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IL “LAVORO FORZATO” genera profitti annui pari a 150 miliardi di dollari: da poco pubblicato un nuovo Report dell’ILO

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A quanto ammonta il profitto che deriva dallo sfruttamento del “lavoro forzato” nell’economia privata? L’ Organizzazione Internazionale per il Lavoro (International Labor Organization - ILO) ha recentemente pubblicato un Report che stima tali profitti ad un valore di 150 miliardi di dollari all’anno. Questi profitti derivano in particolare dallo sfruttamento di circa 21 milioni di uomini, donne e bambini nel mondo. La maggior parte dei profitti vengono realizzati in Asia, e 2/3 degli stessi in questa regione derivano dallo sfruttamento del commercio sessuale.
 
Per lavoro forzato si intende lavoro legale o illegale che implica elementi di “coercizione” e “sfruttamento” A livello globale, lo sfruttamento del commercio sessuale produce 99 miliardi di profitto all’anno.
 
I restanti 51 miliardi di dollari riguardano le attività domestiche, l’agricoltura e le altre attività economiche. In particolare, i profitti generati dal lavoro forzato nel settore dell’agricoltura (inclusi la pesca e la silvicoltura) sono circa 9 miliardi di dollari all’anno, I profitti prodotti, invece, nelle altre attività economiche (manifattura, estrazione, costruzione e utility) sono all’incirca 34 miliardi di dollari all’anno. Infine, per quanto riguarda i lavori domestici, si registrano profitti da lavoro forzato pari a circa 8 miliardi all’anno;  in base alle informazioni del Global Database 2012, si è stimato che i lavoratori forzati nell’ambito delle attività domestiche sono sottopagati del 60%.
 
In termini pro-capite, il profitto annuale medio per vittima è più elevato nelle economie sviluppate (34.800 dollari pro-capite), seguite dai Paesi del Medio Oriente (15.000 dollari pro-capite), e più bassi nella regione asiatica del Pacifico (5.000 dollari per vittima) e in Africa (3.000 dollari per vittima).
 
I profitti per vittima sono più elevati nel commercio sessuale. La ricerca ha confermato che il lavoro forzato è più comune nei settori che attraggono lavoratori poco o non qualificati, dove la domanda di lavoro è molto volatile e le condizioni di lavoro sono povere.
 
Comunque uno dei più importanti risultati della ricerca consiste nel fatto che c’è una chiara correlazione tra la vulnerabilità delle famiglie agli improvvisi shock economici e la probabilità di rimanere intrappolati nel lavoro forzato. Le famiglie povere trovano incontrano serie difficoltà nel far fronte a shock reddituali, specie quando esse sono spinte sotto la linea della povertà alimentare.
 
Il rapporto dell’ILO utilizza la definizione di lavoro forzato sancito nella Convenzione dell'ILO sul lavoro forzato, 1930 (n. 29), adottata nel 1930. La definizione comprende tutte le forme di lavoro o di servizio, formale o informale, legale o illegale. Il lavoro forzato richiede anche un elemento di coercizione ("minaccia di sanzione") per distinguerlo più generale concetto di lavoro sfruttato.
 
 
Grafico - Profitti generati sfruttando il lavoro forzato: distribuzione per aree geografiche

Fonte: elaborazione LTEconomy su dati ILO
 
 
LTEconomy, 3 giugno 2014
 
From the International Labor Organization (ILO)