniugando bello e sostenibile.’ Quali difficoltà avete incontrato nell’affrontare questa sfida? L’eco-sostenibilità è solo un maggior costo per l’azienda?
 
Le difficoltà sono molteplici e sembrano non finire mai. Non appena pensiamo di averne risolta una, se ne presenta un’altra. Lavorare con i tessuti sostenibili significa lavorare con tessuti nuovi, le cui caratteristiche non sono conosciute presso i partner produttivi. E’ quindi spesso necessaria fare numerosi test. Inoltre nel nostro DNA è presente una forte componente di innovazione e ci teniamo molto a introdurre e sperimentare di continuo nuovi materiali. Inoltre molto spesso i materiali in questioni presentano minimi molto alti perché prodotti appositamente per Re-Bello o comunque poco richiesti da altre aziende. Tutto questo è una grossa sfida ma si tratta della nostra sfida ovvero dello scopo per Re-Bello di esistere, per dimostrare che è possibile fare moda sostenibile e accessibile senza rinunciare allo stile.
 
Ovviamente se ci paragoniamo alle grosse multinazionali “low cost” della moda, fare moda sostenibile presenta costi maggiori. Tuttavia, se ci paragoniamo a marchi di qualità, l’aspetto sostenibilità non presenta un vero e proprio costo maggiore. A titolo di esempio, un tessuto di PET rigenerato non costa che il 10-15% in più rispetto ad un tessuto di PET vergine della medesima qualità (che comunque è alta) e tale differenza di prezzo potrebbe essere portata a zero se consumi e quindi i volumi produttivi aumentassero. Insieme alla sostenibilità ambientale, va però presa in considerazione anche la sostenibilità sociale. La differenza di costo della manodopera può veramente essere notevole ma molto spesso i risparmi sono a scapito delle condizioni di lavoro che in alcuni paesi non sono per niente eque.
 
In generale credo che, a parità di condizioni di lavoro, fare un prodotto sostenibile e di qualità non presenti costi molto più sostenuti rispetto ad un prodotto di qualità non sostenibile. E forse, se ragioniamo con un orizzonte temporale un pochino più lungo, un prodotto di qualità sostenibile costa anche meno di un prodotto “low cost” delle multinazionali della moda. Perché? La risposta è nella durabilità dei prodotti stessi … forse è meglio possedere meno ma con una durabilità più elevata.
 
Detto questo, la sostenibilità per noi è la colonna portante dell’azienda, l’aspetto principale del nostro DNA e come tale ci differenzia da tutti gli altri player. E’ quindi chiaro che siamo convinti che proprio essa ci dia un vantaggio competitivo rispetto agli altri e che quindi incida positivamente su utili e successo aziendale.
 
 
Re-Bello – Alcuni capi della linea in fibra di eucalipto
Fonte: Re-Bello
 
 
Domanda 3. Entriamo nel dettaglio del processo produttivo e distributivo. In quali fasi della filiera produttiva e in quali modi Re-Bello è sostenibile?
 
In Re-Bello cerchiamo di essere sostenibili dal punto di vista:
Ambientale: selezionando materiali e processi produttivi a basso impatto ambientale. Prediligiamo materie prime biologiche, riciclate o rinnovabili e con un’alta resa. Allo stesso modo prediligiamo processi produttivi dei filati e dei tessuti che siano sostenibili e che quindi presentano LCA (life cycle assessment) positivi.
Sociale: selezionando partner produttivi localizzati in paesi la cui legislazione vigente garantisce condizioni di lavoro eque.
 
 
Domanda 4. Perché usare le fibre naturali alternative come l'eucalipto, il legno di faggio, il bambù, la canapa? Quali sono le loro proprietà e i vantaggi per l'ambiente, i consumatori e l'azienda?
 
L’eucalipto e il legno di faggio sono due materie prime con una resa molto elevata e inoltre sono risorse rinnovabili in quanto ricrescono molto in fretta. Queste piante crescono senza aver bisogno di concimi e prodotti chimici e senza aver bisogno di irrigazioni artificiali. Inoltre crescono in zone e terreni non adatti alle coltivazioni alimentari, e questo aspetto non è assolutamente da sottovalutare se consideriamo il tasso di crescita della popolazione mondiale la quale richiederà sempre più cibo. Dalla cellulosa di queste due piante è possibile creare una fibra e quindi un filato e poi un tessuto, attraverso un processo a ciclo chiuso assolutamente sostenibile. Il non-plus-ultra dal punto di vista ambientale.
 
Questi tessuti però presentano numerosi vantaggi anche per il consumatore. Infatti essi sono molto morbidi, confortevoli da indossare, favoriscono lo scambio termico con l’esterno riducendo di fatto il sudore. Garantisco che una volta provato un capo in eucalipto o faggio, sarà difficile tornare al cotone tradizionale
 
 
Re-Bello – Alcuni capi della linea in bambù
Fonte:  Re-Bello
 
 
Domanda 5. Occorre un know-how e processi industriali particolari per lavorare queste fibre naturali? Ci sono maggiori problematiche nella lavorazione?
 
Come detto in precedenza, lavorare con i tessuti sostenibili significa lavorare con tessuti nuovi, le cui caratteristiche spesso non sono conosciute presso i partner produttivi. E’ quindi necessaria fare numerosi test che piano piano portano al know-how necessario a produrre un capo di qualità. Con il tempo abbiamo poi identificato le caratteristiche di diversi fibre e filati così da poter sviluppare, in partnership con i nostri produttori, nuovi tessuti e nuovi mix che presentano plurimi vantaggi.
 
 
Domanda 6. Re-Bello è sul mercato dal 2013. Ad oggi quali sono i risultati conseguiti? Come valuta la risposta del mercato alla vostra offerta? Ritiene che la domanda per i vostri prodotti possa ulteriormente aumentare?
 
Ad oggi siamo presenti in circa 250 punti vendita in Italia, Austria, Germania, Svizzera e Olanda. Il fatturato B2B sta crescendo bene e quello B2C (online shop e market-place) sta crescendo in maniera esponenziale (nell’H1 2017 abbiamo registrato una crescita del 100% rispetto al 2016). Il mercato sta rispondendo bene e molti dei clienti rimangono fedeli. Tuttavia la nostra realtà rimane ancora piccola e quindi il potenziale di crescita è ancora enorme.
 
 
Domanda 7. L’industria tessile risulta ancora molto inquinante. In che modo la si può rendere veramente sostenibile? A chi spetta l’onere: alle aziende? Ai consumatori? Alle istituzioni?
 
Credo che l’onere sia in capo a tutti:
 
-  Le istituzioni devono sensibilizzare e informare i consumatori. Molto è stato fatto in questa direzione. Fino a qualche anno fa tutti credevano che il cotone fosse un prodotto naturale e quindi sostenibile e ignoravano gli ingenti consumi di prodotti chimici nella coltivazione e nella produzione. Oggi il consumatore è più consapevole; il fatto che l’industria della moda sia la seconda più inquinante al mondo si sta diffondendo. Tuttavia molto deve essere ancora fatto. Oltre a campagne di sensibilizzazione, le istituzioni e in particolare lo Stato dovrebbe avere un piano per rendere il quadro legislativo sempre più stringente, obbligando le aziende ad un miglioramento continuo nel tempo.
-  I consumatori devono staccarsi da questo consumismo sfrenato, devono comprendere che “less is more” e che un prodotto di qualità costa molto meno di un prodotto “low cost” se si considera la durabilità dello stesso.
-  Le aziende devono garantire un’offerta che sia in grado di colmare questa nuova domanda che si sta generando. E’ inutile che il consumatore venga sensibilizzato se poi non trova nulla sul mercato che corrisponda ai propri gusti e alle proprie esigenze.
 
Ci tengo poi a precisare che ridurre l’inquinamento nella moda non è un’opzione, ma una necessità. Studi dimostrano che con gli attuali trend, nel giro di 50 anni avremmo bisogno delle risorse di 2,5 terre se continuiamo così …
 
 
Domanda 8. Quali sono i progetti per il futuro di Re-Bello?
 
Ad oggi siamo presenti in Italia, Austria, Germania, Svizzera e Olanda. Nei prossimi 3 anni vorremmo aumentare la penetrazione in questi mercati, entrare nei mercati del nord Europa (Norvegia, Danimarca, Svezia) e fare i primi passi in Asia. Il piano prevede la crescita nel B2B ma anche e soprattutto nelle vendite dirette B2C (online e tramite market place).
 
 
Re-Bello – Parka realizzato in PET Newlife
Fonte: Re-Bello
 
 
 
 
 
 
 

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