Case Study

Agrivillaggio di Vicofertile: Case Study n°3

on .

Agrivillaggio di Vicofertile: Case Study n°3 

A cura di Dario Ruggiero (autore del sito www.lteconomy.it), con il supporto di Giovanni Leoni (Proprietario dell'azienda agricola Leoni e ideatore del concetto di Agrivillaggio) - maggio 2015
 
 
Premessa
 
Nel presentare il progetto ‘Agrivillaggio di Vicofertile’ trovo particolarmente interessante partire da ‘Charles Eisenstein’ in ‘Resurgence & Ecologist, may/June 2014 No.284,’ (un articolo che consiglio vivamente a chiunque sia in cerca di una risposta a tutte le crisi economica, sociale, ecologica, che stiamo attualmente vivendo):
 
Climate Change is a double-edged sword

Le Macchie: Case Study n.2

on .

Le Macchie: Case Study n.2 

A cura di Dario Ruggiero (autore del sito www.lteconomy.it), con la collaborazione di Primiana Leonardini (Proprietaria dell'azienda agricola Le Macchie) e Alberto Fatticcioni, (apicoltore e collaboratore nell'azienda) - Febbraio 2015
 
 
Premessa
 
Chi come me vive in un contesto urbano e si nutre dei prodotti venduti in supermercato o al dettaglio dai piccoli rivenditori conosce ben poco delle pratiche agricole, di allevamento e di produzione dei singoli prodotti. L’agricoltura industriale (e la sua grande capacità produttiva) è ormai diventata totalmente dipendente dall’utilizzo di elementi esterni di derivazione industriale (dal macchinario per la lavorazione del terreno, all’utilizzo di fertilizzanti, insetticidi, antimicotici e diserbanti provenienti dall’industria chimica). Se da un lato questo modello implica un aumento della produttività (soprattutto in termini di output/risorse umane) dei raccolti, dall’altro, se portato all’eccesso, la qualità del suolo e dei prodotti che da essi originano diventa sempre più povera.

Terre Frumentarie: Case Study n.1

on .

Terre Frumentarie: Case Study n.1 

A cura di Dario Ruggiero (autore del sito www.lteconomy.it), con la collaborazione di Giuseppe Li Rosi (Proprietario dell'azienda Terre Frumentarie) - Ottobre 2014

 

Premessa

Prima che incontrassi Giuseppe Li Rosi non avrei mai immaginato che potessero esistere tante varietà di grano e che tali varietà fossero strettamente legate alle caratteristiche territoriali e climatiche dei luoghi in cui si sono sviluppate. Non sapevo che la qualità del “glutine” (la sostanza che permette di trasformare la farina in pasta, pane etc…) variasse di grano in grano e che il glutine del “grano autoctono” (il grano caratteristico di un determinato territorio) fosse di gran lunga più digeribile rispetto al glutine del “grano convenzionale” (il grano con cui viene prodotta la pasta che troviamo normalmente in commercio). Infine, non sapevo che coltivare grani non autoctoni potesse danneggiare la fertilità del terreno, in quanto si tratta di varietà che non si sono co-evolute insieme a quel particolare territorio e che necessitano di supporti chimici.