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Cambiamento Climatico (giugno 2018): ultime evidenze su temperatura, concentrazione di CO2 e scioglimento dei ghiacci

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Il cambiamento climatico è un tema molto dibattuto. Nonostante la comunità scientifica, grazie ai numerosi rapporti dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), sia piuttosto concorde sul fatto che a) il cambiamento climatico esiste, 2) il cambiamento climatico origina da cause antropogeniche (dall’uomo), 3) il cambiamento climatico negli ultimi 200 anni ha proceduto a ritmi nettamente più veloci (si stima 170 volte più velocemente) rispetto al resto della storia del pianeta, a livello mediatico ancora c’è chi nega queste affermazioni sostenendo che il cambiamento climatico sia naturale e noi non possiamo fare niente per cambiare il corso degli eventi. Questo articolo propone le tre principali misure (conseguenze) del cambiamento climatico (concentrazione di CO2 nell’atmosfera; Temperatura globale della superficie terrestre e degli oceani; estensione dei ghiacci artici). Queste tre misure convergono in un'unica direzione: la Terra procede verso un surriscaldamento sempre maggiore e a ritmi serrati.

 
 (a cura di Dario Ruggiero)
 
 
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La concentrazione di CO2 nell’atmosfera
 
IL Cambiamento climatico rappresenta la più importante sfida per l’Umanità nel prossimo futuro. Capire quali sono le sue cause è un elemento iniziale (e allo stesso tempo un elemento chiave) per affrontare questa sfida. Una delle sue cause principali è sicuramente la concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera. Infatti, in base alle osservazioni fatte sui ghiacciai dell’Antartico e della Groenlandia, emerge un’evidente correlazione tra la concentrazione di CO2 e la temperatura atmosferica (maggiore è la concentrazione, più elevata sarà la temperatura).
 
La concentrazione di CO2 nell’atmosfera è misurata in parti per milioni (ppm). Le misurazioni sono effettuate su 4 osservatori di base dal Global Greenhouse Gas Reference Network. Il più importante di questi osservatori (spesso preso come riferimento principale della misura) è quello di Mauna Loa (il luogo scelto da Charles D. Keeling, il ricercatore che diede inizio agli studi sulla porzione di CO2 nell’atmosfera).
 
Il 9 maggio 2013 è una data molto significativa in quanto la concentrazione di CO2 all’osservatorio di Mauna Loa ha raggiunto per la prima volta le 400 parti per milione (ppm). Esso è un valore molto elevato, se si considera il fatto che in epoca pre-industriale era pari a 280 ppm. Dopo il 2013, anno dopo anno si sono avuti nuovi record di massimo. L’ultimo nella seconda settimana di maggio 2018 a 411,9 ppm. Seguendo il trend, nel prossimo maggio il dato supererà 414 ppm.

Osserviamo gli ultimi dati disponibili. Nella quarta settimana di giugno 2018 è stato di 410,6 ppm, dato molto più elevato rispetto a quello osservato nella quarta settimana di giugno 2017 (407,7) e di giugno 2016 (406,0).

Grafico – Concentrazione di CO2 in ppm, Mauna Loa, dati settimanali
Fonte: LTEconomy (www.lteconomy.it) – elaborazione su dati ESRL-NOAA
 
Per maggiori informazioni sulla tematica si veda l’articolo FOCUS – La concentrazione di CO2 nell’atmosfera: stiamo per imitare l’era del Pliocene? E l’intervista a Pieter Tans, entrambi pubblicati su www.lteconomy.it.
 
 
La temperatura globale

I dati sull’andamento della temperatura confermano il surriscaldamento globale, con un mese di giugno più caldo del normale. Il grafico in basso è chiaro: per più di 5 anni il dato medio della temperatura mensile è stato costantemente superiore alla media storica e giugno 2018 conferma il trend, essendo il decimo più caldo nella storia delle registrazioni.

Più precisamente, in base ai dati del NOAA Climate National Climate Data Center, la temperatura media della superficie terrestre ed oceanica nel mese di giugno 2018 è stata di 0,75°C al di sopra della media storica (pari a 15,5°C), segnando il decimo più caldo giugno nella storia della registrazione. Giugno 2018 rappresenta il 42° giugno consecutivo e il 402° consecutive mese con temperature, sopra la media del 20° secolo.

 
Grafico – Anomalie nella temperature media mensile nel periodo 2012-2018
Fonte: LTEconomy, elaborazione su NOAA National Climate Data Center
 
Per maggiori informazioni sulla tematica si veda l’articolo: TEMPERATURA GLOBALE: continuano le anomalie - dicembre 2017, il terzo più caldo dicembre nella storia delle osservazioni su www.lteconomy.it
 
 
L’estensione dei ghiacci artici
 

In base ai dati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC), continuiamo a perdere ghiaccio soprattutto nell’Artico… Il mese di giugno 2018 ha registrato la quarta più bassa estensione dei ghiacci nelle osservazioni satellitari. Viceversa, nell’Antartico, rispetto agli ultimi anni si è osservata un’espansione dei ghiacci, riportando l’estensione vicino alla media storica.

L’estensione del ghiaccio artico nel mese di giugno 2018 è stata mediamente pari a 10,7 milioni di chilometri quadrati, il quarto valore più basso (per il mese) registrato nella storia satellitare (1979-2017). L’estensione è stata di 1,05 milioni di chilometri quadrati sotto la media di lungo periodo (1981-2010).

Se consideriamo i dati dal 2015 al 2018, possiamo osservare come la perdita di estensione di ghiaccio artico sia compresa tra 750mila km quadrati (inverno 2015) e 1,4 milioni di km quadrati (estate 2016). Se pure la perdita osservata in giugno 2018 è superiore a quella di giugno 2018, i dati parlano chiaro: l’estensione dei ghiacci artici è costantemente inferiore alla media di lungo periodo.

 
Figura - La perdita di estensione del ghiaccio artico sta aumentando nel corso degli anni
(Perdita di estensione del ghiaccio artico a giugno e dicembre rispetto alla media del mese bel periodo 1981-2010)
Fonte: LTEconomy on NSIDC
 
 
Per maggiori informazioni sulla tematica si veda l’articolo: Arctic Melting: a dicembre l’estensione dei ghiacci artici è stata circa 1 milione di km2 sotto la media 1981-2010 su www.lteconomy.it
 
 
Alcune considerazioni conclusive
 
I dati rilasciati dalle più importanti istituzioni mondiali in campo climatico confermano la persistenza di un cambiamento accelerato nelle condizioni climatiche. L’ultimo rapporto sui rischi percepiti (Global Risk Report 2018) elaborato dal World Economic Forum piazza il cambiamento climatico tra i rischi con maggior impatto e probabilità di accadimento e il tema ha scalato posizioni dopo posizioni nel corso degli ultimi anni (D. Ruggiero, “Global Risk Report 2018: i rischi ambientali e tecnologici dominano lo scenario” – www.lteconomy.it). Gli eventi climatici estremi (tra siccità a tempeste di pioggia in luoghi non abituati a questi tipi di fenomeni) sono aumentati di frequenza ed intensità. Tutto questo va affrontato con sano ottimismo: è arrivato il tempo per cui la nostra società affronti il tema della ‘sostenibilità’ in modo deciso cambiando drasticamente i modelli economici ed energetici su cui si basa. Occorre ridurre la nostra Impronta Ecologica cercando di minimizzare la perdita di benessere materiale (il che è possibile con le attuali conoscenze tecnologiche). Terra, natura, capitale umano e culturale sono le cose da proteggere e tutto questo richiede lungimiranza (una visione di lungo periodo) nelle istituzioni, nelle imprese e nei cittadini.
 
 
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Dario Ruggiero,
LTEconomy, 28 ottobre 2018
  
Dario Ruggiero, (febbraio 2018), "CONCENTRAZIONE DI CO2 NELL’ATMOSFERA: nel 2070 toccheremo la soglia del non ritorno?"
 
Dario Ruggiero, (febbraio 2018),"TEMPERATURA GLOBALE: continuano le anomalie - dicembre 2017, il terzo più caldo dicembre nella storia delle osservazioni"
 
Dario Ruggiero, (febbraio 2018), "Arctic Melting: a dicembre l’estensione dei ghiacci artici è stata circa 1 milione di km2 sotto la media 1981-2010"
 
Dario Ruggiero, (febbraio 2018), "Global Risk Report 2018: i rischi ambientali e tecnologici dominano lo scenario"
  
 
Dario Ruggiero, (05 settembre 2017), "Lottiamo per un nuovo sistema: ad ottobre nasce la piattaforma-social www.ltemovement.org"
 
Emanuele Bompan, (agosto 2017), Intervista con Kate Raworth: L'Economia della Ciambella
 
Dario Ruggiero, (giugno 2017), '
Un'introduzione all’economia della “ciambella”, Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo', 
 
"Che cosa è la Long Term Economy," LTEconomy
 
 
Rosario Borrelli, (16 luglio 2017), "Da una costola della società moderna nasce il Movimento per un’Economia di Lungo Percorso", LTEconomy
 
Dario Ruggiero (a cura di), Intervista con David Lin (Global footprint Network, Direttore di Ricerca), "Come stoppare l'avanzata dell'Overshoot Day", LTEconomy
  

 

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