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Trump e i Cambiamenti Climatici: alcune riflessioni

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Come noto, il Presidente americano Donald Trump ha deciso recentemente l’uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici. Vale la pena fare qualche considerazione sul significato di questa decisione…

 
 (a cura di Guido Dalla Casa)
 
Pregi e limiti dell’accordo di Parigi
 
L’accordo faticosamente raggiunto a Parigi è già estremamente blando e appena in grado di attenuare i danni. Tuttavia,  un  pregio dell’incontro e dei conseguenti accordi è stato quello di avere parlato del problema e fatto conoscere al grosso pubblico qualcosa della situazione mondiale al riguardo. La grave mancanza è quella di aver parlato soltanto dei mutamenti climatici, che sono un effetto, non la causa. I problemi veri sono la mostruosa crescita demografica (80-90 milioni in più ogni anno su una popolazione di 7.3 miliardi di umani) e la crescita economica, che è una malattia della Terra. Non ne hanno parlato, anzi è stato detto che lo sviluppo economico non si tocca. Inoltre: fissare un limite, già tardivo, all’aumento di temperatura invece che all’emissione di gas-serra che lo provoca può sembrare un modo per rendere di fatto incontrollabile il rispetto dell’accordo. In realtà occorrerebbe 1) cessare immediatamente l’estrazione e il consumo dei combustibili fossili (carbone, petrolio e metano), 2) porre fortissime limitazioni al trasporto di merci e al traffico in generale e 3) invitare energicamente ad una alimentazione quasi completamente vegetariana. Si tratta di utopie, ma l’utopia è la nostra unica speranza.
 
Il discorso conclusivo doveva iniziare così: L’esperimento dell’umanità denominato civiltà industriale, che ha come scopo primario l’incremento indefinito dei beni materiali, è fallito. Dobbiamo gestire il transitorio per uscirne completamente con il minimo trauma possibile.
 
Comunque l’uscita degli USA dagli accordi è un fatto grave per il suo significato.
 
Il Presidente Trump non ha mai fatto mistero che la sua priorità assoluta è la crescita economica, come del resto è anche per gli altri Paesi firmatari. Invece bisogna abbandonare il primato dell’economia e riconoscere che il problema principale, da cui discendono tutti gli altri, è il problema ecologico globale.
 
 
L’introito legittimo di energia
 
Vale comunque la pena fare un breve excursus sui mutamenti climatici.
 
Tutta l’energia in cui siamo immersi viene dal Sole: poi torna allo spazio cosmico a temperatura più bassa. Fino a circa un secolo fa c’era un fluire stazionario di energia attraverso i processi dell’Ecosfera del Pianeta Terra.
 
“L’unico introito legittimo di energia del nostro pianeta è costituito dall’irraggiamento solare, e ogni crescita economica che consumi più energia di quella che riceviamo dal sole, irretisce l’economia mondiale in una spirale debitoria, che ci consegnerà a un creditore spietato….”      
 
(Konrad Lorenz).
 
 
Questo creditore spietato arriva tutti i giorni e si porta via esseri viventi, specie, ecosistemi, territorio, foreste, paludi, in sostanza la Vita stessa, nella sua complessità e varietà. Le foreste, che sarebbero in grado di assorbire una parte della CO2 per la funzione clorofilliana e che sono un fattore essenziale di mantenimento dello stato stazionario dell’atmosfera, vengono distrutte ad un ritmo impressionante. Oltre metà delle foreste del Pianeta è già stato abbattuto.
 
 
La concentrazione di CO2 aumenta anno dopo anno
 
L’anidride carbonica è l’inevitabile prodotto di qualsiasi combustione ed è riversata in quantità enormi nell’atmosfera a causa delle attività industriali, soprattutto per la produzione di energia, per i trasporti e a causa del ciclo della carne, che comporta una enorme distruzione di foreste, consumo di acqua, rifiuti in gran quantità, e sofferenza.
 
La concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera è passata da 280 a quasi 410 ppm dall’inizio dell’éra industriale ad oggi, con un’impennata negli ultimi sessant’anni: si tratta di un aumento enorme per un periodo così breve.
 
La CO2 è un potente gas-serra: l’alterazione dell’effetto serra, certamente di origine antropica, ha causato un aumento complessivo di energia nell’atmosfera terrestre.
 
La percentuale di anidride carbonica nell’atmosfera era quasi-costante da almeno un milione di anni (la CO2 è sempre stata inferiore a 290 ppm), malgrado il fortissimo ricambio fra ossigeno e CO2 dovuto soprattutto all’attività degli esseri viventi: la prova è nelle bolle d’aria racchiuse sotto i ghiacci dell’Antartide e della Groenlandia.
 
L’atmosfera era probabilmente in situazione stazionaria da tempi molto più lunghi. Una simile variazione ultra-repentina ha gravi conseguenze sulla Vita: lo sbalzo è andato ben oltre tutte le capacità di autoregolazione del  Pianeta (omeostasi). Ci sono state variazioni anche nel passato, ma la velocità dei cambiamenti attuali è dell’ordine di almeno diecimila volte quella naturale.
 
 
Cosa accade quando superiamo l’introito legittimo di energia
 
L’energia in più che resta intrappolata nell’atmosfera va a finire in un aumento di temperatura media, con conseguente aumento dei livelli oceanici, e in eventi atmosferici estremi. Quella che proviene dai combustibili fossili (petrolio, metano, carbone) è la grande maggioranza dell’energia sfruttata dall’uomo per le cosiddette “esigenze” della civiltà industriale. Molti dei cosiddetti “ambientalisti” invocano le energie alternative come il rimedio di tutti i mali: forse vorrebbero continuare tutto come prima, solo producendo l’energia “necessaria” tramite le fonti rinnovabili.
 
Nessuna energia di questo tipo potrebbe neanche lontanamente far fronte alle richieste del cosiddetto “fabbisogno” previsto per i prossimi decenni dal modello di crescita continua, il cosiddetto BAU (business as usual).
 
Il modello è impossibile. Non c’è altra soluzione che abbandonarlo, consumare di meno, molto di meno. La crescita economica deve arrestarsi al più presto, perché altera in modo permanente e pericoloso l’atmosfera, sta distruggendo centomila Kmq di foreste all’anno e migliaia di specie e di ecosistemi con tutta la biovarietà che li accompagna; inoltre riempie il mondo di rifiuti pericolosi.
 
Il problema energetico non consiste nel soddisfare i fabbisogni imposti dal modello, ma è semplicemente un chiaro indice che il modello sempre-crescente è impossibile sulla Terra, è incompatibile con la Vita dell’Ecosistema e quindi anche di noi stessi.
 
 
Conclusioni
 
Da un quotidiano di 24 anni fa:
 
"…I governi possono governare - sono lasciati fare - fintanto che non si oppongano allo sviluppo, vuol dire che ne sono tutti, dal più potente all’ultimo di forza, prigionieri e servi. …E questo irrefrenabile sviluppo era nel segreto del tempo, nel mistero tragico del destino umano, ma quel che mi dà scandalo, quel che mi fa più soffrire, è che “gli si voglia bene”, che si parli incessantemente di “ripresa” del lavoro di questo assassino come di qualcosa di desiderabile, non come di una necessità ineluttabile, come di una caduta progressiva nell’infelicità.
   Vorrei un capo di governo o di azienda che facesse precedere da un purtroppo le frasi consuete: “dobbiamo aumentare la produzione”, “la ripresa è imminente”… Neppure questa libertà gli è data. Sono costretti anche ad adularlo, il Maligno: se aggiungono un purtroppo li scaraventa in basso come birilli. Questo non è più avere un potere, tanto meno corrisponde a qualcuno dei sensi profondi di comando. L’asservimento all’economia dello sviluppo, senza neppure un accenno di sgomento, dice l’immiserimento, la perdita di essenza e di centro, della politica. Se il fine unico è lo sviluppo, la politica è giudicata in base alla sua bravura (che è pura passività) nello spingerlo avanti a qualsiasi costo….
    Non c’è nessuna idea politica dietro, sopra o sotto: c’è il Dio dell’economia industriale geloso del suo culto monoteistico."                            
 
(Guido Ceronetti, La Stampa, 9 marzo 1993)
 
 
Trump è soltanto uno di questi capi di governo citati da Ceronetti, forse un po’ più esaltato ed “efficiente” (!?) degli altri.

 

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 Fonte: Long Term Economy su dati Global Footprint Network

 
 
Guido Dalla Casa,
LTEconomy, 11 Giugno 2017
   
 
 
Guido Dalla Casa, "L’Ecologia di Superficie e l’Ecologia Profonda"
 
Guido Dalla Casa, "Il vero problema…"
 
Dario Ruggiero, "Ecologia profonda", LTEconomy,
 
Intervista con Douglas Tompkins, LTEconomy,
 
 

 

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