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L’economia della “ciambella”, Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo

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Quando per la prima volta ci si imbatte nell’espressione “Economia della ciambella”, la nostra deduzione è che: a) o ci troviamo di fronte ad uno scherzo; b) o di fronte ad un modello per gestire meglio l’acquisto e la fornitura di cibo. Non è così! Il modello economico della ciambella (la Doughnut economy) proposto dalla famosa economista di Oxford, Kate Raworth, è un qualcosa di molto più profondo, un approccio al tempo stesso filosofico e pragmatico, sulla questione dell'economia sostenibile. Pensare che ci siano due linee, due limiti, due confini, oltrepassati i quali possono scatenarsi una serie di conseguenze negative per lo sviluppo umano, è di estrema utilità e praticità per i cittadini, gli accademici, le imprese e le istituzioni di tutto il mondo. Kate Raworth, nel suo libro L’economia della “ciambella”, sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo, spiega in modo chiaro e scientifico le basi per lo sviluppo sostenibile.

Le eco-pillole di Luca Lombroso

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Quali sono le cause e quali le soluzioni al Cambiamento Climatico? Luca Lombroso (meteorologo e divulgatore ambientale di fama internazionale), in collaborazione con Ecovillaggio Montale (quartiere residenziale a impatto zero) ha sviluppato un interessante iniziativa che, attraverso la pubblicazione di brevi video (definiti eco-pillole), dà indicazioni chiare e rapide per conoscere e adottare comportamenti e stili di vita corretti per la propria salute e per quella del Pianeta.

Piove Sempre Meno?

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Gli eventi atmosferici estremi accadono ai tropici: Sui libri di geografia si legge che la “fascia dei deserti” o delle regioni molto aride, si trova più o meno attorno alla linea dei Tropici: il Sahara, il Medio Oriente, la penisola arabica, l’Iran, il Deserto di Tarr e parte del Messico, lungo il Tropico del Cancro; il Kalahari, il deserto australiano, la pampa argentina lungo quello del Capricorno. Per il resto, l’Oceano. Nella fascia dell’Equatore c’è invece di solito la foresta pluviale (alle quote basse): l’Amazzonia, il Congo, Borneo e Sumatra, la Nuova Guinea, e così via. Quindi quelle foreste non sono “tropicali”, ma equatoriali. Gli eventi estremi di tipo violento (uragani) sono di solito “tropicali”.

Quanti pianeti occorrerebbero se tutti vivessero seguendo il tuo stile di vita?

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Di quanti pianeti hai bisogno per supportare il tu stile di vita? Molti di noi conoscono il significato dell’ Impronta Ecologica. Si tratta di un indice molto semplice, creato da Mathis Wackernagel nel 1990 e successivamente sviluppato dal Global Footprint Network,  che ci dice di quante risorse (misurate in ettari di terreno)  abbiamo bisogno per soddisfare i nostri bisogni (in termini di consumo di cibo, vestiti,  trasporto, legna, costruzione, etc….). Confrontata con la biocapacità della Terra (l’ammontare di risorse che la Terra può rigenerare ogni anno), possiamo dire che oggi consumiamo un ammontare di risorse equivalenti a 1,7 pianeti Terra. Questa condizione prende il nome tecnico di Overshoot: consumiamo più risorse di quanto ci è dato consumare in un anno. In che modo è possibile ridurre l’Overshoot? Oltre a fornire i dati globali e nazionali, Il Global Footprint Network consente a ciascuno di noi di calcolare la propria Impronta Ecologica, e ci dice di quanti pianeti avremmo bisogno se tutte le persone della Terra vivessero secondo il nostro stile di vita (nell’articolo il link per accedere all’applicazione).  

Il Decreto Lorenzin è “antiliberista?”

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Pur non essendo certo e dimostrato, molte persone e giornalisti “ragionevolmente” sostengono che il “Decreto Legge” sull’estensione dell’obbligo dei vaccini in Italia (Decreto Legge 7 giugno n. 73; cd. Decreto Lorenzin) faccia gli interessi delle case farmaceutiche produttrici di vaccini. Se questo è vero, il decreto in questione, oltre ad essere discutibile da un punto di vista costituzionale, va anche contro i principi stessi del “Capitalismo” e del “Libero Mercato,” tanto elogiati dai nostri cari amici politici a livello nazionale ed europeo, e, in prima istanza, dagli stessi Stati Uniti d’America. Ciò mostra totale incoerenza nei principi che lo State propone di difendere e nelle azioni che effettivamente intraprende.