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Sulla popolazione…

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Siamo circa 7 miliardi di persone sulla Terra e (in base alle proiezioni) potremmo superarne 9 entro il 2050 Molti si chiedono: Ne siamo troppi? Quanti dovremmo esserne? Non è facile dare una risposta univoca a questa domanda. Però alcune riflessioni possono aiutarci a capire meglio se ne siamo troppi e che cosa si può fare per rendere meno oneroso il ‘costo della sovra-popolazione.’

 (a cura di Dario Ruggiero)
 
 

“La prima domanda che dobbiamo porci è: ne siamo troppi? La risposta è 'SI!'… E’ 'si' in

base allo attuale stile di vita medio e al modello economico basato sulle fonti fossili.”

 

Popolazione globale dal 2015 al 2100

 Fonte: LTEconomy elaborazione su dati United Nations

 

Crescita della popolazione dal 2015 al 2100
 

 

Popolazione al 2100

 

Incremento rispetto al 2015

 

milioni

Incidenza %

 

milioni

Incidenza %

India

1,517

13.4

Nigeria

613

15.9

China

1,021

9.0

Democratic Republic of the Congo

303

7.9

Nigeria

794

7.0

United Republic of Tanzania

250

6.5

United States of America

447

3.9

India

208

5.4

Democratic Republic of the Congo

379

3.3

Uganda

174

4.5

Pakistan

352

3.1

Niger

172

4.5

Indonesia

306

2.7

Pakistan

163

4.2

United Republic of Tanzania

304

2.7

Ethiopia

150

3.9

Ethiopia

250

2.2

Angola

145

3.8

Uganda

214

1.9

United States of America

128

3.3

Egypt

199

1.8

Iraq

119

3.1

Niger

192

1.7

Mozambique

107

2.8

Brazil

190

1.7

Egypt

105

2.7

Bangladesh

174

1.5

Sudan

100

2.6

Philippines

173

1.5

Kenya

95

2.5

Fonte: LTEconomy elaborazione su dati United Nations

 
 
L’Impronta Ecologica
 
La prima domanda che dobbiamo porci è: ne siamo troppi? La risposta è “SI!”
 
Attenzione però… E’ “si” in base all’attuale stile di vita medio e al modello economico basato sulle fonti fossili. Infatti il Global Footprint Network ha calcolato, che, in base ai nostri attuali consumi, se volessimo essere sostenibili dovremmo vivere su un pianeta grande 1,7 volte il pianeta Terra. I nostri eccessi altro non fanno che degradare gradualmente le capacità del nostro pianeta.
 
L’Impronta Ecologica: quantità di pianeti necessari per sostenere l’attuale stile di vita
Fonte: Global Footprint Network
 
 
“La stabilità economica di breve termine è insignificante
 
se nel lungo periodo diventa irraggiungibile.”
 
 
La soluzione all’Impronta Ecologica
 
La prima soluzione che porrebbe fine alla nostra insostenibilità consisterebbe nel ridurre la popolazione di almeno un paio di miliardi di persone. Ma questo lo potrebbe fare una grave guerra mondiale o una seria epidemia. L’altra soluzione è quella di provare a ridurre l’Impronta Ecologica media delle persone. Ma è possibile tutto questo? Sì, lo è! I fattori di spreco oggi sono enormi. L’impiego di fonti rinnovabili in tutte le attività che consumano energia, l’economia circolare e la diffusione di una cultura di lungo periodo potrebbero ridurre fortemente l’Impronta Ecologica individuale senza avere un impatto negativo sulla stabilità sociale ed economica dei paesi: d’altro canto la stabilità economica di breve termine è insignificante se nel lungo periodo diventa irraggiungibile.
 
 
Conclusioni
 
E’ evidente (e lo dimostrano i più che decennali studi sull’Impronta Ecologica) che gli attuali 7 miliardi di persone non sono sostenibili se continuiamo con questo stile di vita e seguendo l’attuale modello economico fuel-driven. Stiamo stressando il nostro Pianeta consumando una quantità di risorse sostenibile in un pianeta grande quasi 2 volte la Terra. Allora che cosa bisogna fare? Siccome non si può agire sulla variante popolazione nel breve termine (a meno che non sarà la Terra stessa a pensarci), dovremmo agire sulle variabili stile di vita e modello economico. Sulla popolazione si può intervenire in un’ottica di lungo periodo con interventi in ambito educativo. Energie rinnovabili ed economia circolare nonché uno stile di vita più sobrio uniti ad un sistema globalizzato in modo razionale sono la chiave e forse l’ultima risorsa per tentare la via della sostenibilità per la nostra civiltà.
 
 
 
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Dario Ruggiero,
LTEconomy, 27 giugno 2018
  
  
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