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FOCUS – Somalia, uno dei paesi più instabili al mondo: principali caratteristiche sociali ed economiche

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A cura di Dario Ruggiero (Luglio 2013)
 
Premessa
 
La Somalia è uno dei Paesi più poveri al mondo: il suo prodotto interno lordo (PIL) nel 2010 (ultimo dato disponibile) era pari a 5,9 miliardi dollari (fatto pari il potere d'acquisto – Purchasing Power Parity; PPP); esso è quasi niente se confrontato con quello degli Stati Uniti (15.940 mld di dollari) e con il PIL mondiale (74.879 miliardi). Il suo PIL pro capite (sempre a parità di potere di acquisto) nel 2010 era di 600 dollari, ossia meno di 2 dollari al giorno a persona.

Ma non è solo il basso livello del PIL che rende la Somalia un Paese così povero. La Somalia è soffocata da un mix di circostanze politiche e climatiche che ne impediscono lo sviluppo. Secondo James Fergusson, autore del libro " The World’s Most Dangerous Place", nel quale analizza in profondità i problemi di sicurezza sociale in Somalia, l'ultima carestia è stato "un disastro causato dall'uomo" e "la colpa può essere attribuita essenzialmente al gruppo islamista degli Al Shabaab". Conclusioni simili vengono dal recente rapporto della FAO e dell’associazione non governativa Fews Net che ha stimato il numero di morti (quasi 260 mila) causati dalla carestia in Somalia (FAO/Fews Net, May 2013). Nel Rapporto si sostiene che "la risposta umanitaria alla carestia è stata tardiva e insufficiente”, e che “l'accesso limitato alle provviste per la maggior parte della popolazione colpita, dovuto alla precarietà diffusa e a restrizioni operative imposte alle agenzie di soccorso, sono stati un vincolo importante".

Il problema più grande in Somalia è la sua instabilità politica. Dopo il crollo del regime di Siad Barre nei primi anni “90, ha avuto inizio una guerra civile, caratterizzata da conflitti locali e dall’insistente presenza di forze islamiste. Sono nate alcune regioni autonome, tra cui Somaliland, Puntland e Galmudug, nel Nord del Paese nel corso del conseguente processo di decentramento e gli Al Shabaab sono emersi come gruppo islamista autonomo, ora legato ad Al Qaeda (Lewis I. M, 2002 e 2008). Secondo il più recente Rapporto sulla Somalia dell’Armed Confilct Location and Event Dataset (ACLED), un set di dati progettato per l'analisi disaggregata dei conflitti e la mappatura delle crisi in oltre 50 Paesi in Via di Sviluppo, "il gruppo degli Al Shabaab continua a rappresentare una minaccia per la stabilità del governo federale e a minare la capacità del nuovo regime di stabilire e mantenere la sicurezza e la pace duratura ... Tuttavia, gli Al Shabaab non sono l'unica forza violenta in città. L’analisi incrociata dei dati rivela un livello molto alto di violenza perpetrata da gruppi armati non identificati". (ACLED, April 2013)

Inoltre, secondo il database dell’ACLED, la Somalia è uno dei Paesi più pericolosi tra quelli monitorati: la Somalia è il Paese più violento in termini di “eventi violenti”; ed è al nono posto se si prende in considerazione il numero di “vittime dovute ai conflitti”.
 
 
Grafico – I Paesi più violenti nel 2012, numero di eventi violenti nel 2012

 Fonte: Nostra elaborazione su banca dati ACLAD
 
 
Cosa occorre fare per sfruttare in modo utile le risorse che offre la Somalia? Due buone soluzioni arrivano dall’ultimo libro di James Fergusson: 1) Il settore dei carburanti (petrolio e gas); 2) la diaspora dei somali (in particolare dei giovani). (James Fergusson, 2013)
 
È stato a lungo sospettato che la Somalia si trova sopra grandi riserve non sfruttate di petrolio e gas. Il loro sfruttamento potrebbe capovolgere le sorti economiche di questo Paese impoverito. Ma c'è una lunga strada da fare ancora. Dopo 25 anni di guerra e di insicurezza, le imprese energetiche straniere hanno per il momento solo prospettato di insediarsi in Somalia. La diaspora può rappresentare una fonte ancora maggiore di salvezza per la Somalia. Circa 2 milioni di somali vivono all'estero, e il denaro che mandano ad amici e famiglia supera di gran lunga il valore della spesa generata dagli aiuti stranieri. La più grande risorsa della Somalia può essere rappresentata dai tanti giovani somali che sono cresciuti in Occidente, assorbendone competenze, educazione e valori e che vogliono ritornare in Somalia per ricostruire la loro patria distrutta. E 'indispensabile che i governi occidentali - in particolare gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Scandinavia dove si concentra la maggior parte dei somali che sono in occidente - ascoltino questa generazione più giovane, e facciano tutto il possibile per favorire la realizzazione della loro visione di una Somalia migliore”
 
James Fergusson – July 2013, www.lteconomy.it
(Nostra traduzione su intervista originale in inglese)
 
 
Noi pensiamo fortemente che tutti i territori in questo mondo hanno le loro risorse. La sopravvivenza e la prosperità delle persone che vi abitano dipende sostanzialmente dall’uso razionale e organizzato di tali risorse (senza sprechi e garantendo il giusto equilibrio tra beneficio attuale e preservazione delle risorse in un ottica di lungo periodo), insieme ad una buona politica internazionale. La Somalia può sicuramente risolvere i suoi problemi e migliorare la vita dei propri cittadini, solo se i conflitti locali termineranno e viene stabilito e implementato un piano strategico infrastrutturale.
 
 
 
 
Ringraziamenti
 
I migliori ringraziamenti per la realizzazione di questo articolo vanno a James Fergusson, giornalista, autore di “The world’s most dangerous place”, per la sua disponibilità ad essere intervistato su questo argomento. (Intervista a James Fergusson)
 
“Severe drought in Somalia is a cyclical event, 
but it does not have to lead to famine. Nomads have survived 
for centuries by fleeing the drought zones and finding new pastures 
for their livestock. 2011 was essentially a man-made disaster – 
and blame for it can be laid squarely at the door of Al Shabaab…”
(James Fergusson)
 
 
La struttura demografica e sociale della Somalia
 
Tra i 57 Paesi dell’Africa, la Somalia si piazza al 30° posto in termini di dimensione della popolazione. In Somalia vivono 10,2 milioni di persone, lo 0,9% della popolazione totale africana (pari a circa 1 miliardo di persone). La sua popolazione è più piccola alla popolazione media dei Paesi africani (pari a circa 20 milioni di persone) ed è simile a quella della Tunisia e di Benin. Tra il 1960 e il 2012, la popolazione somala è cresciuta di 2,8 milioni di abitanti, con una variazione percentuale pari a +269,9%, leggermente inferiore all’incremento medio registrato nei Paesi africani nel medesimo periodo (+278,9%).
 
 
Grafico - Popolazione in Somalia e in altri Paesi africani
(milioni di persone)
Fonte: Nostra elaborazione su United Nation Population division
 
 
Per quanto riguarda la piramide demografica in Somalia, il 47,7% della popolazione somala è costituita da persone giovani con un età inferiore ai 14 anni (la media mondiale per questa classe è pari a 26,6%), il 49,5% sta nell’età lavorativa (15-64) (il 65,7% per la media mondiale) e solo il 2,8% della popolazione è fatta da persone con un’età superiore ai 65 anni (7,7% per la media mondiale). La popolazione somala è anche più giovane della popolazione media africana, dove il 41,1% delle persone ha un’età inferiore ai 14 anni. Nel 1950 la Somalia aveva una piramide della popolazione molto più simile a quella attuale dell’Africa, ma nel corso degli ultimi 60 anni la popolazione somala è diventata più giovane, con un aumento del peso percentuale delle persone con un età inferiore ai 14 anni e un decremento di quelle posizionate nella fascia di età lavorativa (15-64). Entro il 2020 sembrerebbe che il processo si reinventerà di nuovo, con una crescita del peso percentuale della popolazione in età lavorativa.
 
 
Grafico – Piramide demografica in Somalia

Fonte: Nostra elaborazione su United Nation Population division
 
 
Infine, diamo uno sguardo ad altri dati e indici che aiutano a capire la struttura demografica in Somalia. Tra il 1950 e il 2010 la popolazione è cresciuta del 325,6%, più della crescita media mondiale, ma meno di quella media africana. Nel 2050 la popolazione somala raggiungerà i 27,1 milioni di persone, con un aumento del suo peso percentuale sulla popolazione totale africana (da 0,9% nel 2012 a 1,1% nel 2050). Nel 2010 in Somalia c’erano all’incirca 15 persone per ogni km quadro, meno della media africana (34) e di quella mondiale (51). Per effetto della sua piramide demografica, la Somalia ha un elevato indice di dipendenza (ci sono 102 persone in età non lavorativa per ogni 100 persone in età lavorativa). Tuttavia, l’elevato indice di dipendenza non è dovuto tanto a una popolazione invecchiata, quanto a una popolazione costituita prevalentemente da bambini e adolescenti, visto che il child population ratio (la parte dell’indice di dipendenza generata dalla fascia di età inferiore ai 14 anni) è pari a 96,4, ossia quasi il totale dell’indice di dipendenza. Gli indici tradizionali che permettono di esaminare l’andamento dinamico della popolazione presentano valori tipici di quelli dei Paesi in Via di Sviluppo: il tasso di natalità, quello di mortalità e il tasso di mortalità infantile sono più elevati rispetto alla media mondiale; l’attesa di vita alla nascita e il tasso di urbanizzazione sono invece inferiori alla media.
 
 
Tabella – Principali dati demografici in Somalia
  Somalia Africa Mondo
Populatione      
Popolazione nel 2012 (m) 10,2 1.080,6 1023,1
Crescita della popolazione (1950-2010) % 325,6 350,6 173,8
Popolazione nel 2050 (m) 27,1 2393,2 9550,9
       
Densità della popolazione      
Numero di persone per km quadrato (2010) 15,0 34,0 51,0
       
Piramide della popolazione (2010)      
Popolazione (Età 0-14) % 47,7 41,1 26,6
Popolazione (Età 15-64) % 49,5 55,4 65,7
Popolazione (Età 65 e oltre) % 2,8 3,4 7,7
Dependency ratio 102,0 80,3 52,2
Child dependency ratio 96,4 74,2 40,5
Aged dependency ratio 5,7 6,1 11,7
Fonte: Nostra elaborazione su United Nation Population division
 
 
Tabella – Principali indici demografici in Somalia
  Somalia Mondo
Tasso di natalità (n° di nascite per 1.000 persone) (2013 E) 41,5 18,9
Tasso di mortalità (n° di morti per 1.000 persone) (2013 E) 14,2 7,9
Tasso di mortalità infantile (n° di morti per 1.000 nati) (2013 E) 101,9 37,6
     
Aspettativa di vita alla nascita (anni) (2013 E) 51,2 68,1
Tasso totale di fertilità (n° di nati per ciascuna donna) (2013 E) 6,2 2,5
     
Popolazione urbana (% della popolazione totale) (2010) 37,0 50,5
Fonte: Nostra elaborazione su CIA Factbook
 
 
La Somalia è uno dei Paesi più poveri al mondo?
 
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) della Somalia nel 2010 (ultimo dato disponibile) era pari a 5,9 miliardi di dollari (in termini di Parità di Potere di Acquisto - Purchasing Power Parity; PPP); esso è quasi niente se confrontato con il PIL degli Stati Uniti (15.940 miliardi di dollari) e con il PIL mondiale (74.879 miliardi di dollari). Il PIL della Somalia si posiziona al 165° posto nella classifica mondiale e al 36° posto in quella Africana. Il Sud Africa, che è l’Economia africana più grande nel 2010 ha registrato un PIL di 528 miliardi di dollari, seguita dall’Egitto e dalla Nigeria. La Somalia, in termini di PIL, ha una dimensione paragonabile a quella di Swaziland, Togo, Burundi e Eritrea. La Somalia registra una performance ancora peggiore in termini di PIL pro capite (sempre a Parità di Potere di Acquisto); il suo valore al 2010 è stato di 600 dollari e posiziona la Somalia al 225° posto (ci sono solo due Paesi con un PIL pro capite inferiore – il Kosovo e la Repubblica Democratica del Congo), insieme al Burundi e al Zimbabwe. Ciò significa che, in media, una persona in Somalia vive con meno di due dollari al giorno. Tuttavia, il tasso di crescita del PIL somalo nel 2010 è stato del 2,6%, positivo ma basso per un Paese in Via di Sviluppo. La struttura dell’Economia somala è quella tipica di un Paese in Via di Sviluppo con una grande porzione del PIL che deriva dal settore agricolo (59,3%), più che in altri Paesi africani con un simile PIL, come Rwanda, Eritrea e Djibouti; l’incidenza dell’industria nel PIL della Somalia è molto bassa (7,2%).
 
 
Grafico – PIL*, PIL pro capite e popolazione nei Paesi africani
(2010)

* Il PIL è rappresentato dall’ampiezza delle bolle
Fonte: Nostra elaborazione su IMF (WEO April 2013) e CIA Factbook
 
 
Tabella – Principali dati macroeconomici in Somalia
  Somalia Posizione Somalia (su 229 Paesi) Stati Uniti Sud Africa Rwanda Eritrea Djibouti
PIL PPP Int.$ Mld (2010) 5,9 165° 15.940,0 592,0 15,7 4,5 2,4
PIL pro capite PPP Int. $ (2010) 600 227° 50.700 11.600 1.500 800 2.700
Crescita reale del PIL (2010, crescita % sull'anno precedente) 2,6 118° 2,2 2,5 7,7 7,0 4,8
               
Struttura economica (2012 E)              
Agricultura 59,3 - 1,1 2,6 33,3 12,4 3,1
Idustria 7,2 - 19,2 29,3 13,9 29,2 16,9
Servizi 33,5 - 79,7 68,1 52,9 58,4 80,0
Fonte: Nostra elaborazione su CIA Factbook
 
 
Nonostante la mancanza di un'efficace governance nazionale, la Somalia ha mantenuto una sana economia informale, in gran parte basata su bestiame, rimesse, società di trasferimento, e telecomunicazioni. L'agricoltura è il settore più importante, con l’allevamento di norma pari a circa il 40% del PIL e a più del 50% dei proventi da esportazioni. Nomadi e semi-pastori, che dipendono da bestiame per il loro sostentamento, costituiscono una grande parte della popolazione. Bestiame, pelli, pesce, carbone e banane sono le principali esportazioni della Somalia, mentre zucchero, sorgo, mais, e beni lavorati sono le importazioni principali. L’industria è poco sviluppata in Somalia e si basa principalmente sulla trasformazione di prodotti agricoli. Il settore dei servizi della Somalia è cresciuto. Le società di telecomunicazioni forniscono servizi wireless nella maggior parte delle città principali e offrono i più bassi tassi di chiamata internazionale del continente. In assenza di un settore bancario formale, i servizi di trasferimento/rimessa di moneta sono spuntati in tutto il Paese, arrivando a gestire fino a 1,6 miliardi di dollari in rimesse ogni anno. Il mercato principale di Mogadiscio – la capitale della Somalia - offre una varietà di prodotti, dal cibo ai più moderni gadget elettronici. Mogadiscio ha goduto una rinascita dopo l’uscita degli Al-Shabaab nel mese di agosto 2011 (si veda il paragrafo successivo) e ha assistito allo sviluppo delle prime stazioni di benzina, di supermercati, e voli in Europa (Istanbul-Mogadiscio) dopo il crollo dell'autorità centrale nel 1991. Tuttavia, la crescita economica deve ancora espandersi al di fuori di Mogadiscio.
 
 
Somalia: un Paese politicamente instabile
 
Fin dalla sua indipendenza dall’Inghilterra e dall’Italia nel 1960, la Somalia non ha avuto momenti facili per la sua popolazione. La venuta al potere e la successiva caduta del generale Muhammad Siad Barre sono state poi seguite dalla guerra civile e dall’emergere dei clan locali e dei gruppi islamisti. Recentemente è stato costituito un Governo Federale e la situazione politica sembra che voglia stabilizzarsi. Il presente paragrafo dà una dettagliata rappresentazione della storia della Somalia dal 1960 al 2012.
 
1960-1991: dall’indipendenza al collasso del regime del generale Siad Barre
 
La Somalia divenne una repubblica completamente indipendente nel 1960 dalla fusione di due ex territori coloniali, la Somaliland britannica e quella italiana. Il 20 luglio 1961, attraverso un referendum popolare, il popolo della Somalia ha ratificato una nuova costituzione. Da quella data in poi, la Somalia è entrata in conflitto con Paesi vicini per difendere il diritto di indipendenza di tutti i somali, ovunque essi erano stabiliti (nel distretto di Ogaden dell'Etiopia e nel nord-est del Kenya).

Il primo presidente della Somalia fu Aden Abdullah Osman, al quale successe nel 1967 Abdirashid Ali Shermarke della Somali Youth League (il partito politico dominante). Nell’ottobre 1969, il presidente Shermarke fu assassinato e l'esercito prese il potere, con a capo il generale Muhammad Siad Barre. La costituzione del 1960 fu sospesa, e l'assemblea nazionale sciolta; tutti i partiti politici furono vietati, e fu formato un governo militare. Nel 1970 Barre dichiarò la Somalia uno Stato socialista. Il suo governo ha investito in opere pubbliche e in una campagna per migliorare l'alfabetizzazione che ebbe un discreto successo.

Nel 1976, la giunta trasferì il potere al Somalia Revolutionary Socialist Party, appena creato, e tre anni più tardi (1979), fu adottata la costituzione di uno Stato a partito unico. Nel corso degli anni successivi, Barre consolidò la sua posizione, aumentando l'influenza del suo clan e riducendo quella del suo rivale del nord, nonostante l'opposizione fu spesso violenta.

Nel 1977-1978 la Somalia ha combattuto una guerra contro l’Etiopia a sostegno dei somali che vivevono nella provincia dell'Ogaden, alla ricerca dell’autonomia. Dopo il successo militare iniziale, l'esercito somalo fu sconfitto dall’Etiopia, che ricevette il sostegno militare di Cuba e dell'Unione Sovietica.

La sconfitta militare danneggiò il prestigio di Barre, che faceva sempre più fatica a combattere in modo autoritario una cresciuta opposizione. Nel 1982 nel nord fu costituito un movimento antigovernativo, il Somali National Movement (SNM). Le contromisure oppressive da parte del governo portarono a circa 50-60.000 morti civili e a 400.000 profughi in fuga in Etiopia.

Sebbene Barre fu rieletto nel 1987, la SNM aveva preso il controllo di gran parte del nord e ad est del Paese. Barre sopravvisse ad un tentato colpo di stato nel gennaio 1991. Tuttavia, con le forze ribelli che avanzavano rapidamente, il 27 gennaio 1991 abbandonò la capitale e fu sostituito come presidente da Ali Mahdi Muhammad. Scoppiò la guerra civile in tutto il Paese e, nel maggio 1991, l'area a nord-ovest, che un tempo era la Somaliland britannica, annunciò la sua secessione, diventando Repubblica di Somaliland, con Abdel-Rahman Ahmed Ali, leader della SNM, in veste di presidente (sostituito poi da Muhammad Ibrahim Egal nel 1993). Il governo somalo si rifiutò di riconoscere la sua indipendenza e lanciò una serie di campagne militari nel tentativo di ri-occuparla.

Le quattro fazioni somale rivali, United Somali Congress (USC), Somali Salvation Democratic Front (SSDF), Somali Patriotic Movement (SPM), e Somali Democratic Movement (SDM), firmarono un accordo di “cessate il fuoco” nel giugno 1991, anche se durò poco. Lotte feroci scoppiarono nel settembre 1991, ed, entro la fine dello stesso anno, furono uccise o ferite circa 20.000 persone. Entro l’aprile del 1992, l’ex-presidente Barre abbandonò definitivamente il suo tentativo di tornare al potere e, insieme alla sua famiglia e i resti del suo esercito, fu esiliato in Kenya.

1991-2006: le operazioni di pace delle Nazioni Unite in Somalia e i governi di transizione (TNG e TFG)

A seguito dello scoppio della guerra civile e il conseguente crollo del regime di Siad Barre nei primi anni “90, i residenti della Somalia diedero vita a forme locali di risoluzione dei conflitti, per motivi di diritto civile, diritto religioso e di diritto consuetudinario. Alcune regioni autonome, tra cui Somaliland, Puntland e Galmudug, emersero nel nord durante il conseguente processo di decentramento.

Nel mese di agosto del 1992, a causa della crescente carestia, un governo di coalizione accettò la presenza militare delle Nazioni Unite per sostenere i tentativi di soccorso. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite autorizzò l'operazione di pace, chiamata UNOSOM, e gli Stati Uniti organizzarono la più grande operazione di soccorso in Africa, 'Restore Hope Operation'.

Nel dicembre 1992, un contingente di 1.800 marines sbarcati a Mogadiscio, sotto l'egida dell'ONU, prese il controllo del porto e dell'aeroporto. Essi furono i primi dei 30.000 militari statunitensi previsti; anche la Francia e l'Italia si impegnarono a inviare truppe. Due giorni dopo, i due lord dominanti nella zona, Ali Mahdi Muhammad e Gen Muhammad Farah Aidid, concordarono una tregua con l’Onu. Firmarono un piano di pace il 15 gennaio 1992, ma gli scontri tra le fazioni continuarono in aree remote.

Tuttavia, il lord Gen Aidid vedeva negli sforzi militari delle Nazioni Unite una minaccia al proprio potere e, nel giugno del 1993, i suoi militari attaccarono e uccisero 24 truppe di pace Pachistane, che facevano parte dell’ UNOSOM; successivamente, nell’ottobre del 1993, i soldati di 12 truppe statunitense furono uccisi a Mogadishu. Il presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, a marzo del 1994, annunciò un’improvvisa ritirata delle truppe americane e, a novembre del 1994, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite votò per una ritirata delle truppe delle Nazioni Unite. La totale ritirata delle truppe avvenne entro il mese di marzo del 1995, nonostante in Somalia non fu ancora ristabilito lo stato di legge.

I combattimenti tra i clan continuarono, e la lotta di potere tra Aidid e Ali Mahdi Muhammad riprese. All'inizio del 1996, Aidid lanciò una campagna per cercare di rioccupare la Repubblica del Somaliland, ma fu assassinato durante i combattimenti di fazioni nel luglio 1996, e suo figlio, Hussein Aidid, lo sostituì come presidente ad interim della Somalia. Nel 1997 e nel 1998 le fazioni rivali somale firmarono accordi di pace, anche se essi non durarono a lungo. Nel 1999, l'esercito etiope invase la Somalia, a sostegno degli oppositori del lord Hussein Aidid.

I primi anni 2000 videro la creazione di amministrazioni federali provvisorie. Il governo nazionale di transizione (Transitional National Government - TNG) fu istituito nel 2000, seguito poi dal suo successore, il governo federale di transizione (Transitional Federal Government - TFG), nel 2004, che ristabilì alcune istituzioni nazionali quali ad esempio il Military of Somalia.

Più in dettaglio, nel luglio del 2000, dopo quattro mesi di conferenza di riconciliazione somala nel vicino Djibouti, fu raggiunto un accordo di condivisione del potere e su una costituzione nazionale per un periodo transitorio di tre anni. Un parlamento di transizione fu eletto nel mese di agosto del 2000, con Abdiqasim Salad Hassan, un ex ministro degli interni all’epoca del regime di Siad Barre, scelto come presidente della Somalia. Somaliland e Puntland respinsero il nuovo governo che si rivelò incapace di ristabilire regole e ordine a livello nazionale, visti i combattimenti scoppiati tra milizie rivali nel 2001.

Nell'aprile del 2002, mentre la guerra civile continuava, il sud-ovest della Somalia divenne la terza parte del Paese a staccarsi da Mogadiscio e a dichiararsi uno stato autonomo. Dopo i colloqui di pace in Kenya, un nuovo parlamento di transizione fu istituito nel mese di agosto 2004 e, nel mese di ottobre del 2004, il lord Abdullahi Yusuf, in precedenza presidente del Puntland, fu eletto come presidente di transizione e Muhammad Ali Gedi come primo ministro.

2006-2011: L’Islamic Courts Union e le discussioni di pace in Djibouti

Nel 2006, l'Unione delle Corti Islamiche (Islamic Courts Union - ICU), un'organizzazione islamista, assunse il controllo di gran parte della zona meridionale del Paese, imponendo prontamente la legge della Shari'a. Il governo federale di transizione cercò di ristabilire la sua autorità, e, con l'aiuto delle truppe etiopi, delle forze di pace dell'Unione africana e col supporto aereo dagli Stati Uniti, riuscì a scacciare l’ICU e a consolidare il suo dominio. L'ICU, successivamente, si divise in gruppi più radicali, tra cui gli Al-Shabaab (si veda il paragrafo successivo), che hanno combattuto il governo federale di transizione e i suoi alleati dell’AMISOM per il controllo della regione. Entro la metà del 2012, gli Al-Shabaab hanno perso gran parte dei territori in precedenza conquistati.

Tra il 31 maggio e il 9 giugno del 2008, i rappresentanti del governo federale della Somalia, dell'Alleanza per la Ri-liberazione della Somalia (Alliance for the Re-liberation of Somalia ARS) e il gruppo di ribelli islamisti parteciparono ai colloqui di pace in Djibouti intermediati dalla ex inviato speciale delle Nazioni Unite per la Somalia, Ahmedou Ould -Abdallah. La conferenza si concluse con un accordo che chiedeva il ritiro delle truppe etiopi in cambio della cessazione del confronto armato.

Con l'aiuto delle truppe dell'Unione africana, il governo di coalizione iniziò una controffensiva nel febbraio 2009 per assumere il pieno controllo della parte meridionale del Paese. Per consolidare il suo dominio, il TFG si alleò con l'Islamic Courts Union e gli altri membri dell'Alleanza per la liberazione della Somalia. Inoltre, gli Al-Shabaab e gli Hizbul Islam, i due principali gruppi islamisti in opposizione, cominciarono a combattere tra di loro a metà del 2009.

2011-2012: La nuova Costituzione e la nascita della Federazione Somala

Nel 2011-2012, è stata lanciata una Roadmap politica per fornire chiari parametri di riferimento per la creazione di istituzioni democratiche stabili. All'interno di questo quadro amministrativo, è stata approvata una nuova Costituzione provvisoria nel mese di agosto 2012, che designa la Somalia come una Federazione. Con la fine del mandato provvisorio del governo federale di transizione, nello stesso mese è stato istituito il Governo Federale della Somalia, il primo governo centrale permanente nel Paese dall'inizio della guerra civile. La nazione ha contemporaneamente vissuto un periodo di intensa ricostruzione, in particolare nella capitale, Mogadiscio.

Il 10 settembre 2012, il Parlamento ha eletto Hassan Sheikh Mohamud come nuovo Presidente della Somalia. Mohamud in seguito (il 6 ottobre del 2012) ha nominato Abdi Farah Shirdon come nuovo primo ministro. Il 4 novembre 2012, Shirdon ha creato il nuovo governo, che è stato approvato dal legislatore, il 13 novembre 2012. Il 6 marzo del 2013, i 15 membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno approvato all'unanimità un progetto di risoluzione per sospendere i 21 anni di embargo sulle armi in Somalia, il più antico blocco di armi globale.
 
 
I gruppi islamisti in Somalia: LA persistena degli Al-Shabaab
 
Nota: Questa parte si basa prevalentemente su: Acled country report on Somalia (April 2013) - http://www.acleddata.com/wp-content/uploads/2013/04/ACLED-Country-Report_Somalia_April-2013.pdf
 
 
Dopo la sconfitta nel 2006 da parte del governo federale di transizione somalo e dei suoi alleati militari etiopi, l'Islamic Courts Union (ICU) si è frantumata in diverse fazioni più piccole. Quella degli Al Shaabab è la più importante. Gli Al Shaabab sono stati formalmente riconosciuti nel 2012 come la cellula islamista somala di al-Qaeda. Le truppe degli Al Shaabab si concentrano prevalentemente nella zona meridionale della Somalia e, con riferimento a maggio 2011, si stima che raggruppino 14.426 militanti.

Il gruppo degli Al Shabaab è stato fondato nei primi anni 2000 dopo la separazione dagli Al Ittihad al Islamiya. Esso ha acquisito maggiore importanza dal 2006, quando ha preso il controllo di Mogadiscio in una campagna congiunta con l'Unione delle Corti Islamiche (ICU). Alla fine del 2006, l'Etiopia ha invaso e occupato Mogadiscio: gli Al Shabaab sono stati spinti fuori, diventando la forza militante più importante nella Somalia centro-meridionale, ottenendo il controllo di quasi tutto il territorio al di fuori della capitale e in parti della regione centrale di Mudug.

Il gruppo degli Al Shabaab ha continuato a controllare una parte considerevole del territorio all'interno e intorno a Mogadiscio fino alla fine del 2010, ma negli ultimi anni la sua egemonia si è ridotta notevolmente. In particolare, dalla fine del 2011, grazie anche al coinvolgimento delle truppe etiopi e keniote, il governo federale è riuscito a rimpossessarsi di gran parte del territorio.

All'inizio del 2013, il governo federale e le forze alleate avevano ripreso tutti i maggiori centri urbani della Somalia centro-meridionale e gli Al Shabaab hanno trasferito la loro sede nella città di Jilib in Middle Juba, mantenendo il controllo su aree in gran parte rurali.

Nel corso di questi eventi, il gruppo ha subito una notevole trasformazione. Dal 2012, gli Al Shabaab sono stati formalmente allineati ad Al Qaeda, impedendo in tal modo definitivamente qualsiasi possibile risoluzione negoziata. Tatticamente, il gruppo si è evoluto: mentre durante il culmine della propria potenza, gli attacchi ai civili erano rari, questi sono sistematicamente aumentati con lo scemare del proprio potere.

Tuttavia, pur con una ridotta capacità organizzativa, il gruppo può ancora generare effetti destabilizzanti rilevanti. Ad esempio, quando le forze etiopi si sono temporaneamente ritirate da Hudur a marzo 2013, gli Al Shabaab hanno ripreso rapidamente il controllo della città.

Gli Al Shabaab si sono anche evoluti territorialmente: nonostante il governo federale ha compiuto progressi significativi nello spodestare formalmente gli Al Shabaab in tutta la regione centro-meridionale somala, gli agenti e militanti del gruppo rimangono attivi nel territorio recentemente sequestrato e in parte della capitale, Mogadiscio. Anche se gli attacchi (e le conseguenti vittime) da parte degli Al Shabaab nella capitale sono diminuiti, il gruppo continua ad avere una propria presenza nelle aree di Heliwa, Yaqshid, Wardighley e Daynile.

Inoltre, sotto la pressione militare nella Somalia centro-meridionale, gli Al Shabaab hanno deciso di ampliare il proprio spiegamento sia verso sud che verso nord-est. Nel primo caso, i militanti Al Shabaab sono stati attivi nel Kenya nord-orientale, dove continuano ad avere un effetto destabilizzante sulla sicurezza. Nel nord-est della Somalia, gli Al Shabaab hanno dichiarato di essere operativi e di aver stabilito una propria base nella regione rurale e relativamente inaccessibile di Bari. Ciò può fornire loro l'opportunità di riorganizzarsi.

In conclusione, pur se il gruppo degli Al Shabaab è stato indebolito dall’intensa campagna militare contro di esso, resta comunque vivo a livello organizzativo e sta adattando la sua ridotta capacità ai nuovi teatri di violenza. Sia direttamente che indirettamente, gli Al Shabaab continuano a rappresentare una minaccia per la stabilità del governo federale e minano la capacità del nuovo regime di stabilire e mantenere la sicurezza e la pace duratura.
 
 
Grafico – Gli eventi conflittuali e le relative vittime in Somalia
(2009 – Marzo 2013)

Fonte: ACLED, April 2013
 
 
La carestia in Somalia tra il 2010 e il 2012

Nota: Questa parte si basa prevalentemente su: FAO/Fews Net Report on Famine in Somalia (May 2013) - http://www.fews.net/Pages/default.aspx

 
“Fenomeni di severa siccità in Somalia sono eventi ciclici, ma essi non portano necessariamente alla carestia. I nomadi sono sopravvissuti per centinaia di anni, scappando dalle zone gravate da siccità in nuove zone per i loro allevamenti. La carestia del 2011 è un disastro causato dall’uomo – e la colpa può essere attribuita essenzialmente agli Al Shabaab…”
 
James Fergusson – July 2013, www.lteconomy.it
Nostra traduzione su intervista originale in inglese
 
 
Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2012, la zona centro-meridionale della Somalia ha vissuto una severa crisi alimentare e di malnutrizione per effetto di un prolungato periodo di siccità con il più povero raccolto dalla carestia del 1992-1993. L’evento meteorologico della Niña ha creato condizioni di siccità in tutto il Corno d’Africa tra il 2010 e il 2011. Le regioni meridionali, e in parte quelle centrali, della Somalia hanno vissuto un periodo caratterizzato da ridotti fenomeni di pioggia, con una conseguente caduta del raccolto rispetto agli anni precedenti.
 
 
Grafico – Quantità stimate di produzione annuale di cereali nelle regioni meridionali della Somalia
(tonnellate metriche)

 

Fonte: FAO/FSNAU Technical Series Report No. VI (42)
 
 
Gli effetti della siccità sono stati aggravati da vari fattori, tra cui la ridotta assistenza umanitaria e l'aumento dei prezzi dei generi alimentari. Inoltre, questa emergenza si è verificata in un contesto di accresciuta insicurezza e livelli persistentemente elevati di malnutrizione acuta, aggravati da una combinazione di conflitti armati, disastri naturali e condizioni economiche avverse. La situazione di emergenza umanitaria è stata rilevata in modo tempestivo dai sistemi di allarme rapido gestiti dalle unità di analisi per la sicurezza alimentare delle Nazioni Unite e della FAO (FAO / FSNAU) in Somalia e del Famine Early Warning Systems Network (FEWS NET). Entro luglio 2011, sulla base di criteri stabiliti dall’Integrated Food Security Phase Classification (IPC, un modello di analisi utilizzato a livello globale per determinare la gravità relativa della insicurezza alimentare), le Nazioni Unite hanno dichiarato la carestia in diverse regioni della Somalia. Sulla base di ulteriori dati e di informazioni raccolte sulla sicurezza alimentare e sullo stato nutrizionale, delle malattie e della mortalità, altre regioni supplementari sono state considerate in condizioni di carestia nei due mesi successivi. Come risultato di questa emergenza, nel corso del 2011 un gran numero di somali sono migrati nei già sovraffollati campi di rifugiati a Dollo Ado (Etiopia) e a Dadaab (Kenya). Fenomeni diffusi di morbillo, colera e di altre epidemie, che in genere accompagnano situazioni nutrizionali notevolmente deteriorate, sono stati registrati nelle suddette regioni.

C’è consenso sul fatto che la risposta umanitaria è stata tardiva e insufficienti, e che l'accesso limitato alla maggior parte della popolazione colpita, derivante dalle restrizioni operative imposte alle agenzie di soccorso, abbia rappresentato un vincolo importante. Secondo iniziali indagini della FAO / FSNAU gli impatti della carestia sono stati rilevanti: i tassi di mortalità infantile e di malnutrizione acuta tra i bambini sono risultati ben al di sopra delle soglie di emergenza, e dei valori osservati in Somalia almeno negli ultimi cinque anni. Tuttavia, tali indigini non hanno coperto tutta la popolazione interessata, né l'intero periodo durante il quale l’emergenza di sicurezza alimentare e le condizioni di carestia si sono verificati. Nel 2012, il miglioramento delle condizioni di sicurezza hanno dato l'occasione per fare il punto della situazione e documentare gli effetti sulla salute e sulla mortalità dell’emergenza alimentare nata come conseguenza della siccità del 2010 e del 2011. Pertanto, è stato commissionato uno studio dalla FAO / FSNAU, con il supporto tecnico e finanziario dell’organizzazione non governativa FEWS NET, al fine di produrre una stima del numero di morti durante la carestia somala del 2011, e tra i rifugiati sfollati nei campi in Etiopia (Dollo Ado) e Kenya (Dadaab).

Tale studio ha stimato che ci siano stati 258.000 (ovvero un numero compreso tra 244.000 e 273.000) morti in eccesso attribuibili all’emergenza che si è verificata nella Somalia centro-meridionale tra l’ottobre del 2010 e l’aprile del 2012, con il 52% (133.000) delle vittime registrate tra i bambini con un età inferiore ai 5 anni.
 
 
Tabella – Eccessi di morte stimati per regione e per tipo di popolazione
(valori assoluti e percentuale sulla popolazione)
Regione, sussistenza Numero di morti in eccesso stimati (intervallo percentile del 95%) Morti in eccesso stimati in % della popolazione (intervallo percentile del 95%)
  Tutte le età Sotto i 5 anni Tutte le età Sotto i 5 anni
Regioni        
Bakool 10.700 (8.300 to 13.200) 5.600 (4.300 to 6.800) 2,9 7,3
Banadir 58.000 (48.000 to 68.900) 27.200 (22.100 to 32.400) 6,2 16,6
Bay 20.700 (18.600 to 22.900) 20.900 (18.200 to 23.900) 6,4 12,7
Galgadud 4.200 (2.000 to 7.700) 4.300 (2.700 to 8.800) 1,0 4,7
Gedo 17.800 (16.000 to 19.700) 6.400 (5.300 to 7.900) 5,0 7,1
Hiran 7.400 (5.600 to 9.200) 2.800 (1.900 to 3.800) 1,8 3,2
L. Juba 7.900 (5.900 to 10.100) 3.300 (2.100 to 4.800) 1,8 3,2
L. Shabelle 96.200 (89.200 to 104.200) 42.900 (38.900 to 47.000) 9,0 17,6
M. Juba 11.900 (10.200 to 14.100) 5.900 (4.800 to 7.300) 4,5 9,8
M. Shabelle 22.200 (19.800 to 24.900) 12.900 (11.600 to 14.300) 3,7 9,7
Mudug 300 (-2.200 to 3.500) 100 (-1.500 to 3.500) 0,1 0,1
Total 257.900 (243.600 to 272.700) 132.900 (124.700 to 142.300) 4,6 10,1
Popolazione per mezzi di sussistenza        
agro-pastoralista 69.800 (64.100 to 76.100) 41.600 (37.700 to 45.600) 5,0 11,2
IDP 68.700 (60.900 to 76.100) 34.400 (29.900 to 39.100) 6,5 14,6
pastorale 34.200 (29.800 to 39.600) 18.700 (15.500 to 24.400) 2,3 5,1
fluviale 46.800 (42.200 to 51.700) 22.400 (19.500 to 25.600) 5,1 11,1
urbana 38.200 (30.000 to 47.200) 15.500 (12.300 to 19.400) 4,8 10,6
Total 257.900 (243.600 to 272.700) 132.900 (124.700 to 142.300) 4,6 10,1
Fontee: FAO / Fews Net, May 2013
 
 
Il più elevato numero di morti in eccesso è stato stimato nelle regioni di Banadir, Bay e Lower Shabelle. (Si noti che in alcune regioni sono stati registrati numeri negativi. Il che sta ad indicare che in tali zone si è verificato un numero inferiore di morti rispetto al numero medio registrato da queste zone in condizioni di non emergenza).

Nel complesso si stima che il 4,6% della popolazione somala sia morta a causa della carestia con un picco del 9% per tutte le età e ad un picco del 17,6% tra i bambini con età inferiore ai 5 anni nella regione di Lower Shabelle.

Prima del 2011, le indagini disponibili fatte in Somalia hanno registrato un tasso di mortalità (Crude Death Rate – CDR) e un tasso di mortalità infantile (Under 5 years Death Rate – U5DR) costantemente inferiore ai 2 e ai 4 morti al giorno per ogni 10.000 persone. Tra luglio e ottobre 2011, nelle zone centro-meridionali della Somalia si è registrato un picco straordinario nei tassi di mortalità: rispettivamente 5-6 morti (per tutte le classi di età) e 10-15 morti (per i bambini con età inferiore ai 5 anni) al giorno per ogni 10.000 abitanti. Questi tassi di mortalità particolarmente elevati nella parte centro-meridionale della Somalia rispetto alle altre regioni della Somalia riflettono fattori cronici sottostanti che includono pratiche alimentari inappropriate, un accesso limitato alle infrastrutture sanitarie, servizi sanitari e di fornitura dell’acqua inadeguati, la presenza di conflitti armati etc…
 
 
Conclusioni
 
La Somalia è il classico Paese africano, dove una combinazione di fattori rendono la situazione economica e sociale insostenibile per la popolazione, causando molte più vittime rispetto a Paesi afflitti solo da uno o pochi di questi fattori. L’instabilità politica e la presenza di conflitti armati sembrano giocare un ruolo cruciale nel peggiorare le conseguenze generate da eventi climatici estremi (quali le siccità) sull’approvvigionamento di cibo e sulle condizioni sociali. La Somalia, come tutti i Paesi del mondo, ha le sue proprie risorse, specialmente in termini di giovani (in particolare quelli educati all’estero) che possono rappresentare un punto di svolta per il Paese se ben utilizzati. Il miglioramento della governance nazionale, insieme all’ascolto dei governi occidentali di queste generazioni di giovani, sembrano rappresentare un fattore chiave per lo sviluppo della Somalia.
 
 
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This article by Dario Ruggiero
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