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Le nuove frontiere dell’industria tessile ecosostenibili: dal ‘bambù’ alle ‘bucce di arancia’

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Ogni giorno indossiamo la nostra cara maglia, il nostro pantalone preferito (che ahimè va usurandosi troppo in fretta), le scarpe etc… Ma conosciamo cosa c’è dietro la produzione di questi indumenti? Quanto questo modello industriale impatta sulla salute dell’ambiente e dei consumatori e soprattutto quali alternative più ‘sostenibili’ oggi ci offre il mercato?

Quest’articolo è il risultato di un progetto condotto dal team della Long Term Economy intervistando circa 10 imprese impegnate nel settore della moda sostenibile. A breve verranno pubblicate le interviste effettuate.

 
 (a cura di Grazia Giordano)
 
 
 
Perché l’attuale modello produttivo dell’industria tessile non è più sostenibile
 
L'industria tessile (la fashion industry) è una delle più redditizie e, allo stesso tempo, inquinanti della Terra. Produce un fatturato annuo di 1.500 miliardi di euro oltre un miliardo di vestiti all’anno. È un settore ad alto consumo idrico, ad elevate emissioni di CO2 e produce un’elevata massa di rifiuti. Per la sola produzione di abiti avvenuta nel 2015, l'industria della moda ha consumato circa 80 miliardi di metri cubi di acqua dolce, ha emesso oltre un milione di tonnellate di CO2 e ha prodotto 92 milioni di tonnellate di rifiuti.
 
Questo modello basato sui principi dell’economia ‘lineare’ e sulla spinta all’esagerato consumo (fast fashion), contribuisce, pertanto, in modo rilevante all’impronta ecologica dell’uomo sulla terra, ovvero inquina il Pianeta e ne consuma le risorse naturali.  Occorre fornire una nuova impostazione produttiva ecologicamente orientata in grado di abbracciare un concetto di sostenibilità a 360° (che include gli aspetti ecologici, quelli sociali e quelli economici).  E bisogna farlo in fretta, perché, secondo le previsioni del Copenaghen Fashion Summit 2017, la produzione mondiale di indumenti è destinata ad aumentare del 63% entro il 2030.
 
 
La risposta viene dall’Economia Circolare e dai tessuti naturali?
 
Il Team della Long Term Economy ha deciso di indagare sulle iniziative imprenditoriali proiettate verso il tessile sostenibile ed i risultati sono a dir poco entusiasmanti, visto che stanno emergendo tessuti veramente innovativi. Sono state intervistate a riguardo una decina di imprese.
 
Il principale elemento distintivo delle aziende tessili eco-sostenibili consiste nell’abbandono delle fibre sintetiche a favore dell’utilizzo di fibre e materiali ecosostenibili o riciclati ottenuti con processi prevalentemente meccanici “a ciclo chiuso” e senza l’utilizzo di sostanze e tinture tossiche garantito da rigorose certificazioni. Il tessile ecosostenibile valorizza il lavoro degli artigiani e delle comunità locali, privilegiando una filiera trasparente e fair trade.
 
Alcune di queste aziende, come I Am Bambù di Angela Maria Marchetti, Re-Bello di Daniel Sperandio, Rétro Eco À Porter’ di Manuela De Sanctis, Tu&Tu di Roberta Gentile, hanno sperimentato con grandi risultati alcune fibre naturali maggiormente ecosostenibili, come la canapa, il lino, l’ortica, il bambù, l’eucalipto, legno di faggio, il ricino.
 
Altre, invece, si sono specializzate nel riutilizzo di sottoprodotti agricoli per produrre tessuti e materiali eco-friendly come Orange Fiber di Adriana Santanocito ed Enrica Arena, che produce filati e tessuti dalle bucce degli agrumi, Vegea di Gianpiero Tessitore che produce pelle vegetale dalle bucce e dai semi dell’uva, ed Ananas Anam di Carmen Hijosa che produce pelle vegetale dalle foglie d’ananas.  Esse sono l’esempio vivente della cd. Economia Circolare.
 
 
Conclusioni: il ruolo dei consumatori
 
Lo sviluppo di aziende tessili ecologicamente virtuose aiuta a correggere l’offerta del settore moda orientandola verso una maggiore sostenibilità ma ciò non basta perché è necessario che anche i consumatori sostengano queste realtà compiendo scelte d’acquisto sagge e responsabili  e che lo Stato adotti misure coraggiose ed efficaci che promuovano, favoriscano e sostengano le aziende tessili sostenibili. 
 
Promuovere le aziende tessili sostenibili significa valorizzare un modello produttivo giusto perché rispettoso del pianeta e delle sue risorse, e vincente perché è l’unico in grado di fornire soluzioni innovative, serie e responsabili all’inquinamento causato dal settore tessile.
 
Vi proponiamo con l’occasione l’articolo completo e l’intervista con Tom Cridland, la cui azienda produce abbigliamento maschile resistente, in grado di durare perfettamente per 30 anni, una sfida alla fast fashion, al consumismo ed un impegno nei confronti del consumatore. A breve saranno pubblicate le altre interviste alle aziende tessili eco-sostenibili.

 

La Long Term Economy è un modello economico in grado di condurci verso questo nuovo modo di pensare. Scopri di più sulla Long Term Economy.

 

 
 
 
Grazia Giordano,
LTEconomy, 18 Ottobre 2017
   
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