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“STRAGI DI MIGRANTI”: Occorre una nuova politica di cooperazione internazionale!

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Lo scorso 12 Maggio si è verificata l'ennesima strage di migranti a 40 miglia dalle coste della Libia, a pochi giorni di distanza da un altro naufragio costato la vita a una quarantina di persone partite dalle coste orientali del Paese nordafricano. Duecento migranti sono stati salvati dalle navi italiane e dai mercantili dirottati in zona, 17 sono stati recuperati già morti e molti altri, probabilmente altri 200, sono già in fondo al mare se è vero che sul barcone erano in quattrocento.
 
Secondo Fortress Europe (osservatorio on line sulle vittime dell’immigrazione), dal 1994, nel Canale di Sicilia sono morte almeno 7.065 persone (dati ad ottobre 2013), lungo le rotte che vanno dalla Libia (da Zuwarah, Tripoli e Misratah), dalla Tunisia (da Kelibia, Sousse, Chebba e Mahdia) e dall'Egitto (in particolare la zona di Alessandria) verso le isole di Lampedusa, Pantelleria, Malta e la costa sud orientale della Sicilia. Più della metà (5.218) sono disperse. Il 2011 è stato l'anno più brutto: tra morti e dispersi, sono scomparse nel Canale di Sicilia almeno 1.822 persone. Ovvero una media di 150 morti al mese, 5 al giorno: un'ecatombe.
 
Fermo restando che si condivide pienamente l’esigenza di uno sforzo internazionale volto a gestire, nell’immediato, nel modo migliore e meno atroce possibile il flusso di migrazione che dalle coste africane si dirige in Sicilia e nelle altre coste europee, nel lungo termine l’approccio deve essere tutt’altro!
 
Perché queste persone non possono vivere liberamente nei propri territori? Perché il numero di migranti aumenta? Occorre fermare il flusso di migrazione, o meglio occorre fermare il flusso di “migrazione forzata”. La migrazione per queste popolazione non è ormai più una scelta libera (il che sarebbe una cosa positiva), ma una scelta obbligata da condizioni di vita che peggiorano sempre di più nel corso degli anni.
 
I processi di migrazione devono essere gestiti secondo un approccio di lungo termine. Le persone devono avere il diritto di scegliere dove vivere e quindi devono avere anche “il diritto di poter rimanere nel proprio Paese e contribuire al suo sviluppo. Per fare questo occorre “una nuova politica di cooperazione internazionale”, una politica non più basata sui “falsi e inefficaci aiuti e investimenti internazionali” che mirano a trarre profitti da queste terre (fenomeno noto col nome di Land Grabbing) piuttosto che aiutarle veramente a crescere rispettando le loro culture e tradizioni. Fin quando si andrà in queste terre per fare piantagioni di Palma da Olio per alimentare le nostre auto, questi Paesi non faranno altro che impoverirsi. Ridiamo “le Terre” a queste popolazioni e aiutiamoli a gestirle in modo tale che le popolazioni locali ne possano trarre il maggiore beneficio. Diamo lo sviluppo a questi Paesi, aiutiamoli a risolvere i conflitti sociali; solo in questo modo il flusso di migrazione clandestina potrà essere arrestato, e il numero di vittime ad esse associato si ridurrà drasticamente. Ridiamo dignità a queste persone, aiutiamole seriamente, diamo a loro la possibilità di vivere una vita piena di gioia e in linea con le loro tradizioni e le loro culture.
 

Se non facciamo in questo modo ci troveremo sempre di fronte a fenomeni di “migrazione degradante” che, alla fine, si ritorceranno anche contro i nostri propri interessi.
 

Fonte: LTEconomy
 
 
LTEconomy, 20 maggio 2014
 
A breve su LTEconomy, un nuovo report sul Land Grabbing
 
Sul resoconto delle vittime della migrazione
 
Sulla strage del 12 Maggio