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Rubrica: i migliori e i peggiori (le centrali nucleari)

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A cura di Dario Ruggiero (giugno 2012)
 
Premessa

Questo è il terzo di una serie di articoli dedicati ad esaminare quali sono i Paesi più o meno virtuosi rispetto ad una determinata tematica. I primi due articoli si sono soffermati sull’emissione di Co2 e sul consumo di energia. In questo caso si parlerà di centrale nucleari: verranno esaminati e classificati i Paesi in termini di presenza di centrali nucleari.
 
 
 
 
“L’alternativa al petrolio non va ricercata
in una fonte che più volte nella storia dell’umanità
si è dimostrata potenzialmente catastrofica ...”

(Dario Ruggiero)
 
 
Le centrali nucleari operative nel mondo
I dati presenti nel database Power Reactor Information System (PRIS) dell’International Atomic Energy Agency(IAEA) consentono di ricavare la distribuzione delle centrali nucleari operative nel mondo. Secondo le informazioni disponibili a fine maggio del 2012, nel mondo in totale ci sono 436 centrali nucleari operative con una capacità elettrica totale netta di 370.499 MW. Quasi ¼ delle centrali nucleari sono localizzate negli Stati Uniti (104 centrali nucleari operative); la Francia ed il Giappone seguono rispettivamente con 58 e 50 centrali nucleari operative; aggiungendo la Russia (33 centrali nucleari), questi quattro Paesi insieme posseggono più della metà delle centrali nucleari presenti nel mondo. Un numero elevato di centrali nucleari operative è altresì presente in Korea del Sud (23), India (20), Canada (18), Regno Unito (17), Cina (16), Ucraina (15), Svezia(10), Germania (9), Spagna (8), Belgio (7), RepubblicaCeca (6) e Svizzera (5). Questi 16 Paesi possiedono quasi la totalità delle centrali nucleari operative nel mondo.

In totale la capacità elettrica netta generata da tali centrali nucleari nel mondo è stata di 370.499 MW; Stati Uniti, Francia e Giappone coprono circa il 56% del totale; seguono Russia e Korea del Sud con percentuali superiori al 5%.

Grafico - Distribuzione delle centrali nucleari operative nel mondo a maggio 2012
(Numero di centrali nucleare operative per Paese)

Fonte: ns elaborazione su dati IAEA

 
Nei Paesi avanzati nel complesso sono posizionate 430 centrali nucleari (il 93% del totale mondiale); in realtà queste centrali nucleari sono localizzate tutte in soli 23 Paesi dei 42 Paesi avanzati analizzati. Tra quelli che non posseggono centrali nucleari emergono Paesi di un certa rilevanza economica (Italia, Portogallo, Norvegia, Israele etc…). Un confronto più razionale tra i Paesi lo si effettua relativizzando il numero delle centrali nucleari alla dimensione della popolazione, calcolando così il numero di centrali nucleari per ogni milione di abitanti. In termini assoluti i Paesi in cui sono localizzate il maggior numero di centrali nucleari sono la Corea del Sud, la Russia, il Giappone, l Francia e gli Stati Uniti; spostando il discorso in termini relativi, tutti i suddetti Paesi, ad eccezione della Francia, si tolgono dalla zona peggiore; mentre nelle ultime posizioni troviamo la Svizzera, la Slovacchia, la Finlandia, e la Svezia che presentano un rapporto più elevato tra numero di centrali nucleari operative e popolazione residente.

Tra i Paesi in possesso di centrali nucleari, la Francia è quello in cui (con dati al 2011) la quantità di energia elettrica generata dipende in modo maggioreda centrali nucleari (77,7%), seguita da Belgio e Slovacchia (54%). Se pur in questo modo, tali Paesi riducono l’impatto ambientale dovuto alle emissioni di Co2 in quanto sostituiscono al petrolio l’uranio come fonte di produzione energetica, mettono a grave rischio il proprio territorio, inoltre, la loro strategia energetica potrebbe risultare fallimentare nel lungo periodo se non iniziano a pensare ad un modello economico diverso, basato su un consumo minore di energia e sullo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili e pulite. Superiore al 40% la percentuale di energia elettrica generata da centrali nucleari in Ucraina, Ungheria, Slovenia e Svizzera. Inferiore, ma comunque rilevante è la percentuale registrata negli Stati Uniti (19,2%) ed in Germania (17,8%).

 
Le centrali nucleari operative e potenziali nel mondo
 
Prendiamo di nuovo in considerazione i Paesi che hanno almeno una centrale nucleare. Tra i Paesi che hanno il maggior numero di centrali nucleari operative oggi ci sono Gli Stati Uniti, la Francia, il Giappone, la Russia e la Corea del Sud. Tra i Paesi che vedranno un forte aumento nel numero di centrali nucleari troviamo la Cina che alle attuali 18 centrali nucleari ne aggiungerà altre 26 per arrivare ad un totale di 42; seguono la Russia e l’India che contano rispettivamente 11 e 7 centrali nucleari in fase di costruzione. In totale le centrali nucleari in costruzione ammontano a 62; sommando le centrali nucleari operative e quelle in fase di costruzione il numero potenziale di centrali nucleari nel mondo è pari a 498.

 
Conclusioni
 
Dal 1954 (anno che diede vita alla prima centrale nucleare – ad Obninsk) in poi l’energia nucleare ha avuto degli alti e bassi nel suo sviluppo. Inizialmente il nucleare era considerato una fonte energetica molto promettente in quanto consentiva di ricavare energia in modo pulito (in termini di emissioni di Co2) rispetto ai tradizionali combustibili fossili. Tuttavia, l’incidente di Chernobyl prima e quello di Fukushima poi hanno rallentato fortemente i piani di investimento in questa fonte energetica. Allo stato attuale l’uomo conosce essenzialmente tre modi di produrre energia: 1) utilizzando i combustibili fossili tradizionali (carbone, petrolio, gas naturale); utilizzando l’uranio per produrre energia attraverso reazione nucleare; utilizzando fonti rinnovabili o infinite (legno, acqua, calore, vento, sole). Ciascuna di queste tre metodologie ha i suoi vantaggi e svantaggi. Al momento insomma nessuna fonte energetica può dirsi di non avere almeno un minimo di impatto ambientale, anche se in questi termini il discorso va nettamente a vantaggio delle fonti rinnovabili. Tuttavia, il discorso dell’energia non va fatto solo in termini di qual è la fonte energetica migliore (ossia sull’offerta di energia - e questo vale anche qualora si riuscisse a trovare una fonte di energia infinita e a zero impatto ambientale), ma va fatto innanzitutto in termini di riduzione del fabbisogno energetico (sulla domanda di energia), riprogrammando il modo in cui l’energia viene attualmente creata e distribuita. Questi aspetti sono ben trattati da Pallante (2011) e d Rifkin (2011) quando parlano di passare da una struttura centralizzata con pochi grandi impianti di produzione ad una rete di sistemi di distribuzione a corto raggio, sul modello della rete informatica. La riduzione degli sprechi energetici con la costruzione di edifici (civili e industriali) ben coibentati (e la ristrutturazione di quelli esistenti) in modo che riducano al minimo la dispersione di energia e siano essi stessi in grado di produrre energia consentirebbe di affrontare il problema energetico in modo più razionale. Si avrebbe in questa prospettiva l’idea del vero fabbisogno energetico e solo successivamente si potrebbe portare il discorso in termini di offerta energetica, passando dalla fonte energetica con minore impatto ambientale a quella via via con maggiore impatto ambientale. In conclusione, per tornare al discorso del nucleare, i due incidenti (Chernobyl e Fukushima) ci hanno inviato il chiaro segnale di pericolosità insito in questa fonte energetica. Siamo arrivati in una fase storica in cui l’impatto ambientale dell’uomo sta eccedendo il limite sopportabile dalla Terra; le fonti energetiche a grosso impatto ambientale (tradizionali e nucleare) vanno ridotte ed, a tal fine, occorre una politica energetica basata sulla “domanda” piuttosto che sull’offerta di energia.

 
NOTA METODOLOGICA

Paesi Avanzati
: Arabia Saudita, Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, India, Indonesia, Irlanda, Islanda, Israele, Italia, Korea del Sud, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Russia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria

 
BIBLIOGRAFIA
 
Maurizio Pallante (2011), La decrescita felice, GEI – Gruppo editoriale italiano -, Roma
 
Serge Latouche (2012), La scommessa della decrescita, Feltrinelli Editore, Milano
 
Jeremy Rifkin (2011), La terza rivoluzione industriale, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A, Milano
 
Ferloni Paolo (2012), Incoscienza nucleare. I danni provocati dall'energia nucleare civile e militare, Effigie Editore
 
Helen Caldicott (2007), Nuclear Power Is Not the Answer, Kindle Edition
 
U.S. Department of Energy (2011), The History of Nuclear Energy, Kindle Edition
 
Ugo Bardi, (2003), La fine del petrolio, Combustibili fossili e fonti energetiche nel ventunesimo secolo, Editore Riuniti
 
Commissione Europea, (2011), Una tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050 - comunicazione della commissione al parlamento
europeo, al consiglio, al comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni
 
Eniscuola,net, (7 settembre 2012), “Dieci anni di domanda di petrolio,” http://www,eniscuola,net/it/energia/speciali/dieci-anni-di-domanda-di-petrolio/#World Oil & Gas Review 2010
 
International Energy Agency (IEA), World Energy Outlook 2011
 
Jeremy Rifkin , (2002), Economia all'idrogeno, Mondadori
 
S, Hallet, J, Wright, (2011), Life without Oil: Why we must Shift to a New Energy Future, Prometheus Books
 
Wolfgang Sachs e Marco Morosini (a cura di), (8-3-2011), Futuro sostenibile – Le risposte eco-sociali alle crisi in Europa, Wuppertal Institute, Bruxelles
 
 
LINK
 
 
 
 
 
ASPO International - http://www,peakoil,net/
 
 

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