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India: a che serve crescere economicamente se poi gran parte dei cittadini vivono in condizioni misere?

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SEI DECENNI di elezioni, stampa libera, stato di diritto. Nonostante tutto l’India è tutt’altro che un Paese sviluppato. Essa è uno dei peggiori fallimenti al mondo nel campo della Sanità e dell’Istruzione. Perché in un Paese democratico e in forte crescita economica come l’India tante persone vivono ancora in condizioni miserabili?
 
Di seguito alcuni indicatori del degrado sociale in India: Un enorme blackout la scorsa estate ha lasciato 400 milioni di indiani senza elettricità. I servizi igienico-sanitari e di igiene pubblica sono terribili, soprattutto nel nord: la metà di tutti gli indiani fa ancora i suoi bisogni all'aperto, con molti morti per diarrea ed encefalite. Più bambini indiani (43%), rispetto a quelli africani soffrono la fame. Molti adulti, soprattutto donne, sono denutriti, mentre gli indiani più ricchi sono in gran parte obesi e/o soffrono di diabete. Molte famiglie vivono in condizioni di estrema povertà e il tasso di mortalità infantile elevato. Il pregiudizio uccide su una scala immensa: ben 600.000 feti vengono abortiti ogni anno, perché sono di sesso femminile. Rispetto anche ai suoi vicini più poveri, il Bangladesh e il Nepal, i dati sociali dell'India sono insolitamente cupi.
 
"An Uncertain Glory" è un eccellente libro, di recente pubblicazione, di due tra i più noti economisti dello sviluppo in India, Amartya Sen e Jean Drèze. Esso spiega il come e il perché di questa situazione in India. I due autori sostengono che i governatori indiani non hanno mai assunto seriamente la responsabilità di aiutare la maggior parte dei bisognosi.
 
Alcuni dei maggiori oppositori, Jagdish Bhagwati e Arvind Panagariya, entrambi professori della Columbia University, appoggiano con forza la necessità di ricorrere a riforme liberali (leggi sul lavoro e diritti di proprietà) e di riportare la crescita del PIL sopra il livello del 5% attuale al fine di ridurre la povertà.
 
Ma Sen e Drèze sperano di fare molto di più. La lezione di quasi ogni economia emergente (Cina, Brasile) è che non basta la crescita economica, ma occorrono grandi interventi pubblici volti a migliorare la salute, l'istruzione e altri standard di vita al fine di ottenere un apprezzabile sviluppo sociale. India, tuttavia, è l'eccezione e i suoi problemi sociali possono rappresentare una minaccia alla sua crescita economica.
 
La salute pubblica indiana è particolarmente preoccupante. In alcuni Stati del Sud come Tamil e Nadu le condizioni sono buone, ma in generale la spesa sanitaria è molto bassa: un pietoso 39 dollari per persona all’anno per la salute pubblica, in confronto con i 203 dollari della Cina e i 483 dollari del Brasile. In India la spesa totale sanitaria è all’1,2% del PIL, contro una media globale del 6,5%. Dove si può trovare il denaro? Il governo spende in sovvenzioni per fertilizzanti più di quanto spenda per il sistema sanitario pubblico. I sussidi per il carburante sono ugualmente costosi. Modi per raccogliere fondi esistono. Tassare l'oro e le importazioni di diamanti, per esempio, porterebbero a quasi $ 10 miliardi di fatturato annuo, secondo gli autori.
 
Anche l’Educazione pubblica è in uno stato deprimente. Un sondaggio sulle scuole statali in sette grandi stati del nord non ha trovato alcuna attività didattica in metà di essi. Il licenziamento di un insegnante in India è difficile; gli insegnanti sono ben pagati e molte nuove scuole sono state costruite; eppure la qualità dell’istruzione, secondo gli autori, resta in generale "orribile". Anche i poveri preferiscono lezioni private.

Gli autori sostengono che lo stato non riesce a migliorare la situazione sociale soprattutto a causa della disuguaglianza profondamente radicata. C’è una classe dirigente costituita da una casta che ha una totale mancanza di interesse - tendente al disprezzo – nel cercare di migliorare le condizioni di vita del resto della popolazione. Data la macchina statale debole e il pregiudizio radicato, vi è qualche via d'uscita? Nonostante tutto, Sen e Drèze rimangono ottimisti circa le prospettive a lungo termine. Essi sostengono che se i burocrati indiani, sono correttamente guidati e sono resi responsabili del proprio lavoro, la macchina dello stato potrebbe funzionare bene.




 
Dal The Economist
June 14th, 2013

Amartya Sen and Jean Drèze. An Uncertain Glory: India and its Contradictions. Allen Lane; 434 pages; £20. To be published in America in August by Princeton University Press; $29.95. Buy from Amazon.com, Amazon.co.uk