News

Andare oltre l’accordo di Parigi…

on .

Molti si staranno chiedendo a quali risultati stia portando l’accordo di Parigi (2015) sul Cambiamento Climatico. TG e news in tutto il mondo ne hanno evidenziato il fallimento a due anni dall’evento (Tutto questo accade mentre è in corso la COP23 (a Bonn). Il Rapporto 2016 dell'UNEP (United Nations Environmental Program) sostiene che anche nel caso l’accordo di Parigi fosse 'fully implemented', stando alle attuali proiezioni sulle temperature, esso non servirà a molto: http://www.dw.com/.../unep-paris-agreement.../a-36250321. Inoltre, considerando anche le recenti vicende americane, tale accordo è di difficile applicazione... In realtà la questione va oltre la vicenda americana: vogliamo affrontare un problema (il Cambiamento Climatico) all'interno di un sistema economico (miope) che favorisce tale problema...In un articolo apparso sul The Ecologist nel 2014, Charles Eisenstein, ‘Challenges our obsession with climate change at the expense of other values,’....sottolinea come il focalizzarsi sulla lotta al Cambiamento Climatico piuttosto che sulla visiona più complessiva della crisi ecologica e sociale può essere molto limitativo nella ricerca di una società sostenibile...

 
 (a cura di Dario Ruggiero)
 
 
 
L’accordo di Parigi (COP 21)
 
Spesso, l’accordo di Parigi (dicembre 2015) è stato definito come una pietra miliare nella lotta al Cambiamento Climatico. Vediamo perché e quali sono i suoi obiettivi.
 
L’accordo è divenuto importante per il numero di Paesi (195) che vi hanno aderito e per l’ambizione sottostante i suoi target: mantenere l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2°C in più rispetto ai livelli preindustriali. I governi hanno deciso di comunicare i risultati raggiunti nell'attuazione dei rispettivi obiettivi al fine di garantire trasparenza e controllo. Si chiama anche COP21 perché è la 21ma volta in cui si è tenuta la Conference of Parties (COP), il meeting annuale in cui vengono definiti i progressi fatti nella lotta al Cambiamento Climatico nell’ambito del United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC).
 
Quali sono i risultati ad oggi ottenuti a seguito dell’accordo di Parigi? Gli Stati Uniti hanno abbandonato l’accordo. Ciascun Paese ha determinato i propri impegni ma è in ritardo nel raggiungerli.
 
 
Perché la COP21 sta fallendo
 
Partiamo dai problemi strutturali di tale accordo e facciamolo introducendo la cd. ‘Teoria dei giochi’ (John Nash – 1950) ed in particolare  il cd. ‘Dilemma del prigioniero’ (Albert W. Tucker 1992).
 
Immaginiamo due persone accusate di un reato che vengono interrogate separatamente. Se entrambi non accusassero l’altro del reato, ciascuno di essi otterrebbe solo 1 anno di carcere (-1;-1; in tabella); Se il prigioniero A accusa il prigioniero B, mentre il Prigioniero B non accusa A, accade che il prigioniero B si becca 3 anni di galera e il prigioniero A la fa franca (‘zero’ anni). Viceversa vale per il prigioniero B. Infine, se entrambi tradiscono (si accusano l’un l’altro), entrambi otterranno 2 anni di carcere. L’equilibrio di Nash in questo gioco è proprio quest’ultimo. Entrambi i prigionieri saranno portati a tradire per ottenere il massimo ‘pay-off’ e finiranno per tradirsi l’uno con l’altro, quando il risultato migliore lo si sarebbe raggiunto cooperando.
 
Tabella – Dilemma del Prigioniero

Prisoner A         \            Prisoner B

B stays silent

B betrays

A stays silent

(-1;-1)

(-3;0)

A betrays

(0;-3)

(-2;-2)

 
 
Adesso non è difficile pensare agli accordi nell’ambito del Cambiamento Climatico come ad accordi che hanno una struttura simile al dilemma del prigioniero: 1) per tutti sarebbe meglio cooperare; 2) individualmente sarebbe meglio non cooperare mentre gli altri cooperano; 3) se tutti non cooperano alla fine si otterrà il peggior risultato per tutti; 4) alla fine nessuno sarà portato a cooperare.
 
Come risolvere il Dilemma del prigioniero in questo caso? Bisogna cambiare la struttura del gioco  facendo capire che cooperare è conveniente a prescindere da cosa facciano gli altri. E questo bisogna farlo cambiando il sistema: nel senso che occorre passare da un sistema in cui è conveniente economicamente inquinare ad un sistema in cui non è più conveniente farlo. Possiamo agire essenzialmente in due modi, non mutualmente escludenti l’un l’altro:
  1. Installare un ideologia di lungo periodo (Long Term Economy): a livello internazionale le performance dei Paesi non vanno valutate più in base al PIL, ma in base al valore che sono in grado di generare nel lungo periodo per il proprio Paese e conseguentemente per il resto del Mondo. (www.lteconomy.org)
  2. Cambiare il paradigma tecnologico energetico: Se a livello mondiale l’energia rinnovabile inizia a divenire più conveniente di quella fossile, allora tutti quanti inizieranno ad utilizzarla, e i Paesi inizieranno a cooperare indipendentemente dalla loro volontà di fare del bene all’ambiente
Una proposta simile è stata fatta da Adrian Raftery, un professore dell’Università di Washington in un suo articolo pubblicato su Nature Climate Change e ripreso da tutti i quotidiani del mondo. Dopo aver analizzato l’accordo di Parigi, secondo il docente, c’è solo l’1 per cento di possibilità che le temperature crescano in misura inferiore a 1,5 gradi. Pur specificando che ‘agire è fondamentale,’ Raftery sottolinea che ’solo una svolta tecnologica’ potrebbe cambiare sensibilmente le nostre previsioni».
 
 
Conclusione: lottare per un nuovo sistema
 
Ora che è chiaro come sia difficile adottare misure volte a rafforzare la lotta al Cambiamento Climatico quando il sistema economico mondiale si basa ancora in gran parte sull’energia da fonti fossili e tutti (cittadini, Istituzioni, Paesi) agiscono con una visione miope (meglio l’uovo oggi  che la gallina domani). Come ben suggerito dal Prof. Adrian Raftery, un salto tecnologico è necessario per passare ad un sistema energetico a zero emissioni. Ma occorre andare oltre ed installare un’ideologia globale di lungo perido…Solo così gli impegni internazionali per il ‘bene comune’ (in questo caso il Clima) non rappresenteranno più per essi in un costo, un peso o un freno allo sviluppo, ma qualcosa che ne favorisca lo sviluppo.
 
E’ questa la soluzione proposta da noi della Long Term Economy. Creare un network di imprese, iniziative e persone che vogliono un pianeta più pulito e migliore. 

 

La Long Term Economy è un modello economico in grado di condurci verso questo nuovo modo di pensare. Scopri di più sulla Long Term Economy.

 

 La fonte dell'immagine è Encyclopedia Britanica
 
 
Dario Ruggiero,
LTEconomy, 12 Novembre 2017
   
 
Articoli correlati all'accordo di Parigi
 
UNEP, (03-11-2017), 'UNEP: Paris agreement could fail to prevent global warming'
 
European Commision, Paris Agreement
 
Leoni Grotti, (2 agosto 2017), 'Cambiamenti climatici. Nuovo studio conferma: l’accordo di Parigi è inutile'
 
Benjamin Studebaker, (01-06-2017), 'The Paris Climate Agreement’s Failure Was Structurally Inevitable'
  
 
Articoli correlati Long Term Economy 
Dario Ruggiero, (05 settembre 2017), "Lottiamo per un nuovo sistema: ad ottobre nasce la piattaforma-social www.ltemovement.org"
 
Emanuele Bompan, (agosto 2017), Intervista con Kate Raworth: L'Economia della Ciambella
 
Dario Ruggiero, (giugno 2017), '
Un'introduzione all’economia della “ciambella”, Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo', 
 
"Che cosa è la Long Term Economy," LTEconomy
 
 
Altri Articoli 
 
Rosario Borrelli, (16 luglio 2017), "Da una costola della società moderna nasce il Movimento per un’Economia di Lungo Percorso", LTEconomy
 
Dario Ruggiero (a cura di), Intervista con David Lin (Global footprint Network, Direttore di Ricerca), "Come stoppare l'avanzata dell'Overshoot Day", LTEconomy
  

 

Diventa un sostenitore della Long Term Economy!!

La Long Term Economy è un associazione non-profit che ha l'obiettivo di aumentare il benessere in una prospettiva di lungo periodo preservando il capitale naturale, culturale e sociale. L'associazione lavora a che i nostri figli possano avere un futuro migliore.

Diventa un sostenitore della Long Term Economy: fai la tua donazione oppure dai il tuo contributo