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CONCENTRAZIONE DI CO2 NELL’ATMOSFERA: nel 2070 toccheremo la soglia del non ritorno?

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Un discorso interessante quando si parla di ere geologiche riguarda le condizioni climatiche in esse presenti. Oggi viviamo nell’era geologica che prende il nome di Olocene: si tratta di un’era particolarmente favorevole alla vita sulla Terra iniziata circa 12.000 anni fa e che è caratterizzata da temperature miti e stabili e da una limitata frequenza di fenomeni atmosferici estremi, adatta per lo sviluppo dell’agricoltura e che da la possibilità a miliardi di essere umani di vivere nei posti più vari della Terra. Tali condizioni, secondo diversi studiosi, potrebbe anche durare per almeno altri 50.000 anni (salvo elementi di disturbo). Tuttavia, alcuni scienziati sostengono che negli ultimi decenni siamo passati in una nuova era: l’Antropocene (era in cui per la prima volta l’uomo è in grado di modellare il pianeta). Il pericolo di uscire dalle condizioni favorevoli dell’Olocene sono evidenti. Basta guardare alla concentrazione di CO2 nell’atmosfera, al cui aumento corrisponde un aumento della temperatura. Secondo molti scienziati, superata la soglia di 500 ppm (adesso stiamo intorno alle 410 ppm e siprocede ad un ritmo di 2,7 ppm in più all’anno) si potrebbero verificare severi cambiamenti climatici in grado di rendere molto più ostile l’ospitalità del nostro caro Pianeta.

Il treno...

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Mi sento come in un treno…un treno pieno di persone…e questo treno si dirige verso un burrone. Il 6% dei passeggeri lo sa e vuole fermarlo…il 4% lo sa  ma non vuole fermarlo e sfrutta la situazione per interessi personali. Il 90% ‘viaggia’ e non si scomoda. La lotta è tra il 6% che vuole fermarlo e il 4% che non vuole fermarlo perché ci guadagna in questa situazione…

Solo se il 6% metterà da parte i propri istinti egoistici e collaborerà, unirà i propri sforzi, riuscirà a vincere sul 4% egoista e convincere il 90% che ‘viaggia’ a fermare il treno.

Spectre e Meltdown: nessuno meglio di noi può prevenirli…

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Recentemente scrissi un articolo in cui spiegavo come ‘il prodotto del nostro tempo’ oggi fosse meno difendibile, in quanto gran parte di esso risulta in informazioni /relazioni che noi creiamo in uno spazio (internet che non è in gran parte governabile da noi stessi) (“L’era digitale: quanto protetta è la nostra proprietà digitale?”) . All’epoca raccomandai massima previdenza e back up costanti. A pochi mesi dall’articolo una nuova allerta viene lanciata dagli esperti informatici e hanno dato ad essa due nomi: Spectre e Meltdown. Vediamo che cosa sono e come difendersi…

Non focalizziamoci solo sul Cambiamento Climatico

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Alcuni anni fa, leggendo il The Ecologist, mi sono imbattuto in un articolo estremamente interessante (Charles Eisenstein - ‘Climate Change:  The Bigger Picture’) nel quale l’autore enfatizzava come il Cambiamento Climatico sia parte di un problema ben più ampio: l’attuale crisi ecologica e di valori. Focalizzarsi sul Cambiamento Climatico, o ancora peggio sul Global Warming potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio perché:

  1. per qualche motivo potrebbero cadere le teorie che ne sono alla base: in tal caso non esisterebbe più il mostro da battere; la più ampia crisi ecologico-sociale continuerebbe ad esistere (con devastanti conseguenze in termini di infertilità del suolo, deforestazione, perdita di biodiversità e disconnessione sociale);
  2. ci limiteremmo a risolvere un ‘solo’ aspetto della più ampia crisi ecologico-sociale che  continuerebbe ad esistere.

E’ vero la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è un segnale allarmante, ma lo sono anche la grande quantità di rifiuti non biodegradabile che produciamo, la riduzione della fertilità del suolo, la deforestazione in se (al di la delle conseguenze che essa ha sul Cambiamento Climatico)… Se ci fermiamo per un attimo a pensare, questi sono tutti problemi causati dall’attuale visione miope dell’uomo che in tutte le sue attività tende a massimizzare il benessere/profitto di breve periodo. In questo modo stressiamo i terreni per creare più profitto; abbattiamo foreste per creare occupazione; produciamo grandi quantità di beni (x generare economie di scala) che si trasformano poi in rifiuti da smaltire…. La soluzione a tutto questo esiste: l’Economia di Lungo Periodo. Basta dare voce a tutte le iniziative che, preservando natura, capitale sociale e culturale, creano le basi per preservare il benessere nel lungo periodo.

Andare oltre l’accordo di Parigi…

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Molti si staranno chiedendo a quali risultati stia portando l’accordo di Parigi (2015) sul Cambiamento Climatico. TG e news in tutto il mondo ne hanno evidenziato il fallimento a due anni dall’evento (Tutto questo accade mentre è in corso la COP23 (a Bonn). Il Rapporto 2016 dell'UNEP (United Nations Environmental Program) sostiene che anche nel caso l’accordo di Parigi fosse 'fully implemented', stando alle attuali proiezioni sulle temperature, esso non servirà a molto: http://www.dw.com/.../unep-paris-agreement.../a-36250321. Inoltre, considerando anche le recenti vicende americane, tale accordo è di difficile applicazione... In realtà la questione va oltre la vicenda americana: vogliamo affrontare un problema (il Cambiamento Climatico) all'interno di un sistema economico (miope) che favorisce tale problema...In un articolo apparso sul The Ecologist nel 2014, Charles Eisenstein, ‘Challenges our obsession with climate change at the expense of other values,’....sottolinea come il focalizzarsi sulla lotta al Cambiamento Climatico piuttosto che sulla visiona più complessiva della crisi ecologica e sociale può essere molto limitativo nella ricerca di una società sostenibile...